L'Arco di Riccardo è un arco romano di pietra che sorge in piazza del Barbacan, nella Città Vecchia di Trieste, ai piedi del colle di San Giusto. Fu probabilmente una porta delle mura che Ottaviano diede a Tergeste negli anni 33-32 a.C.: alto 7,2 metri, è rimasto in parte inglobato nelle case sorte attorno nei secoli successivi.
Piazza del Barbacan, nel cuore di Trieste
Cavana, il nucleo più vecchio del centro, risale con vicoli stretti e scalinate fino alla scala che porta sul colle, e proprio lì si apre piazza del Barbacan. Lo spazio è raccolto, lastricato in pietra e senza un solo angolo retto; lo chiudono palazzi storici dai toni chiari, quasi tutti gialli, ma anche rosso aranciato o rosa pallido. Chi arriva da uno qualunque dei tre vicoli vede l'arco bianco spuntare all'improvviso dietro un angolo, piantato in mezzo alla strada e quasi perpendicolare a un edificio. Secondo la Regione il monumento sta nel cuore del centro urbano romano, che coincide con quello della città moderna.
In età romana, spiega la Soprintendenza, dalla via «litoranea» che costeggiava il porto si staccava una strada che saliva il colle di San Giusto, passava per l'arco e proseguiva verso i territori dell'Histria. Pochi metri davanti al monumento è stato scavato un tratto in pendenza di un cardo, cioè di una via nord-sud della città antica. Il selciato conduce a una piccola costruzione circa 11 metri più a sud, forse legata a una fase più antica della porta.
Forma e decorazione dell'Arco di Riccardo
Due pilastri di pietra reggono un unico fornice, cioè un solo passaggio ad arco, largo 5,3 metri e profondo 2. In alto corre un coronamento liscio, privo di ornamenti. Sui lati stavano due lesene, pilastri appena sporgenti dalla parete, con scanalature verticali e capitelli corinzi: di queste se ne vede una sola.
Le decorazioni si concentrano nel passaggio. Il sottarco porta un motivo vegetale, mentre il soffitto era ornato a cassettoni, riquadri incavati disposti a griglia.
Tergeste e le ipotesi sulla porta
Tergeste nacque intorno alla metà del I secolo a.C. fra il colle di San Giusto e il mare, in un territorio che Roma aveva probabilmente conquistato verso il 177 a.C. L'idea più diffusa vede nell'arco uno degli ingressi della cinta di Ottaviano. Le forme della decorazione portano però l'aspetto giunto fino a noi all'età claudio-neroniana o forse flavia, fra il 50 e il 75 d.C.: la porta, sotto Nerone o Vespasiano, potrebbe essere stata rinnovata.
Un'altra lettura fa dell'arco l'accesso a un santuario della Magna Mater, la dea madre. In questo punto fu trovata infatti una dedica alla dea, finita nel Lapidario Tergestino, la raccolta di reperti romani allestita in un bastione del castello di San Giusto.
Dal Medioevo agli scavi del 1913
Nel Medioevo l'arco continuò a fare da porta, dentro un sistema difensivo più ampio. Rimase quasi sempre in vista, anche se a tratti le costruzioni vi si addossarono fino a inglobarlo. Il fianco occidentale fu scavato per intero nel 1913, mentre quello orientale è incorporato in un edificio moderno. Restauri e demolizioni nelle case vicine hanno poi reso il monumento più visibile.
Il nome «di Riccardo» fra leggenda e ipotesi
Si racconta che l'arco debba il nome a Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra e crociato, che rientrando dalla Terra Santa sarebbe stato tenuto prigioniero anche a Trieste. Altre memorie leggendarie evocano invece il passaggio di Carlo Magno.
Più credito riceve la spiegazione legata alla via romana. Il monumento si sarebbe trovato all'imbocco del cardo massimo, uno dei due assi principali delle città romane insieme al decumano, e da «Arco del Cardo» il nome sarebbe scivolato nel tempo in «Arco di Riccardo». Una terza teoria lo collega al ricario, una magistratura medievale che aveva la sede nelle vicinanze.
Domande frequenti
Si paga per vedere l'Arco di Riccardo?
No: l'arco sta in una piazza pubblica, si guarda liberamente a ogni ora e ci si può passare sotto a piedi.
Quali altri resti romani si trovano vicino all'Arco di Riccardo?
Scendendo da San Giusto verso il centro si incontra il teatro romano, le cui gradinate semicircolari si vedono dalla strada. In via di Donota e in via del Seminario due Antiquarium mostrano una zona di scavi e i resti delle mura tardorepubblicane.
