Arte & Cultura · 8 min di lettura

Basilica di Aquileia, la chiesa dei patriarchi sul mosaico del vescovo Teodoro

La basilica di Aquileia, chiesa dei patriarchi consacrata nel 1031, poggia sul pavimento musivo di 760 metri quadrati voluto dal vescovo Teodoro.

Basilica di Aquileia col portico, il piccolo battistero e l'alto campanile di pietra sulla piazza lastricata
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La basilica di Aquileia, dedicata a santa Maria Assunta e ai santi Ermacora e Fortunato, è la chiesa principale di Aquileia, in provincia di Udine, e fu la cattedrale del patriarcato fino al 1751. Il patriarca Poppone la consacrò nel 1031 sopra il pavimento a mosaico che il vescovo Teodoro aveva fatto posare all'inizio del IV secolo.

Piazza Capitolo e gli edifici attorno alla basilica

La chiesa si affaccia su piazza Capitolo, a lato della via Sacra, e ha una facciata a doppio spiovente aperta al centro da una bifora, cioè una finestra a due aperture affiancate. Davanti corre un portico, in origine a due piani, che la unisce alla chiesa dei Pagani: il nome viene dai catecumeni, i candidati al battesimo, che vi si radunavano.

Più avanti sta il battistero fatto costruire dal vescovo Cromazio alla fine del IV secolo, quadrato all'esterno e ottagonale all'interno. Sei colonne tronche restano dell'ambulacro, il corridoio che girava attorno alla vasca e reggeva la cupola, crollata nel 1790. Al centro c'è la vasca esagonale, restaurata nel 1739 a spese dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo; gli scavi dei primi anni Ottanta del Novecento hanno trovato sotto di essa i resti di una vasca più antica, ottagonale. L'aula meridionale del battistero paleocristiano, chiamata Südhalle, è diventata un museo: conserva oltre 300 metri quadrati di mosaici posati a cavallo fra IV e V secolo e il mosaico «del Pavone», che proviene dal nartece della basilica, l'atrio d'ingresso.

Attorno all'abside si stende il cimitero dei caduti della prima guerra mondiale. Vi riposano dieci degli undici militi ignoti e Maria Bergamas, madre di un volontario caduto e disperso sugli altopiani vicentini, che scelse fra le undici bare quella sepolta all'Altare della Patria a Roma dal 1921. Accanto stanno le tombe del generale Alessandro Ricordi, comandante della Brigata Murge, e del capitano conte Riccardo della Torre, uccisi dalla stessa granata sulle pendici del monte Ermada.

Le aule teodoriane del IV secolo

Il primo complesso nacque dopo l'editto del 313 con cui l'imperatore Costantino pose fine alle persecuzioni: lo promosse il vescovo Teodoro, col diretto appoggio dell'imperatore. Le sue aule poggiavano su costruzioni romane, probabilmente horrea, cioè vasti granai, di cui furono forse riusati i muri perimetrali. Erano due sale parallele di circa 37 metri per 20, senza abside, ciascuna con sei colonne che reggevano un soffitto a cassettoni decorato. Un vestibolo trasversale di 29 metri per 13 le collegava, e al suo fianco si trovava il primo battistero. Una delle due aule serviva da chiesa vera e propria, l'altra all'istruzione di chi si preparava a entrare nella comunità.

Verso la metà del secolo, con il vescovo Fortunaziano, l'aula nord crebbe fino a 73 metri per 31, divisa in tre navate da 28 colonne e preceduta da un quadriportico, un cortile cinto da portici. Al tempo di Cromazio, vescovo dal 388 al 407, anche l'aula sud raggiunse 65 metri per 29; alcuni studiosi spostano però questo ampliamento agli anni dopo il 452. In quell'anno gli Unni di Attila devastarono Aquileia, e la basilica nord, bruciata durante il saccheggio, non fu più ricostruita.

Da Massenzio allo scavo del 1909

La ripresa arrivò nel IX secolo. Dall'811 il patriarca Massenzio, sostenuto da Carlo Magno, riutilizzò l'aula sud aggiungendo un breve transetto, il corpo che taglia di traverso la navata all'altezza del presbiterio, un'abside semicircolare chiusa all'esterno da muri quadrati, due absidi minori laterali e la cripta.

Dopo i danni del terremoto del 988, Poppone, patriarca dal 1019 al 1042, rinnovò l'intero complesso in forme romaniche con influenze carolinge e ottoniane. Rifece la facciata lasciando al suo posto il portico più antico, alzò i muri laterali, coprì la chiesa con capriate di legno, rinnovò l'altare e diede nuovi capitelli alle due file di dieci colonne. La consacrazione si tenne il 13 luglio 1031, festa dei santi Ermacora e Fortunato, alla presenza di due cardinali venuti da Roma e di molti vescovi.

Lo stesso patriarca fece erigere il grande Palazzo patriarcale, poi distrutto, e il campanile alto 73 metri, staccato dalla chiesa. È costruito in opera quadrata, cioè a grandi blocchi squadrati, con i massi di marmo dell'antico anfiteatro romano. Si dice che si ispirasse al faro di Alessandria; di certo fece da modello a molte torri campanarie del Friuli e dell'Istria.

Il terremoto del 1348 aprì una nuova stagione di lavori. Il patriarca Marquardo di Randeck sostituì gli archi a tutto sesto della navata centrale, cioè a semicerchio, con archi a sesto acuto, appuntiti secondo il gusto gotico; i restauri proseguirono fra il 1350 e il 1381. Durante il dominio veneziano il presbiterio ricevette decorazioni rinascimentali, mentre artigiani e carpentieri di Venezia costruirono il grande soffitto di legno a carena di nave, che richiama lo scafo rovesciato di un'imbarcazione.

Il volto antico della chiesa riemerse solo nel Novecento. Nel 1909 il pavimento dell'epoca di Poppone fu tolto fino al presbiterio, e circa un metro più in basso apparve il mosaico del complesso costantiniano.

Il mosaico di Teodoro nella basilica

Con oltre 760 metri quadrati, il tappeto musivo dell'aula sud teodoriana è il più grande pavimento a mosaico dell'Occidente romano. Il suo stile naturalistico, di matrice ellenistica, mette al servizio dei nuovi simboli cristiani la tradizione dell'arte classica. Dall'ingresso si legge in quattro campate.

La prima mostra ritratti di donatori, animali e i nodi di Salomone, intrecci di ellissi incrociate; un pannello aggiunto più tardi mette di fronte il gallo e la tartaruga, simboli del bene e del male. Nella seconda, medaglioni rotondi chiudono volti di uomini e donne e le figure delle stagioni; alcuni studiosi vi riconoscono Costantino e la sua famiglia. Qui compare anche il Buon Pastore con la pecora sulle spalle, nella stessa posa del dio Mercurio, fra riquadri ottagonali con pesci, un cervo, una gazzella, uccelli e cicogne.

Nella terza campata, dove sorgeva l'altare, una Vittoria alata regge corona e palma, allegoria del cristianesimo diventato religione principale dell'Impero. L'ultima è un unico mare pieno di pesci, polpi, molluschi e anatre, con la storia di Giona: il profeta prega sulla nave nella tempesta, finisce nelle fauci della pistrice, un mostro marino della mitologia greco-romana, viene risputato a riva e riposa sotto un pergolato di zucca. Quasi al centro, un'epigrafe dedicata a Teodoro fu posta a lavoro finito, dopo la sua morte.

Santo Sepolcro, presbiterio e cappella dei Torriani

Entrando, sulla sinistra, si incontra il Santo Sepolcro, una struttura dell'XI secolo che imita quello di Gerusalemme come lo descrivevano le cronache medievali e serviva ai riti della Settimana Santa. L'interno ha pianta a croce latina, con tre navate e il presbiterio rialzato, lo spazio riservato al clero in fondo alla navata centrale; la Tribuna Magna che vi si trova è un'opera scultorea di Bernardino da Bissone.

Gli affreschi del catino absidale risalgono ai lavori di Poppone. Al centro siede in trono la Madonna col Bambino fra i simboli degli evangelisti; ai lati stanno i santi aquileiesi. Fra loro, in proporzioni più piccole, il patriarca porge alla Vergine il modello della chiesa e l'imperatore Corrado compare fra Ermacora e Fortunato. Più in basso, sotto una fila di santi e martiri, una lunga iscrizione ricorda il giorno della consacrazione.

In fondo alla navata destra, dietro una cancellata, si apre la cappella dei Torriani, dedicata a sant'Ambrogio e voluta nel 1298 dal patriarca milanese Raimondo della Torre come sepolcro di famiglia. L'arca di marmo rosso a sinistra custodisce Raimondo, quella spoglia accanto il patriarca Pagano; a destra stanno le tombe di Ludovico e del tesoriere Rainaldo, e al centro la lastra di Allegranza da Rho, madre di Rainaldo. Alle pareti, una Crocifissione e i ritratti dei Della Torre.

Le cripte della basilica di Aquileia

Sotto il presbiterio, la cripta degli affreschi nacque con i lavori di Massenzio come stanza quadrata a tre navate, destinata alle reliquie dei martiri Ermacora e Fortunato; l'abside le fu aggiunta in età popponiana. Gli affreschi, di stile bizantino, si datano alla seconda metà del XII secolo, all'epoca del patriarca Ulrico di Treffen, anche se alcuni studiosi li anticipano all'XI. Sulla volta, diciannove scene raccontano la vita di Ermacora e la leggenda di san Marco, che san Pietro avrebbe mandato a portare il Vangelo ad Aquileia. Le quattro lunette mostrano la Passione di Cristo e la Morte di Maria; nello zoccolo, in uno scontro fra due cavalieri, quello orientale si volta all'indietro tendendo l'arco verso l'occidentale. Un restauro in tre lotti, dal 2015 al 2019, ha consolidato la pellicola pittorica, sollevata anche a causa dell'umidità.

A sinistra dell'ingresso, la cripta degli scavi si allunga fino al campanile, le cui fondamenta poggiano sui mosaici dell'aula nord teodoriana. Vi si sovrappongono resti di tre epoche, dai primi tempi dell'Impero alla fine del IV secolo, fra case romane e pavimenti paleocristiani. Fra le figure si riconoscono di nuovo il gallo e la tartaruga, un asino scalpitante, un caprone con le insegne del vescovo, polli sultani, un nido di pernici e una misteriosa aragosta.

Domande frequenti

La visita alla basilica di Aquileia è a pagamento?

Sì, per entrare nella chiesa si paga un biglietto.

Perché la basilica di Aquileia è patrimonio UNESCO?

Dal 1998 l'UNESCO protegge insieme l'area archeologica e la basilica patriarcale, riconoscendo al complesso un ruolo decisivo nella diffusione del cristianesimo nell'Europa centrale durante l'alto Medioevo.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Cervignano - Aquileia - Grado, a 7,5 km di strada (10 minuti in auto).

Per chi viaggia in autostrada l'uscita più vicina è Villesse: restano 15 km, 16 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Aquileia (UD)
Coordinate
45,76667 N, 13,36667 E (centro di Aquileia) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Chiese, santuari e abbazie del Friuli