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Biblioteca Guarneriana a San Daniele del Friuli, dai codici di Guarnerio d'Artegna alla Bibbia bizantina

La Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli, nata dai codici di Guarnerio d'Artegna, custodisce la Bibbia bizantina e un Inferno di Dante.

La Bibbia miniata della Biblioteca Guarneriana aperta sul leggio, fra gli scaffali di libri antichi
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Biblioteca Guarneriana è la biblioteca civica di San Daniele del Friuli, nata nel 1466 dal lascito dei manoscritti dell'umanista Guarnerio d'Artegna. È il più antico istituto di lettura pubblica del Friuli e uno dei primi in Italia, e la sua Sezione Antica custodisce circa 12.000 libri antichi.

Le due sedi della Guarneriana in via Roma

La Sezione Antica occupa l'ex Palazzo Comunale, affacciato sulla piazza centrale della città: per chi guarda il duomo di San Michele Arcangelo, l'edificio sorge alla destra della chiesa, al numero 1 di via Roma. Le due anime della biblioteca, la custodia del fondo antico e il servizio ai lettori di ogni giorno, stanno ai due lati della stessa strada.

Di fronte, al civico 10, ha sede la Sezione Moderna, con circa 60.000 volumi per la lettura pubblica e il prestito. Oltre ai libri che il lettore prende da sé sugli scaffali, raccoglie pubblicazioni specialistiche, date su richiesta, per chi studia il patrimonio della Sezione Antica.

Guarnerio d'Artegna, umanista e pievano

Guarnerio d'Artegna nacque a Pordenone intorno al 1410 e perse presto il padre. Lo accolse come un figlio il patriarca di Aquileia Antonio Panciera, che lo portò con sé a Roma: lì, dodicenne, il ragazzo si appassionò ai libri, anche come oggetti da toccare e sfogliare. Si laureò in legge a Padova e lavorò negli ambienti della Curia romana, al servizio di prelati e famiglie nobili.

Tornato in Friuli, fu vicario del patriarca di Aquileia e, da pievano di San Daniele, allestì nella propria casa uno scriptorium, cioè un laboratorio di copiatura, dove copiava e faceva copiare e miniare i codici. Il medievista Angelo Floramo, autore del libro «Guarneriana segreta» (2015), racconta che Guarnerio aveva avuto in gioventù una figlia, Pasqua, e che scelse di riconoscerla quando era a un passo dal patriarcato, perdendo cariche e onori. Lasciato l'incarico di vicario fra il 1454 e il 1455, si dedicò a ordinare la raccolta in un inventario diviso fra testi religiosi, giuridici, classici e umanistici.

Il testamento del 1466 e la chiesa di San Michele

Nell'ottobre del 1466, pochi giorni prima di morire, Guarnerio dettò il testamento che affidava alla chiesa di San Michele i suoi 173 codici manoscritti, perché chiunque potesse leggerli e studiarli, con regole severe sulla loro custodia e sul loro uso. Fra quei volumi c'era la Bibbia bizantina, che egli aveva comprato dagli eredi di Panciera e che compare nel suo inventario del 1461.

Fra i copisti di Guarnerio, Floramo indica come il più grande Battista da Cingoli: era analfabeta, cosa non rara nel mestiere, e proprio perché non capiva ciò che scriveva non commetteva errori. Grazie al lascito la raccolta non andò dispersa. Rimasta quasi integra attraverso i secoli, con opere di umanisti e di autori classici greci e latini, è considerata uno dei fondi librari più coerenti dell'Umanesimo italiano.

Dal lascito Fontanini alle requisizioni del 1797

Per circa tre secoli il fondo crebbe con donazioni minori. Il secondo grande lascito venne da Giusto Fontanini, nato a San Daniele il 30 ottobre 1666 in una famiglia della piccola nobiltà locale. Studiò dai gesuiti a Gorizia, si laureò in legge a Venezia, dove fu ordinato sacerdote nel 1690, e a Roma fece carriera come bibliotecario ed erudito al servizio della Curia: ottenne nel 1704 il pievanato di San Daniele e nel 1725 il titolo di arcivescovo di Ancira.

Col testamento olografo, cioè scritto di suo pugno, del 9 ottobre 1734 lasciò alla Comunità di San Daniele i suoi libri, molti rari e annotati a mano, e i manoscritti raccolti in anni di ricerche. Morì a Roma il 17 aprile 1736. Il principe Imperiali impugnò il testamento, sostenendo che comprendeva testi della propria biblioteca, e perse la causa; il carico partì da Roma solo il 10 settembre 1737, e gli inquisitori della Repubblica di Venezia ne sequestrarono 58 volumi, finiti alla Marciana.

A San Daniele giunsero un centinaio di codici e circa 2.200 volumi a stampa, e il Comune costruì per la raccolta una nuova sede con scaffalature decorative in rovere. Sottrazioni e vendite degli eredi dispersero poi parte del fondo, che conserva a San Daniele il suo nucleo più importante, i manoscritti numerati da 205 a 271, insieme a un ritratto anonimo di Fontanini.

Nel 1749 la comunità sandanielese acquistò un codice di fine Quattrocento col Canzoniere e i Trionfi del Petrarca, e altri lasciti arrivarono fra Settecento e Ottocento. Nel 1797, dopo la caduta della Repubblica di Venezia per mano di Napoleone, il commissario francese Gaspard Monge fece portar via alcuni dei codici migliori, che si trovano alla Biblioteca nazionale di Francia, a Parigi. Il bibliotecario limitò il danno fingendosi smemorato.

La Bibbia bizantina della Guarneriana

Catalogata come ms. 3, la Bibbia bizantina è un volume di 526 per 334 millimetri realizzato nella seconda metà del XII secolo. Il testo corre su due colonne in minuscola carolina tarda, una scrittura del tempo. Delle 49 iniziali istoriate o figurate che aprivano i libri biblici ne restano 21: le altre 28 furono asportate per la loro bellezza, come gran parte delle 1.144 iniziali minori, ornate con motivi di animali, figure umane e scene.

Le sue miniature mescolano elementi occidentali e levantini, e la sua provenienza resta un enigma, perché mancano codici con cui confrontarla. Una prima ipotesi la lega allo scriptorium del Santo Sepolcro, attivo dopo la prima crociata, da cui il nome di «Bibbia di Gerusalemme». Una seconda guarda alla zona di Messina, dove nella seconda metà del XII secolo si miniavano codici con la stessa unione di ornati bizantini e franco-inglesi; gli studi del 1987 hanno aperto una terza pista, il sud Italia e forse la Puglia.

Codici, incunaboli e carte decorate

Il fondo antico conta circa 600 codici manoscritti, molti riccamente miniati, 84 incunaboli, cioè edizioni a stampa del Quattrocento, oltre 700 cinquecentine, le edizioni del Cinquecento, e importanti fondi d'archivio. Fra i manoscritti c'è uno dei più antichi esemplari dell'Inferno di Dante Alighieri, della fine del XIV secolo; fra gli incunaboli spicca un codice giustinianeo stampato a Venezia nel 1482, con una miniatura che raffigura l'imperatore Giustiniano.

Molti volumi del Settecento hanno nelle legature carte decorate xilografate, censite e catalogate da Caterina Vidon in una tesi all'Università degli Studi di Udine, sotto la guida di Neil Harris. L'uso nacque probabilmente a fine Cinquecento per correggere un difetto: i fogli di guardia bianchi ingiallivano a contatto col cuoio tinto delle coperte, e le controguardie in carta colorata ne nascondevano le macchie. Nella xilografia il disegno si intagliava su una tavoletta di legno, lasciando in rilievo le parti da inchiostrare, e si imprimeva col torchio sul foglio appena inumidito.

Domande frequenti

Si possono consultare i codici della Biblioteca Guarneriana?

La Sezione Antica non dà in prestito i codici: li mette a disposizione degli studiosi, che vi arrivano dall'Italia e dall'estero.

Quali scrittori visitarono la Biblioteca Guarneriana?

Fra gli ospiti illustri della biblioteca ci furono Ugo Foscolo, Ippolito Nievo e Giosuè Carducci.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Cornino: da lì alla Biblioteca Guarneriana sono 8 km, 10 minuti in auto.

Dall'autostrada conviene uscire a Osoppo-Gemona, poi 13,4 km di strada e 16 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino alla Biblioteca Guarneriana.

Info utili

Dove si trova
San Daniele del Friuli (UD)
Coordinate
46,16015 N, 13,01182 E (Biblioteca Guarneriana) · Apri su Google Maps
Orari e biglietti
sul sito ufficiale (guarneriana.it)

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