Arte & Cultura · 7 min di lettura

Biblioteca Statale Isontina a Gorizia, dai libri dei Gesuiti al Fondo Michelstaedter

La Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, erede della biblioteca dei Gesuiti, conserva in palazzo Werdenberg 41 incunaboli e le carte di Michelstaedter.

Biblioteca Statale Isontina a Gorizia: palazzo, cortile con logge e prato, castello e campanili a cipolla
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Biblioteca Statale Isontina è la biblioteca del Ministero della Cultura a Gorizia e ha sede in palazzo Werdenberg, un edificio del Seicento. Le sue radici stanno nella raccolta di libri formata nel collegio dei Gesuiti fra il 1621 e il 1773, e fra i suoi fondi custodisce le carte del filosofo goriziano Carlo Michelstaedter.

Il palazzo Werdenberg e i Gesuiti

Cacciati dai territori della Repubblica di San Marco, i Gesuiti si stabilirono a Gorizia nel 1615 grazie al barone Vito Dornberg, che donò loro la chiesa di San Giovanni con la casa accanto. Nel 1629 il barone Verda von Werdenberg assegnò 22.000 fiorini al mantenimento perpetuo di 24 seminaristi poveri; cinque anni dopo, sempre col suo denaro, si comprò dal nobile Ambrogio Sembler una casa più ampia e vicina al collegio. Rifatto quasi per intero e allargato agli edifici confinanti, il seminario verdenbergico fu completato nel 1649, con una biblioteca riservata a professori e studenti.

Verso la via delle Scuole, l'attuale via Mameli, il palazzo mostra una facciata compatta, fitta di finestre; il lato su corso Verdi si apre invece in porticati a tre ordini di logge affacciati sul grande cortile interno. Al barocco l'edificio concede soltanto gli stucchi in cima allo scalone, probabile opera di Giovanni Pacassi, padre dell'architetto Nicolò. Lo circondano due giardini, uno dei quali richiama l'antico orto botanico del ginnasio austriaco, e dalle logge del secondo piano si vedono il castello di Gorizia e i campanili a cipolla della chiesa di Sant'Ignazio.

Dalla Studienbibliothek alla Grande Guerra

Dopo la soppressione dell'ordine, nel 1773, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria destinò l'edificio all'insegnamento. Fra il 1780 e il 1810 i padri piaristi riordinarono la biblioteca e la riaprirono nella sede attuale, finché nel 1810 l'occupazione francese la danneggiò gravemente. Con la restaurazione asburgica, nel 1822 la raccolta divenne una delle sei Studienbibliothek, cioè biblioteche degli studi, della monarchia austriaca. Si aprì al pubblico nel 1825 e fino al 1914 ebbe nome e funzioni di Biblioteca regionale del Litorale, la Venezia Giulia.

Dalla metà dell'Ottocento il palazzo ospitava lo Staatsgymnasium, il ginnasio statale imperial-regio poi diventato liceo classico, frequentato anche da ragazzi sloveni e croati. In epoche diverse passarono per le scuole dell'edificio Marco d'Aviano, frate cappuccino, il poeta Biagio Marin e due pittori, Sofronio Pocarini e Vittorio Bolaffio. Carlo Michelstaedter vi compì i primi studi all'inizio del Novecento, insieme agli amici Nino Paternolli ed Enrico Mreule.

Allo scoppio della prima guerra mondiale una parte dei libri fu messa al sicuro a Graz; quella rimasta in sede andò danneggiata o distrutta. Quando le truppe italiane occuparono Gorizia, ciò che si poté salvare partì per Firenze e rimase fino al 1919 alla Biblioteca Laurenziana.

Biblioteca di Stato a Gorizia dal 1919

La nuova biblioteca statale nacque nel 1919 sotto la direzione di Carlo Battisti. Nello stesso anno una convenzione fra il Comune di Gorizia e il Ministero le annesse la Biblioteca Civica, fondata dal Comune nel 1888 e aperta ai lettori nel 1893: il suo nucleo storico è la raccolta di storia locale di Giuseppe Domenico Della Bona (1790-1864). Nel 1925 l'istituto prese il nome di «Governativa» e riunì nel medesimo edificio la Civica, la Biblioteca e l'Archivio provinciale. Riparati i danni di guerra, tornò fra le mura di palazzo Werdenberg; nel 1941 la Biblioteca provinciale si spostò in palazzo Attems, mentre la Civica restò unita a quella statale.

Nuovi guasti seri vennero dalla seconda guerra mondiale e dalle occupazioni militari che la seguirono, tedesca, jugoslava e angloamericana. Nel 1967 l'istituto assunse il nome di Biblioteca Statale Isontina, con compiti culturali più ampi. Un lungo cantiere edilizio e impiantistico, aperto alla fine del 1988 e chiuso nel marzo 1995, adattò il palazzo alle esigenze di una biblioteca moderna, con spazi più vasti e servizi nuovi.

Le raccolte della Biblioteca Isontina

Al 30 settembre 2024 il patrimonio contava 446.044 volumi. Fra i pezzi più antichi stanno 41 incunaboli, cioè libri stampati nel Quattrocento, e 934 edizioni del Cinquecento; i manoscritti sono 862, e fra loro si contano 290 pergamene datate dal 1316 al 1701.

Al nucleo dei Gesuiti, di 1.550 volumi, si sommarono le opere scientifiche della biblioteca degli studi austriaca e i molti giornali e periodici stampati a Gorizia soprattutto nella seconda metà dell'Ottocento, compresa la serie degli Jahresberichte des K. K. Staatsgymnasiums. Nel primo dopoguerra arrivarono i doni delle maggiori istituzioni culturali italiane. La biblioteca del Presidio militare ha portato 7.494 volumi, la circolante Paternolli 1.164, mentre la raccolta Slavica ne conta 5.652. Il diritto di stampa, l'obbligo di consegnare una copia di ciò che si pubblica, alimenta le raccolte dal 1854; con la legge 106 del 2004 la biblioteca riceve tutta la produzione tipografica della provincia di Gorizia.

I libri della Civica sono tenuti separati e riguardano soprattutto la storia locale e regionale, comprese le terre di Slovenia, Istria e Dalmazia che con la Contea appartennero al Litorale adriatico. Fra le sue edizioni rare figurano la Gazzetta goriziana, le Constitutiones patriae Foriiulii e l'Eneide di Virgilio volta in friulano da Gian Giuseppe Bosizio e stampata a Gorizia nel 1775.

Carlo Michelstaedter e i fondi privati

Filosofo e artista goriziano vissuto fra il 1887 e il 1910, Carlo Michelstaedter ha qui le sue carte, giunte all'inizio degli anni Settanta per lascito testamentario della sorella Paula. Il fondo riunisce manoscritti, album di schizzi, disegni, dipinti e lettere, insieme ai materiali raccolti in seguito sulla sua opera. Appartiene alla Biblioteca Civica, come il fondo dei manoscritti di Della Bona.

Altre raccolte vengono da biblioteche private di studiosi e famiglie del Goriziano. Antonio Bettiol (1872-1948), maestro a Gradisca e poi direttore didattico a Trieste, lasciò 333 volumi di letteratura, didattica e storia del protestantesimo, arrivati col suo archivio. Il professor Curzio Cossa (1920-1997) ne aveva riuniti 1.031 di letteratura e storia dell'arte, pervenuti nel 2002. Alberto Brambilla, studioso di letteratura italiana, ha disegnato e allestito quasi tutti i 100 libri d'artista del suo fondo, depositati in comodato nel 2014 e donati nel maggio 2020.

Incisioni, arte e «Studi Goriziani»

Giunte a Gorizia nel 1672, le Orsoline decisero nel 2018 di chiudere il loro monastero e cedettero a istituzioni del territorio i propri beni storici e artistici. Dal loro patrimonio la biblioteca ha acquisito cinque manoscritti di Giovanni Maria Marussig, preziosi per la storia culturale della Gorizia del Settecento, insieme a trenta cinquecentine nel 2017, e l'anno seguente 133 incisioni a bulino o all'acquaforte di Marco Alvise Pitteri e della sua bottega. Dal 1888 le stampe erano rimaste a Cividale del Friuli, nel monastero orsolino di Santa Maria in Valle, chiuso nel 1999; sono montate in dodici grandi cornici nere della fine dell'Ottocento.

Nato a Venezia nel 1702 e morto nel 1786, Pitteri fu allievo e amico di Giambattista Piazzetta, dai cui disegni deriva la maggior parte dei fogli; dodici sono di altri incisori o anonimi. I soggetti sono santi, Madonne, scene religiose e copie di dipinti celebri; la critica apprezza in particolare due serie, i Dodici Apostoli e i Sette Sacramenti, e per la seconda i disegni furono di Pietro Longhi.

Una collezione d'arte moderna e contemporanea occupa le logge chiuse da vetrate, e nei sotterranei è ricavata la Galleria d'Arte «Mario Di Iorio», spazio espositivo per pittori, scultori, incisori e fotografi della regione. Dal 1923 la biblioteca pubblica la rivista annuale «Studi Goriziani», affiancata dalla collana «Biblioteca di Studi Goriziani».

Domande frequenti

Dove si trova la Biblioteca Statale Isontina?

Al numero 12 di via Mameli, la strada che conduce alla centrale piazza della Vittoria, chiamata un tempo piazza Grande.

Chi può entrare nella Biblioteca Statale Isontina?

L'istituto è aperto a tutti con tessera, e i suoi spazi sono accessibili alle persone con disabilità.

Da dove viene il nome del palazzo della Biblioteca Statale Isontina?

Ricorda Johann Baptist Varda von Verdenberg (1582-1648), segretario capo dell'imperatore Ferdinando II e benefattore dei Gesuiti di Gorizia. La sua famiglia si chiamava in realtà Verda de Olivis o Verdenberg, non Werdenberg.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Gorizia Centrale, a 2,3 km di strada (3 minuti in auto).

Per chi viaggia in autostrada l'uscita più vicina è Autoporto: restano 5,1 km, 8 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino alla Biblioteca statale Isontina.

Info utili

Dove si trova
Gorizia (GO)
Coordinate
45,94630 N, 13,62364 E (Biblioteca statale Isontina) · Apri su Google Maps
Orari e biglietti
sul sito ufficiale (isontina.beniculturali.it)

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