Il castello Canussio è un palazzo neogotico nel nord di Cividale del Friuli, sorto dove stava la residenza della famiglia Canussio, che ne ebbe il possesso dal XII secolo. Gli scavi condotti fra il 1991 e il 2000 hanno scoperto sotto i suoi pavimenti e nel giardino circa 45 metri delle mura romane di Forum Iulii.
Il castello Canussio fra via Canussio e via Carducci
Il complesso occupa l'area fra via Niccolò Canussio e via Giosuè Carducci, poco distante dalla chiesa di San Silvestro e San Valentino, e segue la linea della seconda cinta urbana di età romana e tardoantica. L'edificio è molto articolato: lo caratterizzano una serie di torrette merlate quadrate e rotonde, di altezze diverse, i merli ghibellini, cioè a coda di rondine, e un intreccio di elementi appartenenti a epoche lontane fra loro.
Le strutture più antiche in elevazione arrivano quasi a 20 metri sopra il piano della strada e a 25 metri sopra il livello delle mura romane. Nel giardino, accanto a un prato all'inglese, affiora una delle torri della fortificazione antica.
Dai patriarchi al barone Craigher
Fu il governo patriarcale a investire la famiglia guelfa dei Canussio dell'antico castello costruito sulla cinta di Cividale, considerato il più ampio complesso architettonico civile di epoca tardoantica. L'impianto del palazzo nobiliare sembra risalire al tardo Medioevo. Della casata fece parte Niccolò Canussio, umanista e storico del Quattrocento: alla fine del secolo, nel De restitutione patriae, descrisse un «muro di enormi dimensioni» che partiva dalla chiesa di San Silvestro, girava attorno alla città sul lato occidentale e finiva alle rupi del fiume Natisone.
Alla fine dell'Ottocento i Canussio cedettero la proprietà al barone austriaco Dionigi Craigher. Il nuovo padrone ampliò e ricostruì l'edificio con un gusto eclettico neogotico, a cui si devono le torrette e i coronamenti merlati. Dopo i danni delle due guerre del Novecento, il palazzo ebbe diversi usi pubblici: ospitò una scuola elementare e in seguito una caserma dei carabinieri.
Vittorio Canussio e il recupero degli anni Novanta
Vittorio Canussio, discendente della famiglia, medico alla Mangiagalli e appassionato latinista, riacquistò il castello dallo Stato italiano. Prima di cominciare i lavori volle conoscere tutte le fasi del sito con uno scavo stratigrafico, che finanziò di persona e che fu seguito dalla Soprintendenza: a guidarlo fu Paola Lopreato, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli. Le campagne si svolsero nell'estate del 1991 e dalla primavera del 1992 al febbraio 1993.
Il cantiere partì nel 1994 con un criterio preciso: lasciare in vista il muro romano, che fa da spina longitudinale all'intero complesso. Le murature tardoantiche, altomedievali e rinascimentali furono studiate, rilevate, fotografate e poi coperte da un pavimento in pietra d'Istria che le protegge. Le strutture romane restarono invece sotto lastre di cristallo, attraverso le quali lo sguardo scende fino a 5 metri di profondità.
Le parti altomedievali e romaniche che non poggiano sulle mura antiche ricevettero una sottofondazione in cemento armato. Rimessa in vista la pietra di tutto l'edificio, risaltarono gli elementi rinascimentali attribuiti alla scuola del Palladio e le arcate tardoantiche del solarium, che l'Ottocento aveva rivestito di fregi a ogiva. Il recupero documentò anche i danni lasciati dal terremoto del 1976.
Sotto il castello, le mura di Forum Iulii
Il primo saggio, nel 1991, interessò un'area di 6 metri per 7,50 all'esterno della casa. Sotto gli strati moderni comparve un muro poderoso di grandi ciottoli, probabilmente presi dal greto del Natisone, e di blocchi squadrati di arenaria locale, legati da una malta color nocciola chiaro. Lo spessore insolito e la buona tecnica fecero pensare a una difesa dell'intera città, non della sola dimora.
Le indagini successive ne seguirono il percorso: largo da 1,20 a 2,40 metri, il muro attraversa tutto l'edificio e prosegue nella proprietà vicina in direzione della chiesa di San Silvestro e San Valentino. Gli archeologi lo assegnarono alla seconda cerchia di Forum Iulii, la città ritenuta fondata da Giulio Cesare verso il 50 a.C., che il Natisone difendeva sul lato sud. Quella cinta fu eretta all'epoca di Marco Aurelio (161-180) o di Gallieno (260-268) contro le invasioni.
Le murature mostrano quattro fasi: la cortina con alcune torri quadrangolari, che studi recenti attribuiscono all'età tardo-repubblicana, il rafforzamento della cinta, una torre rettangolare sul lato orientale e infine due torri poligonali. A 20-25 metri si trovava una cortina più esterna, detta «veneta», unita alle mura romane da un acciottolato; lo studioso Sandro Colussa ha ipotizzato che risalga all'età di Teodorico.
Torri poligonali, reperti e sepolture
Le due torri a pianta pentagonale sporgono sul lato esterno della cinta e sono costruite in opus incertum, cioè con un paramento di blocchi irregolari di pietra e un riempimento cementizio. Della torre orientale, dentro l'edificio, restano la fondazione e i primi corsi: avvolge in parte una torre rettangolare più antica, con al centro un pozzo-cisterna rimasto in uso fino a epoca recente, e la si osserva da un percorso di lastre di cristallo che le gira attorno.
Quella occidentale sta nel giardino, a meno di 20 metri dalla prima, con muri spessi in media 1,27 metri. Nell'estate del 2000 il cortile fu scavato di nuovo per sottofondare il muro di confine: emersero laterizi, ceramica comune e terra sigillata, e da uno strato addossato alla torre una moneta di bronzo dell'imperatore Onorio (393-418) del tipo VIRTUS EXERCITI. Era la prima testimonianza datata delle mura cividalesi e fissa la costruzione della torre al passaggio dal IV al V secolo.
Altri studi propongono per le torri il V secolo avanzato o l'età gotica, quando Cividale divenne il caput Venetiae, cioè capitale della X Regio Venetia et Histria, ricordato da Paolo Diacono. Una torre della stessa forma era stata trovata nel 1961 a sud di piazza Alberto Picco, a circa 120 metri da quella del giardino.
Dagli scavi uscì un'enorme quantità di ceramiche, vetri, oggetti di metallo e ossa, dall'età romana al Rinascimento, depositati al museo archeologico cittadino. Lungo il muro portante apparve la base di un focolare subrettangolare, fatto di frammenti di lastre d'arenaria circondati da mattoni: i molti pezzi non finiti e i treppiedi da cottura recuperati attorno fanno pensare a una produzione di ceramica in età rinascimentale, ma l'ipotesi resta da verificare.
Lo scavo del 2000 restituì una sepoltura a inumazione e le tracce di una seconda tomba con ossa di bambino, probabilmente altomedievale. Gli studiosi hanno anche ipotizzato che i numerosi corpi rinvenuti sotto l'edificio siano vittime dell'assalto degli Avari del 610, perché sulle murature si leggono bene i segni dell'incendio della città assediata.
Sale storiche e Fondazione Niccolò Canussio
All'interno, il percorso fra le stanze storiche tocca la «sala della cisterna», la «sala del fogolar», la «sala degli archi», i corridoi e il cortile, con gran parte delle mura romane visibili attraverso i pavimenti trasparenti. Il castello è sede della Fondazione Niccolò Canussio, istituto di ricerca sul mondo antico intitolato all'umanista che con il suo trattato difese la tradizione culturale di Cividale.
Vittorio Canussio la fece nascere con l'aiuto di Marta Sordi, studiosa della Cattolica di Milano. Malato, riuscì a seguire il primo convegno internazionale della fondazione, nel 1999, poco prima di morire: con quell'incontro cominciò la serie dei convegni annuali che riuniscono nel castello gli specialisti di storia antica d'Europa e d'America.
Domande frequenti
Da dove viene il nome del castello Canussio?
Dalla famiglia che lo possedette per secoli, i Canussio, il cui nome rimanda alla piccola comunità di Canussio di Varmo, nel Medio Friuli.
