Il castello di Miramare è la residenza che l'arciduca Massimiliano d'Asburgo fece innalzare fra il 1856 e il 1860 sulla punta del promontorio di Grignano, a Trieste, per sé e per la moglie Carlotta del Belgio. Le sue stanze ottocentesche, coi mobili originali, ospitano il Museo Storico del castello, circondato da un parco di 22 ettari.
Sul promontorio di Grignano
L'edificio occupa l'estremità di uno sperone carsico che scende a strapiombo nel golfo, qualche chilometro a nord-ovest del centro cittadino. Le sue pareti in pietra d'Istria, di un bianco avorio, sembrano sporgersi sull'acqua. Il poeta Giosuè Carducci lo vide nel luglio 1878, durante una visita a Trieste in compagnia dello scrittore triestino Giuseppe Caprin, e ne celebrò le «bianche torri» nell'ode Miramar, accolta poi nelle Odi barbare.
Attorno si stende il parco del castello di Miramare, nato su una landa carsica quasi priva di alberi. Massimiliano ne seguì da vicino ogni fase, accostando un ampio giardino all'inglese a un giardino all'italiana disposto accanto alla dimora e al porticciolo.
Nel verde sorge il castelletto, detto anche Gartenhaus, avviato insieme al castello e modellato come una sua copia in scala ridotta. Ha la pianta quadrata, una terrazza, una torretta e un pergolato sull'ingresso; guarda il porticciolo di Grignano e ha davanti un parterre con alberi e una fontana, nella radura delle serre. Le decorazioni superstiti del piano superiore richiamano quelle di villa Lazarovich, la prima casa triestina dell'arciduca: sul colle di San Vito, in via Tigor 23, Massimiliano l'aveva affittata nel 1852 da Nicolò Marco Lazarovich, e da lì fece trasferire a Miramare molti arredi.
Il cantiere di Carl Junker
L'idea della dimora risale al 1855, quando Massimiliano cercava alla periferia di Trieste una residenza degna del suo rango, sul mare e dentro un grande giardino. Verso la fine di quell'anno acquistò diversi lotti del promontorio, e la prima pietra fu posata il 1° marzo 1856. Il progetto andò a Carl Junker (1827-1882), ingegnere austriaco: il suo primo disegno non convinse l'arciduca, che ne domandò uno alternativo a Giovanni Andrea Berlam, ma a guidare il cantiere fu infine una seconda versione dello stesso Junker. Il palazzo doveva avere tre piani e un mezzanino; nel 1858 Massimiliano, che allora risiedeva a Milano e veniva spesso a Trieste a controllare i lavori, decise di toglierne uno.
Lo stile è eclettico, cioè unisce modelli diversi, gotici, medievali e rinascimentali, come le case che l'aristocrazia si faceva costruire in quegli anni fra le Alpi, sulle rive di laghi e fiumi. Per volere del committente, l'insieme reinterpreta con gusto romantico una rocca medievale. La decorazione degli interni spettò agli artigiani Franz e Julius Hofmann. Perso nel 1859 l'incarico di governatore del Regno Lombardo-Veneto, Massimiliano si stabilì con Carlotta nel castelletto; alla vigilia di Natale del 1860 i due presero alloggio al pianoterra del castello, finito all'esterno ma con il primo piano ancora da allestire.
Massimiliano e Carlotta, da Miramare al Messico
Lui era nato a Schönbrunn, presso Vienna, il 6 luglio 1832, secondo figlio dell'arciduca Francesco Carlo e di Sofia di Wittelsbach; lei, nata a Laeken nel 1840, era l'ultima figlia e l'unica femmina di Leopoldo I, re del Belgio. La vita comune nel castello durò pochi anni. Il 14 aprile 1864, accolto l'invito di Napoleone III, Massimiliano salpò con la moglie verso il Messico sulla fregata Novara, per diventarne imperatore.
Nel 1866 Carlotta rientrò sola in Europa a cercare aiuti per il marito, in grave difficoltà, senza ottenerli. Fra la fine di quell'anno e l'inizio del 1867 i medici la tennero sotto stretta sorveglianza nel castelletto, dove manifestava i primi segni di una malattia mentale. Nel giugno 1867 Massimiliano fu fucilato a Querétaro, e la stessa Novara ne riportò indietro la salma; Carlotta partì per il Belgio. Gli ambienti di rappresentanza furono completati una decina d'anni dopo gli appartamenti privati, e con loro si chiuse il cantiere.
Asburgo, Savoia e soldati a Miramare
Dopo la morte di Massimiliano la famiglia imperiale usò il castello per soggiorni brevi. Elisabetta d'Austria, moglie dell'imperatore Francesco Giuseppe e cognata dell'arciduca, vi risiedette almeno 14 volte fra il 1869 e il 1896, anche in occasione della sua visita ufficiale a Trieste del settembre 1882; dal porto triestino partiva per i suoi viaggi nel Mediterraneo, e per questo legame Miramare è chiamato anche «castello di Sissi». Il 22 marzo 1900 Stefania del Belgio sposò in seconde nozze, nella cappella del castello, il nobile ungherese Elemér de Lónyay. Nel marzo 1914 l'erede al trono Francesco Ferdinando vi ricevette il kaiser Guglielmo, due mesi prima di essere ucciso a Sarajevo. Gli ultimi Asburgo a soggiornarvi furono gli imperatori Carlo e Zita.
Durante la Prima guerra mondiale mobili e opere d'arte presero la strada di Vienna. Passata l'intera area all'Italia, l'Austria restituì gli arredi completi fra il 1925 e il 1926, e il museo, restaurato dalla Regia Soprintendenza, fu inaugurato il 24 marzo 1929. Chiuse quando il governo, nel 1930, assegnò il castello come residenza al duca Amedeo di Savoia-Aosta, che vi abitò con la moglie Anna d'Orléans dal 1931 al 1937, anno della sua nomina a viceré d'Etiopia.
Il rinnovo fu progettato dall'architetto Alberto Riccoboni, della Regia Soprintendenza alle Belle Arti. Il duca portò nella dimora il telefono, i termosifoni e un ascensore, fece sostituire le insegne imperial-regie con croci sabaude e arredò in stile razionalista alcune stanze dell'ala sinistra del primo piano. Il castelletto divenne intanto un museo aperto al pubblico, con i mobili che Amedeo non aveva voluto nei suoi appartamenti.
Nel 1943, con l'occupazione tedesca di Trieste, nel castello si aprì una scuola per ufficiali dell'esercito tedesco, mentre gli arredi finirono in diversi edifici della città. Dal 1945 vi si insediarono le truppe neozelandesi del generale Freyberg, poi quelle britanniche, che vi posero il quartier generale del XIII Corps, e infine gli americani, rimasti fino al 1954, quando il Memorandum di Londra del 5 ottobre restituì Trieste all'Italia.
Tornati al demanio, castello, castelletto e parco furono restaurati dalla Soprintendenza: sulla scorta di disegni e foto d'epoca si rifecero le decorazioni in legno e si rimisero al loro posto mobili, quadri e tappezzerie. Il parco riaprì nel marzo 1955 e il 2 giugno di quell'anno fu inaugurato il Museo Storico del Castello di Miramare, museo statale del ministero della Cultura che dal 2016 gode di autonomia speciale.
Le sale del castello
Il pianoterra, con gli appartamenti privati della coppia, ha un tono raccolto e familiare. Qui il mare suggerì l'azzurro delle tappezzerie e i nomi e gli arredi di varie stanze. Massimiliano, amante della vita di bordo, volle lo studio affacciato sul golfo e decorato come l'interno di una nave, mentre la saletta «Novara» riproduce il quadrato della fregata, cioè la sala degli ufficiali, della nave su cui aveva iniziato la carriera in marina. Il fortepiano su cui Carlotta si esercitava nella sala della musica è esposto nella sala VII.
Il primo piano era il piano di rappresentanza, destinato agli ospiti, che vi trovavano ornati carichi di stemmi e tappezzerie rosse coi simboli imperiali. Nella «Sala Storica» il pittore Cesare Dell'Acqua dipinse episodi salienti della storia del luogo e di Miramare. La sala del trono ha un soffitto a capriate, cioè sostenuto da travi disposte a triangolo, e il castello custodisce anche una raccolta di vasi orientali.
Burrasche, maledizioni e fantasmi a Miramare
Si racconta che l'arciduca avesse scelto il promontorio dopo avervi trovato rifugio durante una burrasca che lo aveva sorpreso in mare. Massimiliano, fucilato in Messico, e Amedeo, morto prigioniero in Kenya, ebbero entrambi una fine violenta: da qui nacque la cosiddetta «maledizione del castello di Miramare», secondo cui chi vi passa la notte sarebbe condannato a una morte tragica e precoce. Fra le vittime la leggenda conta anche Elisabetta, che ebbe una fine tragica alcuni anni dopo i suoi soggiorni. Altri racconti vogliono che il fantasma di Massimiliano sia tornato ad abitare il castello e il parco di cui non poté godere in vita.
Domande frequenti
Da dove viene il nome del castello di Miramare?
Miramare è la forma italiana di Miramar, dallo spagnolo «mirar el mar»: visitando il promontorio, Massimiliano ripensò ai castelli spagnoli affacciati sull'oceano Atlantico. Il nome passò poi anche alla zona di Grignano.
Come si arriva al castello di Miramare?
Dal centro di Trieste si segue il viale Miramare, che parte vicino alla stazione centrale, e si gira a sinistra al bivio di Miramare. Dall'autostrada A4 si esce a Monfalcone Est (Lisert), si prende l'uscita Sistiana e la strada regionale 14, la costiera, svoltando a destra per Grignano Mare (ingresso secondario del parco) o per Castello di Miramare (ingresso principale, sul viale Miramare).
Il castello di Miramare si visita gratis?
Il parco è a ingresso libero, mentre per entrare nel museo del castello si paga un biglietto.
