Il castello di San Giusto è la fortezza che gli imperatori d'Austria fecero innalzare in più fasi, fra il 1468 e il 1636, sulla cima del colle omonimo a Trieste. Ha pianta triangolare con un bastione a ogni vertice e ospita il Civico Museo del Castello di San Giusto, con l'armeria, e il Lapidario Tergestino.
Sul colle di San Giusto, mura e bastioni
La fortezza domina la città, il golfo e l'entroterra e sorge accanto alla cattedrale di San Giusto. Ai tre angoli del triangolo stanno bastioni di forma diversa. Il bastione Rotondo, detto anche Veneto, è quello circolare che si vede dal piazzale: si appoggia alla casa del Capitano ed è rivolto a ovest. Il bastione Lalio, chiamato pure Hoyos, ha pianta poligonale e guarda a sud-est, mentre il Fiorito, o Pomis, è triangolare.
Si entra attraverso un ponte levatoio, oltre il quale l'atrio e il vestibolo portano al vasto cortile delle Milizie, chiuso dalle mura. In cima alle cortine corrono i camminamenti di ronda scoperti che legano i tre bastioni, con la vista su Trieste, sul golfo e sul Carso; dal Lalio la cattedrale e il suo campanile sembrano a portata di mano. Da giugno le mura si coprono dei fiori bianchi e rosati dei capperi.
Il cantiere del castello, dal 1468 al 1636
Sul colle esisteva un'area fortificata fin dalla preistoria, e in epoca romana vi crebbe Tergeste, la città antica. Nel Medioevo vi si succedettero due castelli dei Veneziani: l'ultimo fu abbattuto nel 1381 per ordine del patriarca di Aquileia. L'anno seguente Trieste firmò l'atto di «Spontanea Dedizione» all'Austria.
Il nucleo della nuova fortezza fu la casa del Capitano, un edificio munito che l'imperatore Federico III d'Asburgo volle come sede del capitano imperiale, il rappresentante della Casa d'Austria in città, e che fu costruito fra il 1468 e il 1471 insieme alla cappella interna. La fortezza doveva alloggiare il capitano, difendere le mura civiche e tenere Trieste sotto controllo.
Nel breve dominio veneziano del 1508-1509 si aggiunse il bastione Rotondo e si impostò il corpo centrale a pianta triangolare. Tornata la città agli Asburgo, il cantiere riprese: dal 1542 si susseguirono restauri e modifiche, anche per la minaccia delle invasioni turche, e negli anni Cinquanta del Cinquecento sorse il bastione Lalio, che porta il nome del suo progettista. Per ultimo venne il bastione Fiorito, detto Pomis anch'esso dal nome di chi lo disegnò, che nel 1636 completò la fortezza.
Caserma, assedi e museo civico
Per secoli il castello fu la residenza del governatore austriaco. Già a metà del Seicento, però, lo si riteneva inadatto a reggere attacchi o assedi, e venne adattato a caserma e a carcere politico. La guerra vi tornò soltanto due volte. Nel 1813 vi si asserragliarono i soldati di Napoleone, tagliati fuori dopo la battaglia di Lipsia, che per 14 giorni tennero testa al fuoco delle navi austriache, inglesi e napoletane. Nel maggio del 1945, per pochi giorni all'inizio del mese, toccò ai reparti tedeschi resistere all'assedio dei partigiani e dei soldati jugoslavi; la loro resa agli angloamericani chiuse l'occupazione di Trieste da parte del Terzo Reich.
Nel 1930 il castello fu donato al Comune, che ne divenne proprietario con la deliberazione podestarile n. 30 del 1932 e lo trasformò in museo, aperto al pubblico il 31 maggio 1936. Il museo fa parte dei Civici Musei di Storia ed Arte, che due decreti ministeriali, del 1965 e del 1971, classificarono come «museo multiplo».
Nell'atrio e nel cortile delle Milizie
Nell'atrio sono raccolti stemmi della Trieste medievale, tolti agli edifici demoliti durante gli sventramenti degli anni Trenta del Novecento. Qui si trova anche la Ruota delle 13 casade, che riunisce gli emblemi delle tredici famiglie nobili storiche della città. Apparteneva al monumento che ricordava la dedizione di Trieste all'Austria: sorgeva in piazza della Stazione e fu fatto a pezzi dopo l'arrivo degli italiani nel 1918. Poco oltre sono allineati cinque pezzi d'artiglieria leggera del Cinquecento, venuti dal castello di Mocco, che faceva parte del sistema difensivo della città.
Il cortile custodisce lapidi datate fra il Cinquecento e l'Ottocento e gli originali di Michez e Jachez, i due automi ottocenteschi che battono le ore; sull'orologio del municipio, in piazza Unità d'Italia, lavorano le loro copie. Nel castello si conserva anche il Melone, simbolo tradizionale della città, un elemento decorativo scolpito a tutto tondo che in origine stava sulla cuspide del campanile della cattedrale.
Le sale della casa del Capitano
Il Civico Museo del Castello di San Giusto occupa gli ambienti quattro e cinquecenteschi della casa del Capitano. Vi si entra dal bastione Rotondo, e il percorso comincia da una sala che racconta la storia del sito e la crescita urbana di Trieste. Al pianterreno si apre la piccola cappella di San Giorgio, tardogotica. Le sue mensole hanno figure umane e mostruose, un uomo col turbante, una donna e due mostri; sulla volta compare lo stemma di Federico III, tre scudi e un muso di leone chiusi in un cartiglio con la sigla «A.E.I.O.U.».
Una delle letture dell'acronimo è «Austriae Est Imperare Orbi Universo», cioè che all'Austria spetta il dominio del mondo intero. La cappella accoglie anche sculture lignee, probabilmente del XVI secolo, e dipinti. Allo stesso piano stanno cannoni del XVI e XVII secolo, ricostruiti nelle parti più danneggiate.
Lo scalone a doppia rampa, con le pareti fitte di alabarde e altre armi d'asta del Cinquecento e del Seicento, sale al primo piano, alla sala Caprin, lunga 14,5 metri, larga 6,4 e alta 5. Per farne una sala di rappresentanza il Comune comprò dagli eredi gli arredi di Giuseppe Caprin (1843-1904), giornalista e storico triestino, che nella seconda metà dell'Ottocento li aveva riuniti nella sua «Sala Veneta», ritrovo di intellettuali.
Caprin aveva acquistato a Venezia mobili e opere d'arte dal XVI al XVIII secolo. Il grande tavolo centrale, le cassapanche nuziali e le sculture in legno poggiano su un pavimento alla veneziana, e il soffitto ligneo intagliato incornicia la vasta tela del «Trionfo di Venezia» dipinta da Andrea Celesti.
Al secondo piano, lungo i camminamenti di ronda coperti, si snoda l'armeria, sistemata negli anni Trenta attorno alle donazioni delle famiglie Caprin e Sartorio. Armature, spade, pugnali, fioretti, balestre, pistole e fucili seguono l'evoluzione delle armi italiane ed europee dal XII al XIX secolo, alternati a mobili e sculture; fra questi spicca un cassone nuziale del Quattrocento in legno intagliato.
Tergeste nel lapidario del bastione Lalio
Nei sotterranei del cinquecentesco bastione Lalio ha sede il Lapidario Tergestino, con 130 fra iscrizioni, bassorilievi e sculture della Trieste romana. Vi sono confluiti i pezzi più preziosi e delicati, esposti un tempo all'aperto nell'Orto lapidario. I monumenti vengono dall'area capitolina di San Giusto, cioè la basilica civile, il foro e il propileo, l'ingresso monumentale; altri arrivano dalle mura e dai santuari, dove le iscrizioni onoravano Giove, Minerva, Ercole, Silvano, Cibele e la Bona Dea. Dalla scena del teatro romano proviene una serie di statue, mentre are, stele, cippi, urne e sarcofagi delle necropoli tramandano i nomi degli antichi tergestini.
Una sala è riservata ai mosaici di una lussuosa villa sul mare trovata lungo la costa a Barcola, i cui scavi non sono visibili. Furono posati fra gli ultimi decenni del I secolo a.C. e la metà del secolo successivo, e mostrano come i facoltosi padroni di casa prendessero a modello le residenze imperiali di Augusto, di Tiberio e di Nerone.
Domande frequenti
Come si sale a piedi al castello di San Giusto?
Dalle Rive si attraversa Cavana e si sale per le stradine che portano fino al colle; da piazza Goldoni si prende la ripida Scala dei Giganti. Dalla scalinata delle Medaglie d'Oro, invece, via della Cattedrale passa sotto l'arco di Riccardo, mentre la via del Castello è più erta ma più diretta.
L'ingresso al castello di San Giusto è a pagamento?
Sì, il biglietto comprende il giro delle mura, il museo con l'armeria e il Lapidario Tergestino.
