Arte & Cultura · 7 min di lettura

Centro Studi Pier Paolo Pasolini a Casarsa della Delizia, nella casa della madre del poeta

Il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia occupa la casa materna del poeta e conserva i Quaderni rossi, i manifesti del 1949 e i dipinti.

Stanze del Centro Studi Pasolini a Casarsa: disegni e quadri alle pareti, quaderni rossi in vetrina
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Centro Studi Pier Paolo Pasolini ha sede a Casarsa della Delizia, in provincia di Pordenone, dentro Casa Colussi, la casa della famiglia materna dove il poeta visse dalla fine del 1942 al gennaio 1950. Inaugurato il 13 aprile 1995, custodisce un fondo di manoscritti del periodo friulano dichiarato bene di interesse culturale nel 2010.

Casa Colussi, la dimora dei nonni materni

Quella che in paese si indica come la casa di Pasolini apparteneva in realtà ai nonni materni. Sul lotto esisteva un fabbricato già nella prima metà dell'Ottocento, di forma assai diversa; la Casa Colùs o Colussi attuale fu costruita all'inizio del Novecento. Il bombardamento aereo del 5 marzo 1945, che quasi cancellò l'abitato di Casarsa, la danneggiò seriamente, e fu ristrutturata nell'immediato dopoguerra.

Pier Paolo vi passò un intero anno per la prima volta nel 1928-1929, quando il padre Carlo Alberto attraversava difficoltà economiche. Dal 1933 vi tornava ogni estate con la madre, Susanna Colussi, e con Guido Alberto, l'altro figlio. Verso la fine del 1942, con Carlo Alberto catturato dagli inglesi e detenuto in Kenya, la madre e i figli lasciarono Bologna, dove abitavano dal 1937, per paura dei bombardamenti, e si stabilirono qui. In quelle stanze il giovane di formazione borghese e universitaria incontrò il mondo contadino del paese. Il periodo casarsese si chiuse nel gennaio 1950, con la partenza per Roma insieme alla madre dopo un'accusa di atti osceni in luogo pubblico.

Dal comitato del 1976 all'Archivio Pasolini

Poco dopo la morte dello scrittore, il 17 gennaio 1976, l'Amministrazione comunale riunì amici e intellettuali a lui vicini: fra gli invitati c'erano il pittore Giuseppe Zigaina, il poeta Andrea Zanzotto, David Maria Turoldo, l'architetto Gino Valle, l'editore Giulio Einaudi e la nipote Graziella Chiarcossi. Da quell'incontro nacque il «Comitato Pier Paolo Pasolini», incaricato di progettare iniziative per ricordarne la figura e l'opera.

Per oltre un decennio seguirono solo appuntamenti sporadici. Agli inizi del 1990 la Giunta comunale, con l'atto n. 457, avviò un «Archivio Pasolini», pensato come centro di documentazione e divulgazione. I vecchi compagni dell'Academiuta e del dopoguerra, come Cesare Bortotto, Ovidio Colussi, Tonuti Spagnol e il cugino Nico Naldini, aiutarono a reperire i primi documenti, tra cui i manifesti murali che testimoniano l'impegno comunista del poeta.

Il primo nucleo dell'Archivio aprì il 21 novembre 1992 in una stanza a pianterreno dell'ex canonica di via XI Febbraio. All'inaugurazione intervennero Laura Betti ed Enzo Siciliano, che presentò in anteprima il romanzo postumo di Pasolini, Petrolio.

Gli acquisti della Provincia e i restauri

Nel 1993 la Provincia di Pordenone comprò la casa materna dagli eredi, Nico Naldini e Graziella Chiarcossi, per farne la sede dell'Archivio. Con fondi propri acquistò da Naldini anche un'ottantina di lettere autografe, gli originali dei Quaderni rossi, alcuni grandi dipinti degli anni Quaranta, sei disegni, le prime edizioni degli «Stroligùt» e di altri scritti usciti fra il 1942 e i primi anni Cinquanta, materiale fotografico e audiovisivo e l'arredamento originario della casa.

Il 30 agosto 1994 Provincia e Comune firmarono un protocollo d'intesa per gestire il nuovo istituto, chiamato allora Archivio-Centro Studi; la sede aperta nella primavera successiva era ancora da ristrutturare. Con un contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, una prima serie di lavori si concluse nel 1999 col recupero dell'edificio principale. Seguirono il riordino del piccolo giardino interno, il ripristino della sala dell'Academiuta di lenga furlana e un corpo moderno addossato alla casa. L'ultimo intervento, nel 2008, sistemò e arredò gli spazi dell'archivio, della biblioteca, dell'accoglienza e delle esposizioni.

Il Fondo Pier Paolo Pasolini e la biblioteca

Il fondo riunisce carte manoscritte e dattiloscritte del periodo friulano, carteggi con letterati non solo friulani, prime edizioni, manifesti politici del 1949, fotografie, quadri dipinti da Pasolini e le carte del cugino Domenico Naldini. Nel 2000 il lascito testamentario della famiglia Ciceri al Comune portò i manoscritti originali delle poesie in friulano, altri testi della giovinezza e il dramma I Turcs tal Friúl.

Un decreto della direzione regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali lo dichiarò il 18 giugno 2010 bene di interesse culturale, affidandone la tutela alla Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia. Nel 2011 i documenti furono riordinati e inventariati con criteri scientifici, e per legge l'archivio non può essere smembrato. Insieme ai fondi della Cineteca di Bologna e del Gabinetto Vieusseux di Firenze è tra i più ricchi dedicati allo scrittore.

La biblioteca conta circa tremila volumi e riviste. La sezione sugli anni friulani, dal 1942 al 1949, raccoglie le prime rare pubblicazioni, da Poesie a Casarsa a Dov'è la mia patria, le riviste dove Pasolini pubblicava e i libri degli amici poeti, come La vita xe fiama di Biagio Marin e Puisiis di Novella Cantarutti. Vi sono confluiti i fondi librari donati in memoria di Angela Felice, direttrice del Centro dal 2009 al 2018, e di Ovidio Colussi.

Le sale del Centro Studi

Per il centenario della nascita del poeta, il 5 marzo 2022, la casa ricevette un allestimento di tipo museale che si sviluppa sui tre piani, soprattutto al pianterreno e al primo. Le stanze avevano accolto i mobili dei discendenti di Domenico Colussi Batiston e Giulia Zacco. La pinacoteca permanente espone 25 opere giovanili: disegni a china e a tecnica mista, dipinti a tempera e a olio, nei quali si colgono richiami alle scenografie dei film successivi.

Alcune sezioni seguono l'esordio letterario. Di Poesie a Casarsa, il primo libro in versi stampato a Bologna nel 1942 e accolto con entusiasmo dal filologo Gianfranco Contini, si vedono varie stesure autografe in friulano, la lingua della madre, scelta come «una lingua vergine e naturalmente poetica». L'Academiuta, fondata nel 1945 coi giovani del paese, ebbe sede proprio in una sala della casa e vi pubblicò gli almanacchi «Stroligut» e il «Quaderno romanzo».

I Quaderni rossi sono cinque quaderni scolastici dalla copertina rossa, scritti a penna dalla primavera del 1946: un diario in cui Pasolini affronta il proprio «destino di non amare secondo la norma». Brani ne uscirono solo dopo la sua morte, nel 1980 e nel 1989.

Una sezione documenta la politica. Dopo l'uccisione del fratello Guido Alberto, partigiano della Brigata Osoppo, il 12 febbraio 1945, Pier Paolo aderì al Partito d'Azione e poi al Movimento autonomistico friulano; nel 1948-1949 militò nella sezione del Pci di San Giovanni di Casarsa. Ne restano manifesti scritti spesso in dialetto, lettere, minute e articoli.

Le fotografie di Elio Ciol fissano la visita di Maria Callas a Casa Colussi, nata dall'amicizia stretta nell'estate del 1969 sul set di Medea nella laguna di Grado, di cui sono esposti anche alcuni disegni. Sono esposte anche le immagini dei funerali, celebrati a Casarsa il 6 novembre 1975, quando una folla immensa si strinse attorno a Susanna Colussi.

Nel sottotetto, la Sala Immersiva

All'ultimo piano, un ampio sottotetto sotto travi di legno accoglie le mostre temporanee e, dal 13 luglio 2026, la Sala Immersiva. Il suo cuore è uno schermo Led di 12 metri su cui scorrono interviste, registrazioni sonore rare, filmati poco noti e fotografie d'archivio, tratti in gran parte dalle raccolte di Cinemazero di Pordenone e del Centro stesso.

I contenuti sono stati curati da Riccardo Costantini, Francesco Guazzoni e Alessandro Pasian, con l'idea di far risuonare nella casa la voce del poeta. La sala è nata dal progetto europeo «4P – Percorsi transfrontalieri scoprendo Pier Paolo Pasolini», cofinanziato dal programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027 e guidato dal Comune di Pordenone.

Domande frequenti

Dove si trova il Centro Studi Pier Paolo Pasolini?

In via Guido Alberto Pasolini 4-6, nel centro di Casarsa della Delizia, verso la piazza principale. A poca distanza sorge la chiesa arcipretale di Santa Croce e Beata Vergine del Rosario, coi suoi due campanili gemelli.

Dove è sepolto Pier Paolo Pasolini, vicino al Centro Studi?

Nel cimitero di Casarsa, a sinistra dell'ingresso, in una tomba disegnata da Gino Valle: una lapide grigia posata a terra, accanto a quella gemella della madre, all'ombra di un alloro.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Casarsa: da lì al centro di Casarsa della Delizia sono 1,5 km, da fare a piedi.

In auto, dal Raccordo Autostradale Cimpello-Pian di Pan si esce a Udine Pordenone: poi 11,2 km, 13 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Casarsa della Delizia (PN)
Coordinate
45,95000 N, 12,85000 E (centro di Casarsa della Delizia) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Musei e siti archeologici del Friuli · Archivi e biblioteche storiche del Friuli