Il Duomo di Santa Maria Assunta è la chiesa principale di Cividale del Friuli, in provincia di Udine, ed è lungo 67,50 metri. Il cantiere gotico crollò nella notte del 29 gennaio 1502 e Pietro Lombardo lo riprese in forme rinascimentali; la chiesa fu consacrata il 9 maggio 1529.
Le origini e i patriarchi di Aquileia
A Cividale avevano sede la Prepositura di Santo Stefano e il Capitolo di Santa Maria Assunta, un collegio di sacerdoti ricco e potente. Dal 737, durante la dominazione longobarda, in città si insediò il patriarca di Aquileia. Il primo fu Callisto, al quale si attribuiscono il rinnovamento e l'ampliamento del complesso religioso: la basilica di Santa Maria Assunta, il battistero di San Giovanni Battista e il Palazzo Patriarcale. I resti degli edifici di culto sono ancora in gran parte sepolti sotto il duomo, mentre le fondamenta del battistero ottagono sono venute alla luce sul sagrato con gli scavi del 1906. Nel 796 la basilica, già intitolata a Santa Maria Assunta, ospitò il concilio convocato a Cividale.
Il fuoco la colpì più volte. Dopo il grande incendio del 1186 il patriarca Pellegrino II promosse la ricostruzione e raccolse i fondi fra 380 donatori cividalesi; la cappella di San Donato, patrono della città, esisteva già e si salvò. La chiesa fu ingrandita sotto il patriarcato di Gregorio da Montelongo, dal 1259 al 1269. Un fulmine colpì il campanile nel 1299, e nel 1342 le fiamme rovinarono di nuovo il tempio. Dopo il terremoto del 25 gennaio 1348 il patriarca Bertrando lo fece risorgere; altri danni vennero col terremoto dell'8 agosto 1364, e un violento sisma lo piegò nel 1448.
Il cantiere gotico e la notte del crollo
Dal 1427 i canonici chiedevano alla Comunità i fondi per inglobare le cappelle addossate alla facciata e far avanzare quest'ultima di una decina di metri; dopo il terremoto del 1448 bisognava invece ricostruire la chiesa dalle fondamenta. Una riunione di esperti, convocata nel 1451, diede pareri diversi. L'incarico andò a Erardo da Villaco, che aveva costruito il ponte di pietra sul Natisone e morì nel 1453.
Il progetto di Bartolomeo delle Cisterne prevedeva una chiesa gotica a tre navate, con alte arcate ogivali, volte a crociera su pilastri ottagonali, tre occhi circolari in facciata e alte finestre archiacute sui fianchi. Il lavoro partì nel 1457, quando la Comunità concesse 200 carri di pietra per costruire e per avviare una fornace da calce, ma i finanziamenti rallentarono presto: nel febbraio 1458 si chiese ai manovali di scavare gratis le fondamenta. Inondazioni, pestilenze e invasioni turchesche si aggiunsero alle ristrettezze. Quando Bartolomeo morì, nel 1480, erano finiti l'abside e la parte bassa della facciata, fin sotto il cornicione.
Seguirono altri capomastri, fra cui Antonio Veronese e Alberto da Monte da Padova con il nipote Francesco, che nel contratto del 6 aprile 1494 avevano il compito di «girare gli archi sopra le colonne». Intorno al 1498 lo storico Nicolò Canussio, nel De restitutione Patriae, lodava la chiesa in costruzione, ampliata perché vi trovasse posto la lunga fila dei canonici, «in nessun luogo d’Italia più numerosi».
Nel 1500 si posarono alcune capriate, ma finito il denaro il legname rimase esposto alle intemperie per buona parte dell'anno seguente, e il tetto fu poi posato su travi già deteriorate; per economia, colonne e archi si alzavano anche con materiale poco idoneo. Bartolomeo aveva denunciato la debolezza di muri e fondamenta, senza essere ascoltato. Nella notte del 29 gennaio 1502 cedette un pilone di destra: crollarono la navata centrale, l'intera copertura e gran parte della costruzione, e rimasero in piedi solo le colonne e la parte bassa della facciata.
La ricostruzione dei Lombardo e la consacrazione
Il disastro non fermò l'opera. Arrivarono nuovi fondi da privati e da istituzioni civili e religiose, e il 9 maggio 1502 fu firmato il contratto con Pietro Solari detto Lombardo, allora impegnato nel Palazzo Ducale di Venezia. Pietro si obbligava a posare gli otto arconi sui pilastri della navata centrale e i tre agli ingressi delle cappelle del presbiterio, e il Consiglio cittadino prometteva 300 operai, pagati con imposte straordinarie sugli abitanti. Sul cantiere si alternarono i figli: Tullio ricevette un pagamento nel settembre 1502, Antonio era a Cividale nell'agosto dell'anno successivo. Pietro morì nel 1515, senza vedere l'opera finita.
Il presbiterio fu rialzato sopra una cripta semi interrata, un impianto comune nelle basiliche medievali e insolito nelle costruzioni del Rinascimento: forse si ripeteva una tradizione più antica, o ci si ispirava ad Aquileia. Dopo una sosta per la guerra di Cambrai, nel solo 1518 si lavorò per centomila giornate. Nel 1519 l'architetto Giovanni Fontana, impegnato nella costruzione del Castello di Udine, si offrì di aiutare gratis il cantiere e suggerì di rinunciare al grande cupolone previsto sopra la cappella maggiore, limitandosi a una calotta ribassata con un tetto a padiglione all'esterno.
La chiesa fu consacrata il 9 maggio 1529, con l'abside e il tetto finiti e diverse parti ancora incomplete. Nel 1549 il pavimento della navata maggiore fu coperto di marmo bianco e rosso.
La facciata, il campanile e il Settecento
La facciata di pietra mostra le due fasi. La parte bassa è quella gotica di Bartolomeo, cominciata nel 1458; la parte alta la completò dal 1535 il lapicida Giovanni Andrea degli Asturi, quando Tullio Lombardo era già morto, nel 1532, e Antonio nel 1516. Due ampie volute raccordano la fronte col timpano, e al centro si apre una trifora dove il contratto del 1502 prevedeva invece «un bel ochio»: chi l'abbia disegnata è ancora discusso.
Il portale maggiore è di Jacopo Veneziano, che lo eseguì nel 1465 in stile gotico fiorito: sugli stipiti stanno a bassorilievo l'Arcangelo e la Madonna, e sull'architrave corre un'iscrizione in caratteri gotici dedicata alla Vergine. Nella lunetta ci sono lo stemma del duomo e quello di basilica, che la chiesa ha dal 1909, quando fu elevata a basilica minore.
Il nuovo campanile sorse sul posto della chiesetta di Sant'Antonio, demolita nel 1631. Il 13 febbraio 1766 il Capitolo, allora formato da 36 canonici, deliberò di rinnovare l'interno: il progetto fu affidato a Giorgio Massari, che morì prima di completarlo, e il cantiere lo diresse il suo allievo Bernardino Maccaruzzi. Una parte dei canonici si oppose ai grandi occhi sopra gli altari e volle conservare gli archi gotici delle campate laterali, mentre nella navata centrale gli archi divennero a tutto sesto per nascondere le capriate. Nel 1771 Giuseppe Diziani affrescò l'Assunta nel cupolino del presbiterio, e due grandi iscrizioni ricordarono i lavori.
La Pala d'argento sull'altare maggiore
L'altare maggiore, dedicato almeno dal XIII secolo al patriarca Paolino, fu rifatto in marmo fra il 1717 e il 1724 da Francesco Fosconi e dal figlio Giovanni, di Portogruaro; per il peso maggiore bisognò rinforzare la volta della cripta. Sopra sta la Pala d'argento di Pellegrino II, patriarca dal 1195 al 1204, che la commissionò in dono a Cividale, forse sua città natale.
La pala misura 203x102 cm ed è formata da 123 lamine d'argento con doratura a fuoco, lavorate a sbalzo, a cesello, a punzone e in filigrana. Al centro, sotto tre arcate, c'è la Madonna col Bambino benedicente, fra gli arcangeli Gabriele e Michele che le offrono una pisside; nelle due valve laterali stanno 25 santi a figura intera, coi nomi impressi a punzone, e sulla cornice 23 busti di profeti biblici. Pellegrino II è inginocchiato in basso, sotto i piedi della Vergine. Lungo la cornice corre un'epigrafe che augura alla pala di restare ben conservata e minaccia i profanatori delle «pene eterne dell’inferno tra il freddo che contorce e il fuoco che divora».
Il periodo più probabile per la sua esecuzione è il 1200-1204. Nacque come paliotto per la faccia anteriore della mensa, e si ritiene che stia nella parte alta dell'altare dal Cinquecento. Nel 1437 i canonici avevano chiesto all'orefice Nicolò di Domenico una seconda ancona d'argento, che non fu mai finita: nel 1450 il Capitolo si fece restituire l'argento consegnato. Nel 1524 chiese al Pordenone di affrescare le pareti dell'abside, ma l'accordo non fu raggiunto.
Altari, cripta, riti e chiostro
Nella cappella absidale destra c'è l'altare di San Donato, patrono di Cividale dal X secolo, quando le sue reliquie arrivarono dalla Pannonia. Per il suo cranio l'orafo Donadino realizzò nel 1374 un busto reliquiario, conservato nel Tesoro del duomo ed esposto nella solennità patronale del 21 agosto. L'altare attuale, disegnato da Leone Morandini, è del 1928, e la pala con San Donato fra i martiri è di Luigi Bront, del 1932. Sulla parete sinistra della cappella sta la grande Annunciazione dipinta nel 1546 da Pomponio Amalteo per il monastero domenicano della Cella: soppresso il convento nel 1806, il quadro doveva andare a Parigi, ma per il ritardo nella consegna il Capitolo poté tenerlo nel duomo.
Nella navata destra il nicchione del 1645 accoglieva il battistero di Callisto, poi ricomposto nel Museo Cristiano, allestito nel 1946. Ai suoi lati sono esposti quattro dei 34 ritratti rinascimentali affrescati fra le capriate e nascosti dalla volta del Settecento. All'altare della Madonna ci sono la pala del dalmata Matteo Ponzone, del 1617, e una Pietà in pietra artificiale dipinta, un Vesperbild del primo decennio del Quattrocento; all'altare del Crocifisso c'è la tela di Antonio Grimani del 1619. Il duomo conserva anche la Lapidazione di santo Stefano e l'Ultima cena di Jacopo Palma il Giovane, del 1606. In fondo alla navata sinistra sta il crocifisso ligneo databile tra il XII e il XIII secolo, nella cui testa il restauro del 2014 ha trovato una piccola croce smaltata.
Sopra il portale maggiore, all'interno, c'è il monumento equestre in legno laccato a Marcantonio da Manzano, condottiero cividalese caduto nel 1617 nella guerra di Gradisca, commissionato dalla Comunità di Cividale nel 1621. Sul lato sinistro della controfacciata c'è la tomba del patriarca Nicolò Donato, morto nel 1497 dopo aver riportato in città, dal 1494, la sede dei patriarchi; il monumento è opera del bergamasco Giovanni Antonio di Bernardino da Carona. Nella cripta, con le volte a crociera su snelle colonne, riposano dal 1734 le spoglie del patriarca Paolino; dal 1921 vi sono sepolti anche i musicisti Giovanni Battista Candotti e Jacopo Tomadini, e alle pareti si susseguono le quattordici stazioni in cotto della Via Crucis di Max Piccini, del 1964.
Ogni 6 gennaio nel duomo si celebra la Messa dello Spadone, che ricorda la nomina, nel 1366, di Marquardo von Randeck a capo spirituale e temporale del patriarcato: il diacono, con l'elmo piumato, vibra tre colpi in aria con la spada del patriarca. Il 12 luglio 1412 nel duomo fu investito dei poteri temporali il patriarca Ludovico di Teck, e nel Tesoro è conservata la cattedra su cui 26 patriarchi ricevettero l'investitura temporale. Dalla navata destra si passa alla corte dei canonici, coi resti di un chiostro medievale dell'XI-XIII secolo individuati nel 1954.
Domande frequenti
Quando fu costruito il Duomo di Cividale?
Il Duomo di Cividale nasce dal cantiere gotico avviato nel 1457 sul progetto di Bartolomeo delle Cisterne; dopo il crollo del 1502 lo riprese Pietro Lombardo, e la chiesa fu consacrata il 9 maggio 1529.
Che cos'è la Pala d'argento del Duomo di Cividale?
La Pala d'argento è l'opera di 123 lamine d'argento dorato voluta da Pellegrino II, patriarca dal 1195 al 1204, con la Madonna, gli arcangeli, 25 santi, 23 profeti e il committente inginocchiato.
Perché la facciata del Duomo di Cividale ha due stili?
La facciata del Duomo è gotica nella parte bassa, di Bartolomeo delle Cisterne, e rinascimentale in quella alta, completata dal 1535 da Giovanni Andrea degli Asturi con le volute e la trifora.
Chi è sepolto nel Duomo di Cividale?
Nella cripta del Duomo di Cividale riposano il patriarca Paolino e i musicisti Giovanni Battista Candotti e Jacopo Tomadini; il patriarca Nicolò Donato ha il suo monumento funebre nella controfacciata.
