Il duomo di Pordenone, dedicato a San Marco, è la principale chiesa cattolica della città e la concattedrale della diocesi di Concordia-Pordenone. Sorto su un edificio del Duecento e ricostruito in forme romanico-gotiche a partire dal 1363, custodisce un gruppo di opere di Giovanni Antonio de' Sacchis, il pittore conosciuto come il Pordenone.
La facciata e il campanile di San Marco
La chiesa si affaccia su piazza San Marco, nel cuore della città murata, a pochi passi dalla loggia del Municipio: dalle trifore del palazzo comunale si abbracciano con lo sguardo le sue strutture, nate in epoche diverse. Il fronte segue il progetto ottocentesco di Francesco Lazzari, che non venne mai completato.
Su questa facciata spoglia risalta il portale del 1511, opera del lapicida, cioè lo scultore della pietra, Giovanni Antonio Pilacorte. I segni dello zodiaco corrono sugli stipiti, le scene della Creazione decorano l'architrave e i plinti, mentre la lunetta ospita il Cristo Passo.
Accanto si alza il campanile in mattoni a vista, terminato nel 1347 nello stile romanico-gotico, con trifore e archetti pensili in cotto, cioè file di piccoli archi in rilievo lungo la muratura. La cuspide, la punta che lo corona, fu aggiunta nel Seicento e porta la torre a 79,47 metri d'altezza.
Dalla pieve di Torre al cantiere del Trecento
All'inizio i fedeli del luogo dipendevano dalla pieve dei Santi Ilario e Taziano, nella frazione di Torre, che si ritiene fondata da Aquileia. Col passare del tempo Pordenone acquistò peso a danno di Torre, sia per ragioni politiche sia per il lento interramento del Noncello. Nel 1278 la chiesa di San Marco si separò dalla chiesa madre e fu elevata a pieve.
Quella prima chiesa, del Duecento, poggiava a sua volta sui resti di una costruzione più antica. Dal 1363 l'edificio venne riedificato in stile romanico-gotico, e altri rimaneggiamenti seguirono nei secoli successivi. Della fabbrica medievale si conservano più fedelmente l'abside trecentesca, il tiburio, cioè il corpo che racchiude la cupola all'incrocio dei bracci, e il campanile.
Restauri e terremoto nel Novecento del duomo
Il primo progetto di restauro esteso all'intero edificio partì nel 1956 e fu condotto in più tempi. Per restituire alla chiesa l'aspetto raggiunto con gli ampliamenti del Settecento si demolirono anche alcune costruzioni vicine, e all'interno riemerse la decorazione della cupola del transetto.
Fra il 1965 e il 1975 si mise mano al pavimento, sotto il quale comparvero alcune lastre tombali, poi sistemate fuori dalla chiesa. Il tetto della navata fu rifatto secondo la struttura originaria. Sotto l'intonaco della navata tornarono alla luce affreschi del Tre e Quattrocento: vennero staccati e appesi alle pareti interne, tranne la scena in migliore stato, rimasta al suo posto.
Il terremoto del Friuli del 1976 danneggiò gravemente il duomo, e fu necessario consolidare i muri portanti e rifare sia il pavimento sia il tetto della navata. Con l'intervento del 1997 la muratura venne rinforzata da tiranti in acciaio e la facciata fu sistemata.
Il Pordenone nel duomo di San Marco
Giovanni Antonio de' Sacchis lavorò qui lungo tutta la carriera. Ancora sotto i vent'anni affrescò una Madonna con Bambino. Fra il 1515 e il 1516 dipinse la Pala della Misericordia, collocata sul primo altare di destra e ritenuta il capolavoro della sua prima maturità; rubata, fu poi restituita e restaurata.
Sul pilastro destro si trovano due suoi affreschi. Il Sant'Erasmo mostra già la maniera degli anni maturi; il San Rocco, considerato l'autoritratto del pittore, risale a dopo il viaggio a Roma che egli compì probabilmente fra il 1516 e il 1518.
Dopo i lavori a Cremona e a Piacenza, il Pordenone tornò in città. Nel 1534 dipinse le portelle del fonte battesimale con episodi della vita del Battista, e fra il 1533 e il 1535 realizzò la Pala di San Marco per l'altare maggiore, dedicata al patrono: fu l'ultima opera eseguita a Pordenone prima di stabilirsi per sempre a Venezia.
Cappelle, acquasantiera e altri maestri
Nella cappella dei Santi Pietro e Paolo la parte alta delle pareti conserva decorazioni ad affresco che si attribuiscono a Gentile da Fabriano. La cappella Mantica custodisce invece gli affreschi di Giovanni Maria Zaffoni, dove compare il ponte sul Noncello com'era nel 1555.
Dietro l'altare maggiore, durante gli ultimi restauri, è riaffiorato dall'intonaco un frammento di affresco con un'iscrizione del 1412, la più antica fra quelle emerse nella chiesa. Il Pilacorte, autore del portale, scolpì anche l'acquasantiera e la coppa del battistero. Completano l'interno dipinti di Pomponio Amalteo, Marcello Fogolino, Gianfrancesco da Tolmezzo, Domenico Robusti e Pietro Muttoni.
Domande frequenti
Perché il duomo di Pordenone è dedicato a San Marco?
Il titolo richiama l'evangelista Marco, che la tradizione indica come il primo a portare il Vangelo ad Aquileia: è un segno del legame della comunità cristiana con quella Chiesa.
Da quando il duomo di Pordenone è concattedrale?
Dal 26 ottobre 1974, per decreto della Congregazione per i vescovi, quando la sede vescovile della diocesi passò da Portogruaro a Pordenone.
