La Loggia del Lionello è il palazzo comunale quattrocentesco di Udine, in piazza Libertà, ai piedi del colle del castello. Porta il nome dell'orafo Nicolò Lionello, che nel 1448 ne ridisegnò il progetto, e dopo l'incendio del 1876 fu ricostruita in un solo anno dall'architetto Andrea Scala.
Le facciate in pietra bianca e rosa
L'edificio ha due piani, una pianta rettangolare leggermente irregolare e misura 18,50 metri per 35,50, con un'altezza di 15,20 metri. Le pietre bianche e rosa corrono a fasce alterne su tutto il rivestimento, e le edicole agli spigoli, chiuse da un pinnacolo, legano lo stile al gotico veneziano. Il pianterreno poggia su un alto basamento ed è aperto su tre lati: archi a sesto acuto, cioè a punta, poggiano su due semicolonne e su diciannove colonne, due delle quali più grosse agli angoli, con capitelli a fogliame. All'interno, sette arcate a tutto sesto corrono parallele al muro di fondo, che chiude il lato posteriore.
La facciata maggiore guarda il colle del castello: in basso si aprono dieci arcate, e un'ampia scalinata sale alla piazza dalle due centrali. Al piano superiore una pentafora, cioè una finestra divisa in cinque luci, si apre su un balcone fra due trifore laterali. Tutt'intorno spiccano gli stemmi in pietra dei luogotenenti veneti degli anni Sessanta e Settanta del Cinquecento e delle famiglie Savorgnan e Montegnacco. Fra i pinnacoli della pentafora sei stemmi della città richiamano le sei lettere del suo nome latino, «Utinum», che la facciata porta scritto in caratteri gotici.
Sul lato verso via Mercatovecchio, la strada che parte proprio dalla loggia, un'altra pentafora è incorniciata da una fila di dentelli e da tondi in pietra con gli Evangelisti a bassorilievo e, ai lati, le figure dell'Annunciazione; fra gli stemmi c'è quello di Matteo Vitturi, del 1445. La facciata verso il duomo ha una trifora con quattro stemmi allusivi alla giustizia, alla pace, alla guerra e al lavoro, e lo stemma di Roberto Morosini, primo luogotenente veneto a Udine nel 1420. Sull'angolo fra la piazza e Mercatovecchio sta la Madonna con Bambino di Bartolomeo Bon: regge il Figlio su un braccio e sull'altro un modellino del castello com'era prima del terremoto del 1511.
Dalla casa del Comune al voto del 1441
Il Comune di Udine aveva già una sede in questo punto: una domus comunis, casa del Comune, ricordata dal 1261 e dotata nel 1333 di una piccola torre. Divenuta troppo stretta per un consiglio di oltre 40 membri, fu affiancata da una seconda casa, la lobia parva («loggia piccola»), documentata dal 1334 e decorata con le storie della guerra fra Greci e Troiani. Alcuni di quegli affreschi, del 1360 circa, riemersero nel 1982 durante i restauri del vicino palazzo Manin.
Dopo la resa di Udine a Venezia, il 4 giugno 1420, la città diventò sede del luogotenente veneto. Il 24 gennaio 1441 il nobile Nicolò Savorgnan, uno dei sette Deputati, lamentò in Consiglio che Udine era priva «della gloria e dell'onore di un Palazzo Pubblico». La proposta passò all'unanimità: si stanziarono cento ducati l'anno e si destinò all'opera l'intero dazio del pane venduto in città. Il primo progetto fu affidato a Cristoforo da Milano, l'architetto che aveva lavorato con i fratelli alla Ca' d'Oro di Venezia; al suo fianco volle il capodistriano Bartolomeo Costa Sbardilini, detto Bartolomeo delle Cisterne per le cisterne d'acqua che aveva costruito in gioventù.
Nel 1442 Bartolomeo ebbe l'incarico di procurare i materiali, e un maestro carpentiere partì per la Carnia a scegliere il legname. Servivano dieci colonne, e Bartolomeo si offrì di scolpirne una di prova a proprie spese. I lavori, però, andarono avanti a rilento per alcuni anni.
Nicolò Lionello e il cantiere del 1448
Il 1448 fu l'anno decisivo. Il 10 maggio il Consiglio affidò la sorveglianza del cantiere a quattro cittadini, Nicolò dei Bombeni, Raimondo della Torre, Giovanni Rainoldi e Nicolò Lionello. Orafo con bottega in Mercatovecchio e consigliere dal 1434, Lionello aveva firmato fra il 1434 e il 1435 il grande ostensorio d'argento dorato del duomo di Gemona, alto 61,8 centimetri. Il 4 giugno presentò un proprio disegno per rifare la loggia da capo; ventitré consiglieri lo approvarono, mentre altri venti chiesero una commissione che ne verificasse la fattibilità. Si costruì comunque secondo il suo progetto, che forse migliorava quello di Cristoforo, già previsto in pietra bianca e rosa.
Bartolomeo delle Cisterne fu nominato direttore dei lavori nel febbraio 1450. Già nel giugno 1448 aveva chiesto a Bartolomeo Bon, il lapicida che aveva scolpito la porta del palazzo Ducale di Venezia, la statua della Madonna per 50 ducati. Lionello e Bartolomeo lavorarono a stretto contatto, non senza liti, come quella sulle finestre della stanza del camino. Il Consiglio respinse l'idea dell'orafo di rivestire l'esterno di sola pietra bianca, ma accolse il suo disegno per le scale, poste all'esterno dell'edificio.
Il rovere e il larice per il tetto venivano dai boschi friulani, mentre le pietre arrivavano via mare dall'Istria a Monfalcone. I marmi furono lavorati da scalpellini venuti in gran parte dai laghi lombardi, come Amicino da Como ed Elia da Bissone. La prima seduta del Consiglio si tenne nella «gran sala» il 29 settembre 1455. Quando Lionello morì, nell'agosto del 1462, la costruzione era nel suo insieme completata.
Ampliamenti e vita della loggia di Udine
Il palazzo del Quattrocento era più piccolo: al pianterreno, accanto al loggiato, c'era la stanza detta «del camino», al piano superiore una grande sala. Solo due facciate, quella verso Mercatovecchio, allora la principale, e quella verso il castello, erano rivestite di pietra; le altre due erano di mattoni. Il 16 novembre 1494 il Consiglio decise di allungare la loggia fino alle dimensioni attuali, e intanto acquistò le case retrostanti per un nuovo palazzo comunale affidato a Pietro Lombardo.
Il passo più vistoso venne nel 1642, quando i consiglieri decisero di aprire tutto il pianterreno con colonne e archi su ogni lato. Il progetto fu dell'architetto Francesco Contini e lo eseguì in un paio d'anni il tagliapietra veneziano Pietro Bagatella, con pietre caricate nel porto di Cervignano. Nel 1665 Gio. Giuseppe Capodagli, nella sua «Udine illustrata», descrisse una loggia «spaziosa di 20 passa», sormontata da un salone coperto di piombo dove a Carnevale si recitavano commedie.
Nel salone si tennero anche lezioni di diritto e una scuola di ballo, e soprattutto recite, perché la città non aveva una sala per il teatro. Nel 1602 i comici della compagnia di Federico Ricci lo danneggiarono, e il Comune spese quaranta ducati per ripararlo; dopo ripetuti pericoli d'incendio, nel 1672 il Consiglio deliberò di costruire un vero teatro. Dal 1538 la loggia servì anche per la tortura con la corda, spostata dal castello perché le grida non turbassero la moglie malata del luogotenente Gabriele Venier. Un'incisione del 1753 mostra all'altezza della trifora di destra una trave con la carrucola.
L'incendio del 1876 e la ricostruzione di Andrea Scala
Il 19 febbraio 1876, alle sei del pomeriggio, una perdita di gas illuminante causò un'esplosione, e subito dopo le fiamme avvolsero l'edificio: malgrado gli sforzi dei cittadini il palazzo fu quasi interamente distrutto. Il 28 febbraio il Consiglio comunale deliberò di ripristinare la loggia «nelle sue forme originarie» e ne affidò i lavori all'architetto udinese Andrea Scala (1820-1892), noto soprattutto come progettista di oltre venti teatri. La sua relazione tecnica, scritta in un mese, è una fonte fondamentale sulle fasi costruttive dell'edificio, e il cantiere si chiuse in un anno. La sorveglianza dei lavori toccò al costruttore Girolamo D'Aronco, padre dell'architetto Raimondo.
Le novità furono poche: il lato sud rifatto dalle fondamenta, la scalinata centrale ristretta alla distanza fra le colonne d'ingresso, il balcone della facciata maggiore ricostruito su modelli veneziani. Dieci delle diciannove colonne, «rovinosamente calcinate», furono sostituite, e il vecchio tetto a capriate lasciò il posto a una copertura a carena di nave, cioè curva come uno scafo rovesciato, in lastre di piombo. Nel 1877 sull'angolo sinistro comparve il gruppo della Patria del Friuli di Andrea Flaibani, a bilanciare la Madonna di Bon. Al piano superiore la sala consiliare fu spostata verso l'antica piazza del Vino, più luminosa, e le decorazioni, fra aspre polemiche contro gli artisti forestieri, andarono al fiorentino Gaetano Bianchi.
All'inizio del Novecento il Comune fece sorgere alle spalle della loggia il Palazzo degli Uffici Municipali di Raimondo D'Aronco, che vi è unito da uno scalone inaugurato il 6 luglio 1930.
Sotto il loggiato e nella sala del Consiglio
Nel muro di fondo del loggiato, a sinistra, si trovano i busti in bronzo dei generali friulani Carlo Caneva e Antonio Baldissera, modellati nel 1927-28 dallo scultore Alfonso Canciani. Segue il monumento in pietra al luogotenente Nicolò Mocenigo, del 1642, che per errore porta la data 1512 e il nome di Andrea Trevisan, e poi l'epigrafe della medaglia d'oro al Valor Militare concessa nel 1947 al Friuli e alla città.
A destra della scalinata che sale al piano superiore c'è l'affresco di Giuseppe Ghedina, dipinto verso il 1880 per sostituire la Madonna con Bambino che Giovanni Antonio Pordenone aveva affrescato nel 1516 per 12 ducati. L'originale, già staccato e ricollocato nel 1642, fu strappato dopo l'incendio e portato nei Civici Musei del castello; la copia vi aggiunge una veduta di Udine e tre angeli musicanti. Seguono i busti di Benedetto Cairoli e dello statista Quintino Sella, entrambi di Flaibani. Fra le colonne stanno il termometro a spire bimetalliche di Arturo Malignani e il trespolo in ferro battuto per gli strumenti meteorologici di Alberto Calligaris.
Il piano superiore è diviso in tre grandi ambienti. Quello di destra ospita la Sala del Consiglio comunale, con l'affresco della Giustizia di Gaetano Bianchi fra due tele dell'epoca veneta: una di Pomponio Amalteo del 1574, con una veduta a volo d'uccello di Udine dominata dal castello, e una di Francesco Floreani del 1586.
Domande frequenti
Dove si trova la Loggia del Lionello?
Sul lato di piazza Libertà rivolto verso il colle del castello, di fronte alla loggia di San Giovanni e alla Torre dell'Orologio. Chi scende dal castello passa sotto l'Arco Bollani e se la trova davanti.
La Loggia del Lionello è accessibile a piedi?
Sì, la piazza è sempre raggiungibile a piedi e il loggiato del pianterreno è aperto su tre lati.
