Arte & Cultura · 7 min di lettura

Museo Archeologico Nazionale di Cividale: due secoli di scavi e i corredi longobardi

Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli, raccolta archeologica fondata nel 1817, con il sarcofago di Gisulfo e le 56 monete d'oro longobarde.

Museo Archeologico di Cividale: vetrine a forma di tombe con croci d'oro, spade e corno rosa, affresco sul fondo
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli nacque nel 1817 per volontà del canonico Michele della Torre Valsassina e dal 1990 ha sede nel cinquecentesco palazzo dei Provveditori Veneti, in piazza Duomo. Le sue raccolte coprono i secoli dal municipio romano al dominio veneziano e hanno il loro cuore nei corredi funebri dei Longobardi.

Palazzo dei Provveditori Veneti, la sede in piazza Duomo

L'edificio chiude il lato orientale della piazza, accanto alla chiesa di Santa Maria Assunta. Il disegno è attribuito ad Andrea Palladio. Un'iscrizione del provveditore Sebastiano Querini sulla facciata colloca la costruzione fra il 1581 e il 1596, mentre altre fonti allargano il cantiere dal 1565 al 1615.

Per fargli posto fu raso al suolo il palazzo patriarcale, un vasto complesso che occupava l'intero isolato ed era collegato alla chiesa vicina. Nel sottosuolo ne restano i muri di grossi ciottoli di fiume legati con malta, la pianta rettangolare e un pavimento a mosaico bianco con un disegno geometrico di tessere nere. Le fonti scritte lo descrivono come una grande dimora dalle molte stanze, con una cappella intitolata a San Paolino d'Aquileia, accanto a un giardino, il viridarium, che aveva un pozzo. Una sala sotterranea mostra la stratificazione emersa durante i restauri del palazzo, con tracce di edifici romani e mura medievali.

La fondazione del 1817 e gli scavi di Cividale

Un decreto imperial regio istituì il museo nella stagione di ricerche finanziata dall'imperatore austriaco Francesco I. Appassionato di storia medievale, il conte della Torre cercava i resti lasciati dai Longobardi e voleva provare con l'archeologia che il municipium di Forum Iulii, ricordato da molte fonti antiche, corrispondeva a Cividale e non a Zuglio, centro della Carnia. Gli scavi, cominciati nel 1818, gli diedero ragione, e le scoperte ebbero larga eco fra gli studiosi italiani e del mondo germanico. Nelle intenzioni dell'imperatore e del conte, il museo doveva servire agli esperti di antichità e insieme agli abitanti, per conoscere le proprie radici.

La prima sede stava in Borgo San Pietro, in un locale del vecchio Collegio dei Padri Somaschi, e divenne presto troppo piccola per una collezione che crebbe per tutto l'Ottocento. Nel 1874, in piazza Paolo Diacono, venne alla luce la cosiddetta tomba di Gisulfo. Nella seconda metà del secolo guidarono il museo alcuni eruditi del capitolo di Cividale, fra cui monsignor Jacopo Tomadini, celebre in Europa come organista e maestro di cappella, che lo diresse dal 1877 al 1883.

Da palazzo de Nordis al trasloco del 1990

Dal 1889 la raccolta occupò le sale più solenni di palazzo de Nordis. Qui il direttore Alvise Zorzi la riordinò con metodo, ottenne la biblioteca e l'archivio del Capitolo di Cividale e firmò la prima guida completa della collezione. Nel museo, ormai statale, il pianterreno ospitava in due sale il Lapidario coi reperti romani, longobardo-carolingi e patriarcali. Delle quattro sale del piano nobile, la prima era dedicata all'età preromana e romana e la seconda alla tarda antichità e al Medioevo; la terza custodiva l'archivio ex capitolare coi beni delle benedettine di Santa Maria in Valle, la quarta i libri.

Durante la prima guerra mondiale molte opere furono messe al sicuro a Venezia e a Firenze, e nella prima metà del Novecento la crescita proseguì con Ruggero della Torre, Mario Brozzi e Amelio Tagliaferri. Fra il 1970 e il 1977 si susseguirono chiusure prolungate e anni senza una direzione stabile. Il terremoto del 15 settembre 1976 danneggiò il palazzo: il museo chiuse e la collezione fu trasferita nel castello di Miramare, a Trieste.

Il trasloco nel palazzo dei Provveditori Veneti fu seguito da Amelio Tagliaferri. L'edificio era stato riportato all'aspetto originario dall'architetto Domenico A. Valentino, dal 1986 soprintendente per i Beni Ambientali, Archeologici, Artistici e Storici della Regione Friuli-Venezia Giulia. La nuova sede aprì il 2 giugno 1990 con la mostra «I Longobardi», ideata da Tagliaferri con la direttrice Paola Lopreato. L'allestimento richiese un ampio riordino delle collezioni e dei reperti delle campagne di scavo del 1987 e del 1988 nella necropoli di Santo Stefano in Pertica. Nel 2001 il palazzo fu assegnato alla soprintendenza regionale competente per l'archeologia.

Città invisibile e lapidario di Cividale

Il 20 giugno 2025 si è inaugurato al pianterreno «Forum Iulii, la Città Invisibile», prima tappa di un rinnovamento avviato nel 2023 coi fondi del Ministero della Cultura, che riguarda le strutture del palazzo e l'intero allestimento. Il percorso racconta la città romana in tre nuclei, la città invisibile, il sacro e il potere. Invisibile perché i suoi monumenti si sono disgregati del tutto, Forum Iulii riaffiora in frammenti architettonici e in mosaici pavimentali di pregio. Per la prima volta sono esposti i materiali della necropoli di Borgo di Ponte, un sepolcreto del I secolo d.C. scoperto fra Otto e Novecento al di là del ponte del Diavolo. Il potere dell'età imperiale è affidato ai bronzi di Zuglio, che ornavano il foro di Iulium Carnicum, fra cui una celebre testa-ritratto.

Negli anni del trasloco prese forma anche la sezione lapidaria, che con epigrafi, elementi architettonici e mosaici segue la vicenda della città dall'età romana all'età moderna. Fra le pietre più antiche figurano il basamento di una statua di Caracalla, la cimasa del presbitero Ianuarius, proveniente da Invillino, e un dossale di cattedra del VII secolo, cioè lo schienale di un seggio. Al IX secolo appartiene un pluteo a riquadri, cioè una lastra di recinzione, affiancato da quello col monogramma di Cristo venuto da Santa Maria Assunta. Fra l'XI e il XIII secolo si datano una formella con uccelli e una lastra con una piccola sirena, mentre i rilievi romanici con gli animali fantastici dei bestiari sono dei secoli XII e XIII. Dalla Dalmazia giunse la collezione Cernazai, con iscrizioni funebri latine e greche e un rilievo che raffigura una porta.

I Longobardi al piano nobile

La sezione longobarda, nucleo principale del museo, occupa il piano nobile in ordine cronologico, con armi, gioielli, monete e attrezzi venuti dalle aree funerarie di Cividale e del Friuli. Il primo insediamento a Forum Iulii è documentato dai corredi delle necropoli di San Giovanni-Cella e di Santo Stefano in Pertica, fra la fine del VI e la metà del VII secolo, in gran parte oggetti importati. A Cella fu trovato il dischetto del cavaliere, una lamina d'oro del VII secolo con un intreccio lungo i bordi e un cavaliere armato al centro. Il corredo del guerriero orefice, dello stesso secolo, comprende i suoi strumenti di lavoro. Fra le fibule, cioè le spille da veste, molte sono lavorate a filigrana o ornate di pietre e smalti.

Il sarcofago della tomba di Gisulfo è un pezzo romano riutilizzato a metà del VII secolo per il cosiddetto duca, e conteneva oggetti d'oro. Fra questi c'è la più famosa delle croci in lamina d'oro, che i Longobardi applicavano al velo o al sudario del defunto. Nel 2012 il salone accolse la ricostruzione della necropoli di San Mauro: 16 sepolture in vetrine che imitano le fosse, orientate da ovest a est come al momento della scoperta, con gli oggetti disposti su sagome nella posizione d'origine e un grande affresco del funerale di un capo guerriero sulla collina.

Spicca la tomba 41, di un cavaliere giovanissimo e di alto rango: un bambino di circa 9 anni, deposto con le armi, una croce d'oro riccamente decorata e una fibula a bracci uguali senza confronti. Su quella spilla un volto barbato sta fra due animali dal corpo di serpente e dalle teste d'aquila, e gli archeologi vi leggono il dio Odino coi suoi compagni. Al corredo di una bambina appartiene invece un corno potorio, cioè una coppa a forma di corno, di vetro rosa. L'ultima sala presenta l'arte longobarda già intrecciata col mondo carolingio e l'oreficeria sacra del ducato friulano, con la Pace del duca Orso, la croce astile di Invillino e due reliquiari d'argento del tesoro del Duomo.

Monete d'oro, codici e lapidi ebraiche

Il museo espone 56 monete d'oro del regno longobardo, alcune rarissime, che appartengono alla Fondazione Friuli: per numero e importanza dei pezzi la raccolta è considerata la seconda al mondo del suo genere. Possiede inoltre opere d'arte, oreficerie e codici miniati di varie epoche, fra cui un celebre salterio miniato, l'Egbert Psalter.

Le campagne di Michele della Torre, nei primi decenni dell'Ottocento, riportarono alla luce anche numerose stele funerarie con iscrizioni in caratteri ebraici, nel cimitero scomparso che sorgeva fuori porta San Domenico. La comunità ebraica di Cividale risale alla prima metà del XIII secolo, e il cimitero è attestato dal XIV con la sepoltura di un'ebrea di origine goriziana. Queste lapidi ebraiche, uniche in città, hanno una sezione propria nelle collezioni permanenti.

Domande frequenti

Come si chiama il Museo Archeologico Nazionale di Cividale in friulano e in sloveno?

In friulano è il Museu Archeologjic Nazionâl di Cividât, in sloveno il Narodni Arheološki Muzej Čedad.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Cividale del Friuli a 1,5 km, una distanza da fare a piedi.

In auto, dalla Tangenziale Ovest si esce a Udine-Via Martignacco: poi 19,9 km, 24 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Museo archeologico nazionale.

Info utili

Dove si trova
Cividale del Friuli (UD)
Coordinate
46,09359 N, 13,43177 E (Museo archeologico nazionale) · Apri su Google Maps
Orari e biglietti
sul sito ufficiale (museoarcheologicocividale.beniculturali.it)

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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