Il Museo Carnico delle Arti Popolari, dedicato a Michele Gortani, è il museo etnografico di Tolmezzo e nasce dagli oggetti che il geologo e senatore raccolse nelle case della Carnia a partire dal 1920. Nelle sale del seicentesco Palazzo Campeis racconta la vita domestica, i mestieri e le feste della montagna carnica fra il Trecento e l'Ottocento.
Palazzo Campeis, sede del Museo Carnico
Il palazzo sorge nel centro di Tolmezzo, Tumieç in friulano, ai piedi del monte Strabut. È un caseggiato imponente, con tre ali attorno a un ampio cortile, che nella pianta richiama le dimore signorili venete: un blocco centrale, barchesse abitate ai lati e un corpo minore porticato per la servitù. Dentro, le stanze sono passanti, cioè si attraversano l'una dopo l'altra. In facciata risaltano il portone e, sopra di esso, le bifore in pietra bocciardata, cioè resa ruvida a colpi di martello.
Dal sottoportico si entra nel percorso di visita. Sulle sue pareti si vedono due affreschi del Trecento e gli stemmi dei comuni che appartengono al Bacino Imbrifero Montano Tagliamento.
Una loggetta chiude il quarto lato del cortile e custodisce grandi recipienti di pietra per i grassi, alcuni secchiai pure in pietra e diversi attrezzi dei campi. Da qui si passa al giardino, il broili di Casa Campeis, dove i terrazzamenti ricavati sulle pendici dello Strabut permettevano di coltivare alberi da frutta. Nella parte in piano, altre logge riparano gli attrezzi agricoli più grandi, qualche carro e la slitta tipica della zona, la louge.
Michele Gortani e le mille case della Carnia
Michele Gortani nacque il 16 gennaio 1883 a Lugo, in Spagna, dove lavorava il padre, l'ingegnere Luigi Gortani. La madre, Angelina, apparteneva al terzetto delle sorelle Grassi, che fra le donne della Carnia furono le prime ad andare in montagna come alpiniste. Geologo e professore universitario, fu membro dell'Assemblea Costituente e senatore fra il 1948 e il 1953: a lui si devono il secondo comma dell'articolo 44 della Costituzione, sulle zone montane, e l'articolo 45, sulla tutela dell'artigianato.
Finita la Grande Guerra, con la moglie Maria Gentile e alcuni collaboratori sparsi nelle valli, Gortani cominciò a cercare e ad acquistare gli oggetti di una civiltà contadina e artigiana che stava scomparendo. Entrò così in più di mille case. Non lo spingeva il gusto dell'accumulo: voleva documentare la maestria raggiunta nell'intaglio del legno e nella tessitura, ma anche l'ingegno di chi rattoppava una pentola o confezionava gli scarpèts sovrapponendo strati di stracci.
Secondo la scheda di Italia.it, la raccolta fu allestita in Palazzo Campeis dal 1937; l'inaugurazione del museo, uno dei primi musei etnografici sorti nelle Alpi italiane, porta la data del 22 settembre 1963. Per il catalogo del 1965, intitolato «L'arte popolare in Carnia», Gortani scrisse una prefazione che si apre con l'«Amor mi mosse» del secondo canto dell'Inferno di Dante. Morì a Tolmezzo il 24 gennaio 1966, e la prima sala del pianoterra è dedicata alla sua vita.
Le stanze della casa carnica
La collezione si distribuisce su tre piani, in una trentina di sale. Alcune riproducono gli ambienti della casa tradizionale: la cucina, tre camere e il tinello, arredati con mobili antichi in gran parte settecenteschi e completati da biancheria ricamata, quadri e suppellettili.
Uomini e donne del passato guardano il visitatore da una lunga serie di ritratti carnici del Settecento e dell'Ottocento, preziosi per la storia sociale della Carnia, accanto ai loro abiti tradizionali. Fra i dipinti spicca il ritratto di Jacopo Linussio, l'industriale tessile del Settecento, eseguito dal pittore carnico Nicolò Grassi intorno al 1732. Il museo conserva anche gli affreschi di Francesco Chiarottini staccati da Palazzo Garzolini, l'edificio affacciato sulla piazza principale di Tolmezzo, tre tele di Antonio Schiavi con episodi biblici, sculture e miniature.
Botteghe e mestieri della montagna
Le sale dedicate al lavoro mostrano l'artigianato, i commerci, l'agricoltura e l'allevamento che per secoli hanno sostenuto l'economia della montagna carnica. Si attraversano le botteghe ricostruite del fabbro, del falegname, del tessitore e del battirame-ottonaio, l'artigiano del rame e dell'ottone; seguono la malga, la filatura, gli orologi Solari, le ceramiche e il mondo dei cramàrs.
Altre sezioni riuniscono i ferri battuti, le serrature, le stadere coi pesi e le misure, gli embrici e i bronzìns, pentole di bronzo a tre piedi. Un posto di rilievo spetta a tessuti, ricami e pizzi: in questo campo la Carnia maturò nei secoli una perizia che fu poi esportata in altre parti d'Italia e all'estero.
Chiudono la rassegna le feste e la devozione. Ci sono le maschere del carnevale, una raccolta di strumenti musicali, gli ex voto e una sala intera sulla religiosità popolare, che scandiva i ritmi della vita quotidiana nelle valli.
Reperti antichi della raccolta
Fra gli oggetti etnografici trovano posto due reperti molto più antichi. Un'ascia di bronzo, giunta da un luogo ignoto ma di sicuro della Carnia, ha la lama a spatola dal margine arrotondato ed è spezzata all'attacco del tallone; con qualche probabilità risale alla prima età del Ferro, fra l'VIII e il VII secolo a.C. Accanto si conserva un tetradramma d'argento con la testa di un capo celtico al dritto e un cavaliere al rovescio, simile alle monete del regno Norico trovate in Carnia e a Moggio.
Domande frequenti
Dove si trova il Museo Carnico a Tolmezzo?
Guardando il duomo di San Martino, sulla piazza principale, si prende a destra via Cavour fino a piazza Garibaldi, dove si affaccia Palazzo Campeis.
L'ingresso al Museo Carnico è a pagamento?
Sì, per visitare le sale si acquista un biglietto d'ingresso.
