Arte & Cultura · 5 min di lettura

Museo della Bora a Trieste: dal Magazzino dei Venti al Borarium di Opicina

Il Museo della Bora a Trieste, raccolta sul vento della città nata nel 2004, con i venti in bottiglia, l'archivio di Silvio Polli e il Borarium a Opicina.

Museo della Bora a Trieste: aquiloni, banderuole, girandole, vasetti e foto di ombrelli rotti
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Museo della Bora è una raccolta dedicata al vento di Trieste, avviata nel 2004 da Rino Lombardi nel Magazzino dei Venti di via Belpoggio 9. Nell'ottobre del 2025 ha aperto al pubblico una seconda sede a Opicina, il Borarium, con postazioni interattive che conducono dai venti del pianeta fino alla bora.

Rino Lombardi e la «bora in scatola»

L'idea risale al 1999, quando a Trieste si cominciò a chiudere il vento dentro un contenitore: la «bora in scatola». Da lì prese forma il sogno di Lombardi, copywriter di professione, di un grande Museo della Bora e del Vento, una sede che secondo le schede del progetto «prima o poi nascerà».

Il Magazzino dei Venti nacque per iniziativa privata, in un locale di proprietà dello stesso Lombardi, come vetrina e laboratorio di quel progetto, un «museo in progress» del Progetto Bora Museum. Il fondatore lo definiva la «brutta copia» di un museo; in dodici anni di attività, però, lo spazio era diventato un'attrazione a sé, segnalata da guide importanti e citata da giornali italiani ed esteri. Nel 2017 Lombardi presiedeva l'associazione che regge il museo e coordinava per il Friuli Venezia Giulia l'Associazione Nazionale dei Piccoli Musei. Il percorso avviato nel 1999 ha trovato una sintesi nel libro per ragazzi «LaBORAtorio-Alla scoperta del vento di Trieste», uscito nel 2010 per Editoriale Scienza.

Una stanza piena di vento

Il Magazzino occupa una sola stanza di una cinquantina di metri quadrati. Vi si stipano aquiloni, banderuole, anemometri, maniche a vento, mulini in miniatura, girandole, bandiere e cappelli, accanto a sculture, mappe, cartoline, manifesti, dipinti, vignette e ritagli di giornale. Fra le curiosità di Trieste spiccano le celebri corde della bora, fra quelle del mondo il pindekan di Bali. Gli Amici dei Musei triestini hanno donato gli «iazini», cioè i rampini da ghiaccio, un oggetto un tempo di uso comune in città.

Una serie di fotografie in bianco e nero di Roberto Pastrovicchio ritrae gli ombrelli rotti abbandonati per le strade della città: con il progetto «Analisi Catabatica» il fotografo cerca di comporre un catalogo estetico della bora attraverso gli oggetti di tutti i giorni. Per dare ordine a tanta varietà, la visita segue un percorso numerato, i «20 indizi per un museo», che parte dalla bora in scatola e termina con la firma sul libro delle visite; alla penultima tappa ognuno costruisce una semplice girandola da portare a casa.

Gli archivi del Magazzino dei Venti

La raccolta è divisa in tre sezioni. L'Archivio del Museo della Bora riunisce materiali audiovisivi e multimediali e una biblioteca di oltre 400 titoli, che spazia dall'arte alla meteorologia, dalle energie rinnovabili alla mitologia: vi si trovano autori che hanno scritto del vento triestino, da Stendhal a Rodari, le poesie di Umberto Saba, il Don Chisciotte contro i mulini a vento e diverse tesi universitarie.

Il secondo archivio viene dalla famiglia di Silvio Polli, professore e grande studioso della bora, che lo ha donato al museo: fotografie d'epoca in bianco e nero, articoli di giornale, pubblicazioni scientifiche e strumenti meteorologici.

Il terzo, l'Archivio dei Venti del Mondo, nasce dal Progetto Centoventi. Vasetti, bottiglie, barattoli e lattine custodiscono ciascuno un vento raccolto da un appassionato e spedito di solito per posta, con un biglietto che ne indica la data e il luogo: Halifax, Oslo, il monte Fuji, Chicago, Padova, Rio. Chi dona un vento riceve il certificato di «ambasciatore eolico». Nel 2017 i contenitori erano più di 200; la scheda del portale turistico triestino ne conta oltre 400.

Il Borarium di Opicina e i venti del pianeta

Il Borarium sta in via Nazionale 49, a due passi dal capolinea del tram di Opicina, nel complesso ristrutturato che un tempo ospitava la caserma della Guardia di Finanza. La Rivendita Sociale di Opicina vi ha messo a disposizione dell'Associazione Culturale Museo della Bora due nuovi spazi, e i lavori, avviati dalla metà del 2023, sono stati finanziati con i fondi del PNRR attraverso i bandi TOCC Digital e TOCC Ecologica.

Il percorso, fatto di postazioni interattive per ogni età, spiega prima come nascono i venti e le correnti del pianeta, poi scende nel Mediterraneo fra i venti della rosa dei venti, dove si incontra la bora. Accanto a dati e giochi trovano posto le memorie di chi ha vissuto le giornate di vento, e un posto di rilievo spetta ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità. Sopra, al primo piano, l'Università del Vento è una sala polivalente per conferenze, lezioni e mostre. Con la nuova sede il Magazzino dei Venti è diventato un centro di documentazione per studiosi, ricercatori e scrittori, aperto solo su prenotazione.

Boramata e le girandole per Trieste

Il museo esce spesso dalle sue stanze. Nei primi anni Duemila l'associazione organizzava al Campo Cologna una piccola festa, Girandolart, da cui è nata Boramata, le «follie di vento nella città della bora», che ai primi di giugno riempie un prato di girandole. Con l'organizzatore di eventi Federico Prandi la festa ha contato 10 edizioni e ha fatto scoprire il museo a molti triestini.

Lombardi vede nella bora una metafora dell'apertura dei confini e nel suo museo un luogo di libero scambio di idee scientifiche, artistiche e sociali. Il motto del progetto lo dice in poche parole: «il vento è l'aria che gioca».

Domande frequenti

Che vento racconta il Museo della Bora?

La bora è un vento freddo e secco che scende da est-nordest dall'altopiano calcareo del Carso verso la costa adriatica, a volte con violenza, soprattutto d'inverno; si dice «chiara» col cielo sereno e «scura» quando porta pioggia. Il nome deriva da Borea, il dio greco del vento del nord.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Trieste Centrale, a 2,4 km di strada (3 minuti in auto).

In auto, dalla SS202 si esce a Valmaura - Stadio: poi 4,5 km, 5 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Museo della Bora.

Info utili

Dove si trova
Trieste (TS)
Coordinate
45,64433 N, 13,76088 E (Museo della Bora) · Apri su Google Maps
Orari e biglietti
sul sito ufficiale (museobora.org)

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Musei e siti archeologici del Friuli