Il Museo Etnografico del Friuli raccoglie a Udine gli oggetti della cultura tradizionale friulana fra il XVIII e il XX secolo, giunti in gran parte con le donazioni di Gaetano Perusini e di Luigi e Andreina Ciceri. Dal 2010 occupa i tre piani di palazzo Giacomelli, un edificio di origine cinquecentesca nell'antico borgo Grazzano.
Le origini del Museo Etnografico del Friuli
L'istituzione nacque nel 1963 col nome di Museo friulano di arti e tradizioni popolari, su un progetto di Gaetano Perusini, che ne fu la figura chiave. Insieme a Lea D'Orlandi, Perusini condusse ricerche negli archivi e sul campo, preferendo sempre l'esame diretto dei materiali originali. Le raccolte si aprirono al pubblico solo nel 1983, nella sede di via Viola.
Fra i lasciti privati spiccano il fondo Perusini-D'Orlandi e quello di Luigi Ciceri e della moglie Andreina Nicoloso. La prima schedatura dei beni risale al 1990, ancora in via Viola, e riguardò gli oggetti della cucina e del focolare. I pezzi più pregiati di quel nucleo sono i contenitori in rame, alcuni del XVII secolo, arrivati dai magazzini «Metalli alla patria», aperti nel 1936 dopo le sanzioni economiche seguite alla guerra d'Etiopia. Il museo custodisce anche archivi fotografici e documentari.
Palazzo Giacomelli, la sede a Udine
Il nucleo del palazzo risale al XVI secolo. Nei secoli diversi proprietari facoltosi lo ingrandirono e lo modificarono, ma il nome viene dall'ultimo, Sante Giacomelli, che lo comprò nel 1900. Alla fine dell'Ottocento l'esterno ricevette la sua veste attuale: una facciata dipinta a finti mattoni rossi, con festoni, mascheroni e motivi geometrici.
Allo stesso cantiere appartiene il soffitto del salone centrale, dipinto con un'allegoria dell'Europa e dell'Africa che allude all'apertura del canale di Suez. Le pitture sono attribuite a Giovanni Masutti, decoratore noto all'epoca e direttore dei lavori, e seguono il gusto storicista del tempo. Una stanza del primo piano conserva invece l'arredo in legno eseguito fra Otto e Novecento da Antonio Brusconi, uno dei falegnami udinesi più innovativi di quegli anni, nello stile dell'eclettismo storicista.
Intorno al fogolâr, al piano terra
La visita comincia attorno al focolare domestico, il fogolâr in friulano: luogo concreto dei gesti quotidiani, simbolo della famiglia e, al plurale, delle comunità friulane nate con l'emigrazione. La sala 1 parla della famiglia patriarcale e degli emigranti, dai Cramars, venditori ambulanti attivi Oltralpe e in Veneto già nell'alto Medioevo, fino al Fogolâr furlan, l'istituto culturale che lega i friulani all'estero al paese d'origine.
Al centro della sala 2 è costruito un calendario dell'anno, circondato dai materiali delle feste come l'Avvento, la Pasqua e il Carnevale con le sue maschere. Le sale 3, 4 e 5 seguono gli oggetti del focolare, l'evoluzione dell'illuminazione e la misura del tempo, con gli orologi da parete settecenteschi della Val Pesarina.
Chiude il piano la sala 7, aperta il 10 gennaio 2012 e dedicata al lavoro nel bosco. Attrezzi, fotografie e un filmato d'epoca seguono il legno dal taglio dell'albero all'esbosco, alla riduzione in legname da opera e alla produzione del carbone. Dal 2013 la schedatura di oltre un centinaio di questi strumenti si è avvalsa di videointerviste a persone che li avevano usati, anche durante l'emigrazione all'estero.
Ex voto, santi e confraternite
Al primo piano il racconto passa alla devozione popolare. La sala 10 riunisce ex voto dipinti friulani e ex voto in forma di oggetto, fra cui alcuni modellini di navi del santuario della Beata Vergine delle Grazie di Sabbionera, a Latisana, accanto a una mappa dei luoghi votivi della regione. Nelle sale 11 e 12 il culto dei santi è documentato da statue e dipinti del Sette e Ottocento e da reliquiari, ritenuti partecipi del potere taumaturgico, cioè guaritore, della reliquia.
La sala 13 mostra i segni del sacro nella vita di tutti i giorni: pitture murali, sculture in pietra, altarini di casa, acquasantiere, oggetti di casa decorati col monogramma religioso e stampe remondiniane. La sala 14 è dedicata alle confraternite udinesi, associazioni di laici con compiti di devozione e di assistenza, ricordate da stendardi processionali e arredi liturgici. Nella sala Stucchi, la sala 19, la collezione Ciceri espone 28 sculture lignee sacre fra il XIV e il XVIII secolo, provenienti dall'arco alpino orientale e anche dall'area tedesca.
Medicina, musica e giochi del primo piano
La sala 15 affronta la salute nell'Ottocento, fra rimedi popolari, pratiche magico-religiose ed erbe e spezie della farmacopea. Vi si vedono gli strumenti chirurgici di Gio Pietro Pitt, medico della Carnia laureato all'Università di Padova il 14 gennaio 1777.
La musica della sala 16 va dalle forme antiche, con un salterio e la spinetta del 1563 di Domenico Pesaro, agli strumenti rituali come raganelle, battole e fischietti, fino alla bunkula e alla fisarmonica dei cori e dei balli e alla pianola meccanica dei suonatori ambulanti, coi suoi spartiti. Nella sala 18 compaiono i divertimenti delle feste: il moro del torneo della quintana, che ricorda le gare e le fiere udinesi, le marionette e i burattini, i giochi per adulti e bambini e alcuni velocipedi dell'Ottocento.
Sul piano nobile, la sala «Borgo Grazzano», numero 20, racconta con immagini d'epoca la storia del borgo e della roggia che ne percorreva la via. Vi è esposto il banco dei pegni fatto per il Monte di Pietà di Cividale, un mobile settecentesco dai colori delicati e dai decori fantasiosi in gusto rococò.
Tessuti e costumi del secondo piano
L'ultimo piano è dedicato all'abito. Le sale 21, 22 e 23 seguono le fibre vegetali e animali attraverso pettinatura, filatura, matasse e gomitoli, tintura, tessitura e decorazione, accanto ai libri di tacamenti dei tessitori. Fra i manufatti figurano merletti, tovaglie perugine e tessuti sacri.
La sala 24 spiega le funzioni pratiche, estetiche e simboliche di ogni capo del vestiario tradizionale friulano, con varianti che vanno dal tardo Settecento ai primi del Novecento, esposte a rotazione. Al centro sta la donna, che preparava con pazienza il corredo e ne custodiva la tradizione. Perusini e D'Orlandi studiarono questi abiti un pezzo alla volta, dai capi a contatto col corpo agli ornamenti: le stoffe sono di lana, lino, seta e mezzalana. Nella collezione Perusini ci sono costumi di Aviano, di Resia, di Marano Lagunare e di San Pietro al Natisone, messi insieme dagli studiosi fra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, accanto a fazzoletti, grembiuli, calzature e gioielli.
Domande frequenti
Dove si trova il Museo Etnografico del Friuli?
Ha l'ingresso in via Grazzano 1, a Udine.
Il Museo Etnografico del Friuli è a pagamento?
Sì, per la visita serve un biglietto d'ingresso.
