Arte & Cultura · 10 min di lettura

Museo Revoltella a Trieste: la casa del barone e la galleria d'arte moderna

Il Museo Revoltella di Trieste, galleria d'arte moderna nata nel 1872, con le stanze del barone, le sculture di Pietro Magni e le sale di palazzo Brunner.

Palazzo del Museo Revoltella a Trieste con statue sulla balaustra, terrazza accanto e il mare dietro
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Museo Revoltella è la galleria d'arte moderna di Trieste, nata nel 1872 nella casa che il barone Pasquale Revoltella aveva lasciato alla città con le opere, gli arredi e i libri. Il percorso unisce le stanze del palazzo neorinascimentale su piazza Venezia alle sale di palazzo Brunner, ripensate da Carlo Scarpa.

Pasquale Revoltella, dal magazzino a Suez

Pasquale Revoltella nacque a Venezia nel 1795 da una famiglia di modesti commercianti di carne, che due anni dopo si trasferì a Trieste. Dopo un breve impiego in un magazzino, nel 1816 entrò nella ditta del console svizzero Teodoro Necker e vi rimase quasi dieci anni. Nel 1835 avviò un'impresa di importazione di legname e granaglie che prosperò in fretta. Fu fra i primi azionisti delle Assicurazioni Generali, con sei azioni, e dal 1837 sedette nella loro direzione fino alla morte. Nel consiglio del Lloyd Austriaco, la compagnia di navigazione, strinse amicizia con il barone Karl Ludwig von Bruck, che del Lloyd era cofondatore e diventò poi ministro del Commercio e delle Finanze a Vienna.

In città fu consigliere comunale e deputato di Borsa, e spese molto per iniziative benefiche ed educative. Nel 1850 fondò una scuola di disegno, tre anni dopo regalò un altare alla chiesa di Santa Maria Maggiore e nel 1857 contribuì a costruire il teatro Armonia e il «Ferdinandeum», edificio in memoria dell'arciduca Ferdinando, fratello dell'imperatore. Fra il 1854 e il 1858 fece innalzare due dimore: il palazzo in centro e uno chalet in stile svizzero sulla collina del Cacciatore, dove eresse anche una chiesa dedicata a San Pasquale che più tardi ne accolse le spoglie.

Il suo progetto più ambizioso fu il canale di Suez, che riteneva decisivo per i traffici del porto. Nel 1858 andò a Parigi a offrire a Ferdinand de Lesseps la partecipazione di Trieste, e nel febbraio 1859 il diplomatico francese incontrò i rappresentanti della città nelle sale del nuovo palazzo, con l'arciduca Massimiliano d'Asburgo, che seguiva allora il cantiere del castello di Miramare. Revoltella investì nell'impresa un'enorme parte dei propri capitali, divenne vicepresidente della Compagnia universale del canale di Suez e nel 1861 visitò i lavori in Egitto.

Barone dal 1867, morì l'8 settembre 1869, due mesi prima dell'inaugurazione del canale. Non si era sposato e lasciò il patrimonio alla città, che lo destinò anche alla Scuola superiore di commercio intitolata a lui, da cui è nata l'Università di Trieste.

Il palazzo di Hitzig su piazza Venezia

Nel 1852 Revoltella affidò il disegno della casa a Friedrich Hitzig, architetto berlinese nato nel 1811, allievo del celebre Schinkel e primo della sua generazione a lavorare soprattutto per committenti privati. Il progetto, consegnato nel gennaio 1853, portò a Trieste un linguaggio neorinascimentale mai visto in città, ispirato con ogni probabilità a modelli francesi. Il palazzo sorse vicino alle rive, su piazza Giuseppina, chiamata così in ricordo di Giuseppe II, l'imperatore figlio di Maria Teresa sotto il quale, alla fine del Settecento, quel quartiere si era sviluppato; la piazza ha poi preso il nome di piazza Venezia.

La facciata è divisa in tre piani da elaborate cornici marcapiano, cioè fasce orizzontali in rilievo, che accompagnano il passaggio dal pianterreno severo alle decorazioni sempre più fini dei livelli alti. Al centro spiccano le finestre a tre archi delle gallerie, ognuna con due colonne e sormontata da una trabeazione, la fascia orizzontale sopra le colonne, ornata di medaglioni a rilievo. In cima corre tutt'intorno una balaustra con sei statue allegoriche, poste sui plinti dallo scultore veneziano Francesco Bosa.

Dalla casa del barone al Museo Revoltella

Il testamento del barone, datato 13 ottobre 1866, istituiva il Curatorio, l'organo chiamato a gestire il museo e i fondi dell'eredità. Nel 1872 il Comune trasformò la casa in un museo che doveva portare «perennemente il nome Museo Revoltella» ed essere «giornalmente aperto al pubblico». Il denaro lasciato dal fondatore serviva anche a educare i giovani artisti e gli artigiani, e permise acquisti continui, spesso alle prime Esposizioni internazionali come la Biennale di Venezia: in meno di trent'anni le opere raddoppiarono. Il pittore Augusto Tominz guidò il museo dal 1872 al 1883, e dopo di lui il figlio Alfredo fino al 1926.

Nel 1907 la casa non bastava più, e il Comune comprò il confinante palazzo Brunner, usato per le esposizioni solo dopo la prima guerra mondiale. Nel 1963 si avviò il progetto di Carlo Scarpa, che ridistribuiva gli interni in grandi gallerie e disegnava un'articolata terrazza sul tetto. Il cantiere avrebbe dovuto chiudersi nel 1968, per i cinquant'anni dell'unione di Trieste all'Italia, ma proprio quell'anno cominciarono i lavori, presto interrotti; Scarpa lasciò la direzione, e gli subentrarono Franco Vattolo e, alla fine degli anni Ottanta, Giampaolo Bartoli, che conclusero l'opera nel 1991.

Con la palazzina Basevi, il museo occupa da allora tre edifici che formano un intero isolato fra piazza Venezia e le vie Diaz, Cadorna e San Giorgio. Riaperto nel 1992 sotto la direzione di Maria Masau Dan, rimasta in carica fino al 2015, espone circa 350 dipinti e sculture su 4000 metri quadrati e sei piani. Il restauro ha restituito al palazzo del fondatore i mobili e le raccolte che erano stati tolti negli anni per far posto ai nuovi acquisti.

L'atrio di Scarpa e il pianterreno

L'ingresso occupa l'antico passaggio verso il cortile del palazzo e mostra il segno più forte di Scarpa: un vano aperto per tutta l'altezza dell'edificio, su cui i primi quattro piani della galleria si affacciano con balconi, feritoie e vetrate. L'unico arredo è una fontana rettangolare da cui sale una scala a chiocciola, che richiama lo scalone del palazzo accanto. Su una parete, a lettere enormi, compare una frase del «Fedro» di Platone, realizzata nel 1990 da Gerard Merz. La prima sala racconta la nascita della raccolta, con le vedute di Trieste disegnate da Alberto Rieger negli anni Cinquanta e Sessanta dell'Ottocento e i ritratti del fondatore e dei donatori.

Nel palazzo ottocentesco uno scalone elicoidale collega i tre piani. Ai suoi piedi sta la Fontana della Ninfa Aurisina, scolpita nel 1858 dal milanese Pietro Magni (1817-1877) come allegoria del secondo acquedotto cittadino, ultimato verso il 1850: Trieste, seduta sulla riva dentro una grande conchiglia, riceve l'acqua dalla ninfa uscita dalle grotte del Carso di Aurisina, mentre due putti, simbolo degli operai e dei marinai, si dissetano ai suoi piedi. Le prime sale del pianterreno riuniscono sculture neoclassiche, fra cui un bozzetto di Antonio Canova con Napoleone nelle vesti di Marte pacificatore, un Napoleone in gesso di Jean-Antoine Houdon e il busto marmoreo di Felice Baciocchi scolpito da Lorenzo Bartolini.

La sala centrale, dove un tempo stava il biliardo, espone i quadri di storia che Revoltella ordinò ad artisti locali, fra cui due tele di Cesare Dell'Acqua sulla dedizione di Trieste all'Austria nel 1382 e sulla proclamazione del porto franco nel 1719, dipinte nel 1856 e nel 1855. In un angolo si apre la biblioteca, rivestita di scaffali di legno intagliato coronati da ritratti di studiosi e filosofi, con le memorie del viaggio in Egitto. Una finta libreria, in realtà una porta, conduce alla sala absidata che allora era il bagno. Seguono i ritratti di Giuseppe Tominz (1790-1866), il pittore più richiesto dalla ricca borghesia triestina, e le vedute veneziane di Ippolito Caffi e Angelo Inganni accanto a quelle milanesi di Giuseppe Migliara.

Stanze private e sale delle feste

Sul pianerottolo del primo piano, fra quattro colonne di marmo verde Polcevera, la luce dall'alto cade sul secondo gruppo di Magni, «Il taglio dell'istmo di Suez» del 1863. Una figura femminile, l'Europa, tiene per mano due uomini seduti che sono il Mediterraneo e il mar Rosso; al centro Mercurio indica la nuova rotta alla Navigazione, e un genio della Fama, seminascosto, scrive i nomi di chi prese parte all'impresa. A destra dello scalone si susseguono la sala da pranzo privata, rivestita della carta da parati originale a finto legno, la camera col letto d'ottone e semplici mobili d'acero americano, e un salottino d'angolo con uno spioncino da cui si poteva osservare la piazza senza farsi vedere.

Il «salotto verde», decorato a stucco veneziano come lo scalone, ha mobili dorati impreziositi d'alabastro egiziano, i lampadari originali e due specchi convessi che deformano e allungano lo spazio. Alle pareti stanno il grande ritratto di Revoltella dipinto da Tito Agujari nel 1862 e quello di von Bruck eseguito da Giuseppe Tominz. Oltre un salotto rosso coi ritratti femminili del veneziano Natale Schiavoni si entra nello studio, con la grande scrivania del barone e una veduta del canale di Suez dipinta da Rieger nel 1864. L'ultima stanza custodisce «L'incoronazione di Gioas» (1839) di Francesco Hayez e un tavolo intagliato che i cappuccini di Trieste donarono a Revoltella per l'aiuto dato alla loro chiesa.

Il secondo piano serviva ai ricevimenti. Nel vestibolo, sotto un lucernario, stanno quattro statue di marmo delle stagioni e i busti di Newton, Cartesio, Galileo e Leibniz scolpiti da Luigi Ferrari. La sala dei pranzi di gala ha una tavola da 36 coperti, stucchi bianchi e dorati con scene di caccia e tre lampadari di cristallo. Nel «salotto azzurro» il ritratto dell'arciduca Massimiliano, dipinto da Augusto Tominz nel 1868, un anno dopo la sua esecuzione in Messico, sta accanto a una stufa di maiolica di gusto austriaco.

Al centro si apre la sala da ballo, rivestita di finto marmo verde e rosso. Sul soffitto Augusto Tominz dipinse nel 1859 diciassette riquadri di forme diverse dedicati alle Arti e ai mestieri, mentre due paesaggi attribuiti ad Abraham Hondius e uno a Marco Ricci sono i soli quadri più antichi dell'Ottocento nella raccolta del barone. Nel «gabinetto degli specchi» quattro nicchie accolgono le allegorie di Canto, Danza, Commedia e Armonia di Magni, autore anche del busto di Revoltella del 1859 nella «sala gialla».

Nella stessa sala si trova un vaso di porcellana di Sèvres che re Luigi XVIII donò ai Burlo per aver sepolto nella loro tomba di San Giusto le principesse Maria Adelaide e Maria Vittoria, morte in esilio a Trieste; il Comune lo acquistò nel 1875. Il giro termina nella «saletta a cupola», dalle pareti rosso pompeiano, con il gruppo della Fedeltà (1846) dell'ungherese Giovanni Simkovits.

Galleria d'arte moderna in palazzo Brunner

In palazzo Brunner le opere acquistate dal 1872 in poi seguono l'ordine del tempo su quattro piani. Il terzo è dedicato agli italiani del secondo Ottocento, fra cui Giovanni Fattori, Domenico Induno, Palizzi e Domenico Morelli. Al quarto stanno gli acquisti fatti alle Esposizioni internazionali tra la fine dell'Ottocento e la prima guerra mondiale, con opere di Giuseppe De Nittis, Luigi Nono, Ciardi, Trentacoste, Pietro Canonica, Leonardo Bistolfi, Felice Carena, von Stuck e Ignacio Zuloaga. Fra le tele più note della raccolta ci sono il «Bivacco» di Fattori, l'«Ave Maria» di Nono e due quadri di De Nittis, «Ritorno dalle corse» e la «Signora col cane» del 1878.

Il quinto piano raccoglie il primo Novecento a Trieste e in Italia: Marussig, Vittorio Bolaffio, Timmel, Dudovich, Felice Casorati, Mario Sironi, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico e Arturo Martini. Una galleria più piccola presenta gli artisti del Friuli Venezia Giulia della seconda metà del secolo, come Zigaina, Afro, Dino e Mirko Basaldella, Spacal e Perizi, e allo scultore Marcello Mascherini è dedicata un'intera sezione. Il percorso si chiude al sesto piano, nel grande salone dei protagonisti italiani del secondo Novecento, fra i quali Lucio Fontana, Alberto Burri e Arnaldo Pomodoro: le vetrate guardano la città e il mare, e da lì si esce sulla terrazza disegnata da Scarpa.

Domande frequenti

Dove si trova l'ingresso del Museo Revoltella?

Si entra da via Diaz 27, nel centro di Trieste, a circa 400 metri dalla Stazione Marittima.

La visita al Museo Revoltella è gratuita?

No, per entrare serve un biglietto a pagamento.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Trieste Centrale, a 1,8 km di strada: ci si arriva a piedi.

Per chi arriva in auto dalla SS202, l'uscita più vicina è Valmaura - Stadio: restano 4,9 km, 6 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Museo Revoltella.

Info utili

Dove si trova
Trieste (TS)
Coordinate
45,64694 N, 13,76306 E (Museo Revoltella) · Apri su Google Maps
Orari e biglietti
sul sito ufficiale (museorevoltella.it)

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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