Il palazzo Attems Petzenstein è la residenza cittadina che la famiglia Attems fece costruire a Gorizia nella prima metà del Settecento, in uno stile di passaggio fra barocco e rococò. Dal 1900 è la sede dei Musei Provinciali e ospita al piano nobile una pinacoteca di opere dalla metà del Settecento alla metà del Novecento.
Piazza De Amicis e la facciata
L'edificio sorge sul margine di piazza De Amicis, nel centro della città, a poca distanza da piazza della Vittoria. La piazza si chiamava un tempo piazza Corno, dal corso d'acqua che le scorreva accanto fino alla fine dell'Ottocento e che fu poi coperto. Rimase chiusa verso nord fino al 1908, quando l'apertura di via Silvio Pellico la collegò alla stazione ferroviaria settentrionale. Proprio a fianco del palazzo comincia via Carducci, l'antica via dei Signori.
Il fronte è simmetrico, con la parte centrale in risalto scandita da lesene, semipilastri piatti poco rilevati sulla parete, e chiusa in alto da una balaustra di pietra. Sopra di essa si allineano sette statue di soggetti dell'Olimpo, scolpite dal bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni. Il bugnato, un rivestimento di blocchi in rilievo, incornicia il portale rettangolare; al primo piano si notano il balcone a balaustra sorretto da mensole e la trifora, una finestra a tre aperture, ornata di rilievi e dello stemma di famiglia. Nella prima metà dell'Ottocento una ristrutturazione neoclassica rese irriconoscibili i tratti originari della facciata.
Dentro il complesso si apre un giardino all'italiana, che accoglie il lapidario della pinacoteca. Al suo centro sta la fontana dell'Ercole, progettata dall'architetto Nicolò Pacassi (1716-1790): si trovava davanti al palazzo, nella piazza, dove la alimentava il Corno, e nel 1934 fu trasferita nel giardino del museo.
Gli Attems e le quattro fasi del cantiere
L'aspetto del palazzo nacque da quattro fasi di lavori, distribuite fra la fine del Seicento e la fine del Settecento. Dopo il 1699 Hermann Sigismund Attems (1625-1707) avviò il rinnovamento; Giovanni Francesco Attems Petzenstein (1665-1721) acquistò altri terreni e nel 1714 cominciò la costruzione sopra un edificio seicentesco. A completare la nuova dimora fu il conte Sigismondo d'Attems Petzenstein (1708-1758), giurista con alti incarichi pubblici a Gorizia, e la data 1745 è incisa sulla facciata. Il fratello Karl Michael Attems (1701-1774) divenne nel 1751-1752 il primo vescovo della nuova diocesi goriziana, e la residenza doveva rispecchiare il prestigio della casata.
Il progetto è tradizionalmente attribuito a Pacassi, e la facciata è considerata molto vicina al suo stile. Per le pitture Sigismondo chiamò artisti goriziani come Johann Michael Lichtenreit e Antonio Paroli, mentre per la pala della cappella di famiglia scelse il veronese Giambettino Cignaroli.
Quando il conte morì, nel 1758, il palazzo contava 12 stanze più 7 nel mezzanino, il piano basso intermedio, oltre a cucina e dispensa. Il salone comunicava con una cappella dotata di altare e pala, e un passaggio sotterraneo univa le parti del complesso, che comprendeva anche granaio, cantina con due locali soprastanti, stalla per cavalli da sella e da tiro, giardino e cortile. Il tutto fu stimato 19.361 fiorini e 6 kreuzer. Fra gli arredi prevalevano gli armadi, mobili ancora rari nelle case nobili goriziane, fatti da artigiani locali in betulla, noce, pero e abete verniciato.
Un museo provinciale per Gorizia
Fu l'imperatore Francesco Giuseppe a inaugurare solennemente il museo nelle sale del palazzo. In principio vi trovarono posto le raccolte di antichità e di storia naturale; dal 1938 l'edificio ospitò anche il «Museo della Guerra e della Redenzione», trasferito in Borgo Castello negli anni Ottanta. Danneggiato in entrambe le guerre mondiali, il palazzo fu poi restaurato, e accanto alla pinacoteca accoglie spazi per le mostre temporanee.
Salone d'onore e sale affrescate
Dall'atrio uno scalone a doppia rampa sale al piano nobile, dove le sale di rappresentanza hanno soffitti a stucco settecenteschi; quelli ricchissimi del salone sono attribuiti a Mazzoleni. Sul soffitto del salone d'onore regna il grande dipinto con «Gli dei dell'Olimpo», che Antonio Paroli eseguì nel 1745.
Nella stessa sala si trova la monumentale Pala Attems, datata 1758, che Sigismondo commissionò a Cignaroli (1706-1770) destinandola all'altare della cappella degli Attems, nella chiesa di San Francesco dei minori conventuali, che sorgeva in piazza Sant'Antonio. Qualche decennio dopo il dipinto di Paroli, Francesco Chiarottini (1748-1796), pittore di Cividale, affrescò due sale con capricci architettonici, riemersi durante i restauri. Altri stucchi e affreschi risalgono alla fine del Settecento e all'Ottocento.
Nella pinacoteca di palazzo Attems
La raccolta riunisce quasi cento pezzi fra dipinti, disegni, incisioni e sculture, disposti in ordine cronologico. Al Settecento veneto appartengono le opere di Marco Ricci, Francesco Pavona e dello stesso Cignaroli. Fra i ritratti dell'Ottocento spicca il nucleo di Giuseppe Tominz (1790-1866), il più celebre ritrattista goriziano, con l'«Autoritratto con il fratello Francesco», dipinto verso il 1818.
Una collezione permanente è dedicata a Josef Maria Auchentaller (1865-1949), artista e designer della Secessione viennese vicino a Gustav Klimt, che ai primi del Novecento si trasferì da Vienna a Grado per assecondare i progetti imprenditoriali della moglie Emma Scheid. Il primo Novecento giuliano conta i dipinti di Italico Brass, Gino de Finetti, Vittorio Bolaffio, Arturo Nathan, Carlo Sbisà, Luigi Spazzapan, Veno Pilon e Ivan Čargo, accanto ai futuristi Tullio Crali, Sofronio Pocarini, Raoul Cenisi e Rudolf Saksida e allo scultore Marcello Mascherini. Il percorso arriva fino al goriziano Anton Zoran Music, di cui si conservano dipinti e grafica, noto per i «Cavallini dalmati» e per il ciclo «Non siamo gli ultimi».
Domande frequenti
Chi era Nicolò Pacassi, l'architetto legato al palazzo Attems Petzenstein?
Discendeva da una famiglia di scalpellini attiva da secoli nel Goriziano e divenne primo architetto alla corte di Maria Teresa d'Austria, al servizio di Schönbrunn dal 1745; si dice che a introdurlo a Vienna fosse il conte Attems, suo vicino in piazza Corno. Nominato barone nel 1769, nel 1772 si ritirò misteriosamente dalla vita pubblica.
