Il Palazzo Ragazzoni è la dimora che una famiglia veneziana di armatori e mercanti fece sorgere a Sacile, in provincia di Pordenone, rinnovando negli anni Settanta del Cinquecento un edificio quattrocentesco. Al piano nobile custodisce il ciclo di affreschi che Francesco Montemezzano dipinse verso il 1583 per celebrare i rapporti della famiglia con le corti d'Europa.
Le facciate di palazzo Ragazzoni sul Livenza
Il palazzo ha un fronte su viale Zancanaro e l'altro lambito dalle acque del Livenza. Del complesso originario sopravvive soltanto il nucleo principale: un'ala fu abbattuta quando si aprì il viale. Verso la strada la facciata mostra una trifora e una quadrifora, cioè finestre divise in tre e in quattro aperture, con balaustre a colonnine e fregi di gusto secentesco. Il lato sul fiume si apre invece con una pentafora, a cinque aperture, il cui davanzale corre all'altezza del piano nobile; la muratura porta i segni degli spari legati al IV Battaglione Bersaglieri, che qui combatté in difesa della città il 6 e il 7 novembre 1917.
Nel cortile d'onore stanno dodici statue in stucco, le sole ritrovate delle trenta che in origine ornavano il parco, mentre sopra le finestre compaiono alcuni busti maschili. Tutte queste sculture sono attribuite alla scuola del veneziano Alessandro Vittoria (1525-1608).
Giacomo Ragazzoni, mercante della Serenissima
I Ragazzoni venivano da Valtorta, nell'alta Valle Brembana, e a Venezia si occupavano di intermediazioni commerciali e di trasporti per mare. Giacomo, nato in laguna l'8 marzo 1528, partì nel 1542 per Londra a curare gli affari di casa. Lì assistette all'incoronazione di Maria Tudor, il 30 settembre 1553, e alle sue nozze con Filippo d'Asburgo, il 25 luglio 1554, quando ottenne di inserire nello stemma familiare la rosa dei Tudor. Tornato a Venezia nel 1558, dopo la morte del padre, entro il 1563 fece varare tre grandi navi capaci di raggiungere Londra e Anversa. Alla fortuna della casa contribuirono il grano, trattato in tutto il Mediterraneo, e l'uva passa, di cui Giacomo ebbe il monopolio.
Nel 1571, mentre i Turchi invadevano Cipro, il Consiglio dei dieci lo mandò a Costantinopoli per scambiare i mercanti sudditi della Porta arrestati a Venezia con i veneziani rimasti nella capitale ottomana. Incontrò più volte il gran visir Mehemet Pascià, ma lo scambio restò incerto, e il 16 agosto riferì in Senato l'esito della missione.
Due anni dopo, nel 1573, Ragazzoni pagò 30.000 ducati a Tobia Ottoboni per un palazzo fuori dalle mura di Sacile, destinato a diventare il centro di un vasto insieme di campi arati e prati che andava acquistando. Sul vecchio fabbricato nacque la nuova dimora, che era insieme residenza di lusso e luogo dove confluivano i raccolti delle terre di famiglia.
Enrico III e Maria d'Austria a Sacile
Il 13 luglio 1574 il palazzo accolse Enrico di Valois, figlio di Caterina de' Medici, che rientrava dalla Polonia, dove era stato eletto re, per salire al trono di Francia dopo la morte del fratello Carlo IX. Con lui furono alloggiati il duca di Ferrara, Alfonso II d'Este, e Ludovico Gonzaga di Nevers, e centinaia di invitati illustri assistettero a musiche e danze. Per gratitudine il sovrano concesse a Giacomo di aggiungere due gigli all'arme e nominò cavaliere il fratello Placido Ragazzoni.
Nel settembre 1581 toccò a Maria d'Austria: l'imperatrice, nata da Carlo V e rimasta vedova di Massimiliano d'Asburgo, si trattenne a Sacile dal 20 al 22 del mese durante il viaggio verso il Portogallo, e il padrone di casa la festeggiò con sfarzo; vicino al palazzo una lapide ricorda la visita. Negli stessi anni la famiglia saliva di rango. Due anni dopo l'acquisto del palazzo i due fratelli comprarono per 6000 ducati il castello di Sant'Odorico con molti terreni, il 27 febbraio 1577 il doge Sebastiano Venier ne concesse loro il feudo col titolo di conti, e il 17 marzo 1578 il Parlamento della Patria del Friuli li dichiarò «nobili castellani».
Dai Flangini al Comune di Sacile
Verso il 1599 Giacomo si ritirò dai commerci, e morì a Venezia il 18 gennaio 1610. Il figlio Benedetto ereditò il titolo di conte, ma il nipote Giacomo, condannato per gravi delitti dal Consiglio dei dieci al bando e al sequestro dei beni, disperse in breve il patrimonio costruito da Ragazzoni. Il palazzo cambiò allora più volte padrone, senza ritrovare l'antico splendore.
Divenuto proprietà della famiglia veneziana dei Flangini, accolse fra gli ospiti papa Pio VI nel 1782 e Napoleone Bonaparte nel 1797. Dal 1936, per volontà degli ultimi eredi, i Lacchin, l'edificio appartiene al Comune di Sacile, che vi tiene le cerimonie di rappresentanza, i Consigli comunali e manifestazioni culturali.
Il «Salone degli Imperatori» e gli affreschi
Nel salone che guarda la strada, Francesco Montemezzano riunì intorno al 1583 gli episodi principali della vita di Giacomo, dalle missioni diplomatiche agli incontri con le case reali dei Tudor, dei Valois e d'Austria. Il pittore, manierista nato presso Verona, si formò nell'ambito di Paolo Veronese. Le sei grandi scene, chiuse da ricchi motivi decorativi, mostrano Giacomo e Placido accanto a Maria Tudor e al marito Filippo II di Spagna, fratello dell'imperatrice, a Enrico III di Francia, a Maria d'Austria, al doge Venier e al gran visir di Costantinopoli.
Il riquadro «Cipro, le donne di Nicosia e gli eroici difensori di Famagosta» è un buon fresco, cioè dipinto sull'intonaco ancora umido, arricchito da finiture a calce: Montemezzano divise la parete in giornate di lavoro, riportò i disegni con i cartoni e corresse i contorni con incisioni dirette, gli sgraffi. Il «Commiato fra l'Imperatrice Maria d'Austria e la famiglia Ragazzoni» subì invece all'inizio del Novecento uno strappo, cioè il distacco della pittura dal muro.
Pesanti restauri negli anni Trenta e Sessanta del Novecento hanno compromesso l'unità dell'insieme. Nel 1993 e nel 1994 una campagna di studi e indagini scientifiche, presentata in una mostra didattica e nel volume «Francesco Montemezzano in Palazzo Ragazzoni-Flangini-Billia», ha documentato il ciclo; in seguito sono stati restaurati i riquadri indicati con le lettere dalla A alla D.
Sale e cappella del piano nobile
Si sale al piano nobile dallo scalone d'onore, e gli interni, privi degli arredi originari, conservano affreschi, stucchi e soffitti di legno. Dal salone affrescato si passa all'ala est attraverso la «Saletta delle Bandiere», un piccolo ambiente dipinto per intero con i simboli e i vessilli degli Stati che ebbero rapporti con i Ragazzoni.
Sulla sinistra si apre il «Salone d'Onore», l'antica sala da ballo, sovrastata da un ballatoio di legno che in alcuni tratti mantiene le decorazioni originali. Le pareti del piano superiore portano affreschi con figure mitologiche e allegoriche, un ricco soffitto ligneo copre la sala e la pentafora del lato corto le dà luce.
Accanto al salone degli affreschi si trova la cappella privata, ornata nei primi del Settecento da stucchi con putti e motivi floreali. La sua collocazione non è quella d'origine: deriva dalle riduzioni che l'edificio subì nel tempo.
Domande frequenti
Dove si trova il palazzo Ragazzoni a Sacile?
Sorge in viale Zancanaro, che parte da piazza del Popolo, il centro di Sacile, e scavalca un canale. La cittadina dista una quindicina di chilometri da Pordenone.
Perché il palazzo Ragazzoni era chiamato «il luogo delle delizie»?
Il soprannome veniva dall'abbondanza e dal lusso della dimora, che fu punto di riferimento per sovrani, papi e imperatori del tempo.
