Il Palazzo Ricchieri è fra le costruzioni più vecchie di Pordenone: nacque attorno a una casa-torre del XIII secolo e fu ingrandito per secoli dai Ricchieri, mercanti di stoffe diventati nobili. Lasciato al Comune nel 1949, custodisce affreschi cavallereschi del tardo Trecento e accoglie il Museo Civico d'Arte.
Contrada maggiore e la casa-torre
Il palazzo si affaccia sull'antica Contrada maggiore, la strada principale del centro, di fronte al palazzo Comunale e a ridosso del sagrato del duomo di San Marco. Il fronte unisce tre corpi di fabbrica, che nel Quattrocento avevano le facciate dipinte ad affresco. A pianterreno corre un portico scandito da archi, e sopra il grande arco centrale si aprono tre finestre strette, ciascuna col suo balconcino.
Il nucleo originario si riconosce all'angolo verso piazzetta San Marco. È una casa-torre massiccia, cioè un'abitazione fortificata a forma di torre, a pianta quadrata: fu innalzata nel XIII secolo per scopi difensivi, a protezione del nucleo cittadino.
I Ricchieri, dalle stoffe al titolo nobiliare
La famiglia partì nel Trecento da un'origine artigiana e dal commercio dei tessuti. In pochi decenni, con matrimoni ben scelti e alleanze politiche, entrò nell'élite della città, che era allora soggetta alla Casa d'Austria: da questa ricevette la nobiltà nel 1383, e sei anni dopo ottenne lo stesso titolo dalla Repubblica di Venezia.
Nello stesso periodo, fra Trecento e Quattrocento, i Ricchieri comprarono un secondo edificio accanto alla torre e ne fecero decorare le stanze. Fra il XVI e il XVII secolo arrivarono i lavori maggiori: un altro corpo di fabbrica, prima diviso dal resto da un passaggio aperto che divenne l'atrio, fu unito alla dimora, la facciata venne rifatta per intero e si costruì lo scalone d'onore. I Ricchieri restarono gli unici proprietari del palazzo fino al Novecento.
Casa Ricchieri, dal lascito al museo
Verso la metà del Novecento la dimora era divisa in appartamenti d'affitto e cadeva a pezzi, tanto che si arrivò a ipotizzarne l'abbattimento. Il conte Lucio Ernesto Ricchieri di Sedrano la lasciò in eredità al Comune nel 1949, a due condizioni: destinarla «ad uso biblioteca, pinacoteca, archivio» e «conservare all'immobile il nome di Casa Ricchieri».
Un primo restauro, nel 1965, adattò l'edificio a sede pubblica. Dal 1970 vi ha sede il Museo Civico d'Arte, aperto ai visitatori nel 1972: riunì le raccolte civiche, fino ad allora sistemate nell'aula consiliare del vicino municipio. Dopo il terremoto del Friuli del 1976 il museo diede riparo alle opere delle chiese danneggiate. Una seconda campagna di lavori si svolse alla fine degli anni Novanta.
Lo scalone e gli affreschi di Tristano e Isotta
All'ingresso si incontra il busto del pittore Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, che lo scultore Pietro Bearzi modellò nel 1834. A destra dell'atrio sale lo scalone d'onore: una scritta sopra il portale ricorda Francesco Mario Ricchieri, che volle l'opera, il suo architetto, detto Faventino perché nativo di Faenza, e la data del 1699. Lo copre un soffitto ligneo a cassettoni con cartigli policromi e prospettive illusionistiche, cioè dipinte per simulare profondità che non esistono. Lungo la parete di sinistra si allinea la galleria dei ritratti di famiglia, sormontata dallo stemma dei Ricchieri, dipinto in tempi recenti: è diviso in quattro campi, con due aquile d'argento e due ghirlande di rose, sotto il cimiero, simbolo del rango di conti.
Verso la fine del Trecento la famiglia affidò a maestranze veneto-friulane le pitture tardogotiche, di soggetto profano e cavalleresco, di cui restano frammenti su entrambi i piani. Al primo piano scelse le Storie di Tristano e Isotta, con duelli e battaglie. Il secondo piano ebbe invece episodi del ciclo carolingio, l'«Entrée d'Espagne» e «La presa di Pamplona», l'allegoria del «Pianeta Venere», scene di caccia e d'amor cortese.
Del primo Quattrocento sono circa 200 cantinelle, le tavolette dipinte incastrate fra una trave e l'altra dei soffitti, in parte depositate dalla Banca Popolare FriulAdria. Raccontano amori di cavalieri e regine, cacce, incontri con creature magiche, giochi amorosi alla fontana dell'eterna giovinezza e un bestiario di unicorni, draghi, serpenti alati e arpie-sirene.
Sculture lignee, Tesoro del duomo e il Pordenone
Le 11 sale del museo seguono l'ordine del tempo, dal Medioevo all'Ottocento. La sezione di scultura lignea si apre con una Madonna con il Bambino di gusto veronese, scolpita alla fine del XII secolo e giunta dai dintorni di Aquileia; spicca poi l'altare ligneo che Giovanni e Domenico Mioni da Tolmezzo realizzarono nel 1559. Accanto si trova il Tesoro del duomo di San Marco, una serie di reliquiari d'oreficeria gotica e rinascimentale affidati al museo in deposito dalla chiesa. Il primo elenco delle reliquie compare nel «Diplomatarium portusnaonense» nel 1413: allora si riteneva che Francesco de li Richieri le avesse tolte agli Ungari a Serravalle.
Nel salone nobile domina il Pordenone con la pala in cui San Gottardo siede in trono, affiancato dai santi Rocco e Sebastiano, dipinta fra il 1525 e il 1527 per la chiesa dei Cappuccini, poi soppressa. Del suo maestro, Gianfrancesco da Tolmezzo (1450 circa-1510), è esposta la pala di santa Giuliana, del 1500 circa, rara tela dell'autore. L'«Annunciazione» di Girolamo Savoldo fu ritrovata nella parrocchiale di Ghirano di Prata, dove era giunta da Venezia dopo le soppressioni napoleoniche dei luoghi di culto. Fra gli artisti veneti e friulani compare anche Pomponio Amalteo, che proseguì la lezione del Pordenone.
Dal Seicento a Michelangelo Grigoletti
Per il Seicento il pezzo più grande è la tela di Alessandro Varotari, detto il Padovanino (1588-1649): la Madonna in trono fra la Giustizia e san Marco, che il Consiglio comunale gli commissionò nel 1626 per la sala delle riunioni del municipio. Dal conte Alfonso di Porcia giunse in dono nel 1932 un Paesaggio invernale attribuito al fiammingo David Ryckaert, coi segni zodiacali della stagione dipinti in alto. Il Settecento è rappresentato soprattutto da pittori veneti e friulani, fra cui Nicola Grassi, nato a Formeaso, del quale si vedono due «Allegorie» che in origine stavano sopra un balcone, dentro palazzo Caiselli a Udine.
Un'intera sezione è dedicata a Michelangelo Grigoletti, nato a Roraigrande di Pordenone nel 1801: studiò e poi insegnò all'Accademia di Belle Arti di Venezia, città in cui morì nel 1870. Ritrattista apprezzato, nel 1843 dipinse «I due Foscari» per l'imperatore Ferdinando I d'Austria. Il lascito dei suoi quadri, accresciuto in seguito dal fratello Lorenzo, formò il primo nucleo della pinacoteca civica.
Nel 2021 la famiglia Romagnoli di Pordenone donò 70 opere, raccolte in una sala propria. Vi figurano artisti del territorio accanto a nomi internazionali come Italico Brass, Giuseppe Tominz, Federico Zandomeneghi, Guglielmo Ciardi, Marc Chagall, Giorgio de Chirico, Emilio Vedova e Lucio Fontana.
Domande frequenti
Dove si trova Palazzo Ricchieri?
L'indirizzo è corso Vittorio Emanuele II 51, nel centro storico di Pordenone.
Chi era il Pordenone, il pittore esposto a Palazzo Ricchieri?
Giovanni Antonio de' Sacchis nacque in città nel 1483 o nel 1484 e, a Venezia, divenne il principale rivale di Tiziano. Chiamato a Ferrara da Ercole II d'Este, vi morì nel 1539.
