La pieve di Gorto, dedicata a Santa Maria Assunta, occupa un poggio fra Cella e Agrons, frazioni di Ovaro, e fra le chiese della val Degano è la più importante. Ricordata nei documenti dal 1119, nel Medioevo fu l'unica parrocchia della valle e nell'abside custodisce affreschi del Duecento con la parabola delle Dieci Vergini.
Il poggio di Agrons e il campanile
In friulano la chiesa si chiama Plêf di Guart. Si trova quasi di fronte a Ovaro, a nord dell'abitato di Agrons, e lo sperone roccioso che la regge ricade per intero nel territorio di questa frazione, i cui confini tradizionali vanno dalla località Puniças, a sud, fino al rio chiamato Riù di Paulâr, a nord.
Sulla stessa altura stava in età medievale il castello di Agrons, che le truppe del Patriarca di Aquileia rasero al suolo poco dopo il 1350. Del maniero resterebbe forse una traccia nel campanile: la torre è staccata dalla chiesa e ha un orientamento diverso dal suo, e per questo si pensa che fosse in origine una delle torri del castello.
Dalle origini all'abbazia di Moggio
Il primo luogo di culto della comunità non stava sul colle. Accanto alla chiesa di San Martino, piccolo edificio medievale di Ovaro, gli scavi archeologici hanno restituito i resti di una prima basilica del IV-VI secolo d.C., più spostata verso il fondovalle e completata da un battistero. Quando quel complesso fu distrutto e abbandonato, la sede della chiesa di Gorto salì sull'altura, un luogo più sicuro; secondo alcune fonti la pieve risalirebbe all'VIII secolo.
La prima menzione scritta compare nel 1119, nell'atto con cui nacque l'abbazia di Moggio: la pieve passò allora sotto la giurisdizione dei monaci e il titolo di pievano di Gorto spettò all'abate. Il suo territorio abbracciava i comuni di Ovaro, Comeglians, Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri, Sappada, Ravascletto e Cercivento. Secondo il Grassi, alla pieve appartenevano il solo battistero e il solo cimitero del Canale di Gorto. Dal tardo Medioevo cominciarono a staccarsene altre parrocchie, prima le più lontane.
Vicari, capifamiglia e confraternite
La cura delle anime era affidata a tre vicari, che risiedevano a Ovaro, a Luincis e a Comeglians. A sceglierli erano le assemblee dei capifamiglia, in forza del giuspatronato popolare, cioè il diritto della comunità di eleggere il proprio sacerdote, che ogni tre anni doveva essere confermato. Ogni anno le stesse assemblee nominavano un «cameraro» e due «sindici», incaricati dei conti e di tutto ciò che serviva al culto e alla cura degli edifici sacri.
Nella pieve avevano sede due confraternite, quella medievale «di san Michele, sant'Elena e Santissimo Sacramento» e quella «della Beata Vergine del Rosario». Senza altre banche nella zona, la pieve e le confraternite prestavano denaro ai commercianti, a un interesse del 6-7% negli ultimi secoli dell'età moderna, e ai poveri a tassi più bassi.
La pieve ospita anche una cantoria, un coro che tramanda canti liturgici della tradizione aquileiese, detti patriarchini. I documenti la ricordano solo dal XVIII secolo, ma le sue origini sono ritenute molto più antiche: i cantori erano tradizionalmente 12, e in seguito si sono unite a loro 12 cantoresse.
Incendi, terremoti e cantieri
Il fuoco colpì la chiesa più volte. Il Grassi ricorda un grave incendio nel 1370; quello del 1430 la lasciò semidistrutta, e la ricostruzione, progettata dal capomastro Stefano qm Simone di Mena, durò dal 1431 al 1464. In quel cantiere tardo quattrocentesco le tre cappelle che chiudevano in origine il fondo della chiesa si fusero in un'abside unica.
Il terremoto del 28 luglio 1700 danneggiò la pieve e le tre chiesette che le sorgevano accanto, una «famiglia di chiese» frequente nelle Alpi: erano dedicate ai santi Michele ed Elena, probabilmente l'ossario, a san Giovanni Battista e ai santi Giovanni e Paolo, Paolo apostolo e Vincenzo. Agli inizi del Settecento le chiesette furono demolite, insieme alla casa cinquecentesca dove si riunivano i confratelli di san Michele, sant'Elena e del Santissimo Sacramento, per fare spazio alla chiesa ampliata. I lavori, cominciati nel 1722, furono condotti dai fratelli Nicolò e Giovanni Battista Zamolo di Portis di Venzone, e all'edificio diedero l'aspetto settecentesco che lo distingue. Il sisma del 1976 provocò nuovi danni, seguiti da un restauro.
Dentro la pieve di Gorto
I muri perimetrali portanti sono di pietra. L'interno è diviso in tre navate da quattro archi che poggiano su tre pilastri di pietra, e termina in un presbiterio a pianta quadrata, con le due sacrestie ai lati; alcuni elementi architettonici risalgono al Quattrocento. In cantoria sta un organo del Settecento.
Gli affreschi dell'abside, del XII-XIII secolo, tornarono alla luce dopo il terremoto del 1976 e figurano fra i frammenti più estesi della pittura duecentesca scoperti in Friuli Venezia Giulia. Raccontano la parabola delle Dieci Vergini del Vangelo secondo Matteo: cinque fanciulle sagge portano l'olio per le lampade e, quando lo sposo arriva a mezzanotte, entrano con lui alle nozze; le cinque stolte, rimaste senza, trovano la porta chiusa. In epoca gotica il tema compare spesso nelle sculture delle cattedrali tedesche e francesi. Poiché l'abbazia di Moggio era in contatto con le terre d'oltralpe, i pittori potrebbero essersi ispirati alla pittura salisburghese del XII secolo. Anche così lacunose, le scene lasciano intuire un'esecuzione di alta qualità.
Dal 1973 un vano laterale comunicante con la chiesa ospita il Museo della Pieve di Gorto, che ha una seconda sede nell'ex latteria del paese. Vi si espongono reperti archeologici, opere d'arte e arredi liturgici fra il V e il XVIII secolo, in parte emersi dagli scavi del restauro seguito al terremoto.
Domande frequenti
Quando si festeggia la pieve di Gorto?
La festa principale dell'anno è quella della titolare, Santa Maria Assunta, il 15 agosto.
A quale diocesi appartiene la pieve di Gorto?
Appartiene all'arcidiocesi di Udine, nella forania della Montagna, ed è sede di una pieve prepositurale.
