Arte & Cultura · 5 min di lettura

Il porto fluviale romano di Aquileia: le banchine sul Natissa e la Via Sacra

Il porto fluviale romano di Aquileia: banchine del I secolo d.C. sul vecchio letto del Natisone, blocchi d'ormeggio, un lungo magazzino e la Via Sacra.

Il porto fluviale romano di Aquileia: banchine di grandi blocchi di pietra e il viale di cipressi della Via Sacra
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il porto fluviale romano di Aquileia, in provincia di Udine, è una lunga fila di banchine di pietra sul vecchio letto del Natisone, affiancata dalla Via Sacra fra i cipressi. Rifatto all'inizio del I secolo d.C. sopra un approdo più antico, rimase senz'acqua nel 361.

Il vecchio letto del Natisone

Il porto sorgeva sull'antico corso del Natisone e del Torre, che passava lungo il lato est della città romana e in quel tratto era largo quasi cinquanta metri. Il fiume arrivava al mare Adriatico dopo circa 10 chilometri. Di quel letto resta il Natissa, poco più di un rivolo che scorre accanto alle banchine.

Nel bacino approdavano imbarcazioni grandi e piccole, venute da tutto il Mediterraneo. Una mappa esposta nel Museo archeologico nazionale di Aquileia mostra come da qui i commercianti arrivassero ai mercati del Mediterraneo e dell'Europa, fino al Danubio verso nord. Le anfore ritrovate permettono di seguire il viaggio delle merci: l'olio veniva prima dalla vicina Istria, poi dal centro Italia, quindi dalla Spagna e dal Nord Africa, e già dal I secolo a.C. il vino migliore giungeva dall'isola greca di Rodi.

Le banchine, le rampe e gli ormeggi

Un porto c'era già prima. All'inizio del I secolo d.C. fu rifatto da cima a fondo, con banchine nuove e un lungo edificio alle spalle, aperto verso l'acqua. Le strutture seguivano la riva destra del fiume per più di trecento metri, addossate alle mura dell'età repubblicana. Le banchine stavano su tutte e due le sponde: un lato si vede ancora, l'altro è rimasto sotto terra.

Erano fatte di grandi lastre di calcare piantate in verticale, chiuse in alto da blocchi squadrati incastrati fra loro, e su quel piano si caricava e si scaricava. Poco meno di due metri più in basso correva un largo marciapiede per le barche di piccola stazza: i due livelli servivano a navi di misure diverse e a tenere testa alle maree e alle piene. Tre rampe, messe di sbieco rispetto alla banchina, salivano verso le strade della città, e accanto a loro due ampi piani inclinati portavano ai magazzini.

Lungo il bordo sporgono a intervalli regolari blocchi forati dall'alto in basso, alcuni con la testa arrotondata: per gli studiosi servivano a legare le navi oppure a infilare gru di legno per muovere le merci. Sul piano più basso ci sono blocchi più piccoli, forati di traverso, per le cime d'ormeggio. Qua e là sul marciapiede sono incisi piccoli tavolieri da gioco, il passatempo dei marinai e degli uomini del porto.

Il magazzino lungo trecento metri

Dietro la banchina si allungava un edificio di oltre trecento metri, largo non più di tredici, di cui restano i muri in mattoni dei lati lunghi. Fu costruito all'inizio del I secolo d.C. abbattendo in parte le mura repubblicane che stavano dietro, e con ogni probabilità era un magazzino per le merci, forse con qualche stanza per gli uffici. Vi si entrava da almeno due porte con gradini, ed è probabile che le rampe verso la città passassero sotto l'edificio. Nella tarda età di Costantino gli spazi furono ampliati: lo mostrano le fondazioni di pilastri che si riconoscono dentro e fuori dal perimetro di partenza.

Le mura tardoantiche e la fine del porto

Altri lavori si fecero sotto Costantino il Grande (306-337 d.C.). Pochi anni dopo, proprio sopra le banchine, si alzò una nuova cinta di mura con torri, spessa quasi tre metri, e il fiume, o quello che ne restava, diventò una difesa in più. Le mura e l'alveo che si restringeva portarono al lento abbandono del porto, e ci fu un primo tentativo di rifarlo a sud della città, verso la laguna. Il colpo finale arrivò nel 361: l'imperatore Giuliano assediava Aquileia, rimasta fedele a suo cugino Costanzo II, e fece deviare il Natisone a nord della città, lasciando il porto senz'acqua. Un'altra cinta, ancora più avanti in ciò che restava del letto, fu aggiunta forse nel V secolo.

La Via Sacra degli anni Trenta

Gli archeologi riportarono alla luce il porto negli anni Trenta del Novecento, e durante gli scavi del 1934 nacque la Via Sacra, costruita con la terra tolta dal porto. Nell'idea del tempo, cara al fascismo, doveva unire in un solo percorso le rovine romane, il cimitero di guerra del 1915-18 e la Basilica. Il viale parte dal retro della Basilica, sulla piazza, e arriva al porto sul Natissa seguendo il vecchio corso del fiume.

Con il foro e il sepolcreto, il porto fa parte dell'area archeologica di Aquileia, patrimonio UNESCO dal 1998. Fra le sue pietre si è tenuto più volte, all'alba del 21 giugno, un concerto per il solstizio d'estate.

Domande frequenti

Quando fu costruito il porto fluviale di Aquileia?

Il porto fluviale di Aquileia fu rifatto per intero all'inizio del I secolo d.C. sopra un porto più antico, con banchine nuove e un lungo magazzino alle spalle.

Che cosa resta del porto fluviale di Aquileia?

Del porto fluviale di Aquileia restano le banchine di calcare su due livelli, le rampe verso la città, i blocchi forati per l'ormeggio, i muri del magazzino e le mura tardoantiche costruite sopra le banchine.

Perché il porto fluviale di Aquileia fu abbandonato?

Il porto fluviale di Aquileia fu abbandonato per le mura alzate sulle banchine e per l'alveo che si restringeva; nel 361 l'imperatore Giuliano fece deviare il Natisone a nord della città.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Cervignano - Aquileia - Grado, a 7 km di strada (10 minuti in auto).

In auto, dall'autostrada si esce all'uscita di Villesse: poi 13,7 km, 15 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Porto fluviale romano.

Info utili

Dove si trova
Aquileia (UD)
Coordinate
45,77333 N, 13,36982 E (Porto fluviale romano) · Apri su Google Maps

Strade e posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Musei e siti archeologici del Friuli · Porti, darsene e squeri del Friuli