La rocca di Monfalcone è una piccola fortezza su un'altura del Carso alle spalle di Monfalcone, sorta dove c'era un castelliere preistorico e considerata il simbolo della città. Deve il suo aspetto ai lavori veneziani della prima metà del Cinquecento, e nel mastio ospita l'esposizione speleologica del Museo della Rocca di Monfalcone.
Sul colle sopra piazza della Repubblica
La fortezza sorge esattamente sopra piazza della Repubblica, e sulla cima le sue mura si alzano direttamente dalla roccia. Davanti all'ingresso corre il fossato veneziano, che risale alla prima metà del Cinquecento. Oltre un piccolo arco si entra nella cinta: al centro del cortile interno si alza il mastio, cioè la torre principale, mentre una passerella segue il camminamento sulle mura veneziane.
Dall'alto lo sguardo abbraccia il mare a sud, col golfo di Panzano, il gruppo Cavallo-Manera a ovest, il monte Canin a nord e, lontano, il Tricorno. Nella pianura spicca il campanile di Aquileia, e le alture vicine disegnano un profilo che va dal monte Sei Busi al monte Hermada. Proprio sotto la rocca si stende la zona bonificata delle mucille, dove comincia il Carso Isontino.
Dal castelliere ai patriarchi di Aquileia
Prima della fortezza, la sommità del colle ospitava un castelliere preistorico, un villaggio fortificato di cui restano tracce visibili. Secondo il Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia Giulia, vi sorse poi una torre di osservazione romana a guardia della strada fra Aquileia e Tergeste, cioè Trieste.
La data di fondazione della rocca non è nota. La tradizione la attribuisce a Teodorico, re degli Ostrogoti, che l'avrebbe fatta innalzare intorno al 490 in ricordo della vittoria sull'Isonzo contro Odoacre, re degli Eruli. Già nel 1567 lo storico Girolamo di Porcia scriveva che Monfalcone, detta un tempo Verrucchia, era stata edificata dal re dei Goti, e descriveva il castello sul colle al confine col Carso.
Con la donazione dell'imperatore Ottone I, nel 967, la rocca e Monfalcone passarono al Patriarcato di Aquileia. Roccaforte del patriarca, sorvegliava la contea di Duino e fu a lungo contesa fra il patriarca e il conte di Gorizia. Il primo documento che la nomina è del 1289, quando Venezia era in guerra coi feudatari goriziani e con quelli del Ducato di Carinzia. Fu il conte Enrico d'Ortenburg, nel 1409, a portarla alla Contea di Gorizia.
La rocca di Monfalcone sotto Venezia
Il dominio goriziano durò poco: il 14 luglio 1420 la fortezza capitolò davanti all'esercito del doge Tommaso Mocenigo e Venezia conquistò il territorio di Monfalcone. La rocca divenne un avamposto contro il conte di Gorizia, l'imperatore d'Austria e i Turchi, e accolse la guarnigione che prima stava nel castello di Belforte. Nel 1431, nel 1436, nel 1457 e nel 1462 i Veneziani ne ripararono le mura, aggiungendo un parapetto. Le incursioni turche del 1472, del 1477 e del 1499 non riuscirono a prenderla.
Una delle rare volte in cui cadde fu nel 1514, quando i mercenari della Lega di Cambrai uccisero i fanti della guarnigione; secondo un'altra ricostruzione, in quell'anno l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo occupò la città murata e distrusse la rocca. La dieta di Worms restituì il territorio a Venezia nel 1521, e la Repubblica fece ricostruire la fortezza sulla cima. Sopra l'ingresso della torre, una lapide datata 1525 porta i nomi di Giovanni Diedo, podestà, e di Agostino de Mula, luogotenente. Per iniziativa di Diedo la rocca fu ristrutturata dalle fondamenta per reggere il combattimento con le armi da fuoco, e al centro sorse una torre quadrata di pietra dove custodire la polvere da sparo.
La fortezza di Palmanova, costruita nel 1593, le tolse la funzione difensiva, e la rocca divenne una vedetta sui confini orientali della Repubblica. Nel 1615 il conflitto che oppose Venezia agli Austriaci attorno a Gradisca, chiamato pure guerra degli Uscocchi, portò il saccheggio nella città e nella rocca. Il presidio veneziano vi rimase fino al 1797, quando Napoleone pose fine alla Repubblica e la rocca passò all'Austria.
Grande Guerra sul colle di Monfalcone
Dopo un lunghissimo abbandono, l'esercito italiano occupò la rocca il 9 giugno 1915. La fortezza fece da osservatorio e da punto strategico per le truppe italiane, e i mortai austro-ungarici da 305 millimetri la bombardarono: i segni dei colpi si vedono sul torrione e sulla cinta esterna. Sulle mura, accanto ai ricordi della Repubblica di San Marco, si incrociano le tracce lasciate dai soldati negli scontri fra il 1915 e il 1917.
Più in basso, un tunnel murato ospitava uno dei cannoni francesi su affusto ferroviario mandati nel 1917 in aiuto agli Italiani. Sulla selletta a est delle Forcate si conservano invece i resti delle difese italiane, erette sopra la trincea che fino ad allora era stata in prima linea quando, caduta Gorizia, il fronte si spostò verso oriente.
Museo speleologico nel mastio
Fra il 1950 e il 1955 la Soprintendenza ai Monumenti restaurò la fortezza, che nel 1968 fu affidata al Gruppo Speleologico Monfalconese «Amici del Fante». Fondato nel 1948, il gruppo recuperò nei primi anni i corpi di militari e civili gettati nelle foibe, poi si dedicò all'esplorazione e allo studio delle cavità naturali, che in Friuli Venezia Giulia superano le 7000 grotte. Due anni dopo l'affidamento inaugurò nella rocca un museo paleontologico, trasferito più tardi nel centro della città e sostituito dall'esposizione speleologica.
Il Museo della Rocca di Monfalcone spiega le cause e i fenomeni del carsismo, il tratto che caratterizza la regione giuliana. La sala inferiore del mastio raccoglie rocce di vario tipo, concrezioni di grotta, tabelle sulle zone orografiche, cioè sui rilievi del territorio, e il plastico di un ideale paesaggio carsico. In quella superiore si racconta la vegetazione e la storia della speleologia, con i metodi, le attrezzature e gli abiti degli speleologi dal secondo dopoguerra in poi. La sezione paleontologica, con collezioni, biblioteca e laboratori, ha sede in città, in via Valentinis.
Domande frequenti
Come si sale alla rocca di Monfalcone?
A piedi, lungo i sentieri del Parco Tematico della Grande Guerra. Il Comune di Monfalcone lo ha realizzato su circa due ettari di Carso, collegando con una rete di percorsi segnalati tre ambiti di trincee e cavità.
L'ingresso alla rocca di Monfalcone è a pagamento?
No, la visita al museo della rocca è gratuita.
Da dove viene il nome della rocca di Monfalcone?
Lo studioso Asquini riteneva che si chiamasse in origine «Verruca Montis Falconis», cioè sommità del monte Falcone. Col tempo la parola «verruca» si accorciò in «rocca».
