Il santuario della Beata Vergine Marcelliana è la chiesa di Panzano, quartiere di Monfalcone, ricostruita fra il 1840 e il 1844 dove sorgeva una pieve documentata già nel XII secolo. Sull'altare maggiore custodisce una statua della Madonna col Bambino che, secondo la tradizione, arrivò su una barca alla deriva.
Panzano e la pieve Marcelliana
Il nome del luogo ha radici lontane: nel X secolo le carte parlano di «Insula Pansiana» o di «vicus Pantianus», da cui deriva Panzano. Nelle vicinanze del santuario sono segnalati resti di una villa romana. I documenti sulle prime fasi della chiesa si persero durante le invasioni barbariche, e la notizia più antica è un decreto del patriarca Volrico, emanato fra il 1120 e il 1122. Con quell'atto il patriarca di Aquileia cedeva metà della «plebem Marcellianam» all'abbazia di San Martino della Beligna, un monastero benedettino che reggeva già la chiesa e il monastero di San Giovanni al Timavo.
Santa Maria era allora una delle tre pievi del territorio. Ai benedettini restò legato per secoli il «Ponte dei mendicanti», dove i poveri si radunavano per l'elemosina. Il ponte scavalcava il torrente Roggia, e i suoi ultimi resti sparirono quando nacque il borgo operaio di Panzano e il corso d'acqua fu chiuso in una tubatura.
Monfalcone fra malaria, peste e pirati
Fra il XII e il XIII secolo le campagne della pieve si spopolarono, per le continue guerre fra fazioni e soprattutto per la malaria. Gli abitanti si spostarono ai piedi del Carso, nel borgo protetto da mura che cresceva sotto la rocca di Monte Falcone e da cui nacque la città. Là sorse nel 1500 una chiesa nuova, che porta il nome di Sant'Ambrogio: per secoli si chiamò anch'essa Santa Maria Marcelliana e acquistò sempre più peso. Sulla carta, tuttavia, la parrocchiale rimase la vecchia Marcelliana, che la gente chiamava «Santuario di Maria».
L'antico edificio fu abbattuto e rifatto fra il 1360 e il 1364, in una delle tante ricostruzioni della sua storia. Nel 1381 la nomina del patriarca di Aquileia divise Monfalcone in una guerra civile: papa Urbano VI aveva affidato la carica al cardinale Filippo d'Alencon, mentre Udine voleva l'elezione da parte del capitolo aquileiese, come da tradizione. Quando nel 1386 scoppiò la peste, i monfalconesi chiesero l'aiuto della Vergine e fecero voto di una processione alla Marcelliana ogni settimana, il sabato.
Alla fine del Quattrocento la zona subì l'invasione dei Turchi, e nel 1615 le incursioni dei pirati Uscocchi. Fra il XV e il XVII secolo la chiesa fu restaurata e ingrandita più volte. Nel Cinquecento il pittore udinese Arsenio Nigris, o Negro, ne affrescò la volta e le pareti; quei dipinti andarono perduti con la ricostruzione ottocentesca.
Ricostruzione e consacrazione nel 1844
Nella prima metà dell'Ottocento Monfalcone conobbe un forte sviluppo economico e un aumento degli abitanti, e nel 1838 demolì le mura medievali per unire il centro ai borghi nuovi, fra cui quello della Marcelliana. L'edificio antico stava ormai crollando: si scelse di abbatterlo e di ricostruirlo da capo, con lavori che andarono dall'11 maggio 1840 al 4 agosto 1844. L'8 settembre 1844 Francesco Saverio Luschin, allora arcivescovo di Gorizia e Gradisca, consacrò la nuova chiesa.
Il santuario misura 22,50 metri di lunghezza e 12 di larghezza. Le pareti furono affrescate dal pittore veneziano Sebastiano Santi, che le pagine del santuario chiamano De Santis: nato a Murano e formato all'Accademia di Belle Arti di Venezia sotto Teodoro Matteini, lavorò sia a olio sia ad affresco. I suoi dipinti facevano da cornice alla statua della Vergine sull'altare maggiore.
Guerre e francescani nel Novecento
La Prima guerra mondiale colpì l'edificio con i tiri d'artiglieria. Quando all'interno fu sistemato un piccolo ospedale da campo, gli arredi andarono quasi tutti perduti, e sull'altare maggiore rimase intatta soltanto la statua della Madonna, a conforto dei feriti. Nei restauri del primo dopoguerra una mano uniforme di calce coprì anche i pochi affreschi e decori scampati alla guerra. La chiesa passò in quegli anni ai padri claretiani, con padre Spagnoli; dopo la loro partenza ne fu rettore don Ferdinando Tonzar.
Nel 1927 il santuario fu affidato ai padri francescani della Provincia veneta di Sant'Antonio, che ne curarono la rinascita; nel 1939 accanto alla chiesa sorse il loro convento. Intorno cresceva il villaggio operaio del cantiere navale aperto nel 1908 dai fratelli Cosulich, il cui progetto non prevedeva un luogo di culto perché c'era già la Marcelliana.
Nella Seconda guerra mondiale gli aerei alleati bombardarono spesso i vicini Cantieri Navali, e molte bombe caddero attorno alla chiesa: nessuna la centrò, ma le murature ne soffrirono. Nel secondo dopoguerra gli abitanti di Panzano aumentarono, la Marcelliana divenne parrocchia e si dotò di strutture ricreative e sportive per i giovani. Negli anni Settanta tutte le strutture furono consolidate, perché le fondamenta, posate su terreno alluvionale, cedevano.
Affreschi e altari della Marcelliana
Sull'altare maggiore sta la statua della Beata Vergine Marcelliana, una Madonna col Bambino in marmo di età tardoromanica, considerata fra le più antiche immagini marmoree della regione. Degli affreschi di Sebastiano Santi restano solo alcune parti, con l'Annunciazione, la Visitazione e la Vergine educata da sant'Anna: un tentativo di recupero ha trovato danni gravissimi.
Altri affreschi sono opera di Agostino Pegrassi. Fra i dipinti spicca una tela a olio con sant'Antonio da Padova e santa Rosa di Viterbo. Le pale d'altare sono diverse, e quella dell'altare di sinistra, costruito nel 1849, raffigura le sante Lucia, Agata e Apollonia.
La barca e il vescovo Marcelliano
Si racconta che intorno al 500 dopo Cristo una barca senza equipaggio percorresse il fiume Rosega, guidata da una mano invisibile, e portasse la statua fino al luogo dove i fedeli l'avrebbero accolta e le avrebbero costruito un santuario. Secondo la tradizione fu Marcelliano, vescovo di Aquileia nel V secolo, a far erigere qui una cappella dedicata alla Vergine dopo il ritrovamento della Madonna con Bambino.
Domande frequenti
Dove si trova il santuario della Beata Vergine Marcelliana?
Sta in largo della Marcelliana 4, nel rione di Panzano, a circa 1,2 chilometri a piedi dal duomo di Sant'Ambrogio, nella stessa Monfalcone.
Da dove viene il nome del santuario della Beata Vergine Marcelliana?
L'origine è oscura, e le spiegazioni proposte nel tempo sconfinano nella leggenda.
