Il teatro romano di Trieste è il resto archeologico più notevole della città e si adagia sul pendio del colle di San Giusto, in pieno centro, fra via Donota e via del Teatro Romano, ai bordi della città vecchia. Sorto in età augustea, in epoca romana si affacciava direttamente sul mare e accoglieva circa 3.500 spettatori.
Tergeste, le mura e la riva del mare
La colonia romana di Tergeste nacque in età cesariana, verso la metà del I secolo a.C., sul fianco del colle rivolto al mare, distribuita su terrazzamenti artificiali. Nel 33-32 a.C. Ottaviano, il futuro imperatore Augusto, la fece cingere di mura difensive. Il teatro, l'edificio più imponente del territorio, rimase fuori da quella cinta: probabilmente era già previsto nel disegno urbanistico delle origini, anche se le ricerche archeologiche ne collocano il cantiere qualche decennio più tardi.
La linea di costa correva allora molto più indietro e arrivava quasi alle pendici del colle. La posizione periferica serviva a far affluire e defluire il pubblico con facilità: l'edificio stava accanto alla strada che entrava in città da Aquileia, sul tracciato dell'attuale via Donota, mentre la carreggiata che costeggiava il porto lo separava dal mare. Un tratto di quella strada portuale si vede nella zona di piazzetta Santa Lucia.
La cavea e le gradinate del teatro romano
Come nei teatri greci, la cavea, cioè la gradinata degli spettatori, sfrutta il declivio naturale della collina e si dispone attorno all'orchestra. La scelta del pendio rispondeva a ragioni pratiche, mentre la parte alta del muro perimetrale e le strutture rivolte al mare furono innalzate in conglomerato cementizio, rivestito di blocchetti di arenaria o di mattoni. Cinque scale ripartiscono i gradini in settori verticali, i cunei, e alcuni corridoi li dividono in due ripiani. Le file più basse, in laterizio e in parte restaurate, sono visibili insieme al grande muro che chiudeva lo spazio del pubblico.
Gli spettatori entravano da quattro accessi: due in basso, ai lati della scena, e due più in alto, che sbucavano direttamente sulle gradinate. I posti seguivano il rango sociale: nella ima cavea, la fascia inferiore e più vicina al palcoscenico, sedevano i notabili tergestini, e la media e la summa cavea accoglievano ceti via via più modesti. Gli spettacoli erano gratuiti per tutti; schiavi e donne li seguivano dai posti più lontani, forse da una sorta di «loggione» sulla sommità del muro perimetrale. La stima di 3.500 posti è la più diffusa, ma alcune fonti salgono fino a 6.000.
Quel possente muro semicircolare, che chiude l'edificio verso monte, sosteneva la copertura: dalla sua cima si issava il velarium, un telo contro il sole teso su pertiche di legno disposte a raggiera verso il centro. Nella parte mediana della muraglia si notano le tracce di un tempietto con nicchia ad arco.
La scena e le statue della scaenae frons
Ai piedi della cavea si riconoscono l'orchestra, parte della scena e alcune strutture sceniche. A dispetto di quanto suggeriscono i resti, il teatro era chiuso verso l'esterno: alle spalle del palcoscenico, la scaena, si alzava un muro scomparso, alto quanto il resto dell'emiciclo. Questa scenografia di pietra, la scaenae frons, sviluppata su due piani, ospitava all'interno due ordini di nicchie con le statue di membri della famiglia imperiale o di figure eminenti della comunità; dall'esterno appariva invece più sobria. Alla sua base correva un portico, il porticus post scaenam, dove il pubblico si riparava dalla pioggia e si sistemavano le attrezzature di scena.
Gli attori si preparavano in piccoli ambienti ai lati e dietro il palcoscenico, e vi entravano attraverso tre porte monumentali aperte nella parete di pietra. Recitavano su un tavolato di legno, rialzato rispetto al piano di calpestio perché la vista fosse migliore: di quel palco si conserva soltanto la fossa sottostante.
Quinto Petronio Modesto e il teatro di Traiano
Le ricerche archeologiche fanno risalire la prima fase all'età augustea, alla fine del I secolo a.C.; un'altra fonte istituzionale allarga l'arco fino all'età giulio-claudia, nel I secolo d.C. Fra il 98 e il 102 d.C. l'edificio fu ristrutturato e arricchito di un nuovo ciclo scultoreo da Quinto Petronio Modesto, militare di origine tergestina che aveva fatto carriera sotto l'imperatore Traiano, del quale fu procuratore e flamine, cioè sacerdote.
Il suo nome ricorre in diverse iscrizioni di età traianea, e nell'area archeologica si trova il calco di due iscrizioni gemelle che ricordano il suo contributo al restauro. Alcune fonti lo indicano anche come promotore della costruzione, mentre le pagine del Ministero e del Comune gli attribuiscono il solo rinnovamento. Il teatro rimase in funzione fino all'età tardoantica, quando accolse anche giochi gladiatori.
Dalle case medievali agli scavi del 1938
Come gli altri monumenti della città romana, il teatro fu spogliato delle pietre di pregio, fino a diventare il basamento delle abitazioni sorte sopra. A partire dal Medioevo quelle case ne riutilizzarono in parte le murature: ne cancellarono la vista, ma allo stesso tempo lo preservarono. Ritenuto perduto, fu individuato nel 1814 dall'architetto Pietro Nobile.
Soltanto nel 1938, con la demolizione di una parte della città vecchia in un vasto intervento di riqualificazione urbana, il teatro riemerse dalle case medievali che lo coprivano, e insieme alle strutture si recuperò una ricca decorazione scultorea. L'edificio fu poi restaurato e in parte ricostruito. Statue e iscrizioni degli scavi sono custodite nel Lapidario Tergestino, ospitato nel cinquecentesco bastione Lalio del castello di San Giusto.
Domande frequenti
Che cosa significa «Rena vecia», il nome legato al teatro romano di Trieste?
Era il nome della località e vuol dire «Arena vecchia»: fu proprio questo toponimo a mettere Pietro Nobile sulle tracce del monumento sepolto.
Il teatro romano di Trieste si visita a pagamento?
No, l'accesso è gratuito, e i resti si osservano dall'esterno lungo via del Teatro Romano.
