Villa Russiz è una villa-castello neogotica del Collio, a Capriva del Friuli, costruita fra il 1868 e il 1872 per la baronessa Elvine Ritter de Zahony e il marito, il conte Theodor De La Tour. Attorno si estende una tenuta vinicola i cui proventi mantengono le opere fondate da Elvine per le ragazze e i bambini in difficoltà.
Castagni, cedri e il parco di Villa Russiz
La tenuta sta nel Collio orientale, a una decina di chilometri a ovest di Gorizia e a breve distanza dal confine con la Slovenia. Per la vite contano qui il sole, il clima e un terreno carico di minerali e di fossili, nato da strati profondi e antichi di arenarie e marne. Chi arriva dal paese entra nel complesso per un viale di castagni e cedri: sulla destra si alza la villa-castello, sulla sinistra si allineano le palazzine dell'assistenza e una piccola chiesa.
Gli edifici formano due nuclei distinti. Da una parte stanno l'azienda agricola, la cantina e le scuderie; dall'altra la villa, circondata dal parco, dal collegio, dalla chiesa e dalla filanda. Il parco, che fa da quinta alla villa, figura nell'«Elenco dei parchi e giardini storici del Friuli Venezia Giulia». Vi crescono alberi centenari di pino d'Aleppo, tasso, magnolia, lauro e leccio, accanto a conifere e palme, e fra il 2009 e il 2010 un intervento di recupero si è occupato soprattutto di proteggerne le piante.
Una villa-castello in pietra d'Aurisina
La proprietà ebbe origine nel 1868, quando il padre di Elvine Ritter donò alla figlia il colle detto «Russiz Inferiore», in occasione del suo matrimonio con il conte De La Tour. La villa che vi sorse è in pietra bianca d'Aurisina: due torri chiudono ai lati la facciata principale, rivolta verso il pendio, mentre un portico si apre sul cortile del complesso.
Le fonti ne danno letture diverse. La Fondazione la presenta come un esempio di neogotico di matrice tedesca, lo «Spitzbogenstil», cioè lo «stile dell'arco acuto». Altre descrizioni parlano di uno stile «gotico-quadrato», oppure di un neogotico Tudor che richiama il castello di Miramare.
Theodor De La Tour e i vitigni francesi
Agronomo e botanico, perito agrario e viticoltore, il conte Theodor De La Tour comprese presto quanto quelle colline si prestassero al vino. Nel 1869 lui ed Elvine misero a dimora le prime barbatelle, cioè le giovani piantine di vite, scegliendo varietà francesi, e diedero vita a un'azienda che per i suoi tempi era all'avanguardia.
Di quel nucleo resta la cantina storica di maturazione, rimasta intatta dall'epoca in cui fu costruita, con le botti di rovere, barriques e tonneaux. Accanto le è stato affiancato un edificio più recente, dotato di impianti moderni. Il ricavato dell'azienda agricola servì fin dall'inizio a sostenere le opere benefiche della contessa.
Le scuole e l'orfanotrofio di Elvine
Goriziana di confessione evangelica, Elvine Ritter de Zahony aveva a cuore la condizione dei ceti più poveri. Aprì la villa alle ragazze bisognose e vi fondò un orfanotrofio e una scuola: quella avviata a Russiz nel 1891 fu la prima scuola evangelica del Goriziano.
Negli anni successivi le attività educative e assistenziali si allargarono. Alla scuola si aggiunsero un asilo fröbeliano, una scuola serale e una di musica, insieme a un gabinetto di lettura, cioè una sala dove si potevano leggere libri e giornali.
Il mausoleo sul colle di Russiz
Theodor De La Tour morì nel 1894. La vedova volle per lui un tempietto funebre sulla cima del colle che fronteggia la villa, fuori dal complesso, da cui si domina tutta la proprietà; un sentiero fiancheggiato da cipressi sale fino all'altura. I lavori, cominciati quell'anno, terminarono nel 1897.
Il mausoleo ha pianta quadrata e un'abside poligonale, sulla quale si innalza un tamburo, cioè la base muraria della cupola, a otto lati; lo chiude una cupola a semisfera, di chiara ispirazione italiana. Le spoglie del conte vi rimasero fino alla fine della prima guerra mondiale. Furono poi trasferite in Carinzia, nel parco della Villa Patrizia di Treffen, accanto a quelle di Elvine.
Dalla Grande Guerra alla Fondazione Villa Russiz
Rimasta vedova, Elvine continuò a guidare con impegno la proprietà del marito fino alla Grande Guerra, quando scelse di lasciare l'azienda. Durante il conflitto la villa divenne lazzaretto e ospedale militare nella prima retrovia del fronte italiano. Alla morte della fondatrice, nel 1919, la contessa Adele Cerruti prese la guida dell'istituto e dell'azienda che lo manteneva. Nel 1945 l'ente fu intitolato Istituto Orfane di guerra «A. Cerruti».
Alla fine degli anni Cinquanta l'agrotecnico Edino Menotti assunse la direzione dell'azienda e ne rinnovò con pazienza vigneti e cantine, con l'aiuto di tutta la comunità di Capriva. Nel decennio seguente molti giovani di Gorizia vi prestarono volontariato accanto alle piccole ospiti. Nel 2009 l'istituto divenne una fondazione senza scopo di lucro, e nel 2012 nacque la casa famiglia «Casa Elvine», omologata per accogliere 16 minori.
Nel 2021, dopo un lungo commissariamento e in una fase di forte indebitamento, si insediò un nuovo consiglio di amministrazione. Per il rilancio la Regione Friuli Venezia Giulia stanziò 500 mila euro; la Camera di commercio Venezia Giulia, attraverso il Fondo Gorizia, aggiunse 800 mila euro di sovvenzione diretta e 200 mila di aiuti, affiancati da un finanziamento di 3,5 milioni di euro in 15 anni.
Domande frequenti
Come si raggiunge il mausoleo di Villa Russiz?
Si sale a piedi per una strada bianca in macadam e poi per una breve scalinata. Un giro escursionistico di circa 5,1 chilometri collega i vigneti della tenuta al tempietto.
Perché il mausoleo di Villa Russiz è chiamato anche Cappella di San Giuseppe?
Il nome deriva da una pregiata statua in marmo di San Giuseppe, opera di Bertel Thorvaldsen, che si poteva ammirare all'interno fino al 1927.
