Andreis è un paese di montagna della provincia di Pordenone, a 455 metri di quota all'imbocco della Valcellina, dentro il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Citato per la prima volta nel 996, è noto per le case di sasso con i ballatoi in legno scuro e per le voliere dove si curano i rapaci feriti.
Le origini di Andreis fra Concordia e Barcis
Il paese occupa una verde terrazza, riparata come da tre «corazzieri», i monti Raut, Resettum e Fara. Quando sia nato resta incerto. In epoca romana la montagna friulana comunicava abbastanza bene con la pianura lungo i fiumi, e si suppone che pastori e boscaioli frequentassero la zona; il borgo sarebbe poi sorto per opera di gente della pianura in fuga dalle scorrerie dei barbari.
Il primo documento risale al 996: quell'anno l'imperatore Ottone III riconobbe a Benno, vescovo di Concordia, diritti su varie località del territorio, fra cui le ville di Navarons, Tramonti e Andreis. Durante tutto il Medioevo la comunità dipese dalla pieve di Barcis, dalla quale si rese autonoma nel 1651.
Case di pietra e borgate
La casa andreana è alta e costruita con pietra e legno del posto: blocchi squadrati e incastrati l'uno sull'altro e, sul lato sud, i dalt, ballatoi di assi orizzontali dove si mettevano a seccare il mais e i fagioli. Al pianoterra si aprivano due stanze, la cucina col focolare, il fogolâr, e una cantina con la dispensa rivolta verso un porticato; ai piani superiori si saliva da una scala esterna di legno. Fino ai primi del Novecento i tetti erano di paglia, resi impermeabili da una tecnica apposita, e in mancanza di camini il fumo anneriva le pareti. Le vie del centro sono lastricate di pietre.
Attorno al nucleo principale si trovano le borgate di Alcheda, Bosplans, Prapiero e Sott'Anzas, con diverse fontane di acqua fresca. La più antica, a Bosplans, è scavata in un unico monolite e stava lungo la vecchia strada che da Maniago Libero e Montereale saliva in Valcellina per la forcella della Croce, fra i monti Jouf e Fara: dissetava la comunità, i viandanti e i loro animali. Il Comune di Andreis la restaurò nel 1997. Accanto c'è una panchina con i versi di Federico Tavan, poeta nato ad Andreis nel 1949 e morto nel 2013, le cui parole si leggono anche lungo le strade del paese.
Due chiese fra Seicento e Settecento
La chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie, nella diocesi di Concordia-Pordenone, risale al 1600 circa; una ristrutturazione sostituì la facciata antica con quella in stile gotico. Fra i cinque altari dell'interno spiccano la Madonna delle Grazie e una statua settecentesca di San Sebastiano.
La chiesa di San Daniele in Monticello è un edificio singolare, con un portico del 1700. Il terremoto del 1864 la distrusse, e fu poi ricostruita.
Il museo nell'ex municipio di Andreis
Il Museo dell'Arte e della Civiltà Contadina occupa l'ex municipio sulla piazza principale e aprì nel luglio del 1981. Lo volle l'Amministrazione comunale, mentre gli abitanti prestarono gli oggetti, databili fra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. Davanti all'edificio si nota l'orologio da torre del XVIII secolo che stava sul campanile della parrocchiale, un meccanismo in ferro battuto a mano con la struttura «a gabbia d'uccello».
Nel corridoio del primo piano sono esposti il corredino del neonato e gli abiti neri delle donne: il nero nacque come segno di lutto per le perdite della Prima guerra mondiale e col tempo divenne una scelta libera. La stanza accanto ricostruisce la cucina con il focolare, il paiolo, il filatoio e il cjantonâl, mobile d'angolo che faceva da tavolo e da dispensa per cibo e stoviglie; un'altra sezione è dedicata alla latteria, dove si producevano burro e formaggio.
Andreis aveva fama per gli oggetti d'osso, che gli artigiani ottenevano dalle corna dei tori adulti: ne uscivano pettini e tabacchiere venduti lontano, e si dice che qualche venditore arrivasse fino a Istanbul. Il mestiere si spense a metà degli anni Cinquanta. Completano la raccolta la fretola, cassettiera portatile dei merciai ambulanti chiamati cremars, le scarpe di stracci o di velluto nero per le feste e i palotes, zoccoli di legno, fatti anche con i ramponi per la neve e il ghiaccio.
Due oggetti raccontano usi particolari. Le cràceles, raganelle di legno con una ruota dentata, sostituivano le campane dal Giovedì Santo, dopo il Gloria, fino alla domenica di Pasqua. Le maschere lignee del Carnevale, dai volti accigliati e grotteschi, sono gli unici esemplari rimasti di un'usanza di origine sconosciuta.
Vicino al museo si trova la Favria, la bottega del fabbro Barba Anzal, cioè zio Angelo, donata dalla sua famiglia: fucina, mantice, incudine, martelli e tenaglie stanno come lui li lasciò. Anzal forgiava utensili d'uso quotidiano e perfino fedi nuziali.
Rapaci, faglia e sentieri
Per la sua area avifaunistica Andreis è chiamato «paese delle aquile». Sopra l'abitato, salendo per la via del municipio, sorgono le voliere che accolgono gli uccelli feriti nel parco: quelli che non possono più tornare in libertà restano qui, gli altri passano in una voliera di riabilitazione e poi vengono liberati. L'area comprende anche un centro di recupero con ambulatorio veterinario, un laboratorio naturalistico e il Centro visite del parco, con una mostra ornitologica.
Il Sentiero Natura del Mont Ciavac, un percorso ad anello, porta a osservare la Faglia Periadriatica, una dislocazione tettonica che attraversa il Friuli da est a ovest e fa scorrere la Dolomia Principale sopra rocce di età diverse. L'attrito frantuma la pietra in un detrito sciolto, dove compaiono superfici lisce e lucide, i «liscioni di faglia». Da lontano la faglia appare come una fascia di roccia nuda fra i prati del paese, in basso, e i boschi ripidi del monte Raut, in alto.
Altre escursioni salgono alla forcella della Croce, al Raut e ai Prati di Albins, oppure alla forcella di Pala Barzana, da cui un tracciato tortuoso scende a tornanti stretti verso la Val Colvera. Per l'arrampicata c'è la palestra di roccia Al Palazzo.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Andreis?
Con ogni probabilità dal latino antrum, «grotta», a cui si sarebbe aggiunto il suffisso -asius: il nome indicherebbe un luogo ricco di grotte, che nel dialetto locale si chiamano proprio andres.
Che cosa si vede sulla strada fra Barcis e Andreis?
Dalla strada si scorge l'orrido del torrente Molassa, che appartiene alla Riserva Naturale Forra del Cellina.
