Aquileia (Aquilee in friulano) è un comune della provincia di Udine nato come colonia romana nel 181 a.C. sul fiume Natissa, all'estremità settentrionale dell'Adriatico. Gran parte della città antica, una delle più ricche dell'Impero, giace intatta sotto i campi, e dal 1998 l'area archeologica e la basilica patriarcale sono Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Una porta romana verso l'Oriente
Roma fondò la colonia come base per conquistare i territori dell'Est, e in breve tempo l'abitato divenne un grande centro di traffici fra il Mediterraneo e l'Europa centrale. Qui arrivava la via Postumia, la strada consolare che lo univa a Genova. Le iscrizioni raccolte nei musei cittadini raccontano una convivenza pacifica fra greci, latini, genti balcaniche, nordafricani e giudei; da Augusto in poi gli imperatori vi sostavano spesso durante i loro viaggi. Insieme ai commerci prosperavano le arti, prima fra tutte quella del mosaico.
Nel IV secolo la città contava circa 50 mila abitanti: per estensione e popolazione era la quarta d'Italia e la nona dell'Impero, con un teatro, un anfiteatro, un circo e un impianto termale. Subito dopo l'editto di tolleranza del 313 il vescovo Teodoro vi fece costruire la prima chiesa, e la comunità cristiana di Aquileia ebbe un ruolo decisivo nella diffusione della nuova fede in una vasta parte dell'Europa centrale. Nel 452 gli Unni guidati da Attila saccheggiarono e distrussero la città.
Dai patriarchi alla Grande Guerra
Unni, Longobardi e Ungari invasero l'abitato a più riprese. Nel VI secolo, dopo una sanguinosa guerra contro i Goti, i Bizantini alzarono una cinta a zigzag che tagliava a metà la città antica, segno di quanto si fosse ridotta. Nel Medioevo la rinascita venne dal Patriarcato, che saldò l'autorità ecclesiastica con quella di una potente signoria feudale: dall'XI secolo Aquileia fu la capitale dello stato del patriarca. Fra i titolari della carica spicca Poppone (1019-1042), rampollo di una nobile famiglia bavarese sostenuto dall'imperatore Enrico, che legò il suo nome al rinnovamento della basilica.
Nel 1445 il territorio passò sotto il dominio di Venezia e più tardi sotto l'Impero d'Austria, nel quale rimase fino all'inizio del Novecento; il Patriarcato fu soppresso nel 1751. Già nel Settecento gli austriaci avviarono i primi scavi, e le ricerche sistematiche cominciarono alla fine dell'Ottocento. Durante la Grande Guerra Aquileia fu fra le prime località a tornare entro i confini italiani e divenne un simbolo di italianità.
Piazza Capitolo e la basilica di Aquileia
Su piazza Capitolo si affaccia la basilica di Santa Maria Assunta, dedicata alla Vergine e ai santi Ermacora e Fortunato, che Poppone consacrò nel 1031 e che custodisce il mosaico pavimentale più vasto dell'Occidente romano, 760 metri quadrati stesi nell'aula meridionale della chiesa di Teodoro. Il campanile, alto 73 metri, fu costruito nell'XI secolo con blocchi squadrati staccati dall'anfiteatro romano.
A sud dell'edificio due imponenti colonne sono l'unica testimonianza del Palazzo dei Patriarchi. Attorno all'abside si stende il Cimitero degli Eroi, il primo cimitero militare sul fronte del Carso, con la monumentale Tomba dei Dieci Militi Ignoti. Fra undici salme di soldati sconosciuti, Maria Bergamas, madre di un volontario caduto sugli altopiani vicentini, scelse quella che dal 1921 riposa all'Altare della Patria a Roma; le altre dieci restarono qui.
Foro, porto e aree di scavo romane
L'area archeologica copre 155 ettari e comprende parte del foro con la basilica civile, cioè il tribunale, un impianto termale e due ricche residenze. Il foro, l'antica piazza all'incrocio fra il decumano e il cardo massimo, sta a pochi passi dalla basilica patriarcale; gli scavi cominciarono nel 1934. La sua fila di colonne di marmo bianco fu ricomposta dai frammenti nei decenni attorno alla seconda guerra mondiale, con mattoni rossi a colmare le parti mancanti. Accanto corre un tratto di strada romana, il decumano di Aratria Galla.
La Via Sacra, un viale verde che segue l'antico corso del fiume, conduce al porto fluviale: banchine e magazzini di marmo si allineano lungo la riva per quasi un chilometro, inglobati nelle difese del IV secolo e riportati in luce nel 1934. A sud della basilica, nei Fondi Pasqualis, gli scavi hanno scoperto un complesso di mercati con una piazza lastricata tardoantica, cinta da portici e pilastri; sui cordoli restano incisi i tracciati di giochi con pedine.
Il Sepolcreto di via XXIV Maggio, scavato negli anni Quaranta, sorgeva fuori dalla città, secondo l'uso romano. All'incrocio con via Giulia Augusta si alza il Grande Mausoleo di età augustea, alto 17 metri: i suoi frammenti emersero a Roncolon di Fiumicello, sulla via Gemina diretta a Trieste e Lubiana, e la famiglia Candia lo fece ricostruire in centro a metà degli anni Cinquanta. A nord della basilica si trovano la Domus di Tito Macro e l'area della Domus e Palazzo episcopale, aperta nel 2016 in una ex stalla, con la casa del I secolo, un'aula absidata del IV e il palazzo vescovile del V. I reperti degli scavi sono esposti dal 1882 nel Museo Archeologico Nazionale, ospitato in villa Cassis Faraone, in via Roma.
Il borgo medievale fra via Roma e il Natissa
In via Poppone la facciata di Casa Bertoli porta decorazioni medievali dipinte a losanghe. All'interno di questa antica dimora si susseguono affreschi eseguiti a partire dal Trecento: una Madonna di gusto giottesco, una Pietà d'influsso veneziano e un ciclo di pitture a trompe-l'oeil, cioè illusionistiche, che raccontano i gusti delle famiglie benestanti della città.
Poco distante, i portici di via Roma segnano una delle arterie principali del borgo medievale: sotto i robusti archi di mattoni rossastri si aprivano le botteghe degli artigiani, ai piani superiori stavano le abitazioni. Lungo il tratto meridionale del Natissa sopravvivono gli ultimi resti delle mura. Qui la cinta scavalcava il fiume con un arco detto ponte di San Felice, che inglobava la basilica paleocristiana dello stesso nome e il villaggio circostante; la chiesa, che custodiva le reliquie di san Felice e san Fortunato, fu demolita alla fine del Settecento, mentre il ponte resta sospeso sull'acqua.
Nel Museo Paleocristiano di piazza Monastero
Nella parte settentrionale del paese, a circa un chilometro e mezzo dalla basilica patriarcale, il Museo Paleocristiano occupa un edificio sorto sopra una delle basiliche dei primi cristiani. Dal IX secolo fu un monastero benedettino, finché nel 1782 un decreto dell'imperatore Giuseppe II lo soppresse. Passato a diversi nobili, divenne con il conte Antonio Cassis Faraone la sua residenza aquileiese e il deposito dei reperti trovati nelle sue terre; fu anche un folador, cioè un ambiente per fare il vino. Nel 1961 lo scavo per una cantina riportò alla luce mosaici policromi, e da quell'anno l'edificio è sede museale.
I tre piani conservano la struttura del folador. Il pianterreno coincide con la basilica di fine IV secolo, rettangolare, a una navata e con abside poligonale: il pavimento a motivi geometrici porta iscrizioni in latino e in greco con i nomi dei donatori, latini e orientali, soprattutto siriaci, segno di una comunità di mercanti e gente di porto. Dal balcone del primo piano si vedono i mosaici della basilica del Fondo Tullio alla Beligna, con tralci di vite intrecciati a cespi d'acanto, dodici agnelli, simbolo degli apostoli, e un pavone, che antiche leggende volevano immune dalla putrefazione. Allo stesso piano c'è un rilievo dei santi Pietro e Paolo del IV-V secolo, mentre l'ultimo ospita oltre 130 lapidi funerarie con le immagini dei defunti fra piante e animali.
Domande frequenti
Come si arriva ad Aquileia senza auto?
Il paese non ha una stazione ferroviaria: la più vicina è quella di Cervignano, sulla linea Venezia-Trieste, a circa 8 chilometri, e da lì una pista ciclabile porta fino ad Aquileia.
Perché una sala mosaicata di Aquileia si chiama Südhalle?
Il nome tedesco, «sala sud», viene dai primi archeologi che lavorarono in città, che erano austriaci. È l'aula meridionale accanto al battistero, con oltre 300 metri quadrati di mosaici e il mosaico del pavone, che in origine ornava il passaggio dal battistero alla basilica.
