Barcis è un paese di montagna della Valcellina, in provincia di Pordenone, a 409 metri di quota nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, e il suo nome compare per la prima volta in una bolla papale del 1182. Le sue case a terrazze guardano il lago artificiale color smeraldo nato dalla diga del 1952-1954.
La conca di Barcis e i suoi monti
Il paese e le sue frazioni occupano una conca chiusa da una corona di cime: a nord il monte Resettùm (2067 metri), a ovest il Crep Nudo (2207) e il Messer (2230), a sud il monte Cavallo (2251) e il Cjastelât (1641), a est il Raut (2026) e il Fara (1342). Più vicino all'abitato si fronteggiano due versanti diversi, quello boscoso del monte Longa e quello soleggiato del monte Lupo.
Una pista ciclopedonale, con punti panoramici e aree di sosta, collega il centro alle rive, dove un sentiero attrezzato per il picnic corre all'ombra degli abeti. Fra i boschi del territorio comunale si estende la foresta regionale del Prescudin, e in un'altra piega della montagna si apre la grotta Bus de la volpe.
Dalla pieve di Barcis al mercato del 1327
Il 13 dicembre 1182 papa Lucio III prese sotto la sua protezione l'abbazia di Sesto al Reghena, insidiata dalle usurpazioni di Ezzelino II da Romano, e fra i beni del monastero comparve la pieve di Barcis. Quel nome non indicava un paese ma l'intera bassa val Cellina, dalla stretta di Mezzocanale fino alla forcella di Pala Barzana. Vi sorgevano diversi villaggi, fra cui Andreis e Cellis, poi scomparso, sede della pieve di San Giorgio.
Sul territorio l'abate di Sesto esercitava il potere temporale e il vescovo di Concordia quello spirituale, e ciascuno aveva terre in settori diversi. Una bolla di Urbano III del 1189 assegnava al vescovo «circa XXX mansos», cioè una trentina di poderi, situati soprattutto dove sarebbe nato il paese; una di Gregorio IX, nel 1236, ne attribuiva all'abate soltanto due, sulle pendici del monte Lupo. Nel 1257 l'abate li diede in feudo al nobile Varnerio di Montereale, la cui famiglia guardava con interesse alla strada fra il Friuli, il Cadore e il Nord Europa. Una ventina d'anni dopo l'abbazia non possedeva più nulla nella vallata, mentre i vescovi e i Montereale vi mantenevano i loro beni.
A cavallo fra Duecento e Trecento le famiglie da Spilimbergo e da Polcenigo si contesero le investiture ricevute dai vescovi a Barcis, e la lite finì solo con la morte di Valterpertoldo da Spilimbergo. Contrasti, malgoverno e tasse pesanti sui mansi frenarono il popolamento, così i vescovi cercarono di rilanciare la zona.
Nel 1327 il vescovo di Concordia Artuico di Castello salì in processione alla cappella di San Daniele con una trentina di notabili, fra cui alcuni da Montereale. Sceso poi «in villam de Barzis», giudicò una rissa fra clautani e istituì un mercato libero per il giorno della festa di San Daniele. L'episodio è noto da una testimonianza scritta nel 1339 da Francesco di Pinzano, la prima in cui Barcis designa un singolo villaggio: segno che Cellis e la sua pieve erano state abbandonate, a quanto pare per la minaccia di una frana.
Incendi, guerre e diga nel Novecento
Un incendio distrusse il paese nel 1606. Nel novembre 1917, durante la Grande Guerra, Barcis fu teatro di aspri combattimenti fra le truppe italiane e quelle tedesche, e a difenderla fu soprattutto il battaglione alpini Val d'Arroscia. Nell'agosto 1944 i reparti tedeschi la diedero alle fiamme per rappresaglia, e il borgo andò distrutto per la seconda volta.
La diga di Ponte Antoi, in calcestruzzo, nacque per sfruttare meglio a scopo idroelettrico le acque del Cellina e serve anche agli acquedotti e all'irrigazione della pianura. Lo sbarramento si appoggia alle pareti verticali dove comincia il canyon della Forra del Cellina, e alle sue spalle si formò il lago Aprilis, chiamato da tutti lago di Barcis. Nel 1953, nel territorio comunale, fu trovato un meteorite di tipo pallasite.
La Forra del Cellina, tutelata da una riserva naturale, è il canyon più grande della regione. La Vecchia Strada della Valcellina, che lo percorreva ed era un tempo l'unico collegamento della valle con la pianura, fu dismessa nel 1992 ed è riservata a pedoni e ciclisti.
Chiese di Barcis e delle frazioni
Nel centro sorge la chiesa di San Giovanni Battista, dedicata al patrono del comune: risale alla fine del Cinquecento e fu rimaneggiata nell'Ottocento.
Più antica è la cappella di San Daniele del Monte, costruita intorno al 1240 in posizione elevata; un fulmine la colpì nel 1806 e ne restano i ruderi. Nella località Roppe, la chiesetta di San Giorgio ha origini nell'VIII secolo: una frana la abbatté nel 1392, e l'edificio visibile è una ricostruzione del Settecento.
A Ribe gli abitanti eressero nel XVIII secolo la chiesetta di San Francesco per chiedere protezione dagli animali selvatici, e soprattutto dal lupo. Nella località Cuol sorge infine la chiesetta degli Alpini.
Palazzo Centi e la meridiana dell'Aquila nera
Accanto al lago si alza Palazzo Centi, l'edificio storico di maggior pregio del paese, costruito nel Cinquecento. Unisce lo stile rustico dei villaggi della Valcellina all'architettura veneziana: la facciata principale ha un doppio loggiato, con archi ribassati al pianterreno e a tutto sesto al piano superiore, e i muri sono in pietra viva, a tratti posata in modo irregolare. Un tempo albergo e ristorante, il palazzo ospita la biblioteca comunale.
Al centro del paese, sulla facciata della vecchia osteria «Aquila nera», l'artista pordenonese Pierino Sam (1921-2010) dipinse a fresco una meridiana. Accanto ai numeri delle ore e ai segni dei solstizi e degli equinozi vi compare un'aquila.
Lingua, cucina e feste di Barcis
Accanto all'italiano, la popolazione parla il friulano nella sua variante occidentale, e nella parlata del posto il paese si chiama Barce. Una delibera della Giunta regionale del 3 agosto 2001 ha incluso il comune nell'ambito di tutela della lingua friulana.
La cucina della valle viene da una tradizione povera. Fra i salumi spiccano la petuccia, insaccato di carne di pecora, e la brusaula, carne secca di camoscio, che si accompagnano con la polenta, di preferenza bianca, con la cacciagione o col frico.
Il 24 giugno il paese festeggia il patrono san Giovanni Battista, e la sera del 23 si tiene la Notte di San Giovanni, con musica, folklore e usanze antiche recuperate. Nel 1985 il lago accolse per la prima volta, a giugno, il Campionato italiano di motonautica, a cui si unirono nel 1992 una gara del campionato europeo e dal 2000 una prova del Campionato mondiale.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Barcis?
L'ipotesi più accreditata lo lega a barc, voce dell'area alto-veneta che significa «capanna, tettoia», di cui Barcis sarebbe il plurale. Il poeta Giuseppe Malattia della Vallata, seguito dallo studioso di toponomastica Cornelio Cesare Desinan, vi leggeva invece il friulano barce, «imbarcazione», nel senso di conca.
Si può fare a piedi il giro del lago di Barcis?
Sì: un anello di 5,6 chilometri segnato dal CAI parte da Ponte Antoi, attraversa il paese, passa sull'altra sponda con la passerella delle Fontane e segue un tratto del Sentiero degli Alpini, dove un antico ponte in pietra si affaccia sulla forra del torrente Caltea. Il ritorno avviene camminando sul coronamento della diga, e il giro richiede due o tre ore.
