Bordano, Bordan in friulano, è un paese della provincia di Udine che sorge a 224 metri sulla destra del Tagliamento, fra il monte San Simeone e il monte Brancot. Distrutto dal terremoto del 1976, si è ricostruito attorno alle farfalle che popolano i suoi prati, dipinte a centinaia sui muri delle case.
Il paese fra Brancot e San Simeone
I due monti chiudono una piccola valle aperta. A nord il San Simeone sale a 1.505 metri; a sud il Brancot arriva a 1.015, e i bordanesi lo chiamano anche monte di Ruvinto, monte Tricorno o monte di Palantarins. Verso sud-ovest la vallata continua nei «Plans», mentre fra l'abitato e il fiume si stendono le «Braides», un tempo fitte di campi fino alla «glerie», la fascia sassosa e sterile lungo il Tagliamento.
Dai versanti scendeva una rete di rivi, per lo più prosciugati, che nelle piene uscivano spesso dagli argini. Il principale è il Rio Cretine, per tutti Rio Cartine: più volte ruppe gli argini e allagò i borghi di Prussia e Cartine, nella parte centro-meridionale del paese, prima di perdersi nella piana in rigagnoli sparsi. A sud-est, in un'area boscosa accanto ai Plans, l'ex assessore comunale Oscar Rossi progettò due laghetti artificiali, pensati come nucleo di una piccola oasi naturale.
L'altro centro del comune è la frazione di Interneppo, Tarnép, a 245 metri e poco più di due chilometri e mezzo dal capoluogo, affacciata sul lago di Cavazzo. Le rive del bacino spettano a Cavazzo Carnico, Trasaghis e Bordano, da cui il nome di lago dei Tre Comuni, ed è il più grande lago naturale del Friuli. Interneppo sta accanto all'antico fortilizio di Cjasteons, che dominava il lago, e dai sentieri del San Simeone e del Brancot lo sguardo scende sulla pianura fino al mare.
Dal codice gradese alla Comunità di Venzone
Il nome Bordanum compare per la prima volta in un codice della Chiesa gradese databile attorno all'anno 1000. Due ipotesi principali ne spiegano l'origine: il nome di un funzionario o generale romano, Bordanus, passato per la zona, oppure il prefisso germanico «bord», cioè asse di legno, che farebbe pensare a case costruite con tavole ricavate dai boschi vicini. Lo studioso Frau lo legava invece alla posizione del paese, al margine del San Simeone, e c'è chi lo accosta al cognome veneto Bordon.
Nel Medioevo il territorio passò sotto diversi signori, fra cui i Colloredo Mels. Nel 1506 entrò nella giurisdizione della Comunità di Venzone. Con il governo napoleonico divenne una comunità autonoma: Bordano ne era il capoluogo, ma la sede restò a Interneppo fino al 1866, quando fu trasferita per sempre nel paese. Nella vita religiosa Bordano dipendeva dalla pieve di Cavazzo, finché nel 1914 entrò nella forania di Gemona.
Le famiglie, quasi tutte contadine, possedevano ciascuna un piccolo appezzamento per le necessità di casa, e il San Simeone era la loro prima risorsa: «La montagna ci ha sfamati», ricordano gli anziani. Più volte, però, i bordanesi dovettero emigrare, e trovarono lavoro in vari paesi del nord e dell'est d'Europa.
Guerre e terremoto a Bordano
Sul vicino monte Festa sorse agli inizi del Novecento una fortezza della cintura difensiva del Friuli, che nella prima guerra mondiale servì da osservatorio d'artiglieria. Dopo la rotta di Caporetto, nel novembre 1917, il presidio di poco più di cento uomini rimase accerchiato e resistette per giorni prima di arrendersi.
La seconda guerra mondiale lasciò segni più profondi. Nel luglio 1944 una rappresaglia nazifascista distrusse quasi del tutto il paese, e gli abitanti furono sfollati per fare posto alle popolazioni cosacche, giunte in zona dopo che Hitler aveva promesso loro l'Alto Friuli come territorio proprio.
Il colpo più duro venne dal terremoto del 1976. La scossa del 6 maggio, di magnitudo 6,5, seguita da altre l'11 e il 15 settembre, colpì 77 comuni e fece 990 morti; per lungo tempo si ritenne che l'epicentro fosse nel San Simeone. Bordano e Interneppo furono interamente distrutti e persero gli edifici di maggior pregio artistico. Il municipio sorge all'ingresso del paese, al confine fra il vecchio nucleo e la parte nuova della ricostruzione.
Le farfalle e i murales di Bordano
Grazie alla posizione e al microclima, sui prati attorno al paese cresce quasi tutta la flora delle Prealpi e delle Dolomiti Carniche. Il nettare richiama centinaia di specie di farfalle, le paveis del friulano, diurne e notturne, che in tarda primavera vivono qui a migliaia; per questa ricchezza da molti anni arrivano entomologi da ogni parte del mondo. Dopo il sisma il paese fece della farfalla il proprio simbolo e divenne noto anche all'estero come il paese delle farfalle.
Dal 1995 gli artisti dipingono sulle facciate murales dedicati quasi sempre a questi insetti. Il lavoro si fece massiccio dal 1996, sotto la spinta dell'allora sindaco Enore Picco, e culminò nella Casa delle Farfalle. I dipinti sono più di 200, su abitazioni, edifici comunali e scuole, eseguiti in molti stili da pittori venuti da tutto il mondo; per molti anni un concorso scelse i migliori.
A ovest del paese, sulla strada per Interneppo, Giuseppe Brombin e Floreano «Jan» Franzil dipinsero nel 2001, per conto della Provincia di Udine, il «Murale Mitologico Dedicato al Ciclismo Italiano»: Antonio Lot, col suo microfono, presenta i campioni da Bottecchia, Binda e Girardengo fino a Coppi, Bartali, Gimondi, Moser e Pantani.
La Casa delle Farfalle, aperta nel 2003 al centro del paese, alleva oltre 400 specie in tre grandi giardini, amazzonico, afro-tropicale e indo-australiano, dove si seguono tutti gli stadi dall'uovo al bruco, dalla crisalide all'adulto. Le specie selvatiche si incontrano invece lungo il sentiero entomologico, alle pendici del San Simeone.
Chiese, fontane e feste del paese
La chiesa di Sant'Antonio Abate, dedicata al patrono, è stata rifatta per intero in forme moderne, perché il terremoto aveva lasciato in piedi quasi solo il campanile della vecchia; gli antichi affreschi dell'interno andarono perduti. Anche a Interneppo la chiesa di San Martino è nuova: progettata dall'architetto Pevere, fu inaugurata nel novembre 1990, e le si alza accanto il massiccio campanile ottocentesco in blocchi di tufo, l'originale, restaurato dopo il sisma.
Nel borgo di Prussia una fontana reca un'iscrizione in tedesco in memoria degli abitanti che, soprattutto verso la fine dell'Ottocento, andavano a lavorare in Germania.
Il 17 gennaio la sagra di Sant'Antonio porta in paese bancarelle, giochi e il tradizionale palo della cuccagna, mentre Interneppo celebra San Martino l'11 novembre. La festa principale cade la prima domenica di settembre alla chiesetta di San Simeone, medievale e più volte rimaneggiata, che sta oltre i 1.200 metri sull'altipiano del monte ed è fra le chiese carniche costruite più in alto. Gli abitanti dei due centri vi salgono insieme, quasi a ringraziare per l'annata agricola.
La leggenda dell'Orcolat
Nei racconti del Friuli torna spesso l'Orcolat, parola friulana che vale «orcaccio». Si racconta che fosse un orco enorme, chiuso in una grotta ai piedi del San Simeone, vicino a Bordano, e che a ogni suo movimento la terra tremasse. Con lo stesso nome la gente del posto indica il terremoto del 1976.
Al monte appartiene anche la leggenda di San Simeone e di Sant'Agnese, che spiega perché chi sale per la prima volta alla chiesa debba portare con sé il simbolo di una croce.
Domande frequenti
Come si arriva a Bordano?
Lasciata l'autostrada all'uscita di Osoppo-Gemona, si passa il Tagliamento sul ponte di Braulins, si attraversano Braulins e Trasaghis e si segue la sponda est del lago di Cavazzo fino a Interneppo, da dove si scavalca la sella verso il capoluogo. Da Venzone, a 5 chilometri, si arriva anche in bicicletta lungo la ciclovia del Tagliamento FVG6.
Che friulano si parla a Bordano?
Accanto all'italiano si usa il friulano centro-orientale, con alcune parole tutte locali: il Tagliamento, Tiliment nel friulano comune, diventa spesso Tāment.
