Borghi & Città · 6 min di lettura

Borgo Teresiano a Trieste, il quartiere nato sulle saline attorno al Canal Grande

Il Borgo Teresiano di Trieste è il quartiere settecentesco sorto sulle saline interrate, con le vie ad angolo retto e il Canal Grande di Matteo Pirona.

Trieste, il Canal Grande con le barche, la chiesa neoclassica in fondo e le cupole azzurre della chiesa serba
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Borgo Teresiano è il quartiere del centro di Trieste sorto nel Settecento sulle saline interrate fuori dalle mura medievali, voluto da Carlo VI e poi da Maria Teresa d'Austria, da cui prende il nome. Le sue vie si incrociano ad angolo retto attorno al Canal Grande, la via d'acqua navigabile scavata fra il 1754 e il 1756.

Dalle saline al porto franco

Tutto cominciò nel 1719, quando l'imperatore Carlo VI proclamò Trieste porto franco. Il commercio attirò mercanti e immigrati, soprattutto dal bacino adriatico (istriani, veneti, dalmati, friulani, sloveni) e in numero minore da Austria, Ungheria, Serbia e Grecia, e la città non stava più nella vecchia cinta. Carlo VI decise allora di acquistare le saline alla sua periferia per ricavarne un quartiere nuovo. Dopo la sua morte il disegno passò alla figlia Maria Teresa, salita al trono nel 1740, sotto la quale il governo austriaco investì capitali ingenti nel porto. Alla fine del Settecento gli abitanti erano circa 30.000, sei volte quelli di un secolo prima.

Il borgo occupa la piana fra le rive, la stazione di Trieste Centrale, il corso Italia e la via Carducci. Quest'ultima si chiamava via del Torrente: sotto il suo selciato scorre, chiuso in una condotta, uno dei rivi che scendono dall'altipiano carsico.

Le vie e le case dei mercanti del Borgo Teresiano

L'asse viario a trama ortogonale fa del quartiere uno dei primi esempi di piano regolatore moderno. Le norme imperiali erano precise: tre piani, magazzini comodi a terra, locali per i domestici al piano rialzato, uffici abbastanza alti da ricevere luce naturale e una corte interna a verde. Il pianoterra degli edifici commerciali è quindi alto, talvolta con un portone centrale largo abbastanza per una carrozza, mentre i piani delle abitazioni sono più bassi.

A costruire furono soprattutto i mercanti, che affidarono i progetti ad architetti e artisti come Matteo Pertsch, Pietro Nobile e Cesare dell'Acqua. Ne nacque un'architettura cosmopolita, di impronta italiana ma toccata dai modelli viennesi dell'Ottocento. In quel secolo i vecchi fondaci lasciarono il posto alle dimore di lusso della classe mercantile, come palazzo Carciotti, eretto nel 1805 su progetto di Pertsch, palazzo Scaramangà e palazzo Gopcevich. Quest'ultimo, opera di Giovanni Andrea Berlam del 1850, ha la facciata disegnata a greche rosse e gialle e ospita il Museo teatrale Carlo Schmidl. Dal 2009 gran parte delle vie è stata ripavimentata e chiusa al traffico.

Il Canal Grande, dal mare a Sant'Antonio

Al centro del piano c'è il Canal Grande, realizzato dall'imprenditore veneziano Matteo Pirona approfondendo il collettore principale delle saline. Si apre sul bacino di San Giorgio del Porto Vecchio e doveva portare le barche fin dentro l'abitato, per caricare e scaricare le merci davanti alle case-deposito allineate sulle sponde. Lungo le banchine restano le bitte di pietra a cui si legavano i velieri, e all'imbocco uno squero serve a mettere a secco e riparare le piccole imbarcazioni. Erano previsti altri canali perpendicolari alla riva, ma il progetto fu abbandonato.

In origine l'acqua arrivava fin sotto la chiesa di Sant'Antonio Nuovo. Nel 1934 il tratto finale fu colmato con le macerie della città vecchia demolita, e sul terreno ricavato nacque piazza Sant'Antonio, sistemata a giardino con una grande fontana al centro. Si racconta che sotto il riempimento sia finita anche una piccola torpediniera abbandonata lì dalla fine della guerra, benché le fotografie dei lavori non mostrino alcuno scafo. Fra gli edifici affacciati sul canale si notano il fianco di palazzo Genel, del 1873, e quello di palazzo Aedes, il «grattacielo rosso» costruito nel 1928 da Arduino Berlam.

Il Ponte Rosso e piazza Ponterosso

Per circa cento anni il Ponte Rosso fu l'unico passaggio sul canale. Costruito in legno nel 1756, a scavo appena finito, fu rifatto una decina d'anni dopo, poi in ferro nel 1832, e nel 1925 lasciò il posto all'attuale ponte fisso in muratura. In origine i ponti erano girevoli o apribili per lasciar entrare i velieri; quelli fissi fanno passare solo piccole barche con la bassa marea. Sul Ponte Rosso sta la statua dello scrittore irlandese James Joyce, che visse in città, e sui parapetti quattro fanali che ornavano la statua della dedizione di Trieste all'Austria, eretta in piazza Libertà nel 1889 e rimossa nel 1919.

Verso il mare, il Ponte Verde fu costruito in ferro nel 1858; nel 1904 gli fu accostato il Ponte Bianco, su cui correva la ferrovia fra il porto vecchio e il porto nuovo lungo le rive. Rifatto il Ponte Verde nel 1950, i due divennero un'unica struttura. Una passerella d'acciaio lunga 25 metri, il «Passaggio Joyce», unisce dal 2013 via Cassa di Risparmio e via Trento.

Accanto al Ponte Rosso si apre piazza Ponterosso, l'unica che interrompe la fila dei fabbricati sul lato meridionale del canale. Ospita un mercato all'aperto di frutta, verdura e fiori, un tempo animato dai richiami delle venditrici, le venderigole. La fontana, scolpita nel 1753 da Giovanni Battista Mazzoleni, porta al centro un puttino detto Giovannin de Ponterosso, perché l'acqua che lo alimentava veniva dal rione di San Giovanni.

Le chiese delle comunità

Maria Teresa decretò la libertà di culto e permise alle diverse comunità di costruire le proprie chiese. Fra queste c'è la chiesa di San Nicolò, che la Comunità Greco-Orientale fece edificare fra il 1784 e il 1787, dedicata alla Santissima Trinità e a san Nicola. Fu aperta il 18 febbraio 1787 con una liturgia celebrata dal vescovo di Modone Anthimos Karakalos e dall'archimandrita Omeros Damasceno, davanti al governatore della città, il conte Pompeo de Brigido.

La chiesa di Sant'Antonio Nuovo, dedicata a sant'Antonio Taumaturgo, è la più grande chiesa cattolica di Trieste. Il ticinese Pietro Nobile la disegnò in stile neoclassico nel 1808, ma il cantiere partì solo nel 1825. La facciata ha sei colonne ioniche e, in alto sull'attico, sei santi che Francesco Bosa scolpì nel 1842: le sante Eufemia e Tecla accanto a Giusto, Servolo, Sergio e Mauro. Una cupola verde chiude il fondo del canale.

Il tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione sorse fra il 1861 e il 1869 su progetto del milanese Carlo Maciachini, in gusto bizantino, con cupole celesti e quella centrale più alta dei quattro campanili. Accoglie 1600 fedeli. Sopra la porta centrale san Spiridione spicca su fondo d'oro; sul fianco verso il canale compaiono i santi Gregorio e Attanasio con l'arcangelo Michele, su quello opposto la Madonna fra i santi Basilio e Giovanni Crisostomo. All'interno l'iconostasi, la parete di icone davanti all'altare, raccoglie icone russe dell'Ottocento.

Domande frequenti

Perché i ponti del Borgo Teresiano si chiamano Rosso, Verde e Bianco?

I nomi vengono dal colore con cui erano dipinte in origine le loro strutture.

In quale rione di Trieste si trova il Borgo Teresiano?

Insieme alle zone vicine alla stazione di Trieste Centrale e al Porto Vecchio forma il rione storico di Città Nuova.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Trieste Centrale: da lì al centro di Trieste sono 1,4 km, da fare a piedi.

In auto, dalla SS202 si esce a Valmaura - Stadio: poi 4,3 km, 5 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Trieste (TS)
Coordinate
45,65028 N, 13,77028 E (centro di Trieste) · Apri su Google Maps

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