Buttrio, Buri in friulano, è un paese di pianura nel territorio di Udine, adagiato ai piedi di un colle di 146 metri, all'estremità meridionale dei Colli Orientali del Friuli. Ricordato per la prima volta nel 1000 col nome di Butrium, fa parte delle Città del Vino e conserva ville del Seicento e chiesette medievali.
Il colle di Buttrio e le sue vigne
Il paese si trova a poco più di dieci chilometri a sud-est di Udine. In epoche remote la pianura friulana era coperta dal mare, che arrivava quasi alle Prealpi Giulie: sul fondo di quella laguna i sedimenti si accumularono per millenni e, quando le acque si ritirarono, emersero come colline. Il loro suolo alterna in fasce ben riconoscibili marne e arenarie dell'Eocene, una composizione adatta alla vite; generazioni di viticoltori ne hanno modellato i pendii in dolci terrazze.
Alle spalle del paese le Alpi Giulie riparano le vigne dai venti freddi del nord, mentre di fronte l'Adriatico porta una ventilazione costante. Il territorio comunale ricade in tre denominazioni: i colli nella DOC Colli Orientali del Friuli, la pianura nella DOC Grave del Friuli e nella DOC Prosecco. Fra i bianchi si coltivano Friulano, Ribolla Gialla, Sauvignon, Chardonnay e Pinot Grigio; fra i rossi Refosco dal Peduncolo Rosso, Merlot, Pinot Nero, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Accanto all'italiano, la parlata del posto è il friulano centro-orientale.
Patriarchi, conti e signori di Buttrio
Per la sua altezza sulla campagna circostante, il colle poteva servire ai Romani come punto di difesa dell'entroterra, dopo che ebbero stabilito il presidio di Aquileia. Dopo il Mille i documenti parlano di un castello e delle giurisdizioni che vi si esercitavano. Il castello di Buttrio, noto dal 1139 e costruito in cima al colle Pampinutta, era un feudo dei conti di Gorizia, che lo affidarono ai signori di Buttrio.
Le contese fra il patriarca di Aquileia e i conti di Gorizia portarono vendette fra famiglie nobili, rancori lunghi e incendi di case. Nel 1306 le truppe patriarcali espugnarono il castello; Udinesi, Gemonesi e Cividalesi lo distrussero poi per frenare l'espansione dei conti. In un trattato del 21 aprile 1362 fra il patriarca Ludovico della Torre e Rodolfo IV d'Asburgo comparirebbe per il paese il nome tedesco Humberg. La «pax perpetua et vera» arrivò nel 1365.
Gli Ungari devastarono la regione nel 1411, e quattro anni più tardi i signori di Buttrio persero per sempre il loro dominio. Nel 1477 si diffuse la voce che i Turchi fossero giunti a Monfalcone, mentre i Veneziani si trinceravano a Cervignano: i danni gravi, però, li causarono al paese le truppe mercenarie alleate. Nel 1499 i Turchi tornarono in Friuli e saccheggiarono Buttrio.
Dal Comune del 1811 alla Danieli
Il Comune nacque nel 1811 e l'11 agosto 1866 entrò a far parte dell'Italia. Durante la Prima guerra mondiale Buttrio stava nelle retrovie e ospitò numerosi ospedali da campo; dopo la ritirata di Caporetto fu occupato e molti abitanti vennero deportati. Nel secondo dopoguerra il paese accolse per una dozzina d'anni il «Collegio dei Mutilatini», che diede casa a un centinaio di bambini e bambine feriti o mutilati dallo scoppio di residuati bellici.
Lo stemma comunale fu riconosciuto con un decreto del 20 maggio 1960, e il 4 agosto dello stesso anno arrivò il gonfalone, un drappo diviso a metà fra bianco e rosso. Nel 1914 Mario e Timo Danieli fondarono la Danieli & C. Officine Meccaniche, che ha a Buttrio la sede centrale e lo stabilimento più importante: l'azienda è passata dalle macchine per la siderurgia alla consegna di impianti chiavi in mano.
Dopo il terremoto del 1976 arrivarono in paese famiglie dalla Valcanale e dalla Slavia friulana, e con loro una comunità di lingua slovena: una stima governativa del 1983 la valutò intorno al 10% della popolazione, mentre gli studiosi Zupančič e Fridl nel 1998 la collocarono fra il 5 e il 10%.
L'orologio capovolto di Buttrio
La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, al centro dell'abitato, risale alla prima metà del XVIII secolo e ha altari di quel secolo dedicati all'Assunta, a Sant'Antonio e al Rosario; su quest'ultimo è esposta una Madonna col Bambino in legno del XVI secolo. Sembra che un primo campanile esistesse già nel 1606, dalla parte opposta all'abside rispetto a quello attuale.
Il nuovo campanile, che imita quello di San Marco a Venezia, fu cominciato nel 1828. Le tre campane nuove giunsero nel 1840, quando fu ultimata la cella campanaria, coperta da un tetto provvisorio; quello che lo sostituì nel 1843 era anch'esso temporaneo e rimase fino al 1936, anno in cui si completarono il tamburo, la piramide e la guglia.
L'orologio, realizzato fra il 1836 e il 1837 da Domenico Bosco di Medea, ha il quadrante montato capovolto, con le 12 in basso e le 6 in alto: un caso che non ha uguali in Italia. In paese c'è chi sostiene, scherzando, che l'orologio sia giusto e a essere rovesciato sia il campanile.
Poco lontano dalla parrocchiale, la chiesetta di Santo Stefano protomartire sorse verso la metà del XIV secolo sopra le rovine di un abitato romano, e la consacrazione avvenne nel maggio del 1366. Dalla facciata di nord-ovest sporge un acquasantino in pietra, e fuori si vedono due affreschi molto rovinati, San Cristoforo e una Madonna col Bambino. All'interno un pittore rimasto anonimo dipinse nel Cinquecento santi in preghiera e, accanto a loro, i devoti, ciascuno con il nome e una scritta, in un linguaggio vicino a quello di Gian Paolo Thanner.
Ville e castello lungo via Morpurgo
Lasciata la parrocchiale sulla sinistra, si segue via Manzano in leggera salita e dopo poche decine di metri si gira a sinistra in via Elio Morpurgo. Nel giro di poche centinaia di metri si incontrano tre dimore: villa Dragoni, villa Florio e il castello.
La villa Bartolini-Caimo-Dragoni-Florio-Danieli nacque nel XVII secolo come residenza estiva della famiglia Bartolini, sui resti di un edificio rurale. È una grande casa padronale: il corpo centrale sta fra due edifici a torre a pianta quadrata, e in facciata una scala a due rampe richiama modelli classici. Francesco Chiarottini e Giambattista Canal ne dipinsero gli interni con scene allegoriche. Per molti anni la villa fu la sede di rappresentanza della Fiera Regionale dei Vini; la famiglia Danieli, che la acquistò in seguito, ne restaurò gli affreschi e l'edificio.
La villa di Toppo-Florio, fondata nella prima metà del Settecento dalla famiglia Toppo e ampliata nel secolo seguente dai Florio, ha un vasto parco archeologico e botanico che scende dalla collina fino alla strada per Manzano; nell'ala occidentale ospita il Museo della Civiltà del Vino del Friuli Venezia Giulia. Il castello, trasformato in villa dai de Portis nel Seicento, riunisce due ville ed edifici dal XVII al XX secolo; nel 1994 lo acquistarono i Felluga, insieme alle vigne che lo circondano.
Accanto al castello sorge la chiesetta dei Santi Gervasio e Protasio, martiri milanesi. Le prime notizie risalgono al XIII secolo, e si presume che una chiesa più antica sia stata distrutta insieme al castello nel 1306. Fu rovinata e ricostruita più volte: nel 1362, alla fine del Quattrocento con le incursioni turche e nel 1511 per un terremoto disastroso; l'ultimo restauro è del 1989. L'aula rettangolare poggia su un piano più basso della strada e prosegue in un piccolo presbiterio; davanti si apre un profondo portico, aperto a ponente e a meridione, mentre l'interno prende luce da due strette finestre ad asola sul lato nord.
Chiesette di Vicinale, Caminetto e Camino
Le tre frazioni distano poco dal capoluogo: Vicinale (Visinal) 1,2 chilometri, Caminetto (Cjaminet) 1,7 e Camino (Cjamin) 2,2. Al centro di Vicinale sta la chiesetta di San Michele Arcangelo, ricostruita nel Settecento al posto di un edificio più antico, già dotato di portico secondo un atto notarile del 1336. In cima alla facciata si alza la torretta delle campane; l'interno ha le travi a vista, e l'altare di legno è opera di Benedetto Montini di Udine, del 1879.
In fondo al paese, sulla strada per Cividale, don Giovanni Minisino, che guidava il seminario udinese, benedisse il 14 settembre 1674 la cappella delle Zitelle; dopo il 1889 l'altare di legno lasciò il posto a uno di marmo bianco, con una pala del Seicento. Dietro l'altare c'è il coretto per le religiose, e sul fianco occidentale un piccolo campanile a guglia.
A Caminetto la chiesetta di San Bartolomeo ha un'aula rettangolare con le capriate a vista e un presbiterio quadrato coperto da volte a crociera. Sull'altare di marmi colorati una statua lignea della Madonna in trono col Bambino è attribuita dallo studioso Marchetti a Giovanni Martini, nel 1530. La bifora delle campane, del 1611, fu rifatta nel 1749, la porta fu ampliata e incorniciata nel 1750 e il portico rifatto nel 1770; nel 1960 Luigi Danieli acquistò la chiesa e la fece restaurare sotto la guida di De Marco Someda. Nella stessa frazione la casa Beltrame-Peruzzi, villa padronale attorno a un grande cortile, porta sul pozzo la data 1686.
La chiesa di San Giacomo apostolo, sul lato orientale di Camino, compare in un documento del 1329, ma l'edificio attuale risale probabilmente alla fine del Quattrocento. Il vasto atrio chiuso da un muro fu affrescato con varie figure da un pittore dell'Ottocento. Le decorazioni dell'interno, ritenute di solito del Quattrocento, furono restaurate nel 1929 dalla Soprintendenza; quando si rifece il pavimento emersero reperti archeologici, raccolti in una bacheca murata nella parete destra dell'aula.
Domande frequenti
Che cosa significa il nome Buttrio?
Viene da una parola preromana diffusa in molte regioni, che indicava un «burrone» o una «voragine».
Come si arriva a Buttrio?
In auto si esce dall'autostrada A23 Palmanova–Tarvisio al casello di Udine Sud e si segue la Tangenziale Sud, la strada regionale 56 che collega Udine e Gorizia, per una decina di chilometri. In treno, il paese ha una fermata sulla linea Udine–Trieste.
Quando si tiene la Fiera Regionale dei Vini di Buttrio?
Comincia di norma il secondo sabato di giugno nel parco di villa di Toppo-Florio ed è fra le più antiche manifestazioni del vino in Italia: nel 2023 ha toccato la novantesima edizione. Nell'edizione del 2025 vi è tornato, dopo un decennio, il Palio delle Botti, gara nata in paese in cui squadre di due concorrenti fanno rotolare una botte di circa 500 litri fra slalom e rettilinei.
