Cercivento, in friulano Çurçuvint, è un comune carnico della provincia di Udine, posto a 607 metri alla confluenza della Valcalda con la valle del But. Dal 2011 le facciate delle sue case, molte costruite fra Seicento e Settecento, accolgono mosaici, affreschi e fotoceramiche del percorso «Una Bibbia a cielo aperto».
Il territorio di Cercivento fra Sopra e Sotto
Il territorio comunale misura 15,36 km² e sale da 541 a 2104 metri di quota. L'abitato si divide in due nuclei, Cercivento di Sotto e Cercivento di Sopra, e lo statuto del Comune vi aggiunge le quattro borgate dei Casali: Fascin, Queste, Vidal e Chiandelin. In origine le due frazioni erano comuni distinti, che Napoleone fuse in un unico ente. La gente del posto usa, oltre all'italiano, il friulano carnico, e un detto locale punzecchia le due metà del paese: «di sore a dan las nolas, di sot a dan i lops», ovvero quelli di sopra offrono le noci e quelli di sotto le mele selvatiche.
Un'etimologia popolare fa derivare il nome dal latino circum ventum, perché alla confluenza delle due valli il vento soffia di frequente. Lo stemma, concesso insieme al gonfalone con decreto presidenziale del 21 marzo 1997, riprende questa lettura con una rosa dei venti a sedici punte d'oro su campo azzurro. Nella metà inferiore, rossa, sta un gallo, che ricorda la dipendenza della chiesa del paese dall'abbazia di Moggio Udinese, fondata da monaci dell'ordine di San Gallo venuti dal cantone svizzero omonimo. I due colori del fondo rappresentano le due frazioni.
Strade romane e la pieve del 1338
Nell'antichità attraversava il paese un'importante strada romana, che collegava la valle del But con la valle del Degano; proprio per questa ragione i Longobardi vi posero un presidio militare. In epoca medievale il paese apparteneva al territorio della pieve di Gorto, a Ovaro, che per secoli fu l'unica parrocchia della valle.
Nel 1338 venne fondata la pieve di San Martino, che rimase soggetta all'arcidiaconato di Gorto, mentre i paesi vicini dipendevano tutti da quello di San Pietro. Secondo alcuni storici il primo nucleo abitato sorgeva più in alto, presso Costa, nella zona dei Casali, e soltanto con l'arrivo della peste nel Quattrocento la vita del paese si sarebbe spostata a valle.
Dai cramars alla frana di Centa
Fra la fine del Cinquecento e il Settecento Cercivento visse la stagione forse più florida della sua storia, e in quegli anni sorsero le abitazioni più belle, da Casa Citârs nel 1577 fino a Casa Morassi nel 1690. Secondo il parroco don Harry Della Pietra, molte case del Seicento e del Settecento furono pagate col denaro spedito a casa dai cramars, i commercianti che da queste terre partivano verso il nord Europa o verso est, soprattutto in Pannonia.
Il 1692, ricordato come «anno del diluvio», fermò almeno per un periodo la crescita: un'enorme frana seppellì la frazione di Centa, che sorgeva alle spalle del cimitero. Nel Settecento fu costruita la chiesa parrocchiale, cioè l'edificio della pieve di San Martino, affiancato da un campanile cuspidato, terminante a punta. Sul suo altare maggiore, scolpito nel 1749 dal gemonese Sebastiano Pischiutti, stanno due statue firmate dallo scultore veneziano Francesco Bonazza.
Guerre, occupazioni e terremoto
Il 15 agosto 1866, dopo la sconfitta italiana di Custoza nella terza guerra d'indipendenza, le truppe austriache occuparono Cercivento come tutti i paesi della valle del But, Tolmezzo compresa. Il 1° luglio 1916 quattro soldati dell'8° Reggimento Alpini, giudicati colpevoli di «rivolta in faccia al nemico», furono fucilati dietro la chiesa: Angelo Massaro di Maniago, Basilio Matiz di Timau, Giovanni Battista Corradazzi di Forni di Sopra e Silvio Gaetano Ortis di Paluzza. L'episodio è passato alla memoria come decimazione di Cercivento, e un monumento ai quattro alpini si trova presso il cimitero, lungo la strada che scende dal monte Tenchia.
Nell'ottobre 1917, dopo la rotta di Caporetto, il paese subì una nuova occupazione, austro-tedesca, che durò esattamente un anno. Nella seconda guerra mondiale arrivarono i cosacchi e i caucasici schierati con Hitler, e la popolazione patì privazioni e soprusi fino alla liberazione del 1° maggio 1945. La sera del 6 maggio 1976 il terremoto sconvolse di nuovo il paese, e Cercivento venne considerato «gravemente danneggiato».
Una Bibbia a cielo aperto sui muri
L'idea di portare la parola di Dio per le vie del paese venne a don Harry Della Pietra, parroco di Cercivento, Ligosullo, Sutrio e Treppo Carnico, che guardava all'evangelizzazione ma anche al turismo, risorsa per una montagna che si spopola. Parrocchia, amministrazione comunale e associazioni si unirono in un comitato, con l'appoggio dell'allora vescovo Andrea Bruno Mazzocato. Molte famiglie misero a disposizione i muri delle proprie case, e i bozzetti passarono al giudizio dei paesani con un voto anonimo sulla loro bellezza.
Per resistere all'aperto le immagini sono realizzate in affresco, in mosaico o in fotoceramica, cioè fotografie stampate su piastrelle di ceramica, ricavate da riproduzioni ad altissima definizione ottenute da musei come l'Hermitage e i Musei Vaticani. Ogni opera è accompagnata da un versetto biblico in italiano e in friulano. Il racconto comincia nella piazza della Pieve con dieci grandi mosaici, cinque dell'Antico e cinque del Nuovo Testamento, che vanno dalla Creazione alla Gerusalemme Celeste: furono completati nel 2012 dalla Scuola dei Mosaicisti di Spilimbergo, sui bozzetti dell'iconografo Paolo Orlando. Il primo riporta la frase della Genesi «Fasìn l'om sul nestri stamp, che nus semei».
Fra le strade di Cercivento di Sopra si snodano la Via di Maria, con opere dipinte sulla vita della Madonna, e la Via della Fede, i cui mosaici si devono all'Atelier d'arte del Centro Aletti di Roma; nella stessa frazione si vedono, stampati su ceramica, il Giudizio Universale di Michelangelo e la Trasfigurazione di Raffaello. Quest'ultimo copre la facciata di Casa Dassi, nella piazzetta di Via da Visinie, a pochi passi da Casa Citârs: in scala 1:2, misura 5,1 per 5,7 metri ed è composto da 323 piastrelle di 30 centimetri di lato. A Cercivento di Sotto corre la Via della Misericordia, ispirata agli episodi biblici richiamati da papa Francesco nella bolla del Giubileo della Misericordia, con riproduzioni di Raffaello, Caravaggio, Tiepolo e Michelangelo.
Nel 2017 Paolo Orlando affrescò le volte e le pareti della Casa Canonica con episodi della vita di Gesù tratti dai quattro Vangeli, fra cui quello dei discepoli di Emmaus. Nel 2022, in località Gjai, sul muro della base scout dell'Agesci, comparve un mosaico di 2 metri per un metro e mezzo con Mosè davanti al roveto ardente, in stile bizantino e a posa diretta con smalti veneziani. Per il Giubileo dei «Pellegrini di speranza» nacque la Via della Speranza, lungo la strada che dalla chiesa porta al cimitero, con icone dello studio Lo Scriptorium di Giovanni Raffa e Laura Renzi; in vista dello stesso Giubileo Cercivento fu scelta, con Tarvisio, Venzone e Aquileia, come tappa della Romea Strata.
Case storiche e la Farie di Checo
Salendo dalla località Pid da vìle si incontra Casa Pitt, del Seicento, una delle più antiche del paese: durante la seconda guerra mondiale un incendio appiccato da soldati nazisti ne distrusse gran parte del mobilio. Nella nicchia a destra dell'ingresso sta una statua della Madonna Immacolata, e più a destra un arco in tufo porta al cortile di Busort. Casa Tiridin porta sul grande arco in tufo la data 1634 e il nome di Giovanni Dassi, detto «Tiridin», che ne fu l'unico proprietario fino al 1867. Si sviluppa su due piani, con quattro archi al pianterreno e sei sulla loggia, e ospitava camere da letto, piccoli depositi, fienile, stalla e un orto recintato.
Sulla piazzetta oltre la Tiridin si affaccia Casa Morassi, che Gianfilippo Morassi costruì nel 1690 con un bel portale in pietra; sulla facciata c'era un orologio i cui contrappesi in pietra, interni all'edificio, potevano scendere fino a terra. Nel 1700 le fu affiancata una cappella dedicata alla Madonna, e sul selciato davanti si trovava una grande vasca dove si attingeva l'acqua per le case e si abbeverava il bestiame. Accanto sorge Casa Vezzi, residenza della servitù dei Morassi: è una tipica casa carnica dai muri bianchi con la pietra a vista sugli spigoli, e all'interno conserva le volte del pianterreno e vecchie scale in pietra.
Casa Citârs, datata 1577, sarebbe la più antica di Cercivento. Accanto all'abitazione del proprietario funzionava una rinomata fabbrica di ceramiche, tramandata di padre in figlio, che produceva tegole, cornici e perfino acquasantiere. L'argilla si scavava sulla riva destra del torrente Gladegna, in località Gjai, arrivava a dorso di mulo e si depurava in due grandi cisterne nel cortile sul retro. Il nome viene dalle vernici vivacissime usate dai ceramisti, ottenute da sostanze vegetali sconosciute, e una teca espone alcune statuine sacre prodotte dai citârs, fra cui un crocifisso, due Madonne e due angioletti.
A Cercivento di Sotto, lungo una roggia derivata dal But, la Farie di Checo è documentata già nel 1426: farie in friulano è la fucina del fabbro. Il nome viene da Francesco Dassi, detto Checo, che vi lavorò dal 1902; nel 1955 subentrò il figlio, ma nel 1966 un'esondazione del But la rese inservibile. Restaurata dalla Comunità montana della Carnia, tornò in attività nel 1990 e fa parte del sistema museale carnico. All'esterno due grandi pale azionano i meccanismi: il mantice, detto soflét, mosso da una fune che trasforma la rotazione in moto rettilineo, la mola in arenaria, il maglio a testa d'asino per foggiare il ferro rovente e due incudini; i due mulini servivano a macinare il granoturco.
Domande frequenti
Quanto dura la visita a Una Bibbia a cielo aperto di Cercivento?
Il percorso completo richiede circa due ore e mezza, mentre i singoli itinerari vanno dai 10 ai 40 minuti. Si segue a piedi o in bicicletta ed è accessibile anche alle persone con disabilità motoria.
Che cos'è il lancio das cidulas di Cercivento?
Nelle notti fra il 24 giugno, San Giovanni, e il 29 giugno, Santi Pietro e Paolo, i coscritti, cioè i giovani della stessa classe di leva, salgono sul versante del monte di Sutrio rivolto al paese, in località «Cret da Scaiole», e lanciano a valle le cidulas, ruote di legno infuocate, dedicando ogni lancio con una filastrocca a una coppia di fidanzati. Si crede che quanto più strada fa la ruota, tanto più lunga sarà la storia d'amore.
Che giro fa l'anello dei «10 mila passi di salute» a Cercivento?
L'itinerario misura 7,8 km con 329 metri di salita, fra i 559 e gli 887 metri di quota, su asfalto e sterrato: parte dal «Plan da Farie», vicino alla fucina, e tocca i campi di erbe officinali della campagna detta «Taviele», l'antica croce del Crist di Tof e il lavatoio di Vidâl, prima di proseguire sulla pista forestale nel bosco.
