Borghi & Città · 7 min di lettura

Chiusaforte, il paese della chiusa dei patriarchi nella valle del Fella

Chiusaforte, paese della valle del Fella in provincia di Udine, sede della muda dei patriarchi di Aquileia, con la parrocchiale del Bassi e 13 cascate.

Case di pietra e campanile di Chiusaforte nella gola del Fella, con cascata turchese fra le rocce
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Chiusaforte, in friulano Scluse, è un paese della provincia di Udine posto dove la Val Raccolana sbocca nella valle del Fella, nel Canal del Ferro. Il nome viene dalla chiusa con cui i patriarchi di Aquileia, nel Medioevo, sbarravano la strada verso l'Austria per riscuotere i pedaggi, e attorno all'abitato scendono 13 cascate.

La strettoia del Fella e la Val Raccolana

Il territorio comunale misura circa 100 chilometri quadrati e sale dai 370 metri del fondovalle ai 2753 dello Jôf di Montasio, che col monte Canin è la cima principale del comune. Verso est la Val Raccolana conduce all'altopiano del Montasio e a Sella Nevea, frazione sorta fra gli anni Sessanta e Settanta a 1.190 metri come località di sport invernali. Da Chiusaforte la SP76 risale tutta la valle e arriva all'incrocio con la SS54, vicino al lago del Predil, che appartiene al comune di Tarvisio.

Queste montagne sono fatte in gran parte di dolomia e calcare: l'acqua le erode e vi apre cavità che superano i 900 metri di profondità. Fino ai 1600 metri crescono faggi, abeti bianchi e rossi, larici e carpini; più in alto restano le praterie e la roccia, con gigli, genziane, rododendri e stelle alpine. Fra gli animali si contano stambecchi, camosci, cervi, aquile e galli cedroni, e nei torrenti vivono trote, temoli e gamberi di fiume.

Il fiume Fella divide il capoluogo da Raccolana, che fu Comune a sé fino al 1928. Sul versante destro del Canal del Ferro, fra Dogna e Chiusaforte, il piccolo nucleo di Costamolino si raggiunge dalla statale Pontebbana col sentiero CAI n. 427, mentre la località di Patocco, a 800 metri, si affaccia sull'intera Val Raccolana. In paese si usano l'italiano e il friulano, quest'ultimo nella variante carnica.

Dalla chiusa dei patriarchi a Venezia

La gola del Fella era un passaggio obbligato già per la strada che da Aquileia saliva verso il Norico, e qui sorgeva con ogni probabilità una stazione romana. Secondo molti storici, la fortezza fu uno dei capisaldi alpini che l'imperatore Lotario I armò nell'837 contro un possibile attacco del padre, Ludovico I.

Fu il patriarca di Aquileia Ulrico di Eppenstein, al governo fra il 1086 e il 1121, a istituirvi una muda, cioè un posto per il pagamento dei pedaggi, munita di opere di difesa e di un castello. Lo stesso patriarca volle sul posto un ospedale per i pellegrini che scendevano dal passo di Monte Croce Carnico, e dal 1136 l'ospizio dipese da Moggio. Nel 1150 il patriarca Pellegrino I di Carinzia esentò il Capitolo di Gurk e l'abbazia di Moggio dai dazi riscossi alla chiusa, che per importanza teneva testa alle stazioni di Gemona e Venzone.

Nel 1343 il patriarca Bertrando ne fece ricostruire e rafforzare le strutture. Le entrate della muda richiamarono a lungo le mire dei conti di Gorizia, dei duchi di Carinzia e degli Asburgo: il duca d'Austria la prese nel 1359 e la Repubblica di Venezia la occupò nel 1420. Nel 1422 vi entrarono gli Ungheresi, e il patriarca Ludovico di Teck tornò padrone del passo per breve tempo. Nel 1509 la chiusa vide una dura battaglia fra l'esercito veneziano e le truppe dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo. Sotto la Serenissima la fortificazione fu ampliata per difendere l'abitato dalle invasioni turche, e nel 1606 Venezia ne rinforzò le difese.

Il Comune di Chiusa nell'Ottocento

Nel 1797 Chiusa passò all'Austria insieme al resto del Friuli. Il governo austriaco ne ordinò la demolizione nel 1826, e nel 1833 la fortezza fu abbattuta del tutto per allargare la strada maestra verso l'Austria.

Durante il napoleonico Regno d'Italia le comunità del luogo, rette fino ad allora dai «merighi», vennero riunite in un Comune di III classe, compreso nel Dipartimento di Passariano, nel Distretto di Tolmezzo e nel Cantone di Resiutta. Con il Regno Lombardo-Veneto il paese entrò nel Distretto di Moggio, e nel 1819 ottenne un proprio Consiglio Comunale al posto del «Convocato Generale degli Estimati», l'assemblea che spettava ai Comuni di quella classe. L'annessione al Regno d'Italia arrivò nel 1866; dal 1878 il paese ebbe una stazione ferroviaria sulla linea Udine-Tarvisio.

Guerre, terremoto e ferrovia

Sul colle Badin, a valle di Villanova, nel 1904 cominciò la costruzione del forte di Col Badin, un edificio corazzato di quattro piani armato con quattro cannoni da 120 millimetri in ghisa. Dopo la ritirata di Caporetto il forte frenò per qualche tempo l'avanzata austro-tedesca; il 29 ottobre 1917 i suoi soldati si scontrarono con il 30° battaglione di Feldjäger e dopo poche ore furono fatti prigionieri. Della stessa guerra restano, verso Sella Nevea, lungo la catena del Canin e sull'altopiano del Montasio, mulattiere, trincee e baraccamenti.

Raccolana perse l'autonomia il 15 marzo 1928, quando il regio decreto n. 659 la unì a Chiusaforte in un unico Comune che prese il nome di quest'ultima. Nella seconda guerra mondiale il paese subì numerose incursioni aeree alleate, che miravano al ponte della ferrovia per l'Austria, e nel 1976 il terremoto del Friuli vi provocò grandi crolli. La stazione chiuse nel 1995, quando la linea fu raddoppiata, e il vecchio tracciato è diventato una pista ciclabile.

Case e chiese di Chiusaforte

Il centro storico si stringe in vie strette e tortuose fra case di pietra, sotto il campanile della chiesa di San Bartolomeo. La parrocchiale, in stile neoclassico, fu costruita a metà Ottocento su progetto di Giovanni Battista Bassi. Dell'Ottocento sono anche Casa Fontebasso e l'ex albergo Pesamosca, mentre l'antico borgo di Campolaro conserva due edifici del Settecento: Casa Pesamosca e la dimora signorile chiamata Casa Zannier.

Al di là del Fella, all'ingresso di Raccolana, Casa Della Mea segue i modi dell'architettura carnica; la casa e la chiesa di San Paolo Apostolo, parrocchiale della frazione, appartengono al patrimonio culturale della regione. Villanova allinea Casa Revelant, Casa D'Olif e Casa Samoncini. Nella frazione di Casasola la chiesa di Sant'Antonio custodisce un altare di legno del Settecento e una pala che il pittore carnico Nicola Grassi dipinse nel 1735. Fuori dai paesi stanno la chiesetta votiva di Raunis e quella dedicata ai caduti di tutte le guerre, sui fianchi della catena del Canin.

Le 13 cascate intorno a Chiusaforte

Dalle alte pareti di roccia l'acqua precipita verso i torrenti del fondovalle in una lunga serie di salti, quasi tutti facili da raggiungere dall'abitato o dalle frazioni. Di fronte al paese c'è quella del Macile; il Rio Belepeit compie tre salti, il più alto di 70 metri, e la cascata di Cadramazzo, visibile dalla Ciclovia Alpe Adria, ne fa due per un totale di 85 metri. Completano la serie il Rio Animis, il Rio Simon, il Rio Repepeit, la cascata della Regina, alta 10 metri sul torrente Brezzi, e, nella Val Raccolana, Chiout Cali, il Rio Pliz, il Rio Montasio, il Fontanone di Goriuda, la cascata Bassa di Goriuda e quella del Cjalderon.

Il Fontanone di Goriuda si getta in un laghetto color smeraldo. Si racconta che nelle grotte da cui sgorga abitasse Goriuda, un orco temuto in tutta la valle, insieme ai Goriuz, nani dispettosi nascosti negli anfratti della montagna. Il poeta friulano Pierluigi Cappello, originario di Chiusaforte, ricordò il paese nella lirica «La luce toccata», della raccolta «Azzurro elementare», col verso «A Chiusaforte Silvio intrecciava canestri».

Domande frequenti

Da dove viene il nome Chiusaforte?

Dalla strozzatura fra i monti in cui sorge il paese: il toponimo compare nel 1072 come ad Clausam, «alla chiusa», e nel 1146 nella forma Clusa. La forma Chiusaforte, che richiama il forte medievale, fu fissata con regio decreto il 18 agosto 1867 per distinguere il paese da altre località omonime del Regno.

Come si arriva a Chiusaforte?

In auto si lascia l'autostrada A23 all'uscita Carnia/Tolmezzo e si segue la statale SS13 in direzione Tarvisio. Udine dista circa 50 chilometri.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Pontebba, a 13,4 km di strada (14 minuti in auto).

Dall'autostrada conviene uscire a Pontebba, poi 15,5 km di strada e 15 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Chiusaforte (UD)
Coordinate
46,40833 N, 13,30903 E (centro di Chiusaforte) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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