Cima Sappada, in dialetto Zepodn, è la borgata più orientale di Sappada e sorge in cima al valico di 1.292 metri che collega la valle del Piave alla Val Degano. Fra le sue case alcune risalgono al Seicento, e la piccola chiesa di Sant'Osvaldo fu eretta nel 1732.
Sul terrazzo di Cima Sappada
Il nucleo storico occupa l'estremità nordorientale di un ampio ripiano alluvionale che, allo sbocco della Val Sesis, domina la conca di Sappada. Con una quota media di 1.297 metri, la borgata si stacca nettamente dalle altre quattordici del comune, che scendono da est a ovest lungo il Piave fino a Lerpa, a 1.225 metri. Sotto i terrazzi si distende la borgata Cretta, a una quota media di 1.252 metri.
Il valico mette in comunicazione Sappada con Forni Avoltri, sul versante della Val Degano. Sul passo corre la statale 355, la strada che percorre la Val Degano.
Zepodn e il nome di Sappada
Il nome dialettale sembra alludere alla posizione dell'abitato «al piano», in tedesco zum Boden, e probabilmente ha dato origine all'italiano Sappada. Un'altra ipotesi lega Sappada alle zappe, sape: i vicini cadorini avrebbero chiamato così i poveri coloni stranieri, che non avevano altro attrezzo per disboscare e dissodare il terreno. Il nome Plodn, in tedesco Bladen, deriverebbe invece da Longa Plavis, come i patriarchi di Aquileia chiamavano la località lungo il Piave.
La comunità ha sempre sentito Cima Sappada come un'entità a sé, più indipendente di ogni altra borgata. Qualcuno ritiene che proprio qui sorgesse il primo insediamento della conca, ma l'idea resta un'ipotesi. Si racconta che i primi abitanti fossero profughi medievali di Villgraten, nella contea di Sillian, in Austria: sarebbero fuggiti dalle vessazioni dei signori locali, attirati dalle miniere del monte Ferro e dai boschi da trasformare in alpeggi.
Case di legno e di muratura
Il terreno piano ha dato all'abitato una pianta diversa da quella di tutte le altre borgate: case e rustici si distribuiscono in modo uniforme e formano un fitto intreccio di vie e vicoli. Fra gli edifici più antichi spicca casa Kratter s'Gàigars, una dimora padronale in muratura del XVII secolo, con l'atrio a volta e una piccola bifora nella parete est. Allo stesso secolo appartiene casa s'Vucsn - s'Schtanign - s'Taitschn, che si alza su tre piani.
Numerosi rustici di legno risalgono all'Ottocento. Del Settecento sono casa s'Zenzn Schuischtars e casa s'Gea(d)ratn - Schpanglars, che custodisce un antico focolare di pietra con la stanza del fumo; casa Sìndar è del 1806. Lo stile classico distingue casa Vòltans - s'Pleschn, del 1777, e casa Lanner, mentre le case Graz e Padrousn s'Pleschn hanno un insolito corridoio longitudinale. Poco fuori dall'abitato, lungo il Piave, una segheria e un vecchio mulino ad acqua testimoniano le attività economiche tradizionali della valle, scomparse.
La chiesa di Sant'Osvaldo
Chiamata Zepodarkirche, la piccola chiesa di Sant'Osvaldo fu ricostruita più grande nel 1773. Ha la facciata preceduta da un portico aperto sui lati. I restauri si susseguirono nel 1819, nel 1906 e nel 1954; fra il 1970 e il 1971 lavori di adattamento allargarono l'interno, e in quell'occasione furono realizzati l'altare maggiore e l'ambone nuovi. Allo stesso santo sono dedicate la chiesa di Kartitsch, nella Gailtal, e la parrocchiale di Sauris, un'isola linguistica vicina.
La pala con il patrono, di un pittore ignoto, porta la data 1906. Sul soffitto del presbiterio un affresco mostra la Vergine in cielo, e sulla parete sud un dipinto anonimo raffigura Gesù crocifisso fra Maria e san Giovanni Evangelista. Nella cappella meridionale l'altare accoglie una statua novecentesca della Madonna; quello addossato alla parete nord, un dipinto con san Giuseppe, sant'Antonio di Padova e la Trinità.
L'ultimo restauro, eseguito per l'Anno Santo del 2000, riportò alla luce sulla chiave dell'arco del presbiterio l'iscrizione affrescata «DEDICATIO AECCLESIAE / CELEBRATVR / DOMINICA 2DA AVGVSTI / 1753». Furono create allora nuove vetrate: una, sul lato sud, ritrae la partenza della tradizionale processione da Luggau. Nei prati attorno alla chiesa stanno quattro delle cinque cappelle a nicchia della borgata, Fèlixnmaindl, Sìndarmaindl, Gràznmaindl e Gràntnmaindl; la quinta, Plòtznmaindl, si trova a Plòtzn.
Museo etnografico Giuseppe Fontana
Fra gli anni Sessanta e Settanta il maestro Giuseppe Fontana, preoccupato che il patrimonio culturale di Sappada andasse disperso, raccolse attrezzi agricoli, oggetti di casa e d'uso quotidiano. Ne nacque nel 1972 un museo etnografico, sistemato in un edificio della borgata Bach, che dopo la sua morte, nel 1975, prese il suo nome. Nel 1999 si aggiunse una sezione geologica e paleontologica; nel 2009 le raccolte, ampliate, passarono nella nuova sede di Cima Sappada.
Il percorso comincia dalla geologia, dalla flora e dalla fauna della conca, abitata fin dal Medioevo, e prosegue con una sezione storica sulle origini dei sappadini. Le raccolte etnografiche mostrano come l'isolamento, il clima e l'identità di isola linguistica germanofona abbiano favorito una vita frugale e quasi autosufficiente, segnata dalla cosiddetta «cultura del legno». Nella sala principale gli strumenti seguono il lavoro nei boschi, nei pascoli e nei campi, poi i mestieri di carradore, fabbro, falegname, calzolaio, sarto e tessitore. Al centro sta la religiosità popolare nei momenti forti dell'anno liturgico; chiudono la visita le maschere del carnevale, il vosenòcht, fra cui spicca l'austera figura del Rollate.
Al Giro d'Italia sul valico
Il valico di Cima Sappada fu tre volte gran premio della montagna del Giro d'Italia. Nel 1948, nella 15ª tappa da Udine ad Auronzo di Cadore, passò primo in cima il ligure Vincenzo Rossello, che vinse poi la tappa. Nel 1987 la 15ª tappa, da Lido di Jesolo a Sappada, vide transitare per primo l'olandese Johan van der Velde.
In quella frazione del 6 giugno l'irlandese Stephen Roche attaccò il compagno di squadra Roberto Visentini, in maglia rosa, che arrivò a Sappada con 6 minuti e 50 secondi di ritardo e perse la possibilità di vincere il Giro. Nel 1990 il primo a scollinare fu Bruno Leali, in un'edizione che Gianni Bugno guidò in maglia rosa dalla prima all'ultima tappa.
Domande frequenti
In quale regione si trova Cima Sappada?
Nel Friuli-Venezia Giulia. Sappada, storicamente friulana, appartenne alla provincia di Belluno e al Veneto dal 1852 al 2017, quando il Parlamento ne dispose il passaggio di regione dopo il referendum del 2008.
Come si arriva da Cima Sappada alle sorgenti del Piave?
Dalla borgata la provinciale 22 della Val Sesis sale per circa 8,5 km, toccando i Piani del Cristo, il Pian delle Bombarde e i Fienili di Sesis, fino al rifugio Sorgenti del Piave, ai piedi del monte Peralba.
