Cividale del Friuli è una città della provincia di Udine, col centro storico alto sulla ripida sponda rocciosa del Natisone, ai piedi dei Colli orientali del Friuli e vicino al confine sloveno. Nata in età romana come Forum Iulii, nome da cui deriva quello del Friuli, nel 2011 entrò nel patrimonio UNESCO per le sue testimonianze longobarde.
Dal castrum romano a Forum Iulii
Le tracce più antiche dell'uomo si trovano appena fuori dalla città: stazioni preistoriche del Paleolitico e del Neolitico, a cui si aggiungono numerosi reperti dell'età del ferro e i segni di una presenza veneta e celtica del IV secolo a.C. Attirati dalla posizione strategica, i Romani vi si stabilirono forse già nel II secolo a.C. con un castrum di carattere militare. Secondo la tradizione fu Giulio Cesare a elevarlo a forum, cioè a mercato, come ricorda la formula latina «Forum Iulii ita dictum, quod Iulius Caesar negotiationis forum ibi statuerat».
La località, cresciuta come centro di commerci, divenne poi municipium e fu iscritta alla tribù romana Scaptia. Quando Attila rase al suolo Aquileia, nel V secolo, salì al rango di capoluogo della Regio X Venetia et Histria. Oltre il Ponte del Diavolo, fra Ottocento e Novecento, venne alla luce un sepolcreto del I secolo d.C., la «necropoli di Borgo di Ponte», i cui reperti sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Cividale.
Il ducato longobardo di Cividale
Nel 568 giunsero dalla Pannonia i Longobardi, popolo di origine scandinava. Il loro re Alboino scelse subito Forum Iulii come capitale del primo ducato longobardo in Italia e vi insediò come duca il nipote Gisulfo. Ribattezzata Civitas Fori Iulii, la città si arricchì di edifici imponenti; nel 610 gli Avari la saccheggiarono e la incendiarono, chiamati dal re longobardo Agilulfo, che risiedeva a Milano, per punire la ribellione del duca Gisulfo II. Fra VI e VII secolo il centro storico prese la forma tipica delle città occupate dai Longobardi, organizzata attorno a più nuclei monumentali.
Uno era la Gastaldaga, sede del gastaldius regis, il funzionario che amministrava i beni del re. In quest'area, dentro il monastero di Santa Maria in Valle, sorge il Tempietto longobardo, considerato «una delle più straordinarie e misteriose architetture alto-medievali occidentali». Gli stavano accanto il tratto delle antiche mura che scendeva fino al Natisone e la porta Brossana, l'ingresso orientale della città.
Nel 737, sotto il regno di Liutprando, il patriarca di Aquileia Callisto trasferì qui la propria sede per sfuggire alle incursioni bizantine, allontanando il vescovo di Zuglio, che vi si era stabilito a sua volta. A nord della Gastaldaga nacque così il complesso episcopale, fatto di edifici collegati: la chiesa dell'Assunta, il palazzo del patriarca e un battistero intitolato a san Giovanni Battista. Dal battistero provengono il tegurio di Callisto e l'altare di Ratchis, due capolavori della scultura longobarda conservati nel Museo Cristiano e Tesoro del Duomo. Pochi decenni più tardi, nel 796, la città ospitò il concilio che riaffermò l'indissolubilità del matrimonio.
Marchesi franchi e patriarchi di Aquileia
Nel 775 i Carolingi invasero il ducato del Friuli, e i Longobardi del duca Rotgaudo presero le armi per l'ultima volta contro i Franchi. I vincitori fondarono la marca orientale del Friuli e ne mantennero la capitale nella città, che nel X secolo prese il nome di Civitas Austriae, «città orientale», perché stava nella parte est del regno di Lotario. Durante il marchesato di Eberardo la corte richiamò uomini di cultura da tutta Europa; dalla sua famiglia venne l'imperatore Berengario, suo figlio. Con il capitolare di Corteolona, promulgato nell'825 dall'imperatore Lotario I, Cividale ebbe una scuola pubblica di diritto, retorica e arti liberali, alla quale facevano capo tutti gli studenti della marca.
Dall'inizio del X secolo crebbe il potere dei patriarchi, che nel 1077 divennero feudatari dell'impero su un vasto territorio: nacque lo stato patriarcale, durato fino al 1419. Cividale rimase il maggiore centro politico e commerciale del Friuli, si riempì di monasteri, conventi, torri e palazzi, ma dal XIII secolo dovette contendere il primato a Udine, favorita da una posizione geografica più comoda, dove nel 1238 il patriarca Bertoldo di Andechs-Merania spostò la propria sede.
Nelle lotte interne del Friuli la città si schierò spesso con i conti di Gorizia e con i castellani contro la rivale. Nel 1350 a Cividale si ordinò, insieme ad alcuni castellani, l'assassinio del patriarca Bertrando di San Genesio, cui seguì la sanguinosa repressione del successore Nicolò di Lussemburgo. Nel 1353 l'imperatore Carlo IV concesse alla città l'apertura di un'università.
Cividale sotto Venezia e l'Austria
Quando nel 1419 Venezia invase la regione, Cividale fu la prima a darsi alla Serenissima, con una pace solenne e un'alleanza. Fallì invece il disegno di alcuni nobili di aprire le porte al patriarca deposto Ludovico di Teck, tornato nel 1431 alla testa di 4.000 ungheresi. Nel 1509, durante la guerra fra Venezia e la Lega di Cambrai, i cividalesi resistettero all'assedio delle truppe del duca Enrico VII di Brunswick; due anni dopo l'esercito imperiale riuscì a occupare la città, ma la lasciò dopo poche settimane, anche a causa di un terremoto e della peste.
Verso il 1530 la perdita della gastaldia di Tolmino e delle annesse miniere di mercurio di Idria segnò l'inizio di un declino economico da cui Cividale non si riprese. Dal 1553 ebbe un proprio rettore, scelto dal Senato fra i patrizi veneziani, e nel 1559 la Patria del Friuli riconobbe la sua autonomia e il suo territorio, sottraendola a Udine. Nobili e religiosi continuarono ad abbellire chiese e palazzi con artisti come Palladio e Palma il Giovane. Fra i cividalesi d'arme spicca Marcantonio di Manzano, caduto nel 1617 all'assedio di Gradisca e ricordato da un monumento equestre.
Il trattato di Campoformio, stipulato nel 1797 fra Napoleone e l'Austria, assegnò la città agli Asburgo. Dopo la parentesi del Regno d'Italia napoleonico, fra il 1805 e il 1813, il Congresso di Vienna la restituì all'Austria nel 1815; nel 1866, chiusa la terza guerra d'indipendenza, fu annessa al Regno d'Italia.
Le guerre del Novecento
Nella prima guerra mondiale la città ospitò il comando della II Armata e subì bombardamenti aerei. Dopo la ritirata di Caporetto del 24 ottobre 1917, il 27 ottobre l'esercito italiano fece saltare il Ponte del Diavolo sul Natisone per rallentare l'ingresso degli austro-ungarici, al termine di una notte trascorsa sotto il fuoco nemico. Monsignor Valentino Liva raccontò nei suoi diari i bombardamenti, le sofferenze della popolazione durante l'occupazione austro-tedesca e la liberazione, arrivata alla fine dell'ottobre 1918 dopo la vittoria sul Piave.
Nel 1943 Cividale fu annessa con tutto il Friuli al Terzo Reich, e vi furono schierate truppe cosacche e calmucche alleate dei tedeschi. Nel Bosco Romagno, nel territorio comunale, partigiani gappisti comunisti uccisero diversi combattenti osovani catturati alle casere di Porzûs, fra i quali il fratello di Pier Paolo Pasolini. Nel dopoguerra la città fu sede del comando della brigata meccanizzata «Isonzo», posta a difesa del confine orientale, e nel 1976 il terremoto vi causò alcuni danni, presto riparati.
Un percorso nel centro storico di Cividale
Il centro, ben conservato, intreccia strade di ciottoli e piazzette raccolte su cui si affacciano case dalle facciate dipinte. Piazza del Duomo occupa il luogo dell'antico foro romano: vi sorgono il duomo di Santa Maria Assunta, del XIV secolo, dalla cui navata destra si entra nel Museo Cristiano, e il Palazzo Comunale, di origine quattrocentesca, con un portico ogivale, cioè ad archi acuti. Sulla piazza si trova anche il Museo Archeologico Nazionale, ospitato nel Palazzo dei Provveditori Veneti, che custodisce i resti del palazzo patriarcale di età longobarda e una ricca raccolta di corredi funerari longobardi.
Via Mazzini conduce a piazza Paolo Diacono, fra le più frequentate del centro, intitolata al cividalese che scrisse la Historia Langobardorum. Da via Monastero Maggiore si accede al Tempietto e all'ipogeo celtico, un insieme di camere e corridoi scavati nella roccia; nella stessa via ha sede il Centro Internazionale Vittorio Podrecca, intitolato al cividalese che nel 1914 fondò a Roma il Teatro dei Piccoli, compagnia di marionette divenuta celebre nel mondo.
La passeggiata termina al Ponte del Diavolo, simbolo della città, che scavalca il Natisone verso Borgo di Ponte. La veduta più nota sulla gola e sul ponte si apre dietro la chiesa di San Martino, da una passerella sopraelevata.
Domande frequenti
Da dove viene il nome di Cividale del Friuli?
La popolazione accorciava il nome ufficiale Civitas Austriae in Civitate(m), da cui nacquero le forme locali Cividât, Zividât e Sividât. Verso il Quattrocento si diceva Cividal d'Austria, e il nome attuale entrò in uso solo con la guerra fra Venezia e la Lega di Cambrai.
Quali vini si producono intorno a Cividale del Friuli?
Sui Colli orientali del Friuli nascono vini DOC e DOCG da vari vitigni, fra cui alcuni autoctoni: il Picolit, il Friulano e il Verduzzo fra i bianchi, il Pignolo, lo Schioppettino e il Tazzelenghe fra i rossi.
Chi sono i patroni di Cividale del Friuli?
Sono i santi Donato e Romolo, festeggiati il 21 agosto.
