Claut è il comune più esteso della provincia di Pordenone e occupa una conca verde dell'alta val Cellina, dove il torrente Settimana confluisce nel Cellina, circondata da montagne dolomitiche. Nominato per la prima volta nel 924, il paese ha case di pietra con la caratteristica porta della neve e custodisce la memoria delle sedonere, venditrici ambulanti di utensili di legno.
La conca di Claut fra Cellina e Settimana
Il territorio comunale abbraccia la val Cellina dalla frazione di Contron, al confine con Barcis, fino alla testata della valle ai piedi del monte Caserine Alte. Vi appartengono anche alcune valli laterali, tutte sulla destra orografica, cioè alla destra di chi guarda verso valle: la val Settimana, la val Chialedina e i primi tratti della val Cimoliana e della val Feron, ciascuna percorsa dal torrente omonimo. Qui la val Cellina segna l'incontro fra le prealpi Bellunesi, con la catena Cavallo-Visentin, e le prealpi Carniche, con la catena Chiarescons-Cornaget-Resettum.
Il capoluogo, Cjolt nella parlata locale, sorge appena a monte della confluenza, sulla destra del Cellina. È nato dalla fusione di tre borgate, Basòia, Massurìe e Mariàe, unite dalla crescita edilizia, e con Mariàe si salda anche la frazione di Creppi. Risalendo il torrente si incontrano i piccoli abitati di Matàn e Lesis; verso valle seguono Pinedo, poco prima dello sbocco del Settimana, e Cellino, che il torrente Chialedina divide nelle borgate di Sopra e di Sotto.
Dalla donazione del 924 alla strada del Novecento
Forse di origine romana, Claut compare nei documenti nel 924, quando la contessa Imeltrude lo donò all'abbazia di Sesto al Reghena. Per secoli le notizie restano scarse: la valle era aspra e difficile da percorrere, e la comunità viveva di caccia, pesca, pastorizia, di una povera agricoltura di montagna e dei boschi. Al tempo della Repubblica di Venezia il legname divenne merce di scambio: i tronchi scendevano lungo il Cellina per fluitazione, cioè affidati alla corrente, regolata da un sistema di stue, piccole chiuse costruite con tronchi.
Sul piano religioso Claut dipendeva dalla pieve di Cimolais, a sua volta legata all'abbazia di Sesto al Reghena, e rientrava perciò nel patriarcato di Aquileia. La parrocchia si rese autonoma dalla pieve nel 1607 e nel 1818 passò alla diocesi di Concordia-Pordenone.
Fino al 1911-13 un unico sentiero, stretto e pericoloso, collegava il paese alla pianura friulana attraverso Barcis e Andreis, e alla valle del Piave passando per Cimolais ed Erto e Casso. La svolta venne dalla strada Montereale-Molassa, aperta ai primi del Novecento per sfruttare l'energia idroelettrica del Cellina e prolungata nel 1911-13 fino alla valle del Piave. Nei primi anni del secolo gli alpini tracciarono la Strada degli Alpini, che nella prima guerra mondiale fu teatro di violenti scontri e vide passare le truppe italiane in ritirata dopo Caporetto, scese dalla val Silisia fino a Claut.
La nuova strada chiuse il lungo isolamento ma favorì l'emigrazione verso la pianura e l'estero, che si fece più forte dopo la seconda guerra mondiale. Il disastro del Vajont e il terremoto del Friuli aggravarono la crisi: il sisma non causò vittime in paese, ma richiese ingenti lavori sugli edifici danneggiati. La ripresa arrivò con la sistemazione delle strade e con un turismo legato allo sport e al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane.
Case di pietra e chiesa di San Giorgio
Le abitazioni tipiche sono costruite in pietra, e i rustici porticati e le loggette delle facciate ne addolciscono la severità. Il loro segno più riconoscibile è la porta della neve, un ingresso di sicurezza aperto al primo piano, che permetteva di entrare quando la neve bloccava l'uscio del pianterreno.
La chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire ha origini molto antiche, ma l'edificio che si vede fu ricostruito fra il 1823 e il 1828 e consacrato nel 1851. La facciata è a capanna, cioè chiusa in alto da due spioventi, ed è scandita da quattro lesene, pilastri appena sporgenti dal muro. All'interno spiccano le pitture eseguite da Tiburzio Donadon ai primi del Novecento e gli altari di legno, attribuiti con buona probabilità ad artigiani del posto. Nel 1955, dopo la rinuncia dei capifamiglia al giuspatronato, il diritto della comunità di proporre il parroco, la chiesa fu dichiarata arcipretale.
Il Museo della Casa Clautana occupa il primo piano del Centro visite del parco e ricostruisce l'ambiente di una casa del paese, con al centro la figura della donna fra casa, campi e stalla. Ne fa parte anche la Ciasa da Fum, un'antica abitazione a un paio di centinaia di metri, che l'Associazione Museo Casa Clautana acquistò e restaurò lasciandone intatte le forme esterne e interne; l'ingresso è gratuito.
Le sedonere e i batatocs di Claut
D'inverno gli uomini fabbricavano in casa utensili di legno, e le donne partivano a piedi per venderli «fora pal mont», in giro per il mondo. Queste venditrici ambulanti, le sedonere, vendevano cucchiai e fra loro, nelle migrazioni verso la pianura, usavano un gergo segreto, il dhèrbol, che Ugo Pellis studiò negli anni Trenta. Fra gli oggetti della tradizione locale ci sono anche gli scarpèth, conservati nel museo insieme ai manufatti di legno.
Accanto all'italiano, a Claut si parla il friulano. La variante del paese appartiene al friulano occidentale ma mostra molti punti di contatto col ladino dolomitico, perché si trova vicino a un'antica area di transizione fra le due lingue, probabilmente quella di Erto e Casso; il friulano standard è spesso più diffuso della parlata locale.
Durante la via Crucis del Venerdì santo le strade risuonano dei batatocs, strumenti tradizionali dal nome onomatopeico. Sono enormi raganelle di legno lunghe circa due metri, molto pesanti e dipinte a mano a colori vivaci: girando, un rullo con sporgenze di legno produce colpi che una grande cassa di risonanza amplifica, come tanti tamburi battuti insieme. Secondo gli esperti del paese, quel frastuono richiamerebbe le lance e i tamburi che accompagnarono Gesù fino al Calvario.
Orme di dinosauro e grotte intorno a Claut
Sui pendii vivono cervi, camosci e stambecchi, e sopra le cime vola l'aquila reale. La mattina del 30 settembre 1994 una scolaresca in gita nel parco scoprì per caso, vicino alla Casera Casavento, le prime orme fossili di dinosauro del parco, lasciate da un teropode. Sono impresse su un masso nel torrente Ciol de Ciasavent, fatto di Dolomia Principale, una roccia depositata nel Triassico superiore, più di duecento milioni di anni fa.
La Grotta del Landre Scur, il cui nome nella parlata locale significa «antro oscuro», si apre con un antro alto diverse decine di metri, che termina in un piccolo cunicolo, spesso allagato, che porta alla prima vera cavità. Un corso d'acqua che scorre in paese ha scavato nella roccia la forra del Ciafurle, percorsa da chi pratica il torrentismo. La val Settimana, dove sta il Rifugio Pussa, ha anche una sorgente solforosa magnesica.
Sport e ghiaccio nel paese
Il palaghiaccio, intitolato ad Alceo Della Valentina, accolse le gare di curling delle Universiadi del 2003 e i campionati europei di curling del 2006. Il paese ha anche l'Ice Park, un'alta torre di ghiaccio da scalare con piccozze e ramponi. Dal 18 al 25 febbraio 2011 il paese ospitò per la prima volta i Campionati mondiali di sci alpinismo.
Gli impianti permettono di sciare sia in discesa sia sul fondo: nel 2009 fu completato il rifacimento della pista di Despolei, dotata di innevamento artificiale, a cui furono poi aggiunti due dossi e un impianto di illuminazione. Una pista ciclabile di oltre 20 chilometri collega le valli di Claut e Cimolais e tocca i due centri abitati, le Muntisele e la pineta della vecchia Prada.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Claut?
L'ipotesi più probabile lo fa risalire al latino clauditum, «chiuso», nel senso di campo recintato o di valle chiusa dai monti. In friulano claut significa «chiodo», ma la parola non ha relazione con il nome del paese.
Com'è fatto il gonfalone di Claut?
È un drappo diviso verticalmente in due metà, una d'argento e una nera. Il Comune lo ricevette insieme allo stemma con il regio decreto del 21 giugno 1942.
