Codroipo è il capoluogo del Medio Friuli, un comune della provincia di Udine disteso nella pianura delle risorgive, a circa 6 chilometri dalla riva orientale del Tagliamento. Abitato fin dall'età del bronzo, prese consistenza in epoca romana all'incrocio di più strade, che gli diede il nome latino di Quadruvium.
Il territorio di Codroipo fra le risorgive
Il comune, in friulano Codroip e in tedesco Kadrup, occupa 75 km² della pianura veneto-friulana, sulla linea che separa l'alta dalla bassa friulana, a metà strada fra Udine e Pordenone, lontane entrambe circa 27 chilometri. Qui l'acqua che ha viaggiato nel sottosuolo torna in superficie: è il fenomeno delle risorgive, che alimenta rivi, rogge, laghetti e stagni. L'agricoltura a monocoltura ha trasformato gran parte di questi ambienti, ma alcune aree sono state preservate.
Fra queste, a sud dell'abitato e accanto al centro sportivo, il parco delle Risorgive di Codroipo è un'area protetta che mostra come poteva apparire il paesaggio prima dell'industria, rifugio di animali migratori e stanziali e di una flora rara con relitti glaciali ed endemismi. Gli abitanti usano, insieme all'italiano, una varietà centro-orientale del friulano, e dal 2001 il comune rientra nell'ambito di tutela di questa lingua. Nella frazione di Rivolto ha sede l'aeroporto militare del 2º Stormo, da cui dipendono le Frecce Tricolori, la Pattuglia Acrobatica Nazionale.
Dai castellieri alla via Postumia
Le tracce più antiche vengono da due castellieri dell'età del bronzo, cioè villaggi fortificati: la Gradiscje, nel capoluogo, e quello di Rividischia. Dai loro scavi sono usciti punte di lancia, coltelli e falcetti di metallo, insieme a ceramiche come tazze, olle, colini, scodelle e grandi vasi per le provviste. Nella stessa zona è stato riconosciuto un tumulo, probabilmente una tomba, simile ad altri trovati a nord di Codroipo.
Fra il II e il I secolo a.C. l'abitato crebbe. Dopo la fondazione della colonia di Aquileia, nel 181 a.C., i Romani tracciarono le grandi strade della regione e il luogo divenne un crocevia per mercanti e soldati. Qui si incontravano la via Postumia, da Aquileia a Genova, e la cosiddetta Iulia Augusta, che da Mestre saliva verso il Norico: dalle quattro contrade che ne nascevano deriverebbe il nome Quadruvium, poi Quadrupio. Codroipo fece parte, come pagus, della municipalità di Aquileia fino alla caduta della città per mano di Attila, nel 452.
Gli scavi nella piazzetta Marconi hanno restituito moltissime ceramiche di età medioaugustea, fra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I d.C. Nella frazione di Iutizzo è emersa invece una necropoli romana di 69 tombe, con sepolture che vanno dal I secolo avanti Cristo fino a metà del IV dopo Cristo.
Patriarchi, Venezia e i conti Cossio
Caduto l'Impero d'Occidente, il Friuli subì le invasioni barbariche fino al dominio dei Longobardi, fra VI e VII secolo. Codroipo stava sull'unica strada che univa Pavia, capitale del regno, a Cividale, sede del Ducato del Friuli, e i commerci ripresero in parte. A quell'epoca risalgono i resti di due inumati, cioè corpi sepolti, del VII secolo trovati in piazza Garibaldi, forse parte di una necropoli longobarda nel centro del paese.
Ai Longobardi seguirono i Franchi, che nel 781 inserirono la Marca del Friuli nel Regnum Italicorum. Nella prima metà del X secolo le incursioni degli Ungari decimarono la gente della pianura, che si guadagnò il nome di vastata Hungarorum. Il 28 aprile 1001 l'imperatore Ottone III concesse gran parte del Friuli, Codroipo compreso, a Giovanni, patriarca di Aquileia. Coi patriarchi arrivarono coloni dalle terre di confine a est e l'economia riprese; avamposto militare, il paese non divenne però libero comune e restò feudo affidato a un gastaldo, titolo concesso ai Savorgnan.
Nel 1420, dopo scontri e razzie, Codroipo si arrese all'esercito della Repubblica di Venezia per salvare abitanti e case. La Serenissima confermò i poteri politici e amministrativi del conte Mainardo, lasciando alla cittadina una certa autonomia. Nel 1468 la gastaldia, ancora feudo, fu affittata ai conti Cossio, col diritto di scavare una roggia dal Tagliamento al castello e di costruire mulini. Fra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento il conte goriziano Leonardo cedette Codroipo all'imperatore d'Austria, che la lasciò poi a Venezia.
Napoleone e le guerre a Codroipo
A est del capoluogo, nella frazione di Passariano, i conti Manin, giunti in Friuli alla fine del Trecento, legarono il loro nome a Villa Manin, dimora nobiliare del Seicento che fu residenza dell'ultimo doge di Venezia, con un parco di 100 ettari e alberi di tutto il mondo. Nel 1797 il territorio fra il Tagliamento e Codroipo vide la battaglia fra Austriaci e Francesi, detta di Valvasone o del Tagliamento, vinta dall'armata napoleonica. Napoleone occupò gli alloggi del doge e ne fece il suo quartier generale fino al trattato di Campoformido, che chiuse la Repubblica di Venezia e la cedette all'Austria insieme al Friuli.
Nel 1860 si aprì la ferrovia fra Mestre e Udine, e Codroipo fu la prima stazione a sinistra del Tagliamento. Sei anni dopo, al momento dell'annessione al Regno d'Italia, gli Austriaci in ritirata danneggiarono gravemente le vie di comunicazione.
Fra il 1914 e il 1917 la cittadina divenne uno snodo logistico del Regio Esercito grazie al vicino ponte della Delizia sul Tagliamento. Dopo la rotta di Caporetto, nell'ottobre 1917, al disordine della ritirata si sommò la fuga dei civili. Nella battaglia di Codroipo la Brigata Sassari e altri reparti italiani affrontarono forze austro-tedesche molto superiori, per far passare il più possibile sul ponte prima della sua distruzione. Seguì un anno di occupazione austriaca, fra requisizioni e fame, finché il 4 novembre 1918 la liberò il 332nd Infantry Regiment americano.
Nella seconda guerra mondiale la fabbrica di munizioni Mangiarotti attirò i bombardamenti; il più pesante, il 12 ottobre 1944, centrò un treno carico di esplosivo. Emporio del Medio Friuli per i mercati del grano e dei bovini, il paese si era aperto negli anni Venti alla coltura del tabacco, e nel 1938 vi sorse uno stabilimento cooperativo per essiccarlo e lavorarlo.
Santa Maria Maggiore e il Cristo Nero
Sulla piazza centrale si affaccia il duomo di Santa Maria Maggiore, chiesa di antiche origini che si presenta nella forma del Settecento: fra il 1730 e il 1731 nel cuore dell'abitato si costruirono il ponte della cortina e la nuova parrocchiale. Dentro è custodito il Cristo Nero, un crocifisso di legno del Rinascimento, chiamato così dai codroipesi per la tinta bronzea che lo copre; in origine era dipinto a colori. La croce ha la forma di un tronco d'albero ed è sormontata da un pellicano, figura di Cristo che dona il proprio sangue, secondo l'immagine del «Lignum vitae», la croce come albero della vita.
A Venezia il crocifisso apparteneva alla Scuola di San Girolamo, poi di Santa Maria della Consolazione, detta «dei Picai»: una confraternita sorta nella chiesa di San Fantin, vicino al Teatro alla Fenice. I suoi membri, laici e religiosi, si prendevano cura dei condannati a morte. Vestiti di saio nero e incappucciati, accompagnavano il corteo con ceri accesi e preghiere fino al patibolo, fra le colonne di San Marco e San Teodoro, dove al condannato si faceva baciare l'immagine.
Con le requisizioni napoleoniche del 1806 anche la Scuola fu espropriata. Il suo cappellano, don Leandro Tiritelli, era fratello di Zaccaria, arciprete di Codroipo: ottenne dall'Ispettorato delle Finanze di Venezia che il crocifisso, le cui lamine votive d'argento valevano poco, andasse in dono alla chiesa del fratello invece che in deposito. Arrivato via Portogruaro il 1° dicembre 1808 e custodito per alcuni mesi nella canonica, il 31 marzo 1809, Domenica delle Palme, fu collocato con una solenne cerimonia nella sua arca.
Alcuni studiosi lo attribuirono allo scultore Alessandro Vittoria, confondendolo con l'autore della ricostruzione della Scuola dopo un incendio, da cui il crocifisso si era salvato. Del Vittoria sono invece le statue di bronzo che lo affiancavano a Venezia, trasferite con l'altare di pietra nera nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo; a Codroipo ne stanno modeste copie in legno. Celebrazioni straordinarie si tennero nel 1909 e nel 1959, centenario e centocinquantenario dell'arrivo, e nel 1989 con il cardinale Glemp.
Le ex carceri e i mulini di Codroipo
Accanto al duomo, le prigioni costruite negli anni Trenta dell'Ottocento, quando fu necessario trasferire i detenuti rinchiusi nel campanile della parrocchiale, ospitano il Civico Museo Archeologico, a ingresso gratuito. Vi sono esposti i reperti degli scavi nel territorio, dall'età del bronzo al Rinascimento, quando nel centro lavorava una fornace di ceramiche variopinte.
A breve distanza dal parco delle Risorgive, in via dei Molini, il mulino di Bert conserva elementi originari del 1450. Lo muove la roggia San Odorico, un canale artificiale costruito dai conti Cossio, e prese il nome nel 1674 da una famiglia di mugnai venuta da San Vidotto. Ai margini del parco sorge anche il mulino di Bosa. Nella frazione di San Martino, nella villa Kechler, il Museo Civico delle Carrozze d'Epoca raccoglie 44 vetture europee ed extraeuropee dell'Ottocento e del Novecento.
Domande frequenti
Come si arriva a Codroipo?
Il comune è attraversato dalla strada statale 13 Pontebbana, che da Udine prosegue verso Pordenone. La stazione ferroviaria, sulla linea Udine-Venezia, si trova a pochi passi dal centro storico.
Il parco delle Risorgive di Codroipo è a pagamento?
No, l'ingresso è gratuito, e dal centro lo si raggiunge facilmente a piedi.
Che cos'è la Fiera di San Simone di Codroipo?
È la fiera d'ottobre nata dal mercato contadino d'autunno, che fino agli anni Settanta era il più importante mercato di bovini della regione. Si chiude con il mercato grande e con il Premi San Simon, assegnato ai romanzi in lingua friulana.
