Cordenons è un comune del Friuli Venezia Giulia confinante con Pordenone, cresciuto attorno all'antica Curtis Naonis, la corte regia ricordata in un diploma di re Berengario I del 897. Il suo territorio unisce due ambienti legati dalla stessa acqua: le distese sassose dei Magredi a nord e le risorgive del Vinchiaruzzo a sud.
Fra i Magredi e le risorgive di Cordenons
Il territorio comunale confina a nord con San Quirino e Vivaro, a est con San Giorgio della Richinvelda, a sud con Zoppola e a sud-ovest con Pordenone. Le acque portate a valle dai torrenti Cellina e Meduna scompaiono nella fascia settentrionale, dove i greti si allargano in un'enorme distesa di sassi e ciottoli. Il suolo, permeabile, lascia scendere l'acqua fino alla falda. Coperta di vegetazione spontanea, questa brughiera è chiamata «le steppe friulane».
Più a sud il terreno diventa argilloso e impermeabile: frena la falda e la fa riaffiorare nelle olle, o polle, pozze d'acqua pura della bassa pianura del Vinchiaruzzo. I due ecosistemi ospitano specie animali e vegetali rare, alcune minacciate in tutta Italia, e la zona rientra fra i Siti di Importanza Comunitaria riconosciuti a livello europeo. Fra gli uccelli dei Magredi vive l'occhione, la cui riproduzione soffre per l'agricoltura intensiva e per il motocross, diventato abusivo con l'istituzione del sito.
Dai Veneti alla corte regia sul Noncello
I primi abitanti arrivarono verso il 1000 a.C.: erano i Veneti, stanziati in tutta la pianura padana nord-orientale. Fra l'800 e il 700 a.C. scesero i Celti, cacciatori e pescatori ma soprattutto guerrieri, che i Veneti riuscirono a contenere solo a fatica. Dall'incontro delle due genti, attratte da una terra resa fertile dai molti corsi d'acqua, nacque lungo il fiume Noncello il primo nucleo abitato.
Verso il II secolo a.C. i Romani avviarono la centuriazione, cioè la divisione dei campi in lotti regolari. Lungo la via Postumia, che oltre i greti del Cellina e del Meduna portava verso Aquileia e verso il Norico, sorsero posti di blocco presidiati da coorti contro i saccheggi: da uno di essi, distaccato sul Naon, si sviluppò Cordenons. I reperti romani della zona sono abbondanti, e uno attesta l'esistenza di una scuola nel I secolo d.C.
Dopo i Visigoti del 401 e del 408 e gli Unni del 452, nel 568 giunsero i Longobardi, e nel VI secolo il luogo divenne Curtis Regia Naonis, un territorio riservato all'autorità del re. Il motivo era la strada: fino al tracciato del lungo rettifilo della statale 13 Pontebbana, da Cordenons passava la via che univa Pordenone al Tagliamento, al Friuli centrale e all'Austria. Il 5 maggio 897 Berengario I, re d'Italia, donò la corte di Sacco al vescovo di Padova, Pietro, con un atto redatto a «Naones, corte regia»; nel 1028 compare la forma «Cortis Naon». Il nome indica dunque una curtis posta sul Naone, l'antico nome del Noncello.
Contee, Portus Naonis e Venezia
Attorno al Mille i possedimenti della curtis si spingevano fino alle Prealpi Carniche, e le invasioni degli Ungari furono disastrose. Nel 1029 la Cortis divenne una contea retta dagli Ozi di Baviera; perso il titolo di «regia», ebbe poi come signori i Traungau di Stiria e i Babenberg d'Austria, e per ultimi gli Asburgo, che la tennero fino alla conquista veneziana dei primi del Cinquecento.
Con la ripresa dei commerci dopo il Mille crebbe l'importanza del Portus Naonis, il futuro Pordenone, che i Babenberg acquistarono fra il 1221 e il 1230. Il porto divenne la capitale del piccolo stato babenberghese e poi asburgico, mentre la vecchia Curtis Naonis scendeva di rango, chiamata prima Curia Naonis e poi Villa Naonis. Gli abitanti del Portus finirono per prevalere su quelli della curtis, e il paese rimase ai margini, chiuso fra il Noncello e la brughiera dei Magredi: proprio questo isolamento alimentò un carattere austero, legato alla terra, alle tradizioni e alla propria parlata.
Carta, tessuti e il comune del 1814
Fra il Seicento e il Settecento Cordenons si risollevò con le cartiere e le fabbriche di ceramica. All'inizio dell'Ottocento la nuova strada statale fra Pordenone e il ponte di Casarsa la lasciò fuori dalle grandi vie di traffico. Agli eventi napoleonici, che chiusero la storia della Serenissima, il paese deve la nascita come comune autonomo, dal 1° gennaio 1814; con essi passò all'impero austriaco, fino a quando la Terza guerra d'indipendenza del 1866, il referendum e l'annessione lo portarono nel Regno d'Italia.
Nel corso dell'Ottocento le industrie tessili, prima della seta e poi del cotone, aiutarono Cordenons a superare l'emarginazione. Durante la Seconda guerra mondiale il comune sostenne con forza i partigiani della Resistenza: per i sacrifici della popolazione e per la lotta partigiana fu insignito della medaglia di bronzo al valor militare, conferita il 22 dicembre 2004.
Il duomo e il centro di Cordenons
Sulla piazza principale sorge il duomo di Santa Maria Maggiore, iniziato nel 1778 e completato nella prima metà dell'Ottocento. È una chiesa neoclassica a una sola navata, che custodisce una pietà del Bernardi-Torretti. Il campanile, alto 71 metri, fu inaugurato nel 1908, al termine di 27 anni di lavori.
Accanto al duomo si trova il monumento ai caduti delle guerre del 1935-1936, del 1940-1943 e del 1943-1945. In origine stava al centro di un'area verde davanti al municipio; i lavori di sistemazione della piazza lo spostarono di alcune decine di metri. Poco distante, il Centro Culturale Aldo Moro riunisce la Biblioteca Civica Renato Appi e un auditorium intitolato alla famiglia Brascuglia, che donò i terreni del centro e della scuola media.
Chiese e ville nei quartieri
Il paese si divide nei quartieri di Piazza, Romans, Sclavons, Pasch, San Giacomo, San Giovanni, Tramit e Nogaredo, più la frazione di Villa d'Arco. Nella chiesa di San Giacomo Apostolo i restauri hanno riportato alla luce affreschi del XV secolo, che alcuni attribuiscono a Girolamo del Zocco. La chiesa di San Giovanni Battista, restaurata nel 1969, ha restituito tracce che fanno pensare a un antico lazzaretto o a un ospizio per pellegrini; vi si trovano una statua dipinta di Giovanni Antonio Pilacorte del 1515, un'acquasantiera coeva e un cippo di epoca franca. Sclavons ha due chiese di San Pietro Apostolo, l'antica e la nuova, di costruzione recente, mentre Pasch ha quella di Sant'Antonio abate.
A Villa d'Arco i contadini del luogo eressero nel 1928 la chiesa di Santa Giovanna d'Arco, per sciogliere un voto dei capifamiglia durante la Prima guerra mondiale: se tutti i soldati fossero tornati dal fronte, avrebbero costruito una chiesa. Dalla santa prese il nome la frazione, chiamata prima Villa Sgraffa.
Fra gli edifici civili spicca Villa Badini Pasqualini, tipica villa veneta di architettura settecentesca con alcune soluzioni della seconda metà del Seicento. Fu la residenza estiva della nobile famiglia Badini e passò poi a famiglie nobili di Pordenone e in seguito di Venezia. Villa Galvani, casa di una delle famiglie di imprenditori più note del luogo, racchiude un grande parco.
Domande frequenti
Che cos'è il folpo di Cordenons?
È la parlata tipica del paese, una variante del friulano occidentale vicina a quella di Casarsa. Il nome, che in veneto significa «polpo», nacque come soprannome spregiativo dei pordenonesi venetofoni, un'allusione alla goffaggine, ma è usato anche dagli stessi cordenonesi; per la legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29, Cordenons figura fra i comuni friulanofoni.
Qual è la festa più nota di Cordenons?
È la Festa delle zucche, la grande festa d'autunno del paese, in cui la zucca è proposta nelle forme più diverse.
