Dolegna del Collio è il comune più settentrionale della provincia di Gorizia, incuneato fra il torrente Judrio e il confine sloveno all'estremità nord del Collio. Entrato nel Regno d'Italia nel 1920, è un territorio di colline coperte di vigneti e di borghi sparsi, dove nel 1792 nacque il poeta friulano Pietro Zorutti.
Fra lo Judrio e il confine sloveno
Il torrente Judrio, dalla portata irregolare, chiude il territorio a sud-ovest e lo separa dalla provincia di Udine; sul lato opposto, a nord-est, corre la frontiera slovena. In mezzo si stende un comune di poco meno di 13 chilometri quadrati, che confina con Prepotto, Corno di Rosazzo e Cormòns e, oltre il confine, con la comunità slovena di Brda. Il municipio sta a 89 metri di quota, mentre le colline arrivano a 333 metri.
Lo statuto comunale del 2004 elenca, oltre al capoluogo, le frazioni di Mernico, Scriò, Lonzano, Vencò, Ruttars e Restocina. Ciascuna si raccoglie attorno alla propria chiesa, con le case strette intorno come accadeva un tempo anche per difesa.
All'estremità meridionale del comune, scendendo verso Cormòns, la natura si fa più selvatica nel bosco di Plessiva. Fra castagni, roveri e robinie vivono caprioli, volpi e lepri, mentre sopra le chiome volteggiano falchi e poiane.
Una terra di frontiera e di due lingue
Per secoli lo Judrio fece da confine naturale, prima fra il regno Lombardo-Veneto e la contea di Gorizia, poi fra l'Impero asburgico e il Regno d'Italia. Dolegna passò all'Italia nel 1920, alla fine della prima guerra mondiale. Nel 1923 prese il nome di Dolegna del Collio e nel 1928 assorbì il vicino comune di Cosbana del Collio.
Il trattato di Parigi del 1947 spostò di nuovo la frontiera. Quasi tutto l'ex comune di Cosbana, salvo Mernico e Scriò, andò alla Jugoslavia, e con esso le frazioni dolegnesi di Cursò e Nebola; quelle terre passarono poi alla Slovenia e appartengono al comune di Collio (Brda). Si racconta che una collina già destinata alla Jugoslavia sia rimasta italiana grazie all'astuzia degli abitanti, che vi avrebbero issato il tricolore.
La popolazione usa, insieme all'italiano, una parlata friulana di tipo goriziano, nella quale il paese diventa Dolegne dal Cuei. A Mernico, Scriò e Restocina è storicamente presente una minoranza slovena: fra Ottocento e Novecento contava circa un quarto degli abitanti dell'attuale territorio comunale, scesi nel dopoguerra intorno al 15 per cento secondo le diverse stime. Lo stemma, concesso nel 1938 e modificato nel 1983 per la nuova situazione territoriale, porta una penna d'oca in omaggio a Zorutti.
Vigneti e ciliegi sulle colline del Collio
Gran parte delle alture è stata trasformata in vigneto sulla ponca, un terreno di antica origine marina in cui strati di marna e di argilla, che trattengono l'acqua, si alternano all'arenaria, che invece la lascia scolare. Ne nascono soprattutto vini bianchi da vitigni autoctoni come friulano, malvasia e ribolla gialla, sotto la denominazione Collio Doc, riconosciuta nel 1968. Fra gli uvaggi si distingue il Collio Bianco, fresco e leggermente aromatico.
Fra i filari, gli alberi di ciliegio e le case rurali in pietra passa la strada del vino e delle ciliegie, itinerario turistico nato nel 1963 che parte dalla periferia ovest di Gorizia; la via principale del comune porta proprio il nome di strada del vino. I frutteti fioriscono in primavera, e in autunno, al tempo della vendemmia, le viti cambiano colore. Nel 2010 il Comune entrò nel Guinness dei primati con la più grande bottiglia di Friulano del mondo, esposta in piazza del Municipio.
Il centro di Dolegna, Vencò e Scriò
Nel capoluogo esisteva già nel Settecento una cappella, rifatta nel 1840. Durante la prima guerra mondiale l'edificio servì a scopi militari; negli anni Venti fu demolito e al suo posto sorse, nel 1927, la chiesa parrocchiale. Il patrono del comune è san Giuseppe, festeggiato il 19 marzo.
Vencò si adagia vicino all'argine dello Judrio. A Scriò, il cui campanile appuntito spicca fra le vigne, la chiesa di San Leonardo risale alla seconda metà del Quattrocento e si apre con un portale tardogotico. All'interno, fra cicli pittorici di epoche diverse, risaltano gli affreschi di fine Ottocento di Giacomo Meneghini, pittore friulano della corrente naïf conosciuto come Jàcun Pitôr.
Ruttars e il castello di Trussio
La frazione di Ruttars, a circa 100 metri di quota, è un borgo fortificato del XII secolo. Una cinta di 200 metri racchiude le case, e vi si entra dalla «torre di Marquardo», massiccia e quadrata, col grande portone di legno affiancato da un dipinto di soggetto religioso.
Nella stessa frazione, su un colle a guardia dello Judrio, si alza il castello di Trussio. Ricordato per la prima volta nel 1257 e distrutto nel 1511 durante le guerre fra Venezia e l'Impero, conserva della parte più antica due torrioni e le possenti mura. Poco lontano si trova il «Mulin di Truss», un mulino che risale ai primi anni del Quattrocento.
Lonzano e la villa di Pietro Zorutti
In località Casali, sulla collina di Lonzano, la villa Zorutti-Frisacco si sviluppa con un impianto settecentesco a ferro di cavallo; di fronte, lungo il viale d'accesso, sta la chiesa di San Giacomo. Lo stemma degli Zorutti, famiglia originaria del luogo e probabile committente, compare nel concio di chiave, cioè la pietra al centro dell'arco, del portone. Gli interni sono quelli di una casa di campagna veneto-friulana, con solai e soffitti di legno, in alcune stanze incannicciati, e senza decorazioni signorili. Nel giardino due gelsi richiamano il disegno geometrico che il cortile aveva con ogni probabilità. Nel 1814 la famiglia Frisacco di Tolmezzo acquistò la villa con le sue terre.
Qui nacque il 27 dicembre 1792 Pietro Zorutti, in friulano Pieri Çorut, che ricordò il luogo nei propri versi: «Soi nassut a Lonzan / In ciase di Frisacc». Impiegato dal 1814 al 1854 all'Intendenza di Udine, pubblicò ogni anno, dal 1821 al 1867, gli almanacchi lunari detti strolics, con poesie in friulano di argomento naturalistico, ironico o d'occasione; la più celebre è «Plovisine», del 1831. Morì a Udine il 23 febbraio 1867, e nella villa due targhe e un busto lo ricordano.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Dolegna del Collio?
Deriva dallo sloveno dolènji, che significa «sita in basso»; in sloveno il paese si chiama Dolenje.
Quanto dista Dolegna del Collio da Gorizia?
Il paese si trova circa 15 chilometri a nord-ovest di Gorizia e una cinquantina di chilometri da Trieste.
