Farra d'Isonzo è un comune della provincia di Gorizia, in pianura, delimitato a est e a sud dal corso dell'Isonzo. Il nome risale ai Longobardi; il territorio, fitto di vigneti, misura 10 chilometri quadrati e comprende numerosi borghi e le località di Mainizza e Villanova.
Il territorio di Farra d'Isonzo
In friulano il paese si chiama Fare, Fara nella parlata locale, e anche in sloveno porta il nome di Fara. Il centro sorge a 46 metri di quota, mentre il rilievo che segna il paesaggio è il monte Fortino, alto 116 metri, nei pressi di Villanova. Le frazioni sono sette: Borgo Chiesa, Borgo del Molino, Borgo Grotta, Fossata, Mainizza, Monte Fortino e Villanova di Farra. Attorno si trovano i comuni di Gorizia, Savogna d'Isonzo, Sagrado, Gradisca d'Isonzo, Mariano del Friuli, Moraro, Mossa e San Lorenzo Isontino.
L'abitato ha mantenuto nella sua struttura i caratteri di un paesaggio agricolo, e l'economia poggia sull'allevamento dei bovini e sui campi, dove spicca la produzione di vino. Gli abitanti usano, oltre all'italiano, la varietà goriziana del friulano, e una piccola comunità di lingua slovena compare già nei censimenti asburgici di fine Ottocento: dopo la seconda guerra mondiale le stime l'hanno quasi sempre collocata fra l'1 e il 2% degli abitanti.
Dal ponte romano al feudo degli Strassoldo
I Romani tennero qui una statio, cioè una stazione di posta, e alla Mainizza gettarono sull'Isonzo un ponte massiccio, il Pons Sontii, che apriva la strada verso le terre orientali. Proprio quel passaggio strategico servì nei secoli agli invasori diretti verso l'impero: Goti e Ostrogoti, Unni, Longobardi, Avari, Ungari e infine Turchi. Dai Longobardi viene il nome del paese: nella loro lingua la fara era una fortezza assegnata a una famiglia e alla sua discendenza.
Nel Medioevo l'abitato si raccolse attorno a un castello che l'imperatore Ottone I di Sassonia donò nel 967 al patriarca Rodoaldo di Aquileia. I patriarchi lo tennero fino ai primi del Duecento, quando i conti di Gorizia lo espugnarono e lo rasero al suolo. Il paese passò poi in feudo agli Strassoldo, che fra Quattrocento e Cinquecento dovettero difenderlo dalle scorrerie di Ungari e Turchi, mentre le guerre fra la Repubblica di Venezia e l'Austria, entrambe decise a estendersi su quest'area strategica, colpirono duramente il paese. Chiusa la parentesi napoleonica, Farra tornò all'Austria; l'annessione all'Italia arrivò con la legge n. 1778 del 5 gennaio 1921.
Le chiese di Farra e dei borghi
La chiesa di Santa Maria Assunta fu innalzata nel 1728 accanto a un edificio gotico di metà Quattrocento, di cui resta l'abside poligonale con una Madonna con Bambino affrescata; durante i restauri degli anni Ottanta del Novecento vi affiorarono anche resti di costruzioni longobarde. Semidistrutta nella prima guerra mondiale, la parrocchiale fu ricostruita e riconsacrata nel 1923.
A Borgo Zuppini sorge la chiesa dell'Immacolata Concezione, voluta da Giovanni Battista Zuppini. Il conte apparteneva a una famiglia di Gradisca il cui titolo nobiliare l'imperatore Leopoldo confermò nel novembre 1665 a lui e ai fratelli Antonio e Filippo. Guarito da una grave malattia, sciolse un voto facendo costruire la chiesa su un terreno di famiglia fra il 1665 e il 1669, anno della consacrazione; è la più antica dell'arcidiocesi dedicata all'Immacolata. Nel 1778 vi fu sepolto un discendente del fondatore. Restaurata nella seconda metà dell'Ottocento, rimase proprietà privata degli Zuppini fino al 1924, quando passò alla parrocchia.
Altre due chiese stanno nelle frazioni: Nostra Signora del Sacro Cuore alla Mainizza e i Santi Pietro e Paolo a Villanova.
Palazzi e ville fra il centro e Borgo del Molino
Fra le case ricostruite dopo le guerre spicca il palazzo Strassoldo-Peteani-Calice, iniziato nel 1728 da un ramo goriziano degli Strassoldo. La famiglia aveva già in paese un altro palazzo, che le autorità fecero abbattere per punire Nicolò Strassoldo, complice di Marianna Music e Lucio Della Torre in «atroci delitti». L'edificio passò poi ai baroni Peteani e, per eredità, alla contessa Elisabetta Beretta, che lo cedette ai Calice. Semplice, a due piani con ampie soffitte, è dal 1908 la sede del municipio; il giardino annesso è tutelato come bene ambientale locale.
Villa Parens nacque nel 1860 come abitazione dei facoltosi padroni del mulino di Borgo del Molino, lungo l'antica strada fra Gorizia e Gradisca d'Isonzo. Nel 1944 la comprò Ivan Petric, possidente di Lubiana, per farne il centro della sua azienda agricola, con vigne e campi nella zona di Nova Gorica. Nello stesso anno la villa divenne quartier generale tedesco fino al 1945; durante la Linea Morgan, fra giugno 1945 e settembre 1947, gli inglesi la requisirono per il comandante del 59° reggimento di fanteria, e dopo di loro la occupò il comando americano fino al ritiro delle truppe alla fine degli anni Quaranta. Restituita ai Petric e passata in eredità ai Puiatti, fu ristrutturata nel 1984.
Monte Fortino, museo e osservatorio
Sul monte Fortino, fra i vigneti, l'esercito italiano scavò nel 1915 gallerie cannoniere con nove postazioni rivolte verso Gorizia, verso la confluenza del Vipacco nell'Isonzo e verso il monte San Michele; all'ingresso il monumento «Numquam in bello» di Luigi Voltolina ricorda il centenario della prima guerra mondiale.
A Borgo Grotta, alcune costruzioni contadine del Settecento raccolte attorno a una corte chiusa ospitano il Museo di Documentazione della Civiltà Contadina Friulana, che ordina in quattordici sezioni oggetti e documenti della vita locale dalla fine del Seicento al primo Novecento.
Il paese ospita anche un osservatorio astronomico, che il Circolo culturale astronomico di Farra d'Isonzo gestisce e da cui sono stati scoperti numerosi asteroidi. Il centro sportivo e culturale porta il nome del poeta Riccardo Pitteri, che scelse Farra per i suoi soggiorni estivi.
Domande frequenti
Quando si festeggia il patrono di Farra d'Isonzo?
Il 15 agosto, festa dell'Assunta, patrona del paese e titolare della chiesa parrocchiale.
Come si arriva a Farra d'Isonzo da Gorizia?
Si prende la strada statale 351 in direzione di Gradisca d'Isonzo, che attraversa la Mainizza e prosegue verso Villanova di Farra.
Come si chiamano gli abitanti di Farra d'Isonzo?
Sono i farresi.
