Forni di Sotto è un paese della Carnia, in provincia di Udine, che sorge a 777 metri nell'alta valle del Tagliamento ed è il comune più esteso della zona. Feudo dei Savorgnan dal 1326, fu incendiato dalle truppe tedesche nel 1944 e ricostruito attorno alle fontane delle sue tre borgate.
Il paese fra le montagne della Carnia
In friulano il paese si chiama For Disot, e la parlata locale appartiene alle varianti del friulano carnico. L'abitato sta fra due catene montuose che corrono da est a ovest. A nord il monte Bìvera, alto 2474 metri, il monte Zauf e il monte Tinisa lo separano dalla Val Lumiei, la valle di Sauris; a sud il monte Pramaggiore, che tocca i 2478 metri, il monte Chiarescons e il Cimon di Agar fanno da confine con la Val Settimana, nell'alto pordenonese.
Il fiume Tagliamento scorre a sud del paese, mentre le pendici sono coperte di faggi, larici e abeti. Una parte del territorio comunale, che misura 93,59 chilometri quadrati, rientra nel Parco naturale delle Dolomiti Friulane, il quale proprio qui raggiunge il suo margine orientale.
Dalle origini ai Forni Savorgnani
Alcuni ritrovamenti farebbero pensare a genti gallo-celtiche già prima dei Romani, e di epoca romana sarebbero alcune monete e una necropoli scoperte nel territorio. Nel 2008 cominciò il primo scavo sul sito chiamato «Pra di Got», dove restano i ruderi di una fortificazione forse tardoromana o altomedievale. Il nome di Forni compare per la prima volta in una donazione del 778, fatta da Masselione o forse da Tassilone duca di Baviera a un monastero, ma non si sa a quale dei due Forni si riferisca.
Forni di Sotto ospitava una delle undici antiche pievi della Carnia, cioè le chiese madri da cui dipendevano le altre del territorio. Una lunga disputa con Forni di Sopra sul primato delle rispettive chiese arrivò fino al Papa: fu decisa a favore di Forni di Sotto, e solo nel XV secolo il paese vicino ottenne l'autonomia. In località Chiastelàt, a 960 metri, si vedono i ruderi del castello.
Nel 1326 i due paesi passarono alla nobile famiglia friulana dei Savorgnan, che li aveva ricevuti dai patriarchi di Aquileia. Da qui il nome di Forni Savorgnani, un territorio autonomo rimasto in mano alla famiglia fino al 1797, quando cadde la Repubblica di Venezia. Divenuti poi possedimenti degli Asburgo, i Forni tornarono all'Italia nel 1866, alla fine della terza guerra di indipendenza.
Il rogo del maggio 1944
Prima della guerra il paese era noto per le sue case di montagna in pietra, con i ballatoi di legno. Il 24 maggio 1944, secondo la didascalia di una tempera del pittore Angiolino Filiputti, una mina nascosta nel tratto che da Ampezzo porta al paese, a breve distanza dal Passo della Morte, fece saltare un'auto con a bordo un maggiore e due capitani tedeschi, che rimasero uccisi. La stessa didascalia attribuisce alle SS la rappresaglia che seguì: 400 case bruciate nelle borgate di Vico, Baselia e Tredolo, 1500 abitanti rimasti senza tetto, i bovini arsi nelle stalle o abbattuti a fucilate.
Altre fonti fissano l'incendio al 26 maggio 1944 e lo attribuiscono ai soldati della Wehrmacht, accompagnati da repubblichini friulani, che rasero al suolo l'intero abitato. Dalla ricostruzione del dopoguerra nacque un paese interamente nuovo, dall'aspetto moderno, che però perse quasi tutto il suo patrimonio architettonico.
Fontane e chiese delle tre borgate
Il fuoco risparmiò le fontane ottocentesche di Tredolo, Baselia e Vico, considerate fra le più belle della Carnia, e attorno a loro si ricostruirono le borgate. Un percorso all'aperto chiamato «Le Vie dell'Acqua» le collega come le sale di un museo. Quella di Baselia fu scelta dall'allora Provincia come simbolo della terra friulana, e una sua riproduzione fu donata a una città del Canada.
Ogni borgata ha la sua chiesa. A Baselia sorge la pieve di Santa Maria del Rosario, che custodisce una statua lignea di Domenico da Tolmezzo; la Madonna del Rosario, patrona del paese, si festeggia il 7 ottobre. A Vico si trova la chiesa della Beata Vergine della Pietà, mentre la chiesa di San Rocco, a Tredolo, risale al XVI secolo.
Ai margini dell'abitato, la chiesa di San Lorenzo ha un portico e un piccolo campanile a vela, cioè una parete forata per le campane. All'interno Gianfrancesco da Tolmezzo, pittore nato a Socchieve e attivo fra il Friuli e il Cadore, dipinse nel 1492 l'Annunciazione, il Martirio di San Lorenzo, alcuni santi e le figure dei Dottori della Chiesa.
Boschi, sentieri e cucina di Forni di Sotto
Nella Val Poschiadea una teleferica, manufatto di archeologia forestale, portò a valle fino agli anni Sessanta il legname tagliato nei boschi più lontani e impervi. Il sentiero della Val Poschiadea e di Forcella Lareseit passa dalla vallata dell'alto Tagliamento a quella dell'alta Valcellina, per poi risalire la Val Poschiadea. D'inverno il paese è conosciuto per la sua pista di sci nordico.
La cucina tradizionale si basa su polenta, legumi, latticini, carne, uova e insaccati. Fra i piatti più diffusi ci sono il frico con polenta, formaggio fritto con patate, l'insalata di tarassaco col lardo e la frittata alle erbe, in cui finiscono silene, germogli di pungitopo, tarassaco e punte di ortica. A Ferragosto, da decenni, la «Fieste dal Pais» offre i sapori del territorio e riporta in paese molti emigrati.
Domande frequenti
Da dove viene il nome di Forni di Sotto?
Viene probabilmente da «furno», il forno in cui si fondevano i minerali: un tempo la zona lavorava quelli estratti dalle miniere dei dintorni.
Com'è il gonfalone di Forni di Sotto?
È un drappo diviso a metà, rosso e bianco; il comune ricevette stemma e gonfalone il 16 ottobre 1954, per decreto del capo dello Stato.
