Borghi & Città · 6 min di lettura

Illegio, a Tolmezzo: il paese degli archi, dei mulini e delle mostre d'arte

Illegio, borgo montano di Tolmezzo, con le case dai portali ad arco, il Mulin dal Flec sul rio Touf e il sito paleocristiano di San Paolo del IV secolo.

Illegio: case di pietra con archi, mulino con la ruota sul ruscello e chiesetta sullo sperone di roccia
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il borgo di Illegio è un paese di montagna della Carnia, nel comune di Tolmezzo, raccolto in una conca sulle pendici occidentali del monte Strabût. Gli scavi vi hanno riportato alla luce una chiesa della fine del IV secolo, e le numerose case con porte voltate gli valgono il nome di «Paese degli Archi».

La conca di Illegio e il rio Touf

In friulano il paese si chiama Dieç. Boschi e pascoli circondano la piana, che a ovest si interrompe sulla scarpata incisa dal rio Frondizzon nei calcari dolomitici. Da Tolmezzo la strada sale di fronte al monte Amariana e, superato l'ultimo tornante, sbuca nella conca, chiusa all'orizzonte dai monti più alti del Friuli Venezia Giulia. La carreggiata finisce fra le case: a Illegio non si passa per andare altrove.

Nel cuore dell'abitato sgorga dalle rocce di tufo la sorgente del Touf. Il rio che ne nasce attraversa la parte antica del paese e per secoli ha dato l'energia per macinare i cereali, base dell'economia e dell'alimentazione degli abitanti.

Gli scavi e la chiesa di San Paolo

Nel 2004 la Soprintendenza archeologica regionale e il comitato per i 1700 anni dal martirio di san Floriano avviarono una campagna di scavo diretta da Aurora Cagnana, archeologa della Soprintendenza della Liguria ed ex direttrice del Museo archeologico nazionale di Cividale. Le leggende dei vecchi narratori illegiani si rivelarono una mappa attendibile: le indagini trovarono proprio ciò che i racconti descrivevano, a partire dalle tracce di culti rupestri di età augustea.

Fuori dall'abitato riemerse la chiesa di San Paolo, nota fino ad allora solo dalla memoria orale: un'aula rettangolare di 150 metri quadrati, circondata da un cimitero. Il sito paleocristiano risale alla fine del IV secolo ed è considerato la più antica testimonianza di una chiesa rurale nell'arco alpino. Fra le sepolture ne affiorò anche una più tarda, con un rosario attorcigliato alle dita dello scheletro e i chiodi di una cassa di legno ormai dissolta.

Ibligo e i Domini del Legio

Lo storico longobardo Paolo Diacono racconta che nel 610, quando gli Avari calarono su Cividale, molta gente cercò riparo in alcuni castelli: Osoppo, Ragogna, Gemona, Cormons e Ibligo, che egli descrive come una fortezza inespugnabile. All'inizio del Novecento lo storico Pier Silverio Leicht collocò Ibligo a Illegio, un territorio ben difeso e invisibile dalla valle del But, la via verso il passo di Monte Croce Carnico e il Norico. L'Università di Monaco di Baviera, che fra il 1962 e il 1974 scavò sul colle di Invillino, a Villa Santina, identifica invece la fortezza con quel sito.

A sostegno di Illegio gli archeologi contarono sei punti fortificati nel suo piccolo territorio, fra cui le strutture del Tor e del Broili, nome che viene da brolium, recinzione. Dalle ossa delle sepolture emerse una popolazione autoctona, rurale e romanza, senza presenze longobarde.

Gli scavi misero in luce anche le possenti murature del castello dei Domini del Legio, signori documentati dal XII secolo, nel sito che porta il toponimo di Castel Moschiart. Erano ministeriali, cioè servi del patriarca dotati di castelli e terre, i primi di questo genere trovati in Friuli. Vicino alla pieve affiorò la chiesa di San Vito, forse del IX secolo, che per le sue dimensioni gli studiosi ritengono la cappella del castello.

Nel 1286 un Geroldo lasciò al Capitolo di Cividale mezzo maso per un anniversario perpetuo in suffragio della sua anima, e il 31 agosto i suoi quattro figli vi aggiunsero un maso intero. Il 10 aprile 1300 Lodovico, figlio di Ermanno, cedette al Capitolo alcune case per tre denari d'Aquileia. Si racconta che nel 1315 le forze riunite dei paesi vicini abbiano distrutto il castello per i tanti delitti commessi all'ombra delle sue mura, e che gli ultimi signori, i fratelli Lodovico e Francesco, si siano rifugiati a Cividale del Friuli.

Archi, corti e chiesa di Illegio

Gli archi aperti nelle facciate introducono a corti e loggiati che custodiscono molti segni della vita contadina. Al centro del paese sorge la chiesa della Conversione di San Paolo, costruita nel primo Settecento dall'architetto tolmezzino Domenico Schiavi con la sua famiglia di capomastri e operai. Sotto le sue volte risuonano spesso i vespri solenni del canto patriarchino, un repertorio liturgico tramandato a voce con radici nell'antico rito aquileiese. Fra le case si trovano anche un forno del Seicento e la latteria del paese.

Sopra la piana, su un alto sperone di roccia a 750 metri di quota, si erge la pieve di San Floriano, del IX secolo, che un sentiero panoramico raggiunge dal paese in mezz'ora.

Il Mulin dal Flec sul Touf

Lungo il corso del rio si allineano gli antichi mulini di Illegio. Il più noto è il Mulin dal Flec, del Seicento: faceva parte di un gruppo di edifici isolati da due rami del canale, e prima che l'insieme venisse demolito sul capitello destro dell'arco d'ingresso al sottoportico si lesse la data «1670», riferita probabilmente alla sua costruzione. Come il vicino mulin dal Gjeneral, ha pianta rettangolare e si sviluppa su due piani, disposti per il lungo rispetto al canale derivato dalla sorgente.

L'acqua cade sulla pala esterna, e un tronco di pino nero sagomato trasmette il moto al meccanismo. Dentro girano due macine di pietra da 7 e 8 quintali, la cui distanza si regola per ottenere una farina più o meno fine. Il proprietario Firmino Scarsini lo ha restaurato dopo il terremoto del 1976 seguendo l'esperienza dei suoi antenati, e il mulino macina il granoturco per i paesani e per i visitatori.

Le mostre della Casa delle Esposizioni

Nel 2004 la comunità fondò l'associazione culturale Comitato di San Floriano, per affiancare un'esperienza culturale alla festa del patrono, il 4 maggio; il primo esperimento valorizzò alcune opere del patrimonio locale. Da allora il paese ospita ogni anno una mostra internazionale d'arte, con opere legate da un filo tematico e prestate da musei e collezioni private. L'idea e la cura sono di don Alessio Geretti, presbitero di Udine, già responsabile per la Santa Sede degli eventi artistici del Giubileo, che l'ha condotta con il parroco don Angelo Zanello e con il volontariato del paese.

Le opere sono esposte nella Casa delle Esposizioni, ricavata dalla vecchia dimora dei presbiteri. Vi sono arrivati prestiti dal Prado di Madrid, dagli Uffizi di Firenze, dal Louvre, dalla National Gallery di Londra e dal Museo Picasso di Barcellona, con dipinti di Caravaggio, Tiziano, Raffaello e Picasso. Attorno alla mostra sono nate attività che hanno permesso a giovani famiglie di restare in paese, e il regista Thomas Turolo ne ha raccontato la storia nel docufilm «Dieç, il miracolo di Illegio».

Domande frequenti

Quali sentieri partono da Illegio?

Un sentiero segnalato sale alla vetta del monte Amariana. Altri percorsi portano alle località in quota di Pra di Lunge e Palasecca, al rifugio Monte Sernio e al Cammino delle Pievi in Carnia.

Quando si ascolta il canto patriarchino a Illegio?

I vespri solenni accompagnano le grandi feste del calendario liturgico, a cominciare dal pomeriggio della domenica del Corpus Domini. Con l'arrivo di ottobre, alla sua prima domenica, il canto sale fino alla pieve di San Floriano.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Carnia: da lì a Illegio sono 16,7 km, 22 minuti in auto.

In auto, l'uscita più vicina è Tolmezzo (Zona Ind.le): poi 7,1 km, 12 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino a Illegio.

Info utili

Dove si trova
Tolmezzo (UD)
Coordinate
46,42920 N, 13,05657 E (Illegio) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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