Borghi & Città · 12 min di lettura

Latisana, l'antico porto sul Tagliamento e le sette chiese del Septifanium

Latisana, città della Bassa Friulana sul Tagliamento, fu porto dei conti di Gorizia per il sale e custodisce il Tempio Gaspari, cappella neoclassica del 1866.

Latisana sul Tagliamento: argini erbosi, il ponte ad archi, l'alto campanile e la cappella con la cupola
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Latisana è una città della Bassa Friulana, in Friuli Venezia Giulia, distesa sulla sponda sinistra del basso Tagliamento, il fiume che per lungo tratto la separa dal Veneto. Probabilmente di origine romana, nei secoli XII e XIII divenne sotto i conti di Gorizia un importante porto fluviale, noto soprattutto per il traffico del sale.

Fra il Tagliamento e la laguna di Marano

Il territorio comunale, interamente pianeggiante, forma una striscia lunga circa 15 km da nord a sud e larga in media 2-3 km. La quota scende dai 12 metri del confine con Ronchis fino al livello del mare sulla laguna di Marano, mentre la casa comunale sta a 7 metri. A ovest il corso d'acqua segna quasi tutto il confine con San Michele al Tagliamento; a sud il canale navigabile della Litoranea Veneta divide il comune da Lignano Sabbiadoro, e a sud-est le località di Aprilia Marittima e Bevazzana si affacciano sulla laguna, che comprende l'area umida della Valle Pantani. Isola Picchi, sulla riva destra, si raggiunge solo dal Veneto ed è così una quasi-enclave.

Fino ai primi decenni del Novecento paludi e foreste coprivano buona parte di queste terre, comprese fin dall'età romana nella zona detta Silva Lupanica. Negli anni Venti il Consorzio di Trasformazione Fondiaria Bassa Friulana avviò la bonifica delle campagne vicine alla laguna, nel sud del comune. I campi coltivati occupano gran parte delle aree libere da costruzioni, e boschi di poca estensione resistono solo nelle golene, cioè le fasce fra il fiume e gli argini che le piene allagano a intervalli.

Il nome friulano è Tisane, che nella parlata del posto diventa Tisana. Accanto all'italiano, gli abitanti usano in parte il friulano, nella varietà concordiese diffusa nel Veneto orientale e nel Pordenonese, e più spesso il veneto di modello veneziano. Il capoluogo ha inglobato i quartieri di Crosere, Paludo, Sabbionera e Latisanotta, mentre Gorgo, Pertegada e Bevazzana restano frazioni distinte. Dai primi anni Settanta, sulla laguna a cavallo con Marano Lagunare, è cresciuto il porto turistico di Aprilia Marittima, con tre darsene.

Le origini romane di Latisana

Prove certe di un abitato romano non ce ne sono, e le ipotesi partono dall'Itinerarium Burdigalense: il diario che un pellegrino d'Aquitania tenne nel 333 sulla strada per Gerusalemme, annotando ogni località e la sua distanza in miglia. Sulla via Annia, fra Iulia Concordia e Aquileia, il viaggiatore registrò a 9 miglia (13,28 km) dalla prima la mutatio Apicilia, cioè una stazione dove si cambiavano i cavalli e sostavano i viandanti. Si presume che sorgesse in fondo a via Trieste, presso Crosere e la grande torre dell'acquedotto, i cui scavi restituirono una brocchetta con ceneri, tessere di mosaico e frammenti di anfore. Davanti al palazzetto dello sport, in via Giovanni Bottari, una targa ricorda il passaggio della strada.

Di ponti romani sul fiume non si è mai trovata traccia: il Tagliamento, che allora sfociava a delta con due rami, si passava probabilmente a guado o con le barche. Anche il nome rimanda a Roma, perché è un nome prediale, derivato cioè da quello del colono Atisius o Tisius, forse un ex legionario di grado, che ricevette un fondo quando l'agro di Aquileia fu diviso in centurie. Il 27 agosto 2021, nei lavori contro il rischio idraulico lungo il canale Latisanotta, in località Paludo, sono emersi i resti di un edificio del I o II secolo d.C., con frammenti di anfore e una fibula di bronzo.

La prima menzione scritta risale al 17 luglio 1072. Quel giorno fu consacrata la chiesa dell'abbazia di Michaelbeuern, monastero benedettino a 30 km da Salisburgo, e il documento conservato lì nomina un «miles Marcqwart de Lantesana», il cavaliere Marquardo di Latisana, fra i personaggi illustri che accompagnavano Sigeardo, patriarca di Aquileia, e Dietwino, vescovo di Concordia.

Il porto dei conti di Gorizia

Verso il 1100, forse per donazioni dei patriarchi di Aquileia e per eredità, il paese entrò nel dominio feudale dei conti di Gorizia. Per il porto passavano il sale di Cervia e del Ravennate destinato all'entroterra e all'Istria e il legname della Carnia diretto a Venezia, insieme a granaglie, vino, minerali, bestiame e viaggiatori verso il Nord Europa. Il «Porto di Latisana» compare per la prima volta in un atto del 27 ottobre 1226, con cui il conte Mainardo il Vecchio cedette i diritti e le rendite dello scalo al patriarca di Aquileia Bertoldo.

Grazie a questi commerci i conti permisero di coniare in paese una moneta argentea, il denaro scodellato di Latisana, noto in sette esemplari con varianti di conio, i simboli goriziani e la scritta «Porto Tisana». Nel 1245 la comunità, detta universitas, e il conte fissarono nello Statuto della Terra e del Porto di Latisana norme civili, penali e fiscali, che l'imperatore Federico II ratificò a Verona il 13 luglio di quell'anno. I documenti del Duecento chiamano spesso il centro «civitas», e alla fine del secolo si cita perfino uno «staio a misura di Latisana».

Per difendere lo scalo i conti fecero del paese un castrum, un borgo chiuso da mura. Un fossato prendeva l'acqua dal Tagliamento a monte della Rocca, nella zona di via Rocca, e girava ad arco verso sud per tornare nel fiume. Le porte erano due: quella di San Zuanne, a sud, col ponte levatoio presso piazza Garibaldi, e quella di San Antonio, a est, con un ponte di legno presso piazzale Osoppo, da cui entrava chi veniva dal Nord Europa.

Il sigillo del Comune, attestato nel 1360, mostra una torre merlata fra due scudi col leone rampante, sotto una croce, e la legenda SIGILUM COMUNIS PORTUS LATISANAE. Dal Trecento i conti vi tennero stabilmente un capitano al posto del gastaldo, e il 16 ottobre 1368 i rappresentanti del popolo giurarono fedeltà a Mainardo IV nella chiesa di Santa Croce, al centro del castrum.

Latisana sotto la Repubblica di Venezia

Il 6 settembre 1409 transitò per il paese papa Gregorio XII, fuggito di nascosto da Cividale: vi si trovava per il concilio tenuto durante lo Scisma d'Occidente, ma si era scontrato con la comunità locale. Viaggiava vestito da segretario, mentre il suo segretario indossava gli abiti papali, e a Latisana la folla picchiò quest'ultimo scambiandolo per il pontefice. Gregorio XII si imbarcò per la Dalmazia, passò poi in Puglia e si fermò infine a Gaeta, dove abdicò.

Venezia conquistò la Patria del Friuli nel 1420, e Latisana passò ufficialmente sotto la Serenissima il 28 agosto 1430. Il tracollo economico dei conti di Gorizia costrinse la Repubblica a vendere l'area portuale: nel 1457 la acquistò Bartolomeo Vendramin, il cui padre Andrea fu eletto doge. Il feudo non entrò nella Patria del Friuli retta dal luogotenente di Udine, ma dipese dal Senato veneziano come «terra separata». Sulla riva sinistra comprendeva Ronchis, Latisanotta, Gorgo e Pineda, dove sarebbe sorta Lignano; sulla destra Villanova, San Mauro, San Giorgio, San Michele, Cesarolo e Pineda Destra, la futura Bibione.

I Vendramin lo ressero fino all'arrivo dei francesi con altre famiglie patrizie riunite nel Consorzio dei Giurisdicenti, nel quale i Mocenigo avevano la quota maggiore dei 24 «carati» del feudo. Sul posto li rappresentava un capitano, quasi sempre dottore in legge, che governava e giudicava assistito da due giudici e da un cancelliere eletti dalla comunità. Il Comune aveva tre sindaci, un Consiglio maggiore di capifamiglia e un Consiglio minore detto Banca. Accanto al Castello, come si chiamava il borgo murato, il quartiere di Sottopovolo aveva una propria amministrazione: il nome vuol dire «sotto il pioppo», perché nel Medioevo i capifamiglia si radunavano all'ombra di quell'albero.

Dal Cinquecento le famiglie veneziane costruirono i loro palazzi dentro le mura, e alcuni affacciano sulla piazza principale, la piazza Indipendenza. Nel XVI secolo la sede del governo passò nel nuovo Palazzo Vendramin, distrutto nella seconda guerra mondiale e sostituito dal Palazzo Trevisan, mentre la Rocca e le mura, non più necessarie, andarono in rovina. Un acquerello settecentesco di Antonio Banchieri, che immagina la città vista dall'alto, mostra edifici scomparsi come la chiesa di Santa Croce, la più antica, in mezzo alla piazza, con una reliquia della Croce in una teca d'argento.

Alla fine del Cinquecento nacque il primo ospedale. Dal Seicento il porto perse peso, fino a fermarsi quasi del tutto nel Settecento, per il declino della Serenissima, l'insabbiamento della foce e l'apertura del porto franco di Trieste; intanto le campagne diventavano la risorsa principale.

Ponti, guerre e alluvioni del Novecento

Con il trattato di Campoformio del 1797 Latisana passò all'Austria. L'arrivo dei francesi chiuse la giurisdizione feudale, e nel 1805 il paese entrò nel Regno d'Italia napoleonico, che l'anno dopo ne fece un capoluogo di cantone nel Dipartimento di Passariano. Nel Regno Lombardo-Veneto, dal 1815, guidò un distretto con Pocenia, Precenicco, Rivignano, Teor e Ronchis; nel 1818, sul piano religioso, lasciò il patriarcato di Venezia per l'arcidiocesi di Udine.

Il fiume restava la minaccia più grave: nel 1800 una piena cancellò il Borgo del Passo, dove una zattera portava da una sponda all'altra, e nel 1820 l'amministrazione austriaca alzò argini da Canussio a Bevazzana, che non ressero alle piene successive. A partire dal 1848 furono 87 i latisanesi che combatterono nelle guerre d'indipendenza, ricordati da un cippo in piazza Indipendenza; Coriolano Gnesutta e Paolo Scarpa partirono da Quarto con i Mille. Al plebiscito del 1866 tutti i 1095 votanti scelsero l'annessione all'Italia.

L'11 novembre 1873 si inaugurò il primo ponte stabile sul Tagliamento: era di legno, con 13 campate, lungo 170 metri e alto 10 sull'acqua, e sostituì il passaggio su una barca ancorata a un verricello. Il 31 dicembre 1888 entrò in funzione la ferrovia fra Portogruaro e Udine, con un ponte in ferro a tre arcate, e il 5 dicembre 1909 un ponte stradale in ferro lungo 166,32 metri, costruito 40 metri più a valle, prese il posto di quello di legno. Nel 1912 aprirono il nuovo ospedale, progettato dal milanese Emilio Speroni, le scuole elementari e il primo teatro, la Sala Gobbato, decorato dallo scultore latisanese Francesco Ellero; nel 1921 seguì il Politeama LEGA, il futuro Teatro Odeon.

Lignano, che appartenne a Latisana fino al 1959, iniziò la sua storia balneare nel 1903 con il primo albergo, il Marin, e nel 1926 ebbe una strada, la SR 354: prima vi si arrivava solo in barca. Le guerre colpirono duramente. Nella ritirata del 1917, dopo Caporetto, i bombardamenti distrussero oltre 100 case, le chiese e i due ponti, e i latisanesi morti nel conflitto furono più di 160. Il 19 maggio 1944 le bombe alleate dirette ai ponti stradale e ferroviario rasero al suolo il centro e uccisero 88 persone; la liberazione arrivò il 1° maggio 1945, e il 15 aprile 1962 il comune ricevette il titolo di «Città mutilata di guerra».

Il 10 dicembre 1948, diretto da Codroipo a una battuta di caccia nella località di San Gaetano, a Caorle, Ernest Hemingway conobbe Adriana Ivancich all'incrocio delle «Quattro Strade», che corrisponde a piazzale Osoppo. Lo scrittore raccontò l'incontro nel romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi del 1950, e una targa posta nel 70° anniversario segna il luogo; Latisana e Lignano fanno da sfondo anche a La sabbia non ricorda di Giorgio Scerbanenco (1963).

Le piene del Tagliamento del 2 settembre 1965 e del 4 novembre 1966 fecero 11 e 4 vittime e distrussero quasi del tutto la parte storica dell'archivio comunale; le carte superstiti della giurisdizione dei Vendramin, atti processuali dal Cinquecento al Settecento, passarono all'Archivio di Stato di Udine. L'11 maggio 2004 un decreto del presidente della Regione conferì a Latisana il titolo di città.

Sette chiese e il Tempio Gaspari

Il gran numero di edifici sacri ha dato al capoluogo il nome di Septifanium, l'insieme di sette chiese. Pieve autonoma già nel XII secolo, Latisana fu elevata al rango di abbaziale da papa Alessandro VII nel 1655, per le sue molte chiese e i tre conventi. Il duomo di San Giovanni Battista rifà un edificio del Cinquecento ed è affiancato da un campanile alto 63 metri, del 1920. La chiesa di Sant'Antonio di Padova è legata al monastero delle terziarie francescane, sorto nel 1685 con una donazione del mercante Gasparo Morossi e soppresso nel 1810; il suo campanile termina con una cupola a cipolla, insolita nella Bassa Friulana.

Il Tempio Gaspari è la cappella funebre che l'architetto udinese Andrea Scala costruì nel 1866 per Rosa de Egregis Gaspari, fondatrice dell'asilo infantile, destinata al marito, l'agronomo Gaspare Luigi Gaspari, e al figlio Diodato, morto poche ore dopo la nascita. Di forme neoclassiche, ha pianta a croce greca con tre absidi circolari, un pronao tetrastilo, cioè un portico d'ingresso con quattro colonne, e una cupola emisferica su un alto tamburo.

Nell'abside destra, entro una nicchia alta otto metri, il monumento scolpito nel 1864 dal sandanielese Luigi Minisini ritrae Gaspare disteso sul letto funebre sotto una coltre sottile; in cima all'arco veglia in piedi l'«Angelo del Silenzio», fra due alti candelabri di pietra. Sull'altare di marmo un Crocifisso di legno di Giuseppe Scalambrin (1926) ha preso nel secondo dopoguerra il posto della pala del Redentore dipinta nel 1864 dal trentino Ferdinando Bassi. Dietro l'altare una scala di marmo scende alla cripta, dove riposano Gaspare, Rosa e il piccolo Diodato.

Nel giardino Rossetti, già Peloso-Gaspari, vicino all'oratorio parrocchiale di via Vendramin, cresceva una zelkova del Caucaso piantata nel 1792 dall'agronomo Gaspare Luigi Gasperi al ritorno da un viaggio in Asia. Quando il maltempo l'abbatté, il 16 gennaio 2008, era alta 42,35 metri, con una circonferenza di oltre 9, ed era l'albero più alto e più grosso del Friuli Venezia Giulia.

Nei quartieri il Septifanium si completa. A Sabbionera, accanto all'ospedale, la chiesa della Beata Vergine delle Grazie è legata a un convento francescano del Seicento scomparso e custodisce un altare di legno di Antonio Mozzon del 1751 e una pala seicentesca con la Vergine, san Luigi e santa Chiara. Nell'ospedale, la cappella aperta nel 1963 su progetto dell'architetto Luciano Vignaduzzo ha sull'unico altare un'Immacolata di legno scolpita verso il 1912 da Celso Costantini, sacerdote poi cardinale. La chiesa di Sant'Anna, a Paludo, fu inaugurata il 4 maggio 1958, e la chiesa della Madonna della Strada, a Crosere, nel 1961, con sul timpano una Madonna in mosaico su fondo d'oro dei mosaicisti di Spilimbergo.

Domande frequenti

Come si arriva a Latisana?

In auto si lascia l'autostrada A4 Venezia-Trieste allo svincolo di Latisana, che si trova nel vicino comune di Ronchis. In treno la stazione è Latisana-Lignano-Bibione, sulla linea Venezia-Trieste.

Quali vini si producono a Latisana?

Il territorio comunale, insieme ad altri 11 comuni vicini, dà i vini della DOC Friuli Latisana.

Quando si festeggia il patrono di Latisana?

Il 24 giugno, giorno di san Giovanni Battista, a cui è dedicato il duomo.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Latisana - Lignano - Bibione a 1 km, una distanza da fare a piedi.

Per chi viaggia in autostrada l'uscita più vicina è Ronchis: restano 3,7 km, 5 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Tempio Gaspari.

Info utili

Dove si trova
Latisana (UD)
Coordinate
45,78354 N, 12,99849 E (Tempio Gaspari) · Apri su Google Maps

Strade e posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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