Lusevera, in provincia di Udine, è un comune sparso, cioè formato da più paesi distinti: otto frazioni principali sulle pendici della catena dei Musi, nell'alta valle del Torre, al confine con la Slovenia. Il paese che gli dà il nome compare in un documento del 1150, mentre il municipio ha sede nella frazione di Vedronza.
Il territorio di Lusevera fra Musi e Torre
Oltre il confine di Stato il comune tocca lo sloveno Kobarid; sul lato italiano confina con Gemona del Friuli, Venzone, Resia, Montenars, Tarcento, Nimis e Taipana. Su 53,05 chilometri quadrati il terreno sale da 300 a 1.860 metri di quota. Due torrenti lo attraversano, il Torre e il Mea, che corre in parte sotto terra, ed entrambi nascono nella frazione di Musi. Con una media di 3.300 millimetri di pioggia all'anno, Musi è indicata come la località più piovosa d'Italia. Una parte del territorio rientra nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie.
Qui si incontrano ambienti diversi, perché la valle sta al margine fra l'area balcanica, quella italiana e quella continentale. Sul fondovalle meridionale si aprono forre e boschi termofili, cioè legati a un microclima caldo, con ornielli, carpini neri e roverelle. Più a nord i suoli freschi e umidi nutrono frassini, carpini bianchi, aceri, castagni e tigli selvatici. Il pino austriaco cresce nella conca di Pradielis, sul greto del Mea e sui ghiaioni dei Musi, dove si alterna al pino silvestre e al pino mugo. Per effetto del clima le faggete scendono 300-400 metri più in basso del consueto.
Le rocce carbonatiche, consumate dal carsismo, sono percorse da molte cavità. A Villanova formano un complesso di grotte orizzontali, insolito in una zona dove prevalgono gli abissi verticali: la più nota è la Grotta Nuova, scoperta nel 1925.
Dalle Ville Slave al dominio di Venezia
Il documento del 1150 riguardava le imposte dovute alla pieve di Tarcento. Gli insediamenti sono probabilmente più antichi: si fanno risalire alla fine del VI secolo, quando tribù slave si spinsero nelle Alpi Orientali, oppure a villaggi d'epoca romana occupati in seguito da genti slave. Mancano testimonianze dirette, ma i passaggi verso l'esterno esistevano: dal passo di Tanamea si raggiungeva l'Isonzo nel suo corso alto, e attraverso i fianchi del Gran Monte e i pianori del Bernadia si scendeva nella valle del Cornappo e nella bassa val Torre.
I contatti restarono comunque rari. I paesi della valle, detti Ville Slave, si governavano quasi da soli fino al 1420, quando le truppe veneziane occuparono la zona, avviarono il taglio dei boschi e affidarono l'amministrazione a un luogotenente. Le carte veneziane su processi e governo locale documentano quel passaggio. L'economia rimase chiusa, fondata su tuberi e legumi, e gli scambi con il Friuli e con la Slovenia si limitarono allo stretto necessario. Lo stesso isolamento durò sotto l'Austria, dal 1797 al 1866, e dopo l'annessione al Regno d'Italia.
Emigrazione e terremoto a Lusevera
Dopo la prima guerra mondiale i legami con l'esterno si fecero più fitti e molti abitanti, consapevoli della propria arretratezza, partirono verso la pianura friulana o le grandi città industriali. Fra le due guerre la popolazione crebbe, sostenuta dal denaro che gli emigrati spedivano alle famiglie e dalle nuove strade che univano la valle al resto del Friuli. Dalla seconda guerra mondiale cominciò invece un lungo calo. Nel 1969 il comune ricevette la frazione di Uccea, staccata da Resia, che la legge regionale n. 7 del 1995 restituì al comune d'origine.
Il terremoto del 1976 fece 11 vittime e colpì con forza il capoluogo, Pradielis e Musi. La nuova scuola materna sorse con i fondi della Corsa per il Friuli, una gara di beneficenza organizzata quell'anno dal settimanale Autosprint all'Autodromo Riccardo Paletti con molti piloti di Formula 1, e porta il nome del pilota Graham Hill. Nel 1985 un decreto del presidente della Repubblica concesse lo stemma e il gonfalone, un drappo troncato di bianco e di rosso.
Le opere della guerra fredda
Durante la guerra fredda l'esercito costruì nel comune tre fortificazioni, chiamate «opere», che appartenevano allo sbarramento della soglia di Gorizia. Quella di Micottis era piccola e chiudeva la strada fra Lusevera e Villanova all'incrocio per Taipana. Le altre due lavoravano insieme a difesa dell'alta valle del Torre e della piana di Udine. L'opera di Musi dominava dalle alture il punto in cui la valle dell'Uccea si restringe e comincia quella del Torre. L'opera di Tanamea, scavata nella roccia appena oltre il passo in direzione del confine, sbarrava la valle dell'Uccea alla via che scende dall'alta valle dell'Isonzo. Il presidio spettava al 52° Battaglione fanteria d'arresto «Alpi»; finita la guerra fredda, le opere furono dismesse all'inizio degli anni Novanta.
Una parlata «a modo nostro»
Accanto al friulano, a Lusevera si parla un dialetto sloveno che gli abitanti chiamano po našin, «a modo nostro». Nei censimenti dei primi decenni del Novecento lo usava quasi tutta la popolazione. Una rilevazione governativa del 1952 contò l'86% di parlanti; il gruppo di studio «Alpina» ne stimò il 75% nel 1974, con un 20% di madrelingua friulani e un 5% di italiani. Il comune rientra fra quelli in cui si applica la tutela della minoranza slovena, secondo il decreto del 12 settembre 2007.
Il confine linguistico si legge anche nei nomi: ogni luogo ne ha più d'uno, nati da lingue diverse, un fenomeno detto polimorfia toponimica. Lo stesso comune si chiama Bardo in sloveno e Lusèvare in friulano.
Le frazioni di Lusevera
Un tempo la valle contava molte località sparse dalla forra del Torre fino al passo di Tanamea; con le grandi partenze del Novecento parecchie si svuotarono, e le frazioni abitate sono sette. Il paese di Lusevera sta su un colle a circa 500 metri, a est della strada regionale 646, ed era diviso in 16 località. Ospita la chiesa di San Giorgio Martire, parrocchiale dell'arcidiocesi di Udine, e il Museo Etnografico di Lusevera, sistemato nella vecchia latteria del paese di cui conserva le attrezzature.
Il museo nacque nel 1973 per iniziativa di un gruppo di studiosi del Centro Ricerche Culturali di Lusevera, fra cui il professor Guglielmo Cerno. Rimase chiuso a lungo dopo il sisma e fu riallestito con gli esperti del Goriški Muzej di Nova Gorica. Raccoglie testimonianze materiali e orali della vita contadina dell'alta valle e fotografie e filmati girati in tutta la Benečija nel Novecento; fa parte della rete museale MISMOTU.
Più in basso, a 361 metri, Pradielis è la frazione più popolosa: occupa una conca lungo la regionale, a est del Torre, ed è divisa in sei borgate fra i pascoli che le danno il nome, dal latino pratum. Cesariis, a ovest, unisce i nuclei di Ròsici e Ciberja; il nome deriverebbe dal latino medievale caesa, il taglio del bosco, mentre lo sloveno Podbardo significa «sotto la collina». Vedronza, sede comunale a ovest del Torre, prende il nome dal torrente Vedrosa che la attraversa.
Sulla strada per Sella Priesaca, Micottis conta cinque borgate a circa 500 metri. Musi, la più settentrionale, sta a 627 metri; delle sue tre località storiche, Simaz, Tanataviele e Chisaliza, l'ultima è disabitata. Il nome verrebbe da un cognome del posto, ma il linguista Pavle Merkù pensava che indicasse in origine la catena montuosa. Nella frazione sgorgano le sorgenti del Torre.
Villanova, a 500 metri, era divisa in sette borgate autonome; il nome sloveno Zavarh, «dietro la vetta», ricorda la sua posizione appartata oltre i Musi. Dalla piazza della Chiesa si guardano le catene del Chiampon-Postoncicco, del Gran Monte e dei Musi, con Lusevera sullo sfondo, e a Ferragosto vi si tiene la sagra dell'Assunta. Pers, distrutta dal terremoto del 1976, è disabitata: un percorso naturalistico la attraversa e passa accanto al suo ponte detto romano.
Domande frequenti
Da dove viene il nome di Lusevera?
Il nome italiano risale al latino Luxvera, «luce vera», forse perché la frazione guarda a oriente, dove sorge il sole. Lo sloveno Bardo viene invece da una radice slava che significa «collina», come il colle su cui sorge il paese.
Il Museo Etnografico di Lusevera è a pagamento?
No: la visita si paga con un'offerta libera.
