Borghi & Città · 9 min di lettura

Maniago, la «Città del coltello» fra la Val Cellina e la Val Còlvera

Maniago, cittadina del Friuli occidentale allo sbocco della Val Còlvera, dai battiferri del 1453 al duomo tardo gotico di San Mauro in piazza Italia.

Maniago: la grande piazza con la fontana ottagonale, il duomo col rosone, la loggia e il castello sul colle
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Maniago, in friulano Manià, è una cittadina del Friuli occidentale che sorge a 283 metri di quota allo sbocco della Val Cellina e della Val Còlvera. Il documento più antico che la nomina è un diploma imperiale del 981, e dalla metà del Quattrocento le sue botteghe forgiano lame e strumenti da taglio.

Fra i torrenti Cellina e Còlvera

Il centro abitato occupa una piana alla confluenza dei torrenti Cellina e Còlvera, e il secondo attraversa le sue vie. Alle spalle si alzano le Prealpi: fra i rilievi del territorio spiccano il monte Jôuf, alto 1.224 metri, il monte San Lorenzo, di 736, e il monte Fara, di 1.342.

Le due metà del comune hanno paesaggi opposti. A nord crescono boschi di castagni, faggi, querce, aceri e acacie, con un fitto sottobosco; a sud si aprono i Magredi, una pianura protetta come riserva naturale, dove il suolo assorbe le acque del Cellina e del Meduna e rende magri i campi.

Anche la città si divide in due parti: la più antica, a nord, si appoggia al monte Jôuf, mentre quella meridionale, su terreno più piano, crebbe fra Ottocento e Novecento. Nel corso del XIX secolo il comune inglobò le località vicine di Maniagolibero e Fratta. Pordenone si trova a circa 25 chilometri verso sud-ovest.

Dalle grotte del San Lorenzo al 981

Le tracce umane più antiche risalgono al Neolitico: frammenti di ceramica e oggetti di pietra trovati nelle grotte del monte San Lorenzo, fra cui la profonda caverna chiamata Bus da li Anguani. Lungo la pedemontana, il luogo era un passaggio obbligato fra la pianura e i valichi, attraverso le valli del Cellina, del Còlvera e del Meduna.

Dei Celti, in Friuli dal III secolo a.C., restano poche prove, anche se a loro si fanno risalire usanze come i falò dell'Epifania. La presenza romana è invece documentata da monete, lapidi iscritte e da una strada che partiva da Concordia, passava per San Quirino, San Foca e il guado della Cossana e saliva in montagna dal versante sud del San Lorenzo. Latino con il suffisso celtico -aco, il nome significherebbe forse «terra di Manilius».

I Longobardi, arrivati in Friuli nel 568, si stabilirono probabilmente ai piedi del monte Fara, parola che nella loro lingua indicava la famiglia; all'VIII secolo appartengono i frammenti scolpiti murati sulla facciata del duomo. La prima menzione scritta porta la data del 12 gennaio 981: con un diploma spedito da Ravenna, l'imperatore Ottone II di Sassonia confermò a Rodoaldo, patriarca di Aquileia, varie terre, fra cui la «cortem que vocatur Maniacus», compresa fra il Cellina e il rivo Corto.

Signori, Serenissima e conti di Maniago

Intorno all'XI secolo i patriarchi fecero costruire il castello di Maniago, affidandone la difesa e lo sfruttamento ad alcune famiglie del posto. Nel 1195 il patriarca di Aquileia investì del feudo i signori di Maniago, che lo tennero fino al 1420, quando le truppe veneziane conquistarono il castello. Nei circa quattro secoli di governo veneziano il paese crebbe nell'artigianato fino a diventare l'armeria della Serenissima. I terremoti del Cinquecento spinsero i signori a lasciare il castello per i palazzi del centro, e nel 1630 il maniero fu abbandonato del tutto.

Caduta la Repubblica nel 1797 e chiusa la breve parentesi napoleonica, Maniago passò al Regno Lombardo-Veneto, sotto l'Austria; nel 1866, alla fine della terza guerra d'indipendenza, entrò nel Regno d'Italia con un plebiscito. Con le due guerre mondiali il governo del paese passò definitivamente dai conti d'Attimis Maniago al Comune.

Fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento molti abitanti emigrarono negli Stati Uniti, in Germania e in Belgio, e più tardi verso l'Agro Pontino. Dagli anni Cinquanta la popolazione tornò a crescere con l'industria metalmeccanica, e a Dandolo l'Ente Tre Venezie e il Consorzio di bonifica Cellina-Meduna costruirono case contadine per gli esuli istriano-dalmati. Fino al 30 settembre 1968 il comune apparteneva alla provincia di Udine. Il terremoto del 1976, con l'epicentro fra Gemona del Friuli e Artegna, danneggiò gravemente edifici e monumenti.

L'arte fabbrile della Città del coltello

La fama che valse a Maniago il soprannome di «Città del coltello» comincia nel 1453: in quell'anno Nicolò di Maniago fu autorizzato dal Magistrato delle Acque di Venezia a deviare in una roggia l'acqua del Còlvera. Dove il canale scendeva di quota sorsero mulini, segherie e battiferri, officine in cui l'acqua azionava i magli: vi si forgiavano coltellacci, attrezzi per contadini e boscaioli, spade e armi d'asta per le truppe veneziane. Lungo la strada per Spilimbergo, il Battiferro Beltrame si riconosce dalla ruota e dalla roggia che gli scorre accanto. Le prime botteghe nacquero sulle rive del torrente, nella località Còlvera, che fa parte del quartiere di Fratta.

Verso il Settecento la richiesta di oggetti più piccoli cambiò il mestiere. Comparve il favri da fin, il fabbro da fino, al quale bastavano una fucina, una mola e un banco: senza bisogno dell'acqua, le sue botteghe si sparsero per il paese e producevano temperini da tasca, forbici, coltelli da tavola e utensili per i mestieri.

Nel 1907, con capitali stranieri, aprì la prima grande fabbrica, la Co.Ri.Ca.Ma., sigla di Coltellerie Riunite Caslino Maniago, dove le macchine elettriche permettevano la produzione in serie; il settore impiegava allora più di 500 persone in una quarantina di officine. La fabbrica chiuse nel 1972. Acquistato e recuperato dal Comune, l'edificio di via Maestri del Lavoro accoglie dal 2009 il Museo dell'Arte Fabbrile e delle Coltellerie, con macchinari, documenti e ambienti ricostruiti; il 25 aprile di quell'anno il nastro fu tagliato da un'ex operaia che compiva cento anni.

Maniago è sede del Distretto del coltello, e dalle sue officine sono uscite le spade che l'artigiano Fulvio Del Tin forgiò per film come Braveheart e Robin Hood. La festa «Coltello in Festa» si tiene di solito a luglio insieme alla Fiera di San Giacomo. I mestieri del fabbro e del falegname hanno spazio anche nella sede maniaghese, aperta nel 1995, del museo «Diogene Penzi» sulla vita dei campi.

Piazza Italia e il duomo di San Mauro

Il cuore dell'impianto antico è piazza Italia, un tempo piazza Maggiore, una delle più vaste del Friuli, su cui si affacciano il municipio e gli edifici principali. Al centro si alza una fontana del 1846 a base ottagonale, con quattro vasche semicircolari e quattro scalinate rivolte ai punti cardinali.

Il duomo di San Mauro Martire fu iniziato nel 1488 sui resti di una chiesa dell'età longobarda ed è uno dei principali esempi di gotico tardo in Friuli. La facciata a capanna, molto semplice, ha un rosone riccamente decorato e un portale settecentesco a sesto acuto, cioè con l'arco appuntito, opera di Giacomo Conte. L'unica navata è coperta da capriate di legno; Pomponio Amalteo dipinse la pala del 1558 e, nel 1572, gli affreschi del coro. Il campanile, eretto poco dopo e più volte modificato, ricevette nel 1745 un primo grande orologio.

All'imbocco della piazza, la chiesa dell'Immacolata Concezione, detta «della Madonna», fu progettata dall'architetto Antonio Aprilis e costruita nel 1778 in forme neoclassiche; un documento del 1411 e una lapide tombale del 1628 all'interno attestano un edificio più antico. La loggia a tre archi sorse nel 1661 al posto di una costruzione distrutta dove si riunivano i capifamiglia; servì da tribunale e da mercato ed è il monumento ai Caduti di tutte le guerre.

Il palazzo d'Attimis-Maniago, residenza settecentesca dei conti con scuderie e granai, porta sulla facciata il leone marciano attribuito a Pomponio Amalteo, con lo stemma del casato sotto la zampa. Dietro la corte, un parco di 7 ettari, fra giardino all'italiana e parco all'inglese, sale fino ai piedi del castello.

Fra Settecento e Ottocento due nuove strade, via Umberto I e via Roma, collegarono la piazza a largo San Carlo e alla piazzetta della Posta, poi piazzetta Trento. Dove via Umberto I incontra largo San Carlo, il teatro Giuseppe Verdi occupa un edificio del Settecento nato come filanda, e la scritta «Setificio a vapore Giuseppe Zecchin fu Lorenzo» si legge sulla facciata. Nei primi anni del Novecento ospitò le prime proiezioni di cinema e le feste da ballo, e l'attività teatrale cominciò fra gli anni Sessanta e Ottanta. All'interno si trovano lo scalone d'ingresso, due lampadari originali e affreschi liberty del 1922.

Verso il castello di Maniago

Nel centro, la Casa della Contadinanza è una casa a loggia del XVII secolo che ospitava la Contadinanza, l'istituzione con cui i contadini controllavano le tasse imposte dai nobili del luogo. All'inizio della strada per il castello si trovano la chiesa della Santissima Trinità, del Seicento, che apparteneva alla residenza dei conti, e la Villa dei Conti, dello stesso secolo, ai piedi del monte Jôuf. La villa sta dentro la cinta che racchiudeva anche il villaggio degli artigiani al servizio del castello.

Più in alto, la chiesa di San Carlo fu eretta nel 1637 ai piedi del maniero: un altare di legno del Seicento, forse di scuola bellunese, incornicia una pala di autore ignoto con san Carlo Borromeo. Le mura medievali, nate col castello per difendere anche il borgo davanti a esso, furono poi allargate con un secondo giro fino all'abitato, e alcuni tratti si vedono lungo le vie del centro.

Sul colle di San Giacomo restano i ruderi del castello, con avanzi delle mura, della torre della Porta e della Porta Castri. L'unico edificio intatto è la cappella di San Giacomo, costruita nel 1291, che custodisce un dipinto di Sebastiano Mazzoni e le spoglie dei feudatari.

Allo sbocco della Val Còlvera, sulla riva del torrente, l'ex filanda della seconda metà dell'Ottocento è uno degli esempi più interessanti di archeologia industriale della provincia. Restaurata negli anni Novanta, accolse il primo nucleo del museo dei coltelli ed è la sede della biblioteca civica.

Domande frequenti

Come si arriva a Maniago?

In auto si percorre l'autostrada A28 fino all'uscita di Cimpello, poi le strade 177 e 464; da Pordenone sale anche la statale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina. In treno, la stazione aperta nel 1930 sta sulla linea Sacile-Pinzano.

Qual è il prodotto tipico di Maniago?

È la pitina, salume IGP delle valli pordenonesi fatto per il 70% di carne di capra, pecora, montone o selvaggina e per il 30% di lardo di maiale. L'impasto, insaporito con sale, pepe e finocchio selvatico, si passa nella farina di mais e si affumica.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Maniago a 1 km, una distanza da fare a piedi.

In auto, dall'autostrada si esce all'uscita di Pordenone: poi 29,1 km, 31 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Maniago (PN)
Coordinate
46,16667 N, 12,71667 E (centro di Maniago) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Borghi del Friuli