Monfalcone è una città della provincia di Gorizia distesa sulla costa settentrionale dell'Adriatico, fra la baia di Panzano e i primi rilievi del Carso. Nacque come borgo murato dei patriarchi di Aquileia, passò a Venezia nel 1420 e dal 1908 cresce attorno ai suoi cantieri navali.
Fra il Carso e la baia di Panzano
La pianura su cui sorge la città si chiude a nord-est contro l'altopiano carsico, che tiene quote basse: in media sugli 80 metri, con punte di 140. Il rilievo principale è il monte Falcone, che porta la Rocca sulla cima e da cui l'abitato prende quasi certamente il nome; il monte stesso si chiamerebbe così, con molta probabilità, per i falchi che un tempo vi erano numerosi. In friulano la città è Monfalcon, in sloveno Tržič, mentre nel Medioevo i tedeschi la chiamavano Neumarkt in Friaul, a ricordo del suo ruolo di emporio.
Verso il mare corre una spiaggia sabbiosa lunga più di 3 chilometri, da Marina Julia a Panzano Bagni, e a pochi chilometri sfocia l'Isonzo. Canali artificiali navigabili come il Valentinis, il Locovaz e il Brancolo tagliano la costa. A sud-ovest le risorgive Schiavetti e il fiume Cavana, fra paludi e canneti, sono siti di importanza comunitaria per gli uccelli; a est il canneto del Lisert, presso le foci del Timavo, fu bonificato all'inizio del Novecento. D'inverno la bora soffia con raffiche che superano i 100 km/h.
Dai castellieri ai patriarchi di Aquileia
Sulle alture sopra l'abitato si vedono le rovine di cinque castellieri, villaggi fortificati fra l'età del bronzo e quella del ferro, posti a circa 60 metri di quota e in vista l'uno dell'altro; delle loro cinte resta il muro a secco di pietra carsica, alto circa due metri. In epoca romana ville signorili si affacciavano sul Lacus Timavii, lo specchio d'acqua fra le foci del Timavo e dell'Isonzo, e le terme comparivano già sulla Tavola Peutingeriana, restando in funzione fino al declino di Aquileia nel 452.
Nel Medioevo un villaggio chiamato vicus Pantianus occupava l'area di Panzano. Nel 967 l'imperatore Ottone I affidò il luogo al patriarca di Aquileia perché lo difendesse dagli Ungari, e al patriarcato si deve la costruzione della prima Rocca. Il primo documento sul paese è dell'11 dicembre 1260: a Cividale il conte Mainardo di Gorizia rinunciò in favore del patriarca Gregorio a ogni pretesa «in castro et loco Montisfalconis». Il 23 giugno 1269 compare il primo capitano, Siwrid di Toppo, e il lodo di Cormons del 1277 riconobbe alla Chiesa di Aquileia la piena giurisdizione su queste terre.
La Terra murata nel Trecento
Le prime notizie di un nucleo fortificato ai piedi della Rocca risalgono al 1289. I patriarchi lo chiusero dapprima con barriere di legno e terra, presto sostituite da mura di pietra alte da sei a otto metri e spesse circa un metro e mezzo, cinte da un fossato largo da sei a otto metri e profondo da quattro a cinque. Quattro torri d'angolo e quattro porte formavano la prima cerchia; la seconda ebbe nove torrette. Nel cuore del borgo il palazzo comunale, sorto all'inizio del Trecento, aveva una loggia con gradinata dove i cittadini si radunavano al suono della campana dell'Arengo, di cui resta un frammento.
La popolazione, lasciate le ville agricole per la cinta più sicura, crebbe tanto che fra il 1313 e il 1314 si aprì una nuova chiesa, dedicata a Sant'Ambrogio e consacrata il 25 aprile 1315, mentre la periferica Santa Maria Marcelliana decadeva. Il borgo stava sulla strada fra l'Istria e il Friuli e ospitava la muda, cioè la dogana, dove le merci pagavano il dazio. Ne sarebbe un'eco il tesoretto di circa 2.200 monete d'argento trovato in una pentola di terracotta nel maggio 1893 in via del Duomo, descritto dal numismatico Alberto Puschi e in piccola parte custodito al Museo Civico di Trieste. Il 9 aprile 1332 il patriarca Pagano della Torre concesse una fiera annuale nel giorno di San Michele, seguita da tre giorni di mercato franco.
Monfalcone sotto la Serenissima
Il 14 luglio 1420, dopo tre giorni di assedio, la città si arrese alle truppe del doge Tommaso Mocenigo, che con una ducale le lasciò il diritto di governarsi coi propri statuti. Il doge Francesco Foscari li approvò il 2 aprile 1456, e il volume di 34 pergamene del Quattrocento si conserva nell'archivio storico comunale. La rocca e le mura resistettero ai Turchi nel 1472, 1477 e 1499; nel 1478, quando gli assalitori gettarono una sorta di ponte sul fossato durante un temporale, il podestà Daniele Barbarigo lo fece saltare con l'esplosivo mentre le campane di Sant'Ambrogio suonavano a martello.
Dopo l'occupazione imperiale del 1511, nel 1514 le truppe di Massimiliano I d'Asburgo distrussero la Rocca. Tornata Venezia con la dieta di Worms del 1521, il podestà Giovanni Diedo diede alla Rocca di Monfalcone la forma attuale nel 1525, e all'anno seguente risalgono le mura di cui si vedono i resti, come attestava una lapide con l'iscrizione «MDXXVI IO. DIEDO. P». La fortezza di Palmanova, voluta da Venezia nel 1593, tolse importanza al caposaldo, che pure durante la guerra di Gradisca, fra il 1615 e il 1617, salvò la città con le sue artiglierie. Nel 1797 le truppe napoleoniche presero la Rocca e abbatterono la colonna col Leone di San Marco nella piazza del mercato.
Cantieri, guerre e ricostruzione
Il trattato di Fontainebleau del 1807 fissò il confine sull'Isonzo e Monfalcone, staccata per la prima volta dall'area di Aquileia e Udine, entrò nel Circolo di Gorizia austriaco. Nel 1836 furono abbattute le due porte e parte delle mura, e nel 1860 arrivò la ferrovia da Trieste. All'inizio del Novecento il canale Valentinis divenne navigabile fino al golfo, e nell'aprile 1908 la famiglia Cosulich aprì il Cantiere Navale Triestino: gli abitanti passarono da 4.500 a 12.500 nel 1914. Per i lavoratori l'ingegnere Dante Fornasir progettò il Villaggio operaio di Panzano, costruito fra il 1908 e il 1927.
Il 9 giugno 1915 il Regio Esercito entrò nella città, che restò per due anni sulla prima linea; nel suo territorio combatterono Enrico Toti e l'architetto Antonio Sant'Elia. Bombardata dall'artiglieria austro-ungarica e ripresa dagli austriaci dopo Caporetto nell'ottobre 1917, Monfalcone scese da 11.000 a 3.000 abitanti. Dal 1937 ha il titolo di città. Il 19 marzo 1944 cominciarono i bombardamenti aerei sulla città e sugli stabilimenti; il 1° maggio 1945 vi giunse il IX Korpus jugoslavo, poi dal 12 giugno l'amministrazione alleata, finché il 15 settembre 1947 Monfalcone tornò all'Italia nella provincia di Gorizia.
Il fronte del 1915-1917 si ripercorre nel Parco tematico della Grande Guerra, nato nel 2005 sulle alture alle spalle dell'abitato: circa 4 km² con tre itinerari fra caverne carsiche, trincee e postazioni d'artiglieria. A quota 85 un grande monumento sorge nel punto in cui Toti cadde.
Il centro di Monfalcone fra mura e rifugi
Il Museo Medievale di Monfalcone, inaugurato il 16 novembre 2023, occupa il pianterreno del municipio, con l'ingresso da piazza Unità d'Italia. Gli scavi hanno riportato alla luce lunghi tratti delle mura, la base di una delle due porte, botteghe del Duecento, strade ed edifici dell'ultimo secolo patriarcale; fra zappe, chiodi, monete e ceramiche spicca una spada a una mano e mezza trovata nella bottega del fabbro. Altri resti della cinta affiorano in piazza Falcone e Borsellino e nel cortile del Palazzetto Veneto, eretto a metà del Quattrocento come sede del podestà e acquistato nel 1962 dal Comune, che lo restaurò.
Nel 1760 la chiesa trecentesca fu abbattuta per un duomo neoclassico, consacrato il 16 giugno 1767 e affiancato da un campanile di 72 metri, che la Grande Guerra danneggiò senza rimedio. Il duomo di Sant'Ambrogio neoromanico fu consacrato nel 1929 e il campanile seguì nel 1958. Poco distante, la chiesa della Beata Vergine del Rosario porta in facciata il rosone istoriato e il leone marciano salvati dalla chiesetta cinquecentesca distrutta nella guerra.
Da piazza della Repubblica si entra nella Galleria Rifugio, costruita ai piedi della Rocca contro le incursioni angloamericane del 1944-1945: lunga 266 metri, larga 6 e alta 5, accoglieva centinaia di persone. Il percorso museale segue una timeline luminosa fra sagome parlanti e reperti. In cima al colle la Rocca, in pietra carsica con cinta circolare e mastio quadrato, ha il leone di San Marco sopra l'ingresso e ospita una sezione speleologica a ingresso libero.
Domande frequenti
Perché Monfalcone è detta il punto più a nord del Mediterraneo?
Al vertice del canale Valentinis il mare raggiunge il suo punto più settentrionale: lì il Mediterraneo non si spinge più a nord in nessun altro luogo.
Che cos'è il carnevale di Monfalcone?
È la festa più legata alla città, con un cerimoniale documentato dal 1884, quando il Notaio Toio Gratariol, al secolo Carlo Blasini, avrebbe pronunciato la formula di rito usata nella cerimonia. I festeggiamenti culminano col giuramento del Notaio e con la lettura del testamento di Sior Anzoleto Postier, l'altra maschera cittadina, fra canzoni dialettali.
