Borghi & Città · 7 min di lettura

Monrupino, il comune del Carso fra i quattro angoli di Repen, la Casa carsica e le Nozze carsiche

Monrupino, piccolo comune del Carso triestino al confine sloveno, con i quattro angoli di Repen, la Casa carsica del Settecento e le Nozze carsiche.

Monrupino sul Carso: case di pietra, pozzi e croce nella piazzetta, la casa carsica e la chiesa fortificata sul colle
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Monrupino, in sloveno Repentabor, è il più piccolo comune della provincia di Trieste, un comune sparso del Carso al confine con la Slovenia, formato dalle frazioni di Col, Fernetti e Repen. Il suo colle fu all'origine un castelliere preistorico, e il paese custodisce una casa contadina trasformata in museo e il rito delle Nozze carsiche.

Confine e frazioni di Monrupino

Il municipio ha sede a Col, la frazione che un tempo si chiamava Zolla di Monrupino. Il territorio confina direttamente con la Slovenia, e in particolare con il comune di Sesana, attraverso due passaggi: il valico minore di Col e il valico di Fernetti, in sloveno Fernetiči, fra i passaggi principali delle merci che dall'Italia viaggiano verso i Balcani. Nelle vicinanze lavora l'interporto di Fernetti, e i trasporti internazionali e le spedizioni sono fra le principali attività economiche del paese.

Entro i confini comunali ricadono due riserve naturali, quella del monte Lanaro e quella del monte Orsario. Stemma e gonfalone arrivarono con un decreto presidenziale firmato il 12 settembre 2003; il gonfalone è un drappo bianco e giallo troncato, cioè diviso a metà in orizzontale fra i due colori.

Dal castelliere al tabor di Monrupino

Nei dintorni di Repen sono venuti alla luce i resti di un castelliere dell'età del bronzo, scavato da Marchesetti. Sul colle che domina l'abitato, visibile sia dall'Italia sia dalla Slovenia, si combatterono Romani e Istri, e per la sua posizione strategica il sito fu fortificato in età romana e nel Medioevo, usato come presidio militare dai Romani, dagli Avari e dagli Slavi. Per la gente della zona restò sempre un rifugio, anche al tempo delle invasioni barbariche.

Il paese compare nei documenti dal XII secolo ed ebbe un ruolo difensivo importante sotto il dominio patriarcale e poi sotto quello austriaco. Notizie del 1316 ricordano sul colle una cappella dedicata a Santa Maria, di origini altomedievali, in una località chiamata Reypen; il villaggio di Repen, come la maggior parte dei paesi del Carso, prese forma nel XIV secolo.

Quando sul Carso si costruivano i tabor, i rifugi fortificati contro i Turchi, sulla rocca di Monrupino fu eretta la chiesa della Beata Vergine Assunta, datata 1512 e consacrata quello stesso anno dal vescovo Pietro Bonomo. Finite le incursioni turche, nel Cinquecento la rocca perse il ruolo militare e divenne un centro religioso, meta di pellegrinaggi, dalla cui cima si abbraccia il golfo di Trieste.

Novecento fra foiba, voto e lingua slovena

Porta il nome del paese la foiba di Monrupino, un pozzo carsico verticale profondo 120 metri che il catasto speleologico regionale colloca nel comune di Trieste, presso Villa Opicina. Durante la seconda guerra mondiale vi furono gettati i corpi di soldati tedeschi uccisi dopo la battaglia di Opicina, insieme a quelli di tre ferrovieri italiani, uccisi mentre Trieste era occupata dagli jugoslavi. Dichiarata monumento nazionale, ha l'ingresso chiuso da un manufatto in cemento sormontato da una croce in pietra carsica.

Quando il Territorio Libero di Trieste votò per la prima volta i consigli comunali, nel giugno 1949, a Monrupino la lista comunista dell'Unione Antifascista Slavo-Italiana raccolse il 97% dei consensi, e la stampa sovietica presentò il risultato come una vittoria del Partito Comunista. Negli anni Cinquanta e Sessanta il comune apparteneva alla «cintura rossa», l'anello di comuni attorno a Trieste dove dominavano i comunisti.

Al censimento del 1971 la maggioranza degli abitanti si dichiarò di madrelingua slovena. Dagli anni Settanta guadagnò consensi l'Unione Slovena, il partito centrista della minoranza slovena in Italia, che si alternò poi al governo del comune con la sinistra italiana; una stima governativa del 1983 calcolava gli sloveni al 64% della popolazione.

Repen e i suoi quattro angoli

Il villaggio di Repen, in italiano Rupingrande, si divide in quattro angoli, in sloveno ku'te, raccolti attorno a una piazza dove fino al XX secolo c'era uno stagno per abbeverare gli animali. Della piazza restano due pozzi e una croce posta sulla sommità.

Lo Škabr'ke ku't è il più grande per numero di case e il punto più alto del paese, a 324 metri, sotto il monte U'su'jna da cui l'acqua scende verso l'abitato. Prende nome dal cognome dei suoi abitanti più numerosi, che significa «commerciante di vecchie pecore».

Al limite occidentale, più in basso, si scende nel Gab'rske ku't per una gasa, una via strettissima: i passaggi angusti dei paesi antichi riparavano dalla bora e servivano a chi andava a piedi. L'angolo, un tempo brullo, era coperto di pochi ginepri e soprattutto di carpini, in sloveno gabrje. Più su si apre il Mouzar, una piazza il cui nome viene da mouzti, «mungere», memoria dei pascoli gestiti dalle Comunelle, le organizzazioni locali per l'uso dei terreni comuni.

Nel Laz'arse ku't sta la casa più antica di Repen, col tetto in pietra e la data 1762 incisa sul portale: vi si fermava a mangiare e a dormire il sostituto del conte, cioè il sindaco. Accanto, un parroco colpito da una grave malattia fece costruire una cappella dedicata a Santa Maria, come il santuario della rocca.

Alle spalle della piazza, all'estremo est, il Nbješke ku't è detto «angolo del Paradiso» per la sua quiete; sorge vicino alla stradina U rebide, che porta a Col, e ha una fontana dove la cartografia antica segna uno stagno. All'ingresso di ogni casa del paese una targa di pietra porta inciso il nome della famiglia: la donarono nel 2006 la scuola elementare A. Gradnik di Col e l'Associazione culturale Naš Kras, dopo una ricerca sui nomi di famiglia avviata nel 2001.

La Casa carsica di Rupingrande

Nello Škabr'ke ku't sorge la Casa carsica, in sloveno Kraška hiša, una casa contadina della fine del Settecento trasformata in museo. È costruita a corte chiusa, così che l'abitazione e gli edifici rustici stanno insieme attorno allo stesso cortile. L'aspetto che presenta risale al 1831, l'ultima volta in cui fu modificata; nel 1968 venne restaurata e arredata con mobili originali e oggetti dell'Ottocento donati dagli abitanti della zona.

Si entra nel cortile da un portale scolpito in pietra carsica, con date e simboli religiosi e precristiani che dovevano portare fortuna e proteggere la casa. Un muro di pietra cinge cortile ed edificio, e davanti alla facciata c'è un pozzo. La pietra serve a costruire e a decorare: sono di pietra le lastre del tetto, sormontato da un grande comignolo, la soglia, la porta e le finestre. Muri molto spessi, solai bassi e aperture piccolissime rispondevano alla scarsità di materiali e all'impossibilità di avere vetri grandi.

Al pianoterra stanno la cucina e la cantina; al piano di sopra, raggiunto da una scala esterna di pietra che porta a una balaustra, la camera e il granaio. La cucina ha il pavimento lastricato e, in un angolo rialzato, il focolare col forno del pane, la cappa detta napa e una nicchia di pietra per i recipienti dell'acqua. Nella camera ci sono due culle, due cassapanche intarsiate e un arcolaio, con lenzuola e coperte fatte a mano. Cantina e granaio raccolgono gli attrezzi della vita faticosa sull'altopiano, fra vigna, stalla e campi.

Nozze carsiche, il matrimonio sloveno

Le Nozze carsiche, in sloveno Kraška ohcet, rievocano ogni due anni l'antico rito del matrimonio sloveno, con un cerimoniale che risale alla seconda metà dell'Ottocento. Si svolgono negli anni dispari, nell'ultima settimana di agosto, e più giorni di festa, con un programma culturale ed enogastronomico, precedono il giorno delle nozze.

Sposi e invitati indossano i costumi tradizionali, e fra i momenti fissi ci sono l'ultimo ballo da nubile della sposa, la serenata dello sposo e il trasporto della dote nella nuova casa. La Casa carsica rappresenta la casa dello sposo, ed è lì che si compie il rito della consegna della sposa; la cerimonia si celebra nella chiesa sulla rocca, fra balli e canti tradizionali e mostre d'arte e d'artigianato.

Domande frequenti

Da dove viene il nome di Monrupino?

I nomi italiani Monrupino e Rupingrande furono dati solo nel XX secolo, mentre lo sloveno Repen verrebbe dal cognome di uno dei primi abitanti, Rapin, oppure, secondo Pavle Mercù, dal cognome slavo Repa. Matija Sila, parroco del Tabor nel Settecento, lo faceva invece derivare dal russo rjabòr, «luogo ruvido cosparso di pietre».

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Villa Opicina / Opčine, a 5,6 km di strada (7 minuti in auto).

In auto, dal raccordo RA13 si esce a Prosecco/Prosek: poi 4,9 km, 7 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Monrupino (TS)
Coordinate
45,72284 N, 13,79098 E (centro di Monrupino) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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