Borghi & Città · 7 min di lettura

Osoppo, il paese sotto la rupe della fortezza: dai Carni al terremoto del 1976

Osoppo, comune del Gemonese in provincia di Udine, fra il colle della fortezza assediata nel 1848, la pala di Pellegrino da San Daniele e le risorgive di Bârs.

Osoppo ai piedi della rupe con le mura della fortezza, il Tagliamento nella piana e le prime montagne
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Osoppo, Osôf in friulano, è un comune del Gemonese, in provincia di Udine, disteso nella pianura del Tagliamento ai piedi di un colle roccioso che fu presidio militare dall'epoca romana. Abitato dai Carni celtici e poi dai Romani, legò la sua storia alla fortezza del colle, celebre per la resistenza agli austriaci del 1848, e rinacque dopo il terremoto del 1976.

Osoppo fra i colli e il Tagliamento

Il territorio comunale misura circa 22 km² ed è quasi tutto pianeggiante, ma vi si alzano sei colline. La maggiore sovrasta da nord l'abitato e si eleva di 120 metri sulla piana: dalla cima la vista spazia sulla pianura sottostante, sui dossi dell'anfiteatro morenico e sulle prime alture delle Prealpi, sia Carniche sia Giulie. Come i vicini colli di San Rocco e Vergnâl, è fatta in gran parte di arenarie e conglomerati quaternari, i cui strati si leggono bene sulle alte pareti a strapiombo. In vetta sorge la fortezza di Osoppo, dichiarata monumento nazionale nel 1923, con gallerie, fossati, trinceramenti e casematte di epoche diverse.

Il colle di San Rocco è il secondo per altezza del comune e porta vicino alla cima la piccola chiesa di San Rocco, accanto ai resti di un romitorio, cioè di un antico eremo. Completano il quadro il colle Vergnâl, presso la frazione di Rivoli di Osoppo, e il colle Gnima. L'altra frazione è Pineta, mentre fra le borgate spiccano Borgo del Forte e Borgo Ulivo, da cui parte la larga strada che sale al forte. Gran parte del territorio è coperta da un bosco solcato da torrenti e canali, percorso da sentieri e da un anello di circa 7 chilometri in terra battuta e ghiaia.

Dai Carni ai signori del castello

Nell'età del ferro la zona era abitata dai Carni, popolazione di origine celtica diffusa in gran parte del Friuli. In epoca preromana e romana il territorio si collegava a grandi vie di traffico come la «via Aquileia-Norico», e sul Tagliamento esisteva un guado. Alcune monete rivelano contatti con la cultura venetica, mentre anfore e ceramica a vernice nera mostrano che i commerci romani arrivarono fin qui dal II secolo a.C.; all'epoca della fondazione di Aquileia il luogo divenne un castrum romano. Gli scavi hanno restituito la tomba di un condottiero del I secolo a.C. e, da una necropoli verso valle, due leoni funerari, un frammento di ara del II secolo d.C. e la stele di Lucius Voltigonius, del I secolo d.C., il cui nome di famiglia tradisce un'origine celtica.

Verso il 550 Osoppo compare in Venanzio Fortunato: «Per rupes Osope tuas quo lambitur undis». Nel 610, secondo Paolo Diacono, storico dei Longobardi, gli Avari piegarono la resistenza del duca Gisulfo e strinsero d'assedio la rocca. Nel 902 gli Ungari saccheggiarono il castello, che nel 1094 passò in dono all'abbazia di Sesto al Reghena. Il patriarca di Aquileia Gregorio di Montelongo lo concesse nel 1255 in feudo d'abitanza a Cono d'Osoppo. Fra il XII e il XIV secolo i signori del luogo si fecero notare per le loro ribalderie, talvolta in accordo col conte di Gorizia, come nel 1318. Il 25 luglio 1328 il patriarca Pagano della Torre affidò allora il maniero a Federico di Savorgnano, e da qui il suo ramo della famiglia prese il nome «del Monte».

Venezia, i francesi e l'assedio del 1848

Nel 1419 il patriarca Ludovico di Teck tolse Osoppo a Tristano di Savorgnan, giudicato un nemico. L'anno seguente Venezia, che nel 1420 conquistò il patriarcato, gli riconobbe di nuovo il feudo e rafforzò le difese, facendo del colle un caposaldo dello Stato da Terra. Nel 1514, durante la guerra fra la Serenissima e l'Impero, Girolamo Savorgnan si chiuse nella fortezza e rifiutò di consegnarla alle truppe di Cristoforo di Frangipane. L'assedio si prolungò tanto da dare tempo a Bartolomeo d'Alviano, al comando dell'esercito veneziano, di battere gli imperiali sotto le mura e di fare prigioniero lo stesso Frangipane.

I francesi occuparono la piazzaforte nel 1797, e fra il 1809 e il 1814 vi si combatté a più riprese; in età napoleonica nuove opere raggiunsero anche il colle di Napoleone, vicino alla sommità. Dopo il Congresso di Vienna del 1815 Osoppo tornò all'Austria, che trasformò il forte in una guarnigione permanente con caserme, magazzini e polveriere.

Dal 24 marzo al 14 ottobre 1848, quasi sette mesi, 350 patrioti asserragliati nel forte tennero testa a truppe austriache molto più numerose. Il loro valore fu tale che poterono arrendersi con l'onore delle armi, e al paese andò poi la medaglia d'oro al valor militare. Durante l'assedio del 1848 Leonardo Andervolti dipinse un tricolore da issare sul punto più alto del forte, col leone di San Marco e il biscione dei Visconti; per intrecciare i valori del motto della ghirlanda scelse il vilucchio comune, un'erba infestante, come immagine della tenacia di uomini, donne e bambini assediati. La bandiera di Osoppo è custodita al Museo del Risorgimento di Udine.

Le Brigate Osoppo e il terremoto del 1976

Nella prima guerra mondiale il forte accolse una guarnigione del Regio Esercito; quando però i combattimenti si concentrarono sull'Isonzo, soldati e cannoni vennero mandati verso quel fronte. Dopo l'armistizio, durante l'occupazione tedesca, il paese subì pesanti bombardamenti aerei alleati. Nel 1943 le Brigate Osoppo, formazioni partigiane laiche e cattoliche autonome da quelle comuniste, presero il nome del paese per richiamare la resistenza del 1848. Il 7 febbraio 1945, nell'eccidio di Porzûs, diciassette partigiani osovani furono uccisi dai gappisti, i nuclei combattenti comunisti, guidati da Mario Toffanin.

Nel dopoguerra il comune conobbe una forte emigrazione, e negli anni Settanta la nuova zona industriale avviò una crescita produttiva. La interruppe il terremoto del Friuli del 1976: le due scosse di maggio e di settembre causarono oltre un centinaio di vittime e distrussero circa l'80% delle abitazioni. Osoppo fu riedificato per intero secondo criteri antisismici, e i monumenti danneggiati vennero in gran parte restaurati.

Santa Maria ad Nives e la chiesa di San Giacomo

La chiesa di Santa Maria ad Nives, ricostruita dopo il sisma, custodisce una Madonna con Bambino e santi che Pellegrino da San Daniele dipinse da giovane, fra il 1494 e il 1495. Accanto si trova la pala di Pomponio Amalteo, che contiene la più antica veduta di Osoppo. La chiesa conserva anche la lastra tombale originale di santa Colomba, patrona del paese, scoperta nel 1717 e risalente al VI secolo. Colomba morì nel 524 e la sua epigrafe la definisce «virgo sacrata»: per questo fu venerata come santa, anche se con ogni probabilità era una donna incaricata di custodire il luogo di culto. Sul colle si trova la grotta che porta il suo nome.

La chiesa di San Giacomo sorge sotto il colle. L'edificio originario risale al Quattrocento: fu ampliato nei secoli seguenti e venne ricostruito dopo il terremoto. Dentro spicca un altare di legno intagliato, coperto d'oro e di colori, che si attribuisce a Girolamo Comuzzo e si data ai primi anni del Seicento.

Fra risorgive e orchidee di Osoppo

Ai margini del centro storico si stende l'area protetta delle risorgive di Bârs, dove zone molto aride si alternano a luoghi bagnati da acque limpide e ruscelli poco profondi scorrono fra macchie di salici e ontani. Il corso d'acqua principale è il Mulino del Cucco; più avanti, lungo il percorso ciclabile, si entra in un ex campo d'aviazione militare della seconda guerra mondiale. Il bosco di Osoppo arriva fino ai magredi del Tagliamento. Nei prati crescono spontanee almeno 30 specie di orchidee selvatiche, che fioriscono da aprile a giugno; per questa abbondanza, nel 2014 il paese scelse il soprannome di paese delle orchidee.

Il parco del Rivellino copre oltre 240.000 m² di alberi e ampi prati lungo un costone di roccia, sotto la fortezza che vi cade a strapiombo. Dal 1987 al 2011 ospitò ogni giugno il Biker fest, un grande raduno di motociclisti. Dagli anni Novanta, all'inizio di luglio, vi si teneva il Rototom Sunsplash, festival di musica reggae che nel 2010 si trasferì a Benicàssim, in Spagna.

Domande frequenti

Da dove viene il nome Osoppo?

Le ipotesi sono molte e nessuna è certa. Le letture latine pensano a un luogo fortificato, aperto, ricco o vicino al fiume, oppure alla pianta dell'issopo; altre risalgono a una radice preromana legata al frassino.

Quando si festeggia la patrona di Osoppo?

La festa di santa Colomba cade la prima domenica di luglio e ha il suo centro nella chiesa di Santa Maria ad Nives.

Che lingua si parla a Osoppo?

Accanto all'italiano si parla il friulano nella variante centro-orientale, e il territorio comunale fa parte della zona in cui la legge protegge il friulano.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Osoppo: da lì al centro di Osoppo sono 100 metri, da fare a piedi.

Per chi viaggia in autostrada il casello più vicino è Osoppo-Gemona: restano 1,1 km, 3 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Osoppo (UD)
Coordinate
46,25000 N, 13,08333 E (centro di Osoppo) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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