Borghi & Città · 9 min di lettura

Pontebba, il paese che il torrente Pontebbana divise in due fino al 1919

Pontebba, comune del Canal del Ferro diviso fra Italia e Austria fino al 1919, con il ponte di confine, il municipio di Provino Valle e la lapide romana.

Pontebba: il ponte di pietra sul torrente, la chiesa neogotica e il campanile a cipolla fra i monti
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Pontebba è un comune di montagna della provincia di Udine, nel Canal del Ferro, sorto dove il torrente Pontebbana si getta nel fiume Fella. Dal principio del X secolo al 1919 quel corso d'acqua separò due Stati e due comunità: Pontebba sulla sponda meridionale e Pontafel su quella settentrionale.

Fra Alpi Carniche e Alpi Giulie

Il territorio comunale misura 97,7 chilometri quadrati e sta tutto nel Canal del Ferro, nel punto in cui la valle incontra a est la Val Canale; a nord lo chiude la frontiera austriaca. I vicini sono Dogna a sud, Moggio Udinese a ovest, Malborghetto Valbruna a est e, oltre il confine, Hermagor-Pressegger See. Anche il nome cambia con le lingue della zona: Pontêbe in friulano, Pontafel in tedesco, Tablja in sloveno.

Tre valichi collegano il paese alle valli vicine. Il passo di Pramollo porta in Austria e ha accanto il lago omonimo e il comprensorio sciistico di Nassfeld-Pramollo; la sella di Cereschiattis scende verso la val d'Aupa, nel territorio di Moggio Udinese, mentre il passo del Cason di Lanza, raggiunto per la val Pontebbana e la val di Lanza, conduce a Paularo, in Carnia. Il comune comprende le frazioni di Aupa, Pietratagliata, Studena Alta, Studena Bassa, Laglesie San Leopoldo, Frattis e Pramollo, ed è attraversato dalla ciclovia Alpe Adria. Sulle montagne intorno corrono 12 sentieri del CAI, la cui sezione locale nacque nel 1929.

Dalla preistoria al patriarcato di Aquileia

Le tracce umane più antiche appartengono a un accampamento preistorico di 10.000 anni fa, a 1.530 metri di quota: secondo l'archeologo Andrea Pessina, nessun'altra area di montagna della regione ha restituito segni di uomini così remoti. Alcune testimonianze attestano qui una dogana già nel II secolo d.C., in età romana.

Dal 737 al 1420 il territorio dipese dal patriarcato di Aquileia, e fra il 1119 e il 1773 rientrò nei beni dell'abbazia di Moggio Udinese. Il nome affiora nei documenti solo dopo l'anno Mille e in forme diverse: Poltabia nel testamento del conte Cacellino del 1084, Poltajbam in una carta del 1324, Pontebia in un atto del 1408.

Le cronache ricordano una piccola chiesa già nel 1104. Con un diploma del 10 agosto 1342 il patriarca Bertrando istituì un mercato «publico, libero et generale» nel giorno in cui si festeggia la nascita di Maria, l'8 settembre. Vent'anni più tardi, il 22 maggio 1362, fu il capitano di Venzone ad assalire la «Villa de Ponteba», ne incendiò le case e trascinò via dei prigionieri.

Pontebba Veneta e Pontebba Imperiale

Nel 1420 Venezia conquistò lo Stato patriarcale e il villaggio a sud del torrente entrò nei suoi domini di terraferma. Pontafel, sull'altra riva, apparteneva invece alla Val Canale carinziana, un'exclave dei principi-vescovi di Bamberga che nel 1759 passò ai territori asburgici. Nacquero così una Pontebba Veneta e una Pontebba Imperiale, collegate da un ponte di pietra. Il primo documento sul ponte risale al 1442, quando il muratore Giuseppe d'Incaroio, che abitava in paese, ebbe l'incarico di rifarlo per oltre 2000 ducati; vigilato da garitte e casermette, prima del 1800 fu spostato più a sud, dove si trova.

Per la Serenissima il paese era l'avamposto friulano verso il mondo germanico, un nodo di frontiera e di commerci, e i boschi intorno fornivano legname ai cantieri navali veneziani. Nel 1478 le incursioni turche toccarono anche questa valle, e nel 1489 Nicolò Cocetto (Cozèt) divenne il primo gastaldo, cioè il sindaco, di Pontebba. Nel 1685 il Senato veneto concesse al paese il titolo di «Terra», riservato a poche località di primaria importanza. Fra il 1747 e il 1769 alluvioni ricorrenti distrussero buona parte dell'abitato.

Il 21 marzo 1797 il generale Andrea Massena, incaricato da Napoleone di respingere l'esercito austriaco lungo il Canal del Ferro, entrò in paese dopo aver catturato 600 prigionieri e lo saccheggiò; informato delle razzie, Napoleone ordinò di fucilare sul posto i comandanti di divisione responsabili. Nella notte del 17 ottobre, nella villa Manin di Passariano, francesi e austriaci firmarono il trattato di Campoformido, che stabilì il confine proprio sul torrente Pontebbana. A Pontafel arrivarono il telegrafo nel 1874 e la ferrovia di Stato austriaca da Tarvisio nel 1879; nell'agosto del 1885 Giosuè Carducci attraversò a piedi il ponte durante una breve visita a Pontafel.

Dopo la Grande guerra, un solo comune

Durante la prima guerra mondiale i bombardamenti distrussero il grande albergo internazionale delle sorelle Englaro, in piazza Garibaldi. Le fortificazioni e le trincee di quel conflitto si percorrono nel parco tematico del Bombaschgraben, un museo all'aperto. Col trattato di Saint-Germain-en-Laye il confine fra Italia e Austria risalì la Val Canale fino a Tarvisio e la frontiera si spostò a Coccau, togliendo al ponte la sua funzione. Pontafel, annessa all'Italia nel 1918, prese il nome di Pontebba Nuova e il 15 agosto 1924 si unì a Pontebba; il 20 settembre 1926 vi fu accorpato anche l'ex comune di La Glesie San Leopoldo.

Con l'unione cambiarono le lingue. A Pontafel si parlava quasi solo il tedesco, a San Leopoldo il tedesco e lo sloveno, in una variante dialettale chiamata diepuško: lo ricorda una lapide in sloveno accanto alla porta della chiesa di Santa Geltrude, dove si predicava in sloveno letterario. Dopo il 1919, con le fusioni e con le Opzioni del 1939, arrivarono famiglie dal resto del Friuli e d'Italia, e il friulano si diffuse anche sulla sponda ex austriaca. La chiesa di San Leopoldo, voluta dal vescovo di Bamberga Otto I dopo il 1106 e quasi rifatta dopo la prima guerra mondiale, conserva dell'edificio antico le volte costolonate; fra il 1946 e il 1948 la affrescarono il pontebbano Antonio Morocutti, per 40 anni insegnante all'Istituto d'Arte di Venezia, e Decio Deotto di Verzegnis.

Nella seconda guerra mondiale l'aviazione dell'esercito statunitense colpì con pesanti incursioni la ferrovia, che i tedeschi usavano per rifornire l'Italia, senza riuscire a danneggiarla. Il ponte di confine, crollato, fu ricostruito negli anni Cinquanta con una carreggiata più larga. Nel 1976 il terremoto del Friuli devastò il comune con crolli e danni enormi.

Il centro di Pontebba, dal municipio al ponte

Il palazzo municipale sorge su piazza Garibaldi, la piazza principale, nell'area dell'albergo distrutto che il Comune acquistò quando i vecchi uffici di via Roma non bastavano più. Lo progettò l'architetto Provino Valle: il cantiere si aprì il 9 aprile 1923, la prima pietra fu posata il 1° maggio senza cerimonie e i lavori finirono il 18 giugno 1924. Sulla balaustra della facciata fu murato «per volere del popolo» un leone di pietra della Repubblica veneta del Cinquecento, trovato scavando nella piazza. Le Officine Meccaniche Magro & Mencacci di Udine forgiarono i ferri battuti; Morocutti affrescò le stanze, il teatro e la Sala Consigliare, dove la grande tela sull'esodo, la distruzione e la ricostruzione del paese è considerata fra i suoi capolavori.

Nell'atrio del municipio è conservata la lapide di Severilla, un'epigrafe funeraria romana scoperta nel 1789, custodita dal 1876 nei musei civici di Udine e tornata a Pontebba il 12 marzo 2011. Il blocco di calcare bianco tendente all'avana pesa fra 900 e 1000 chili, è alto circa 120 centimetri e poggia su quattro piedistalli di ferro. L'iscrizione comincia con le lettere D.M., «Diis Manibus». Sui fianchi, a destra, un rilievo mostra una figura giovane in tunica con un rotolo aperto, forse Ermes; a sinistra, una ragazza in veste pieghettata stringe al petto un rotolo o un fascio di spighe e alza uno specchio, un disco o un medaglione.

Via Roma, la strada più rappresentativa del paese, allinea alcune case storiche. Casa Micossi, del Settecento, appartenne fin dall'origine alla famiglia Micossi, giunta dalla Carinzia all'inizio del Cinquecento; ristrutturata dopo il terremoto del 1976, mostra il massiccio arco d'ingresso in conci di pietra con la data 1720 incisa sulla chiave e una semplice bifora al primo piano. Fra via Roma e via Cavallotti sorge la casa di Gaspero Rizzi, una delle più antiche del paese, col portale ad arco ribassato datato 1616 e un androne in ciottoli sotto volte a crociera. Il suo lato più pregiato è il retro, con un loggiato su tre piani ad archi e pilastri in tufo. Nel 1870 l'edificio ospitò la filanda di Leonardo Di Gaspero.

Verso il torrente, i leoni veneziani scolpiti fra Seicento e Settecento ricordano il dominio della Serenissima: il leone della Rosta è inserito nell'argine destro presso piazza Garibaldi, un altro nel muraglione dello stesso argine. Le roste di pietra lungo la Pontebbana sono le tracce delle imponenti opere difensive veneziane. Oltre il ponte, sulla riva sinistra, comincia Pontafel con la chiesa di San Giovanni Battista, edificata nel 1368 e parrocchia autonoma dalla metà del Settecento. Ha il coro con elementi gotici e soffitto a cupola, altari barocchi di marmo con la statua lignea del santo sull'altare maggiore e un massiccio campanile col tetto a cipolla.

Sulla sponda veneta, la pieve di Santa Maria Maggiore nacque nel 1504 come chiesa gotica su progetto di Johann Komaue e fu quasi rifatta in stile neogotico dal 1883 su disegno del gemonese Girolamo D'Aronco, con la consacrazione il 19 settembre 1888 e la fine dei lavori nel 1903. Custodisce il Flügelaltar, un altare ligneo alato del 1517 dichiarato monumento nazionale.

Le feste di Pontebba fra Carnevale e Avvento

Di tutta la Val Canale, solo Pontebba mantiene la festa della Tae, detta anche del Cioch, del Puch o del Ploch, di solito nella penultima domenica di Carnevale. I giovani tagliano e adornano un tronco, in genere d'abete, e lo portano in corteo lungo un percorso fisso che tocca le 88 case dell'antica Pontafel, riunite nel Consorzio Vicinale «Pontebba Nova Nachbarschaft»; alla fine il tronco va all'asta. Il Venerdì Santo una processione notturna della Croce attraversa il paese illuminato con un crocifisso di legno del Cinquecento.

L'8 settembre la festa della Madonna, la sagra più sentita, richiama anche molti ex abitanti e chiude il Palio del Ponte, la sfida fra Pontebba e Pontafel. Il 5 dicembre gruppi di ragazzi vestiti da Spitz Parkli, figure simili ai Krampus con pellicce, catene e fruste, accompagnano San Nicolò di casa in casa. L'8 dicembre sono invece i Krampus a sfilare per le vie insieme al santo, fra tamburi e torce; nel 2016 la sfilata riunì gruppi di molte nazionalità, soprattutto austriaci e sloveni.

Domande frequenti

Come si arriva a Pontebba?

Si arriva con l'autostrada A23, che da Palmanova sale verso Tarvisio e l'Austria, o con la parallela statale 13 Pontebbana, da cui proprio qui si stacca la provinciale 110 per il passo di Pramollo. La stazione si trova sulla nuova linea ferroviaria Udine-Tarvisio, aperta nel 2000.

Da dove viene il nome Pontebba?

L'origine non è certa: alcuni lo fanno derivare da un ponte, con etimi come pons aquae o pontem viae, altri dal torrente Pontebbana, più antico del ponte. Per la seconda ipotesi pesa la forma antica al femminile, «la Ponteba», che non si accorda col maschile ponte.

Che cosa si fa d'inverno a Pontebba?

Dai prati di Frattis, ad Aupa, parte un anello di sci di fondo di 7,5 chilometri fra i boschi della Val Gleris, omologato dalla FISI per le gare. Sul ghiaccio si pattina e si gioca a hockey al PalaVuerich, intitolato a Claudio Vuerich, ultimato nel 2003 per la XXI Universiade invernale, che aveva sede a Tarvisio, e capace di 2.300 spettatori.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Pontebba a 500 metri, una distanza da fare a piedi.

Per chi viaggia in autostrada il casello più vicino è Pontebba: restano 2,8 km, 3 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Pontebba (UD)
Coordinate
46,50653 N, 13,30643 E (centro di Pontebba) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Borghi del Friuli