Pordenone è la principale città del Friuli occidentale e sorge sulla riva destra del fiume Noncello, dove intorno all'anno Mille prese forma l'abitato di Portus Naonis, nato attorno a un porto fluviale. Per oltre due secoli fu un'enclave degli Asburgo dentro il Friuli, e il suo centro allinea lungo l'antica Contrada Maggiore palazzi porticati dalle facciate affrescate.
Le origini del porto sul Noncello
Il nome, Pordenon in friulano e in veneto, viene dal latino Portus Naonis, «porto del Naone», l'antica denominazione del fiume. Il Noncello ha un corso breve: le sorgenti più alte stanno nel comune di Cordenons, altre risorgive lo alimentano presso Torre, e poco a valle della città finisce nel Meduna, tributario del Livenza. Un tempo tutti e tre si navigavano fino all'Adriatico, e su questa via d'acqua l'abitato crebbe come luogo di transito delle merci fra i domini veneziani e le terre del Nord.
In epoca romana il nucleo abitato stava più a monte, dove si trova la frazione di Torre. Fra il 1940 e il 1952, in due campagne di scavo, il conte Giuseppe di Ragogna, proprietario del castello di Torre, riportò alla luce la villa romana di Torre, con frammenti di affreschi e di mosaici di fattura raffinata. Gli studi successivi la leggono soprattutto come un centro per lavorare e immagazzinare prodotti agricoli e merci, accanto a un piccolo approdo sul fiume.
Dal VI secolo, quando le vie d'acqua acquistarono peso, l'abitato scese verso valle, dove potevano attraccare barche più grandi. Le case sorsero su una motta, cioè un piccolo rilievo di terra, fra due corsi d'acqua: la roggia Codafora la chiudeva sul lato occidentale, la roggia dei Molini su quello di nord-est. Gli scavi davanti e dentro palazzo Ricchieri hanno documentato gruppi venuti dalla Carinzia, all'epoca di cultura slava, all'incirca sotto il regno di Berengario. La prima notizia del porto risale al 1204, nel diario di viaggio di Wolfger von Erla, vescovo di Passau e in seguito patriarca di Aquileia.
Pordenone, enclave asburgica nel Friuli
Probabilmente dopo il 1221 i Babenberg, duchi d'Austria e di Stiria e già signori di Cordenons, ottennero il dominio sulla città dai signori di Castello, vassalli del patriarca. L'amministrazione e la riscossione dei tributi passarono a famiglie del luogo, fra cui i signori di Ragogna. Estinti i Babenberg nel 1246, i loro beni tornarono all'imperatore Federico II; più tardi Ottocaro II di Boemia occupò Pordenone e nel 1270 si proclamò «dominus Portusnaonis». Sconfitto, nel 1276 dovette rendere le terre a Rodolfo I d'Asburgo, e dal 1282 la città fu patrimonio personale della Casa d'Austria: un'enclave asburgica chiusa dentro lo stato dei patriarchi di Aquileia.
Nel 1291 il duca Alberto I d'Asburgo le concesse il primo statuto, che restò in vigore fino al nuovo testo del 1438; nel 1314 ricevette il rango di città. Il 23 agosto 1318 un incendio distrusse gli edifici, quasi tutti di legno, e la ricostruzione si fece in pietra, con una strada principale da cui si diramavano le vie minori. All'inizio del Quattrocento Guglielmo I d'Asburgo diede lo stemma, quasi uguale a quello attribuito a Ottocaro: su fondo rosso una fascia d'argento e, in basso, un portale di pietra merlato che sorge dal mare, con i battenti d'oro aperti.
Nel 1420 Venezia annesse lo stato patriarcale, ma lasciò intatti i possedimenti asburgici. Nel 1499 la peggiore incursione turca della storia friulana, condotta in gran parte da bosniaci, devastò i dintorni; la città si salvò dietro le mura, perché gli assalitori non erano in grado di sostenere un assedio.
Venezia, i cotonifici e la Zanussi
Il 20 aprile 1508 il capitano di ventura Bartolomeo d'Alviano conquistò Pordenone per la Repubblica di Venezia. L'anno seguente le truppe imperiali la ripresero, e nel 1514 lo stesso d'Alviano la riportò ai veneziani con un assedio che lasciò danni e saccheggi. Venezia la concesse a lui in feudo come piccola signoria; dopo la sua morte, nel 1515, la ressero la vedova Pantasilea Baglioni e il figlio Livio. La Dieta di Worms del 3 maggio 1521 rese definitivo il passaggio dagli Asburgo alla Serenissima.
Con la morte in battaglia di Livio d'Alviano, nel 1537, la città passò sotto il governo diretto di Venezia, che vi rimase per più di due secoli e mezzo. La Repubblica mantenne gli statuti, costruì un nuovo porto fluviale e sostenne le manifatture; dai boschi dei dintorni veniva il legname per le navi, che scendeva in laguna lungo il Noncello. La peste dei primi anni Trenta del Seicento uccise quasi metà degli abitanti. Nel Settecento la banchina del porto, nata subito a valle del ponte di Adamo ed Eva, fu spostata più a sud, nella frazione di Vallenoncello.
Nel 1797 Napoleone Bonaparte entrò in città con 14.000 soldati, e le truppe francesi abbatterono le mura. Dopo il Congresso di Vienna Pordenone tornò all'Austria e fu inclusa nella provincia del Friuli, con capoluogo Udine. Dagli anni Quaranta dell'Ottocento sorsero molti cotonifici, accanto alle cartiere e alla Ceramica Galvani, attiva fino agli anni Settanta del Novecento, e la città fu chiamata la «piccola Manchester» del Friuli. La strada Pontebbana e la ferrovia Venezia-Pordenone-Udine, del 1855, segnarono il declino del porto e la crescita dell'industria. Annessa al Regno d'Italia nel 1866, nel 1888 ebbe l'energia elettrica.
Dal 6 novembre 1917 al 1° novembre 1918 l'esercito austro-tedesco occupò la città. Nei bombardamenti alleati di fine dicembre 1944 morirono 51 civili, la chiesa del Cristo fu gravemente danneggiata e andò perduta via Calderari, la strada dei palazzi più ricchi, a sud del municipio. Nel dopoguerra Lino Zanussi fece della fabbrica di cucine ereditata dal padre Antonio un colosso degli elettrodomestici, con più di tredicimila dipendenti negli anni Sessanta, e la popolazione triplicò; nel 1985 il gruppo fu ceduto alla svedese Electrolux.
Il 22 febbraio 1968 Pordenone diventò capoluogo di una nuova provincia, staccata da quella di Udine e abolita nel 2017, e dal 1974 è sede della diocesi di Concordia-Pordenone. Nel 2025 il ministro della Cultura Alessandro Giuli annunciò la scelta di Pordenone, fra dieci città finaliste, come Capitale italiana della cultura 2027, col progetto «Pordenone 2027. Città che sorprende».
Il municipio e la Contrada Maggiore
Il centro si visita a piedi partendo dal palazzo comunale, costruito in forme gotiche fra il 1291 e il 1395 sulla parte più alta del promontorio sopra il fiume. In basso si apre la loggia in laterizio, al piano superiore le trifore ad arco trilobo, e nel XVI secolo il pittore Pomponio Amalteo progettò i pinnacoli e la torre dell'orologio; nelle sue sale si riunisce il Consiglio comunale. Accanto sorge il duomo di San Marco, eretto in stile romanico-gotico dalla seconda metà del Duecento, col portale scolpito da Giovanni Antonio Pilacorte nel 1511 e la pala della Madonna della Misericordia dipinta dal Pordenone nel 1515-1516. Il suo campanile in mattoni a vista, inaugurato nel 1347, arriva a circa 79 metri con la cuspide aggiunta nel Seicento.
Dal municipio parte corso Vittorio Emanuele II, l'antica Contrada Maggiore, che ricevette il nome del re con una delibera del 22 giugno 1882. È fiancheggiato da portici gotici e rinascimentali e da facciate affrescate, tanto da essere chiamato da alcuni «Canal Grande senz'acqua». Palazzo Ricchieri nacque nel Duecento come casa-torre a difesa dell'abitato; la famiglia Ricchieri ne fece un palazzo in epoca veneziana, e il conte Ernesto Lucio Ricchieri di Sedrano lo lasciò al Comune nel 1949: ospita il Museo Civico d'Arte. Più avanti i palazzi Mantica, Montereale Mantica e Gregoris raccontano l'architettura fra Cinquecento e Settecento, mentre la facciata neoclassica dell'ex teatro Concordia introduce all'Ottocento.
In città nacque Giovanni Antonio de Sacchis (1484-1539), detto il Pordenone, ritenuto il maggiore pittore friulano del Rinascimento. In piazza San Marco la sua casa conserva all'interno un fregio affrescato da lui, accanto alla Casa dei Sam, legata al commercio del sale e ai trasporti sul fiume. Il corso termina in contrada San Marco con palazzo Rossittis e Casa Simoni, che porta sulla facciata lo stemma civico dipinto. Lì vicino stava la porta Trevigiana, detta della «Bossina», abbattuta nel 1908 perché intralciava i commerci e il passaggio dei carri.
Piazza della Motta e la Pordenone minore
Piazza della Motta era l'orto o prato del castello, poi chiamato piazza dei Grani: nel 1594 vi fu fissato il mercato del mercoledì, che si aggiunse a quello del sabato. Il castello, documentato già nel 1200, ospitò nel 1452 l'imperatore Federico III d'Asburgo e dal 1883 è un carcere. Sulla piazza guardano l'ex convento di San Francesco, voluto da Francesco Ricchieri per i frati minori conventuali e soppresso nel 1769, con un chiostro dipinto, e il palazzo del Monte dei Pegni del 1767. Nel 1959 il Consiglio comunale avviò la demolizione del «nobile interrompimento», l'edificio che affiancava il Monte, per sistemare l'accesso alla piazza; fra il 2021 e il 2022 un progetto la ridisegnò con una grande fontana, alberi e sedute.
Per secoli la spianata fu il cuore della vita popolare. Lo scrittore settecentesco Giovan Battista Pomo vi descrive la «molada», la caccia in cui buoi combattevano contro cani addestrati, le partite di pallacorda e gli acrobati e i burattinai del Carnevale. A lungo vi si tenne anche il rogo della vecia: a metà Quaresima un fantoccio di vecchia, accusato di tutti i mali della comunità, veniva processato e bruciato.
Nella vicina piazza del Cristo sorge la chiesa di Santa Maria degli Angeli, edificata nel 1309 dalla Confraternita dei Battuti. Il nome popolare di chiesa del Cristo viene dal crocifisso ligneo del Quattrocento, opera di Giovanni Tartarico, detto anche Johannes Teutonicus; all'interno si vedono un ciclo di affreschi del Trecento e una Santa Barbara di Gianfrancesco da Tolmezzo, e l'ingresso ha un portale di marmo del Pilacorte del 1510.
Oltre la piazzetta della Pescheria, dove si vendeva il pesce fino a metà Novecento, quando fu interrata anche la roggia che la lambiva, si arriva in corso Garibaldi. Qui palazzo Badini, d'impronta barocca veneziana, mostra all'esterno una Madonna col Bambino di Giuseppe Torretti, e Casa Marone-Da Ros è l'unico edificio della città ornato da bassorilievi in stucco. Vicolo San Giorgio porta a largo San Giorgio, sfiorato da uno dei pochi tratti scoperti delle rogge cittadine; la chiesa neoclassica di San Giorgio ha un campanile ottocentesco a forma di colonna dorica, disegnato da Giovanni Battista Bassi e sormontato dalla statua del santo.
Lungo il Noncello fino a Torre
Il ponte di Adamo ed Eva attraversa il Noncello sotto il centro: le due statue che lo ornano, donate nel 1718 dal luogotenente veneziano Antonio Loredan, raffigurano Giove e Giunone, ma la gente le chiama Adamo ed Eva. Lo studioso di storia locale Maurizio Lucchetta collega il nome a un affresco con la cacciata dei due progenitori dall'Eden, nell'abside della vicina chiesa della Santissima Trinità. Questa chiesa a pianta ottagonale, sulla riva del fiume, conserva affreschi cinquecenteschi di Giovanni Maria Zaffoni detto il Calderari, allievo del Pordenone, con una veduta della città rinascimentale sullo sfondo di una scena biblica.
Sulla riva destra corre la Riviera del Pordenone, una strada con pista ciclabile e marciapiede affacciata sul parco fluviale del Noncello, dove crescono le piante tipiche delle sponde e vive la fauna del fiume. Il parco Galvani racchiude la villa della famiglia Galvani, costruita alla fine del Settecento e ampliata con l'edificio del PAFF! Palazzo Arti Fumetto Friuli, centro dedicato al fumetto. Il suo giardino regolare ricorda quelli delle ville venete e ha un laghetto, sulla cui sponda il MIRA raccoglie all'aperto varietà di rose ordinate secondo la storia del fiore.
A circa tre chilometri dal centro, nella frazione di Torre, il castello di Torre risale alla fine del XII secolo e fu la residenza dei signori di Ragogna. Dopo l'assalto del 1402 del capitano austriaco Mordax venne ricostruito e in parte trasformato in dimora signorile, e dal 2006 ospita il Museo Archeologico del Friuli Occidentale, con i reperti delle grotte di Pradis, del villaggio su palafitte di Palù di Livenza e gli affreschi della villa romana. Nella chiesa parrocchiale dei Santi Ilario e Taziano il Pordenone dipinse nel 1521 una Madonna con il Bambino e santi.
Domande frequenti
Come si arriva a Pordenone?
La città è servita dall'autostrada A28 e dalla Pontebbana, la statale 13. Chi viaggia in treno scende alla stazione di Pordenone, sulla ferrovia fra Venezia e Udine.
Che dialetto si parla a Pordenone?
Accanto all'italiano si usa il dialetto pordenonese, una variante veneta vicina al veneziano nata dall'influenza della Serenissima. Nei paesi intorno restano invece dialetti friulani di tipo concordiese, e per questo la città è quasi un'isola linguistica.
Che legame hanno i re di Spagna con Pordenone?
Fra i titoli della corona spagnola c'è quello di signore di Pordenone, accanto a quello di duca di Carinzia e di Stiria. Lo porta Filippo VI di Spagna.
